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BETLEMME, 8 DICEMBRE ‘93
Festa
DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA VERGINE MARIA

Omelia

(fr Giovanni Lauriola ofm)


Cari.mi Confratelli nel Sacerdozio,nella Consacrazione e nel Battesimo,
con gioia e letizia siamo riuniti insieme attorno all’Altare del Signore per celebrare le più grandi meraviglie operate da Dio in una creatura: la Vergine Madre, Immacolata e piena di Grazia fin dal primo istante della sua esistenza. E` un privilegio unico nella storia e un dono inestimabile che Dio ha voluto liberamente elargire per i meriti di Cristo suo Figlio.

Quale il senso di questa verità?

Maria, in quanto discendente di Adamo, per via della naturale generazione, avrebbe dovuto, come tutti i discendenti, nell’atto in cui l’anima si unisce al corpo, contrarre la colpa originale, ma, perché fosse una “degna dimora di Dio”, cioè predestinata a essere Madre di Dio, fu preservata da ogni macchia di peccato. Se tutti gli uomini vengono liberati dal peccato originale da Cristo Redentore dopo averlo contratto, la Vergine Maria è stata redenta dal Figlio prima che lo contrasse, cioè è stata preservata dal contrarlo. La verità dell’Immacolata Concezione, eccezione alla legge naturale di tutti gli uomini, è stata solennemente definita dalla Chiesa come rivelata da Dio, e perciò contenuta nella Rivelazione.

Perché tanto tempo, prima della definizione da parte di papa Pio IX?

La difficoltà principale che ha tenuto inchiodata la speculazione teologica è dipesa dall’apparente inconciliabilità di due esplicite affermazioni di Paolo: l’universalità del peccato originale -“tutti gli uomini hanno peccato in Adamo”- e l’universalità della redenzione -“tutti gli uomini sono stati redenti da Cristo”- (Rom 5, 12.15).
La dottrina di Paolo, implicitamente e formalmente contenente la stessa verità dell’Immacolata Concezione, durante la polemica pelagiana del IV secolo, viene travisata nel suo contenuto, cosicché i testi di Paolo vengono presentati come contrari all’Immacolata Concezione.
Benché fosse diffusa nel popolo e nelle liturgie particolari la devozione dell’Immacolata Concezione, tuttavia tale prassi non trovò favorevole il pensiero dei teologi, che era stato influenzato sia dalle conseguenze della polemica pelagiana, sia dall’autorità negativa di Bernardo e di Pietro Lombardo. Di conseguenza, Alessandro d’Hales, Bonaventura, Tommaso e tanti altri teologi erano contrari a tale verità, perché non riuscivano a conciliarla con l’universalità della redenzione di Cristo.
La principale ragione della difficoltà deriva proprio dalla verità di Cristo perfetto redentore di tutti gli uomini. E in forza della sua perfezione redentiva, anche Maria è stata redenta, e se redenta è stata colpita, anche per brevissimo tempo, dal peccato originale, altrimenti Cristo non sarebbe più il perfetto redentore.
Di fronte a questo negativo blocco teologico, si colloca l’acume speculativo di Duns Scoto che risolve felicemente la grave difficoltà, proprio attraverso lo stesso motivo, cioè la redenzione perfetta di Cristo.

Distinguo per comodità l’aspetto storico da quello dottrinale.

Storicamente piace richiamare alcuni tratti della famosa disputa che Duns Scoto ha sostenuto alla Sorbone agli inizi del 1307. La storia di questo dogma è molto lunga e travagliata, registrando anche delle punte di tragicità, specialmente nel secolo XVII. Tutto ha inizio intorno ai primi mesi del 1307, quando il giovane dottore Giovanni Duns Scoto, nel suo insegnamento dottorale, espone e propone per la prima volta in modo autorevole nella storia la spiegazione teologica di una verità creduta dal popolo e celebrata liturgicamente in molte chiese particolari.

In che modo?

La dottrina comune dell’epoca, arroccata nell’Università di Parigi e difesa da tutti i Teologi, riteneva eretica la teoria “immacolista”. Prima di qualsiasi dichiarazione di eresia e relative conseguenze -espulsione dall’Università, confisca dei beni ed esilio...- era costume invitare il docente a giustificare pubblicamente la sua posizione dottrinale alla presenza dei Legati Pontifici e del Corpo Accademico... Era un atto solenne della vita universitaria, molto rischioso: ne andava di mezzo la carriera accademica e la stessa vita.
Al giorno stabilito e all’ora determinata, ha inizio la grande disputa intorno all’Immacolata Concezione della Vergine Maria nell’Aula Magna della Sorbona assiepata di autorità, docenti, studenti e curiosi. Prima dell’ingresso del maestro francescano nell’Aula, si racconta che Duns Scoto, passando davanti alla cappella regale, sul cui frontespizio c’era una statua in pietra della Madonna, si è fermato a pregare: “Dignare me, laudare te, Virgo Sacrata”, “Degnati, o Vergine Benedetta, di poterti lodare degnamente”. E la Vergine ha piegato la testa e così è rimasta fin ad oggi, venerata come “Nostra Signora del Saluto”.
Nell’Aula, solenne regnava un silenzio profondamente religioso. Tutti gli occhi erano calamitati verso il pulpito dove si stagliava calma e sicura la figura semplice e raccolta del Dottore francescano. La sua parola echeggia suadente e penetrante, sicura e pacata, decisa e delicata. Gli argomenti si snodano come sinfonia diretta dalla sicura interpretazione del valente maestro. La nota dominante è costituita dall’assoluta libertà dell’amore di Dio nelle sue manifestazioni esterne, che si monopolizza intorno all’Incarnazione del Verbo, il Capolavoro di Dio.
Contemporaneamente al primo Amato, Cristo, Duns Scoto intuisce presente anche il secondo Amato, Maria, come due aspetti dell’unico e medesimo atto di amore di Dio. Meravigliosa e sublime intuizione, che apre la soluzione all’annosa questione che teneva legata la speculazione cristiana alla tesi “macolista”.
Attraverso l’intreccio di contemplazione e di speculazione, Duns Scoto riesce a svelare qualche lembo della misteriosa vita di Dio. Dio, in quanto formalmente amore, ama essenzialmente se stesso. Fuori di sé ama soltanto il Cristo. E nell’amore del Cristo ama contemporaneamente la Madre sua, e in lei tutti gli altri condiligentes !
In questa sublime visione d’amore, il Maestro francescano proclama tanto la perfezione assoluta della redenzione di Cristo da far redimere anticipatamente la Madre sua, con la cosiddetta “redenzione preventiva”. Geniale intuizione che fa dichiarare apertamente Immacolata, la Vergine Madre.
A Dio, infatti, non bisogna porre limiti al manifestarsi del suo amore. Se la manifestazione dell’amore di Dio non contrasta con la sua Parola e con l’interpretazione della Chiesa, bisogna accettare ogni possibilità del suo manifestarsi. Che Maria non sia stata mai soggetta al peccato originale è possibile a Dio. E se è in sua potenza, Dio l’ha effettivamente fatto.
Questo modo geniale e sublime di spiegare l’agire divino Duns Scoto l’ha scoperto nell’intuizione dell’ordine logico dell’ordine dell’amore di Dio, nel primato assoluto di Cristo e nella perfetissima redenzione applicabile in modo preventivo a Maria.
La gloria dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, redenta anticipativamente in previsione dei meriti del Figlio suo, costituisce veramente la “perla” preziosa del Vangelo, che Duns Scoto ha trovato e diffuso con la potenza della sua metafisica dell’amore.
L’autorevole assemblea non disarma. E sottopone l’ardito Maestro a un bersaglio incrociato di domande e di chiarimenti. Risponde con sicura padronanza dottrinale, precisione di linguaggio e chiarezza espositiva. Alla fine quando ogni ombra di dubbio viene sollevato, ogni difficoltà sciolta e ogni richiesta chiarificatrice esaudita uno scroscio fragoroso e prolungato di applausi accoglie l’esposizione trionfante del giovane Magister in onore della Vergine Maria, suscitando ovunque ammirazione e stupore insieme.
Quando ogni focolaio di festa fu spenta e ogni entusiasmo attutito, cominciò a prendere piede la ragione, dando i suoi primi frutti a livello ufficiale e pubblico: viene abrogato il decreto del vescovo di Parigi che nel 1163 aveva interdetto la celebrazione liturgica dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria nella sua diocesi, e fissata la sua celebrazione all’8 dicembre; l’Università obbliga la celebrazione annuale dell’Immacolata all’8 dicembre con il discorso ufficiale di un francescano e dichiara festa scolastica tale giorno, obbligando i professori a solennizzare la festa dell’Immacolata; grande fu la gioia e la commozione di papa Clemente V quando apprese l’esito della disputa, e approva il titolo di Doctor Subtilis proposto dall’Università, e con entusiasmo prende atto del titolo di Doctor Marianus che il popolo gli aveva tributato nel suo entusiasmo.
Grande incremento e larga diffusione ebbe la tesi “immacolista” di Duns Scoto, quando nel 1325, papa Giovanni XXII volle e fece celebrare “con insolita pompa” non solo nella sua cappella privata, ma anche per tutta la città di Avignone, la liturgia in onore della Vergine Immacolata.

Certamente la questione del privilegio mariano dell’Immacolata Concezione viene analizzata e discussa da Duns Scoto parallelamente al primato assoluto di Cristo, il Capolavoro di Dio, specialmente nel III libro dell’Ordinatio alla prima questione della terza distinzione. Senza seguirlo nella lunga delicata e difficile trattazione, piace indicare soltanto alcune linee essenziali.

1). La dignità di Maria. Duns Scoto considera tre possibilità circa il peccato originale e la persona di Maria: “Dio ha potuto fare che Maria non fosse giammai nel peccato originale; ha anche potuto fare che fosse soltanto per un istante nel peccato; ha potuto fare, infine, che per un certo tempo fosse nel peccato e nell’ultimo istante del suo tempo ne fosse liberata”.
Escludendo le ultime due possibilità, il Dottor Sottile accetta solo la prima ipotesi e aggiunge “purché non sia contraria all’autorità della Chiesa o all’autorità della Scrittura”. Muovendosi sul binario del Magistero e della Scrittura, spiega il motivo per cui usa la forma attenuata o dubitativa nella formulazione della proposizione del privilegio. Essa non proviene da un vero atteggiamento di dubbio, ma dal profondo rispetto che aveva verso la Chiesa, vera e unica interprete autentica della Scrittura. E` una nota di delicatezza e di umiltà insieme della speculazione di Duns Scoto, che non propone mai la soluzione definitiva di una questione, ma ne precisa criticamente i termini in modo da lasciare facilmente dedurre la conclusione.

2). Redenzione preventiva. Con il concetto della “redenzione perfetta”, Duns Scoto spiana le difficoltà secondo cui, negato il peccato originale a Maria, ne deriverebbe che la stessa Vergine non avesse avuto bisogno del Redentore, né Cristo sarebbe stato il Redentore universale. Con il suo acume speculativo, Duns Scoto dimostra tutto il contrario.
La sua spiegazione della verità dell’Immacolata con la “redenzione preventiva”, pur costituendo una profonda e geniale novità, tuttavia sembra sia stata ricavata dallo stesso Paolo ai Romani, dove è contenuta il fondamento della dottrina della redenzione perfetta. Più che inventore di novità dottrinale, Duns Scoto, quindi, è grande assertore della verità contenuta nella Scrittura. Il suo merito storico e teoretico non viene in nessun modo diminuito, ma considerato nella sua giusta luce critica del problema.
“Che Maria non ha contratto il peccato originale -dice Duns Scoto- lo dimostro dall’eccellenza del suo Figlio, in quanto è redentore santificatore e mediatore. Il perfetissimo mediatore, infatti, ha la perfezione dell’atto di mediare ogni possibile persona verso cui è mediatore. Pertanto, Cristo, in quanto perfettissimo mediatore, possiede il perfettissimo grado di mediazione rispetto a qualche persona, verso cui è mediatore. Nei riguardi di nessuna persona ha il grado più eccellente di mediazione quanto verso Maria. E questo io chiamo redenzione preventiva”.
Introduce la distinzione tra redenzione estensiva e redenzione intensiva : l’una si estende in concreto a tutto il genere umano e a tutti gli uomini; l’altra va oltre nel senso che si estende in tutti i suoi gradi possibili, anche nel grado perfettissimo della preservazione dalla macchia del peccato. Mentre nella prima accezione il concetto di redenzione Cristo eguaglia in senso contrario l’azione di Adamo; nella seconda, invece, la supera in grado sommo, perché si estende anche alla possibilità della preservazione

In che cosa consiste?

Secondo Duns Scoto, Maria non è stata redenta come tutti gli uomini, perché non è stata liberata dal peccato contratto o da contrarre, ma è stata preservata immune da qualsiasi macchia di peccato originale. Il concetto di liberare, che implica lo scioglimento di un legame già contratto o da contrarlo subito, si applica alla redenzione comune di tutti gli uomini; il concetto di preservare, invece, significante la disposizione di ogni cosa in modo che non possa accadere qualcosa a qualcuno, si applica propriamente a Maria.
Parafrasando un esempio portato dallo stesso Duns Scoto, si può dire che vi sono due modi per salvare qualcuno: o toglierlo dal precipizio dove è caduto, o trattenerlo per non farlo cadere nel momento critico del pericolo. Oppure, vi sono due modi di liberare una persona dalla schiavitù: l’uno pagando il prezzo del riscatto imposto su di lei, quando già è in catene; l’altro pagando ugualmente tale prezzo prima che il diritto di servitù venga esercitato...
Sia nell’un che nell’altro esempio, il secondo modo di liberare o riscattare risulta più perfetto per efficacia e nobiltà, e anche più dignitoso per la persona che ne gode il favore. Difatti, dice Duns Scoto, è più perfetta l’azione che impedisce di cadere che rialzare quando è già caduto.
Qualcuno potrebbe pensare che trattandosi di una “preservazione” non si tratti di vera redenzione. Con molta precisione il Dottor Sottile spiega che si tratta di vera “redenzione preservatrice” e non di semplice preservazione. Maria, in quanto figlia di Adamo, è stata concepita secondo la legge del genere umano, colpito dal peccato originale. Il Figlio suo la santifica nello stesso istante che la crea, applicandole in ante prima i suoi meriti di Redentore del genere umano. In Maria, cioè non ci sono due stati successivi uno di peccato e uno di santità, ma in lei c’è solo il primo istante dell’esistenza con un duplice rapporto: quello di figlia di Adamo, che deve alla generazione umana, soggetta alla legge del peccato; e quello di figlia di Dio, che deve alla santificazione privilegiata, per cui viene sotratta alla legge comune e si estingue in lei il debito del peccato, per la speciale anticipazione e applicazione dei meriti redentivi del suo Figlio. Maria, quindi, proprio perché immacolata, ha avuto bisogno del Redentore in modo speciale e singolare. Onde, può ben proclamare nel Magnificat “il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore”.
Occorrerano, però, altri e quattro secoli -lunghi travagliati difficili e ricchi di inspiegabili controversie- prima che la fede del popolo cristiano vedrà proclamare solennemente e infallibilmente la tanta attesa definizione dogmatica, che papa Pio IX pronuncerà l’8 dicembre 1854. E la stessa Vergine, quattro anni dopo, si degnerà di confermare con l’autodefinizione alla piccola Bernardetta a Lourdes: “Io sono l’Immacolata Concezione”.
E noi, oggi, lodiamo e benediaciamo il Signore per il meraviglioso dono che ha fatto a Maria, nostra Madre. E ringraziamo il Beato Giovanni Duns Scoto che ha permesso, con la sua visione del primato universale di Cristo e con la sua dottrina del Redentore perfetto, di spianare le difficoltà teologiche di una verità così cara al popolo di Dio e a ciascuno di noi. Cerchiamo di essere sempre orgogliosi di questi doni, di saper conservare gelosamente questo patrimonio dottrinale e di volerci sempre impegnare per testimoniarli nella nostra vita cristiana e religiosa.
Amen e così sia.


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