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Omelia per la festa del
BEATO GIOVANNI DUNS SCOTO

(16 marzo 1997 - Castellana Grotte)


Appartiene alla costituzione del Centro Studi Personalisti “G. Duns Scoto” solennizzare la festa del Beato francescano nel mese di marzo per ricordare due date storiche importantissime: l'anniversario dell'ordinazione sacerdotale (17 marzo 1291) e la conferma del Culto (20 marzo 1993).
La celebrazione cade sempre in tempo di quaresima, cioè in un tempo forte della liturgia, che propone ai fedeli il cammino di perfezione verso la Pasqua del Signore. E' un cammino sull'esempio tracciato da Cristo che si offre liberamente e volentieri vittima di espiazione per i nostri peccati, divenendo anche la "via" maestra per ricondurre l'uomo a Dio Padre.
Quest'anno la ricorrenza della festa cade nella quinta domenica di quaresima, la cui Parola di Dio può essere sintetizzata in alcuni concetti-chiave: "desiderio di vedere Gesù", "chi vede me, vede il Padre" e "quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me".

Il desiderio di vedere Dio

Il desiderio di vedere Dio, dice Duns Scoto, è insito ontologicamente nell'uomo che si autoriconosce dipendente nel suo essere da Dio stesso. In questo riconoscersi creatura l'uomo costituisce e costruisce il suo massimo valore di uomo come persona, cioè come imago Christi.
Donde nasce nell'uomo questo desiderio di Dio?
Qui sta tutta la genialità di Duns Scoto. Scopre tale desiderio nel fatto che l'uomo è imago Christi, e come ogni immagine spirituale tende di raggiungere la fonte della sua immagine, cioè di identificarsi con l'originale, così l'uomo tende di perfezionarsi nel desiderare l'unione con l'uomo perfetto e in nell'uomo perfetto di Cristo, che è anche Dio, con Dio stesso.
E in questa delicata e difficile ricerca scopre il profondo legame tra l'umanità dell'uomo e l'umanità del Cristo, anche se tramite il concetto di immagine. Con l'unica differenza che l'uomo-Cristo è perfetto, e l'uomo-uomo è imperfetto, perché peccatore e soggetto al peccato, Cristo invece è esente dal peccato e dalla possibilità di peccare.
Il desiderio di Dio, perciò, nasce dal fatto che l'uomo si autoaccetta come imago Christi. Accettarsi come imago Christi significa credere in Cristo, cioè accettare Cristo per quello che è: vero uomo perfetto e vero Dio. Si crede a Cristo solo con un atto di fede che Dio dona a ogni uomo che sinceramente desidera credere.
Ne è esempio la confessione di Pietro a Cesarea di Filippo. Gesù chiede: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo"? Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". Ma "voi chi dite che io sia"? E Pietro rispose: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli...".
Chi è Gesù per il Beato Duns Scoto?
Seguendo l'insegnamento di Paolo, il Beato considera Cristo come l'"Immagine di Dio" e il "Primogenito" di tutte le creature. Per tali titoli, Cristo diviene agli occhi del Beato l'"uomo perfetto", l'"uomo assunto", l'"uomo predestinato", l'"uomo" che esiste prima della stessa creazione del mondo e dell'uomo.
Con questi concetti, il Beato Duns Scoto costruisce la sua teoria del "cristocentrismo", che considera la presenza di Cristo agli inizi della storia in sede ontologica, al centro della storia come perfezionamento e alla fine della storia come compimento, cioè come Principio e Fine, come Alfa e l'Omega, come "ieri oggi e sempre". Tema che ho sviluppato ampiamente nel volumetto che ieri sera è stato presentato nella Sala del Comune, e che oggi è a disposizione di tutti all'uscita della chiesa.

Chi vede me, vede il Padre mio

Gesù dice all'apostolo Filippo: "Chi vede me, vede il Padre mio che è nei cieli". Quale il significato dell'espressione? Il Beato Giovanni Duns Scoto applicando la sua teoria dell'"immagine", insegna che Cristo, in quanto vera "immagine di Dio", è anche vero Dio, cioè l'immagine è identica all'originale, Dio. E questo perché in Cristo sono presenti due nature, quella divina e quella umana, nell'unica persona del Verbo. Per questo il Beato distingue due tipi di immagine di Dio, quella perfetta e quella imperfetta. L'immagine perfetta si realizza soltanto e unicamente in Cristo, vero Dio e vero Uomo: "Cristo è l'immagine del Dio invisibile", cioè colui che rende visibile, mediante la sua umanità, la divinità di Dio, che, per sua natura, è invisibile a occhio fisico. E stabilisce questa sequenza: Cristo vera immagine di Dio, e l'uomo immagine di Cristo, ossia immagine dell'immagine di Dio.
Per questo Cristo dice: chi vede me, in quanto uomo, unito ipostaticamente alla Persona del Verbo, vede lo stesso Dio, perché il Verbo, il Padre e lo Spirito Santo sono lo stesso unico Dio. Il Beato precisa anche che il verbo "vedere" in senso tecnico significa "credere", per cui l'espressione di Cristo si può tradurre così: "chi crede in me, crede anche in Dio".
Che significa "vedere Cristo", "credere a Cristo", “credere in Cristo”?
Secondo il Beato Duns Scoto, significa accettare per vero ciò che la SS. Trinità ha voluto rivelarci di se stessa nella stessa seconda Persona incarnata, esistente ontologicamente prima della stessa creazione del mondo e dell'uomo, e che per suo mezzo tutto viene creato di ciò che è stato creato, tutto viene conservato nell'essere dalla sua potenza infinita.

"Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me".

Che senso dare a questa famosa espressione di Cristo?
In forza dell'affermato Primato ontologico e cosmico di Cristo, il Beato Duns Scoto intuisce genialmente la possibilità di sganciare il mistero dell'Incarnazione dal mistero della Redenzione, per cui afferma che la venuta del Cristo è voluta da Dio indipendentemente dal peccato di Adamo. Per questo chiama Cristo "Summum Opus Dei", "il Capolavoro di Dio". E in quanto "Capolavoro di Dio" o "Immagine di Dio", non può in nessun modo essere condizionato da alcunché, ma è voluto per se stesso e soltanto per se stesso, cioè per dare gloria al Padre Onnipotente.
Come si spiega allora la Redenzione nella dottrina cristocentrica di Duns Scoto?
Il Beato insegna che come nell'Incarnazione e nella creazione Dio si è comportato in modo assolutamente libero, così anche nella Redenzione Cristo in modo assolutamente libero si offre vittima per il peccato dell'uomo e lo redime.
In questo modo il Beato dice che Cristo non era tenuto in nessun modo a redimere l'uomo, se lo ha fatto, l'ha fatto unicamente per libera sua scelta, cioè per un atto libero del suo amore infinito, e, in quanto uomo perfetto, ha voluto essere solidale con l'uomo peccatore partecipandogli la grazia, per donargli la beatitudine eterna.

Conclusione

Con questo cenno di presentazione del Cristo secondo la lettura cristocentrica del Beato Duns Scoto, possiamo dare inizio alla prima fase della preparazione specifica al Giubileo del 2000, che vede impegnato la cristianità intera, per tutto il 1997, a riflettere sulla persona del Cristo ieri, oggi e sempre.
Nella speranza che anche noi possiamo vedere realizzato questo ardente desiderio di vedere Cristo, di credere a Cristo sempre meglio e di più, affidiamo questi nostri propositi nelle mani della Madonna, altro grande capolavoro della speculazione del Beato Giovanni Duns Scoto, che in modo mirabile spiega e difende non solo la Concezione Immacolata di Maria, ma spiega e difende in modo eccelso anche la divina Maternità di Maria.
Il Beato Giovanni Duns Scoto è veramente, per grazia di Dio, il sostenitore del Primato di Cristo e il difensore dell'Immacolata Concezione della Vergine Madre.
A lui la nostra ammirazione e la nostra devozione. Amen!


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