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PIACQUE A DIO FARE ABITARE IN CRISTO OGNI PIENEZZA

(Col 1, 19)
Il versetto “piacque a Dio fare abitare in Cristo ogni benedizione” appartiene al famoso inno cristologico che ora riascoltiamo per intero, così da avere presente il contesto immediato. Lettura di Col 1, 15-18: “…”. Come si vede Paolo presenta le credenziali della persona di Cristo nel disegno della salvezza di Dio. Nel v. 15 è presentato la sua identità sostanziale con Dio attraverso la meravigliosa affermazione “immagine visibile di Dio invisibile”. Che Dio sia invisibile è insegnamento esplicito e formale della Scrittura e della Filosofia. Lo afferma con chiarezza ed evidenza anche Giovanni alla fine del Prologo: “Dio nessuno l’ha mai visto” proprio Cristo “lo ha rivelato”. Il v. 16 descrive di Cristo la sua azione di unico Mediatore con la creazione di tutto ciò che esiste, nei cieli e sulla terra, “e tutte le cose sussistono in Cristo”, che abbiamo già commentato l’altra volta, ma è bello aggiungere anche la specifica di Giovanni sempre dal Prologo v. 3 “tutto è stato fatto per mezzo di Cristo [cioè da Cristo], e senza Cristo niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”, per completare la forza dell’affermazione di Paolo. Il v. 18 descrive la funzione ecclesiale di Cristo: è Capo della Chiesa e principio di coloro che risusciteranno per partecipare alla vita della gloria eterna di Dio, come aveva già scritto ai Galati 4, 5: “perché ricevessimo l’adozione a figli… ed essere erede per volontà di Dio”. Col 1, 19: “piacque a Dio fare abitare in Cristo ogni benedizione”, nel nostro versetto necessità di essere chiarito il termine “pienezza”. Si possono distinguere due sensi generali di “pienezza”: uno comune con il significato di “riempire qualcosa o qualcuno perché sia pieno, completo o perfetto”; e uno escatologico che abbraccia vari significati, come per es. “pienezza del tempo”, “compimento della volontà di Dio”, “essere pieni dello Spirito Santo”, “pienezza di Cristo”, etc. Come esempio del primo senso si può utilizzare l’elogio di Giovanni Battista fatto da Gesù: è il più grande del VT, ma è il più piccolo nel NT; l’espressione di Luca per la Vergine: “piena di grazia”; la differenza dichiarata da Paolo tra peccato e grazia: in damo abbondò il peccato, in Cristo sovrabbondò la grazia. Del secondo senso, si possono tener presente i rispettivi significati: di Paolo ai Galati 4,4: “quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio nato da donna”, per indicare che il tempo è compiuto ed arrivato per manifestare il disegno della salvezza di Dio, nell’evento di Cristo, che per sé non rientra nelle condizioni o attese umane, ma è esclusivo dono di Dio. Come compimento della volontà di Dio si può tener presente il passo ai Romani in cui Paolo afferma che il compimento della legge trova la sua massima pienezza nell’amore o nella carità, che viene confermato anche da Matteo 22, 39: “chi ama il prossimo ha adempiuto la legge” e da Giovanni 13, 44: “tutta la legge trova la sua pienezza nell’amore”. Anche il senso di “pieni di Spirito” ha molti esempi, tra cui: Giovanni Battista che è pieno di Spirito santo fin dal seno materno (Lc 1); di Gesù al battesimo Lc 4, 1: “pieno di Spirito santo, Gesù si allontanò dal Giordano”; alla Pentecoste “tutti furono pieni di Spirito santo” (At 2, 4). Per quanto riguarda il significato cristologico dato da Paolo all’espressione “ogni pienezza”, bisogna precisare alcune cose. Già nei versetti precedenti aveva elencato le caratteristiche divine di Cristo, per cui non può riverirsi alla pienezza della “divinità” già affermata, ma deve riferirsi a tutto ciò che è fuori del concetto divino, cioè deve riguardare tutto ciò che la natura umana (eccetto il peccato) esige ed esprime alla perfezione. Difatti il successivo testo “in Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2, 9), è una conferma nel senso che il Padre in Cristo vuole partecipare la divinità anche ai “figli di adozione”, come viene confermato da Ef 1, 13-14: “In Cristo anche voi… avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo…”, che permetterà “di comprendere… quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità… di Cristo, che sorpassa ogno conoscenza, perché siete stati ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3, 18). Come si può vedere l’espressione paolina è molto complessa e di non facile soluzione. In breve. Alla luce dell’interpretazione del Beato, si può così riassumere il senso dell’espressione paolina: l’Incarnazione è il mistero principale che rivela il mistero di Dio e il suo disegno di salvezza, e con il suo Primato la natura umana del Cristo è alla testa della famiglia umana e dell’intero universo creato, per partecipare al dono della salvezza generale (Ef 1, 10; Rm 8,19-22; 1Cor 3,22; 15, 20-28), così da interpretare anche l’affermazione di Ef 1, 3: “benedetto, sia Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, ch ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Crsto… predestinandoci a essere suoi figli adottivi in Cristo”.