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LA SFIDA DELLA SOCIETÀ MODERNA
E MISSIONE DELLA VITA CONSACRATA
NEL PENSIERO DI DUNS SCOTO

Saluti
A nome della Comunità Francescana di Castellana Grotte ho l’onore di porgere a tutti i convenuti un grazie sincero per aver voluto compartecipare alla gioia della festa del Beato Giovanni Duns Scoto, soprannominato Doctor Subtilis e Doctor Marianus.
A nome personale, ringrazio di cuore:

- il Ministro Provinciale dell’Abruzzo, fr Luciano Milantoni, che, oltre alla ricca presenza fraterna, ha offerto il Patrocinio per il Convegno annuale del Centro nel 1997;

- il Ministro Provinciale di Puglia e Molise, fr Pietro Carfagna, che con crescnte interesse segue il movimento del Centro e assicura il Patrocinio del Convegno del 1995;

- e tutti gli Amici del Centro, e l’intero popolo di Castellana Grotte.

Premessa

Il recente Sinodo sulla vita consacrata ha messo in evidenza in tanti modi le sfide che la società moderna lancia contro la vita religiosa e la religione nel suo complesso, sfide che presentano non solo aspetti positivi, ma anche profonda ambiguità.
In primo luogo:
- si afferma il culto della libertà, senza alcun punto di riferimento che possa garantirla, ed è un attacco aperto contro il voto di obbedienza;
- si diffondono i movimenti a favore dei diritti umani, che, senza un esplicito aggancio alla radice originaria della persona come imago Dei o meglio imago Christi, costituiscono un rischio per la disciplina della vita religiosa e cristiana;
- si propaga il processo di democratizzazione, che mette in minor stima l’autorità;
- la promozione della donna ha portato a un malinteso comportamento di rivendicazione del diritto di partecipare alla vita della chiesa in modi non consoni con la struttura gerarchica;
- la crescente secolarizazione della vita e delle strutture, l’uso distorto dei mezzi di comunicazione sociale, e altri fattori costituiscono un serio pericolo per la fede, per la famiglia e per la vita consacrata;
- la ricerca di religiosità e di trascendenza, il bisogno di silenzio e di preghiera che si manifesta nei giovani, spesso si esaurisce in una vaga religiosità o in vaghe manifestazioni di estemporaneo radicalismo;
- le nuove forme di povertà costituiscono delle provocazioni per la vita religiosa;
- e tante altre provocazioni dirette e indirette alla vita cristiana e religiosa in specie.

Risposta del Beato

Di fronte a queste e simili sfide della società, come i religiosi possono rispondere? Quale atteggiamento assumere? Quali cambiamenti adottare?
Certamente non avendo a disposizione i risultati del Sinodo né la capacità di poter rispondere personalmente a livello universale, mi farò guidare da alcuni principi generali del Beato Giovanni Duns Scoto che della vita religiosa è specchio di perfezione. Così, infatti, la fine dell’epitaffio della prima metà XIV secolo recita : “Duns Scoto fu del clero guida, del chiostro luce e della verità apostolo”.
Il ricorso ad autori lontani nel tempo per aiutare a risolvere i problemi contemporanei non è una forma di anacronismo?
Lo è, se si leggono con l’intento di trovare risposte belle e confezionate. Invece, se ad essi ci si ispira solamente a quei principi universali generali e trascendentali per mezzo dei quali poter compiere le rispettive sintesi moderne, allora il riferimento agli antichi diventa positivo e fecondo. I principi, infatti, non sono strettamente legati al tempo e allo spazio, ma in quanto trascendentali possono essere utilizzati in ogni tempo e sotto ogni spazio.
Per la concretezza del suo pensiero, il Beato Giovani Duns Scoto può suggerire alcune indicazione di massima che, se ben comprese vagliate discusse e applicate, si potrebbero rivelare molto utili anche oggi. Ed ciò che mi sto sforzando in questi ultimi tempo di fare.
La prima grande affermazione del Beato Giovanni Duns Scoto riguarda la formazione della persona in campo teologico morale e spirituale, in base non a concezioni stantie o ideologiche, come purtroppo avviene oggi, per l’eccessiva forma di attaccamento a qualche posizione storica della cultura ecclesiale che non ancora riesce a compiere il salto di qualità per sganciarsi da posizioni storiche e teoretiche superate, bensì in base alla visione cristologica fondamentale. La grande scoperta scotiana attiene alla formulazione della persona più in chiave cristologica che trinitaria, perché soltanto il Cristo rivela l’immagine di Dio e il mistero della Trinità. Scoperta non ancora presa in considerazione dagli studiosi, causa la scarsa conoscenza di Duns Scoto e delle sue opere, difficilmente reperibili.
Da circa un secolo, si assiste a un cammino anomalo della cultura ecclesiale, arroccata nel suo modello chiuso e inattuale dell’aristotelico-tomista, che, nonostante i forzati aggiornamenti, appare sempre più inadeguato a costituire l’unico punto di riferimento del discorso teologico della formazione del clero, dei religiosi e anche del popolo di Dio. Da un lato questo tipo di formazione ben strutturato e chiuso, e dall’altro una società che cammina autonomamente per altre vie: quanto più si va avanti tanto più aumenta in progressione geometrica la distanza tra le due culture e quindi si accentua il divario dei punti di contatto per un eventuale dialogo.
Di conseguenza: si parla un linguaggio incomprensibile non per sublimità, ma per vecchiaia. Si pensi all’uso estrinseco del ricorso alla filosofia, ossia all’ufficio “ancillare”, per fondare ed elaborare il discorso teologico: assicurare i praeambula fidei, offrire i “materiali” concettuali per la costruzione della teologia, controbattere apologeticamente le contestazioni mosse alla fede e alla religione.
Per esperienza quasi ventennale di insegnamento negli istituti religiosi e diocesani, mi sono accorto a proprie spese che l’autorità ecclesiale ha cercato di imporre, a tutti i costi, questi tre “servizi” nei seminari e nelle scuole confessionali, ma non certo a farli accettare dalla filosofia e dalla cultura contemporanea. Tentativo molto negativo per la formazione dei religiosi e anche del clero, e di conseguenza dei laici impegnati.
Se l’autorità ecclesiale non avrà il coraggio, come si era tentato di fare nel concilio Vaticano II, tentativo però ben presto soffocato dalle persone ancora fortemente legate a posizioni ideologiche, non si potrà trovare nessuna chiave adeguata per la formazione della persona del religioso e per aprire un dialogo costruttivo con il mondo della cultura contemporanea, e quindi, rispondere alle sfide lanciate da tutte le parti verso la religione e la vita religiosa.
Mi spiego con una semplice constatazione. Con il modello di formazione aristotelico-tomista, si è verificato un tale livellamento culturale tra le componenti del popolo di Dio, che ha mortificato qualsiasi ispirazione presente nella stessa realtà ecclesiale.
Con quale conseguenza?
La perdita del patrimonio culturale proprio a ogni grande istituzione religiosa. L’unità dottrinale della chiesa non può identificarsi con un processo di livellamento, specialmente in materia opinabile, altrimenti si mortifica la creatività della persona e dell’istituto. Oggi si assiste all’ibrida situazione: i religiosi, avendo una formazione modellata sullo stampo aristotelico-tomistico, si trovano spiritualmente squilibrati e impreparati a vivere il proprio carisma, cui viene meno il supporto teoretico. Situazione che provoca scoraggiamento e disincanto del proprio ideale: fa pensare in un modo e agire in un altro.
La chiesa deve riconoscere non solo il carisma religioso sotto l’aspetto spirituale, ma anche in quello teoretico, altrimente la stessa richiesta di “nuova evangelizazione” dai religiosi potrebbe non sortire gli effetti sperati. La “nuova evangelizzazione”, infatti, non può fermarsi soltanto all’annuncio iniziale o alla pastorale dell’iniziazione cristiana, ma deve tentare di rifare il tessuto della società umana, cioè di saper entrare in dialogo con la cultura contemporanea.
È urgente oggi proclamare le grandi verità evangeliche sui massimi problemi dell’esistenza umana: il rapporto dell’uomo con Dio creatore e redentore, il rispetto della vita, la dignità della persona, la destinazione universale dei beni, ecc.
Ma come proclamarli? Se il modello aristotelico-tomista è in crisi, anzi ha contribuito alla crisi, dove trovare altri apporti teoretii validi per la proclamazione delle verità evangeliche?
La dottrina del Beato Giovanni Duns Scoto è una miniera che, se ben sfruttata, può molto contribuire alla formazione della persona e alla nuova evangelizzazione.
Non bisogna aver paura del cambio di prospettiva nel modello culturale. La prospettiva scotiana non è altro che la traduzione scientifica dell’ideale di Francesco d’Assisi, che di per se stesso suscita simpatia in ogni settore della vita contemporanea.
Chi si sentirebbe di rifiutare l’ortodossia dell’ideale di Francesco? Assisi ormai è da tempo un punto di riferimento obbligato per il dialogo tra le religioni mondiali. Perché aver paura della sua esposizione sistematica e scientifica operata dal Beato Giovanni Duns Scoto?
È tempo di uscire dall’infantilismo della fede, e aprirsi a una fede matura. Bisogna avere il coraggio di
- annunziare i limiti dell’uomo nel campo della trascendenza e della grazia,
- proclamare la bontà assolutamente libera della volontà di Dio nel rivelarsi nel Verbo incarnato, il Capolavoro di Dio, come lo chiama il Beato Duns Scoto,
- proclamare l’assoluta libertà di Cristo nell’offrirsi in olocausto al Padre a nostro vantaggio,
- proclamare la distanza incolmabile tra natura e grazia, l’una campo della ragione e l’altra campo della fede,
- proclamare la legge naturale non direttamente legata alla natura divina, ma alla volontà di Dio, che non necessariamente e direttamente obbliga allo stesso modo all’osservanza dei precetti del decalogo,
- riconoscere l’autonomia del potere civile d’origine umana,
- riconoscere l’autonomia dell’ordine politico dall’ordine morale.

Conclusione

Questi alcuni punti chiave del pensiero del Beato Giovanni Duns Scoto che sono veramente rivoluzionari. Sono principi che rispettano al massimo la libertà di Dio e la libertà dell’uomo, il quale si vede così a dover fare la sua scelta o con Dio o contro Dio. E solo così il religioso potrà offrire la sua testimonianza dell’amore di Dio nel mondo e costituire lievito per la cultura e per la promozione umana.
Grazie.

 


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