IL BEATO GIOVANNI DUNS
SCOTO
CONFONDATORE DELL’ORDINE SERAFICO
8 novembre 1998
Carissimi, siamo riuniti in questo Santuario
alla Madonna della Vetrana dedicato per ringraziare
l’Onnipotente Bon Signore che ci concede la
gioia di celebrare la festa del Beato Giovanni Duns
Scoto, Sacerdote dei Frati Minori, nato a Duns in
Scozia verso la fine del 1265 e morto l’8 novembre
1308 a Colonia in Germania, all’età di
43 anni. Beatificato da Giovanni Paolo II il 6 luglio
1991.
Piace proporre alla vostra cortese attenzione la mia
intuizione sull’affermazione che Giovanni Duns
Scoto può essere considerato idealmente come
“con-fondatore” dell’Ordine Serafico.
E’ a tutti noto la meravigliosa avventura vissuta
da Francesco di Assisi, esempio e modello di umanità
e di cristianità insieme, perché è
diventato l’alter Christus. Tutti conosciamo
a grande linee le principali caratteristiche della
spiritualità di Francesco di Assisi: l’amore
a Dio, l’amore a Cristo uomo, alla Chiesa, all’Eucaristia,
al Sacerdozio, alla Natura, all’uomo e così
via. Nessuno può mettere in dubbio che queste
note peculiari costituiscono del Poverello di Assisi
l’esperienza più profonda e più
autentica.
E nessuno può misconoscere l’immenso
influsso esercitato dall’ideale di Francesco
di Assisi nel mondo cristiano e civile, tanto da essere
preso a modello un pò da tutti gli uomini più
sensibili ai valori fondamentali della vita e dell’esistenza.
Quale il segreto?
L’avere preso sul serio la Parola di Dio e tradotta
in pratica e vissuta. Ha sperimentato come si suol
dire l’amore di Dio nella sua vita. Quella di
Francesco è un’esperienza personale e
irripetibile.
L’esperienza esistenziale è per definizione
irripetibile, cioè non è ripetibile
né proponibile né insegnabile. E’
qualcosa che appartiene solo a chi ha fatto o avuto
esperienza, per questo si dice anche personale.
L’esperienza esistenziale è paragonabile
all’amore. L’amore è qualcosa di
proprio e di personale che non lo si può né
insegnare né comunicare, perché ogni
persona è profondamente diversa da un’altra
e quindi non può vivere o sperimentare lo stesso
amore o la stessa esperienza di an’altra. Ogni
persona vive la propria esperienza e il proprio amore
personalmente.
Allora come si propone un ideale o un modello agli
altri, senza esserne spersonalizzato?
Attraverso la lunga catena di maestri - Platone Aristotele
Plotino Agostino Anselmo Tommaso Bonaventura e specialmente
Giovanni Duns Scoto - ho appreso come l’esperienza
può essere comunicata. La comunicazione dell’esperienza
segue la normale via della comunicazione, cioè
attraverso la concettualizzazione della stessa esperienza.
Per quanto riguarda l’ideale di Francesco si
deve notare che storicamente ha subìto grosso
modo due interventi fondamentali e importanti: quello
giuridico spirituale di Bonaventura, e quello teologico
mistico di Duns Scoto. Il primo intervento ha meritato
a Bonaventura il titolo di “secondo fondatore”
dell’Ordine; il secondo tentativo riceve da
me l’ambìto titolo di “con-fondatore”
dell’Ordine!
Mi spiego.
Duns Scoto ha letto l’esperienza di Francesco
d’Assisi in modo tale da trovare la chiave scritturistica
e speculativa insieme così da poterla concettualizzarla
e, quindi, renderla insegnabile. In questo modo, chi
accetta l’ideale francescano, si trova nella
condizione culturale e spirituale di ricevere la chiave
di lettura dell’ideale francescano, che così
può essere fatto proprio in ogni tempo e in
ogni luogo senza alcun pericolo di travisamento.
Così, per esempio, l’aver individuato
nel Cristocentrismo ontologico, e non solo antropologico,
la chiave ermeneutica dell’esperienza francescana,
Duns Scoto ha gettato le basi teologiche e spirituali
dell’intera vita spirituale del francescano,
di irei, di oggi e di domani. Interpretando la ricca
e complessa esperienza di Francesco d’Assisi
in chiave cristica, Duns Scoto ne mette in luce il
fondamento biblico, lo rafforza teoreticamente e lo
espone sistematicamente.
Poiché alla scuola di questa lettura cristica
dell’esperienza di Francesco, si sono alimentati
tutti i francescani della storia, producendo una ricchezza
di santità unica nella vita della Chiesa, io
mi permetto di affermare che, dottrinalmente e spiritualmente,
a Duns Scoto ben si addice il titolo onorifico di
con-fondatore dell’Ordine Serafico. Titolo che
è in perfetta sintonia con le testimonianze
riportate sopra.
Schematicamente la lettura cristica dell’esperienza
di Francesco può essere articolata in alcuni
punti fondamentali esemplificativi:
- assoluta libertà in Dio in
Teologia
- l’Incarnazione massimo dono di Dio
- la Vergine Immacolata massimo dono di Cristo
- la Chiesa norma di verità
- l’Eucaristia continuazione storica dell’Incarnazione
e fondamento-centro della Chiesa
- giurisdizione universale e infallibilità
del Papa
- l’essere univoco fondamento della Metafisica
- la persona centro dell’Antropologia
- la volontà fondamento dell’Etica
- l’amore-carità cuore della Spiritualità
- settenario delle virtù sintesi dell’Ascetica
- la democrazia espressione della Politica
- legge naturale non rigorosa in campo di Sociologia
Lo sviluppo di questi punti mette tanto
in luce la concretezza della lettura scotista dell’ideale
francescano che non mi sento di esagerare se concludo
questa provocazione dicendo che il francescano, cosciamente
o inconsciamente, è francescano proprio in
forza di questa lettura cristica data da Duns Scoto
all’esperienza di Francesco d’Assisi,
ed è sempre più francescano nella misura
in cui riesce a compiere nella sua vita esistenziale
la personale sintesi con questi punti essenziali dell’ideale
francescano.
Scarica in formato Pdf 
Scarica Acrobat Reader