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Chi è Giovanni Duns Scoto?
8 novembre 1998

Carissimi, siamo riuniti in questo Santuario alla Madonna della Vetrana dedicato per ringraziare l’Onnipotente Bon Signore che ci concede la gioia di celebrare la festa del Beato Giovanni Duns Scoto, Sacerdote dei Frati Minori, nato a Duns in Scozia verso la fine del 1265 e morto l’8 novembre 1308 a Colonia in Germania, all’età di 43 anni. Beatificato da Giovanni Paolo II il 6 luglio 1991.
La domanda a cui tenterò di rispondere è quella di sapere chi era Duns Scoto.
Nella storia della teologia, la personalità di Giovanni Duns Scoto emerge come il sostenitore più qualificato, pur nei condizionamenti scientifici dell’epoca, della centralità di Cristo in tutto l’arco culturale dalla teologia alla filosofia, dalla morale alla spiritualità, dal diritto alla politica...
La novità della posizione di Duns Scoto balza evidente tenendo presente lo schema del procedimento delle due concezioni teologiche dell’epoca. La concezione “teocentrica” si sviluppa sullo schema: Dio Uno e Trino - Creazione del mondo e dell’uomo - Peccato dell’uomo - Incarnazione del Verbo - La grazia dello Spirito Santo o Redenzione - Chiesa e Sacramenti - Esclatologia; la concezione “cristocentrica” invece: Dio Uno e Trino - Incarnazione del Verbo (che abbraccia la Predestinazione assoluta di Cristo e di Maria, il Primato universale di Cristo, Cristo come unico Mediatore) - Creazione del mondo e dell’uomo - Peccato dell’uomo - La grazia dello Spirito Santo (Cristo come unico Redentore) - Chiesa e Sacramenti (come continuità storica dell’Incarnazione e della Redenzione) - Escatologia (Cristo come unico Glorificatore).
Lo schema “teocentrico” procede con lettura letterale o antropocentrica del testo sacro e subordina l’Incarnazione alla Redenzione; lo schema “cristocentrico”, invece, segue con lettura riflessa del testo rivelato e afferma il primato assoluto dell’Incarnazione sganciata dalla Redenzione.
Dal suo cristocentrismo piace mettere in evidenza due concetti: uno sulla spiritualità e l’altro sullo studio.
Applicando la chiave ermeneutica del Cristocentrismo alle intuizioni del Serafico Padre, Duns Scoto consegna alla storia la lettura scientifica più matura dell’ideale di Francesco d’Assisi. Concettualizzazione che permette di tradurlo in dottrina sistematica e, quindi, renderlo comunicabile e insegnabile agli altri. E questo è un grandissimo merito storico, che ha consentito di poter alimentare tante generazioni di frati e devoti alla fonte dell’ideale francescano, che diviene così anche teologia, spiritualità, mistica, filosofia, etica, politica, visione del mondo..., cioè complesso dottrinale sistematico aperto e sempre in evoluzione. Per questa rivoluzione storico-culturale io non ho timore di definire Duns Scoto confodatore dell’Ordine.
La seconda considerazione riguarda lo studio. Nel corso della storia Duns Scoto è stato considerato più comunemente nella dimensione speculativa che in quella pratica. Pur sotto la veste teoretica delle delicate e “sottili” trattazioni scolastiche, Duns Scoto rivela segni di una essenziale ricchezza spiritual-mistica, che ruotano intorno al concetto di Dio come Essere-Amore, e al concetto di Cristo Gesù, Summum Opus Dei, il Capolavoro di Dio.
La sua dottrina spirituale è talmente pratica che paradossalmente afferma: se una concezione teologica non produce frutti maturi di vita spirituale ad luxuriam reducitur. Interpretazione che trova conferma nel rapporto che egli stabilisce tra pietà e scienza: la pietà è migliore della scienza e può stare anche senza della scienza, ma la scienza non può stare senza della pietà.
Principio che io completo così: “scientia sine pietate la scienza senza pietà gonfia; “pietas sine scientia aberrat”: la pietà senza scienza conduce all’errore; e “scientia cum pietate aedificat”: la scienza insieme alla pietà edifica.
Duns Scoto perciò è un pensatore molto concreto e con i piedi per terra, che ha saputo tradurre in norme pratiche di comportamento spirituale e mistico la ricchezza e la profondità del misteroda Cristo rivelato.


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