OMELIA PER LA CHIUSURA
DEL VII CENTENARIO
DELL'ORDINAZIONE SACERDOTALE
DEL
BEATO GIOVANNI DUNS SCOTO
(Castellana Grotte, 8.11.1992)
Eccellenze Reverendissime, Autorità,
Signore e Signori,
Oggi, 8 novembre 1992, 684° anniversario
del dies natalis, del giorno della nascita al cielo,
di Giovanni Duns Scoto, d'origine scozzese e di professione
religioso-francescano, il Centro Studi Personalisti
"Giovanni Duns Scoto" di Castellana Grotte
e di Sepino, in collaborazione con le rispettive Civiche
Amministrazioni, chiude ufficialmente le celebrazioni
sette volte centenarie dell'Ordinazione Sacerdotale
del Beato, che si erano aperte precisamente l'8 novembre
1991, sempre in questo Santuario.
Un anno di intense e suggestive celebrazioni
all'insegna del motto scotiano "pregare studiando"
e studiare pregando", come documenta la pubblicazione
degli Atti, con cui si è consegnato alla storia
il ricordo imperituro. In questo tempo, il Centro,
di appena undici mesi di vita, ha raggiunto una maturità
notevole in campo culturale e scientifico, grazie
all'assiduo impegno dei Soci, alla benevolenza dei
Superiori, alla responsabilità culturale dei
Sindaci di Sepino e di Castellana, e specialmente
alla delicata sensibilità spirituale dei signori
Vescovi che hanno sempre accolto con simpatia e attenzione
l'invito ad onorare il ricordo del più grande
figlio di Francesco d'Assisi, Giovanni Duns Scoto,
come si evince dalla presente azione di grazie all'Onnipotente
bon Signore.
E tutto questo è segno tangibile
della effettiva presenza spirituale e dottrinale del
Beato. La sua presenza è certamente una presenza
particolare che si coglie nel silenzio dello studio,
nel raccoglimento della preghiera e nella meditazione
dei divini misteri della fede, cioè nella profondità
della sublime interiorità, dove unicamente
si ascolta la parola di Cristo, che rivela visibilmente
il Padre con lo Spirito Santo.
Come chiave di lettura di questa solenne
eucaristia, piace scegliere la chiave del sacerdozio,
non solo perché più consono alla circostanza
del Beato, ma anche perché intendo rioffrire
al Beato non i cinque lustri del mio sacerdozio, che
sono coincisi, per divina Provvidenza con i suoi settecento
anniversari, ma l'intera restante vita.
Parlare della dottrina sul sacerdozio
in Duns Scoto è cosa difficile e molto arduo,
a causa della considerazione che, come gli autori
medievali, anch'egli non hanno scritto nulla ex professo
sull'argomento, e le poche notizie sono ricavabili
dalle trattazioni sui sacramenti e in particolare
dall'Eucaristia. Schematicamente, il sacerdote, secondo
Duns Scoto, deve la sua fisionomia spirituale alla
sacra ordinazione; la sua grandezza al compito che
svolge nell'economia della salvezza, da cui scaturiscono
doveri e requisiti personali che lo contraddistinguono
nella Chiesa di Cristo.
Il tema del sacerdozio è strettamente
legato a quello della Chiesa e dei sacramenti che
la costruiscono. Tra tutti i sacramenti, il più
nobile e il più sublime è certamente
quello dell'Eucaristia, che viene confezionata solo
dal sacerdote. Per questo Duns Scoto non esita ad
assegnare al sacerdozio il vertice della nobiltà
più alta nella Chiesa. Scrive: «L'atto
più nobile nella Chiesa è assolutamente
la consacrazione dell'Eucaristia, e così il
grado supremo e più nobile, proprio per la
nobiltà dell'atto al quale dispone, è
il sacerdozio» [Reportata parisiensia, IV, d.
24, q. un., n. 5]. Due compiti essenziali assegna
Duns Scoto al sacerdote: «consacrare il corpo
vero di Cristo e costruire il corpo mistico di Cristo».
Su questi due pilastri il Maestro francescano fonda
primariamente la formazione spirituale del sacerdote,
che, a sua volta, deve costruire la Chiesa come corpo
mistico di Cristo. Caratteristiche dell'ordine sacerdotale,
quindi, è il conferimento della potestà
di consacrare l'Eucaristia e di formare i cristiani,
insieme alla potestà di legare e di sciogliere.
Attraverso la nozione di Chiesa come
popolo di Cristo, Duns Scoto precisa che il sacerdote
provvede al nutrimento sacramentale dei fedeli, che
si uniscono a Cristo mediante la fede e i sacramenti.
Unione visibilmente e simbolicamente significata durante
il sacrificio eucaristico dall'infusione delle gocce
d'acqua nel calice del vino. Il sacrificio di Cristo
viene offerto non dal solo sacerdote, ma da tutto
il popolo sacerdotale. Come popolo di Cristo, la Chiesa
non conosce limiti di nazioni o di genti, nel senso
che è aperta a tutti gli uomini, perché
tutti siamo chiamati da Dio alla salvezza e a rendergli
grazie.
Nella Chiesa, famiglia di Cristo, si
entra liberamente con il battesimo, con il quale si
riceve il carattere che distingue chi non ancora vi
fa parte. Il secondo grado di appartenenza è
dato dalla confermazione, che rende abile il fedele
a testimoniare e a difendere la propria fede. Il terzo
grado, infine, è dato dall'ordine sacro, con
il quale il fedele viene scelto e costituito padre
e pastore sia per istruire i membri della famiglia
e sia per iniziare gli altri ad entrare nella famiglia,
mediante il ministero della catechesi e dell'evangelizzazione.
Il carattere sacerdotale eleva, perciò, il
fedele a una particolare eccellenza nella Chiesa,
con particolari compiti verso gli altri membri della
stessa famiglia.
Duns Scoto ribadisce con pari forza
la struttura gerarchica della Chiesa, che le compete
per volere divino. Nella complessa realtà della
famiglia della Chiesa, in cui ognuno ha dei compiti
specifici determinati dal carattere sacramentale,
la gerarchia assume un ruolo di particolare importanza
per la sua missione di preminenza nel guidare tutta
la Chiesa alla realizzazione della salvezza. Circa
l'autorità della Chiesa, Duns Scoto dice che
essa è la più grande in termini assoluti,
la chiama massima [Ordinatio, I, d. 5, pars 1, q.
un., n. 26: «Et quod dicit Magistrum multas
auctoritatem adducere contra se, Magister bene exponit
eas...; non autem nullam habet pro se auctoritatem,
sed illam universalis Ecclesiae in capitulo praeallegato,
quae maxima est....»; Reportata parisiensia,
I, d. 5, q. 1, n. 6: «...ipse Magister habet
pro se auctoritatem Ecclesiae, quae maxima est»].
Qual è
il fondamento dell'autorità della Chiesa?
La chiesa, nella sua realtà
umano-divina di famiglia e corpo mistico di Cristo,
si presenta agli uomini come depositaria e custode
fedele e responsabile del messaggio di salvezza, che
Cristo stesso le ha partecipato. Il lavoro teologico
e spirituale di Duns Scoto procede sempre sul binario
dell'autorità del Magistero e su quello dell'autorità
della Scrittura. Così per es., nella questione
del peccato originale in relazione alla Madonna, Duns
Scoto prospetta tre possibilità: l'assenza
del peccato originale nella Madonna; la presenza per
un solo istante; e la presenza per un certo tempo.
Nel presentare la sua soluzione, la prima, aggiunge:
«purché non ripugni all'autorità
della Chiesa e all'autorità della Scrittura»[Ordinatio,
III, d. 3, q. 1].
Tuttavia è nel delicato e difficile
problema della transustanziazione che il Maestro francescano
puntualizza il suo pensiero circa la Chiesa quale
norma di fede. Così scrive: «Non è
da ritenersi parte essenziale della fede, se non ciò
è contenuto espressamente nella Scrittura o
che è stato espressamente dichiarato dalla
Chiesa, o consegue in modo evidente da ciò
che è chiaramente contenuto nella Scrittura
o che è stato chiaramente determinato dalla
Chiesa»[Ordinatio, IV, d. 11, q. 3, n. 5: «Nihil
est tenendum tamquam de substantia fidei, nisi quod
potest espresse haberi de Scriptura, vel expresse
declaratum est vel expressum per Ecclesiam, vel evidenter
sequitur ex aliquo plane contento in Scriptura vel
plane determinato ab Ecclesia»; Reportata parisiensia,
IV, d. 11, q. 3, n. 5: «In veritatibus credentis
nihil est tenendum sicut articulus fidei, nisi quod
invenitur per Scripturam traditam tamquam articulus
fidei, vel per Ecclesiam explicantum, vel per rationem
necessariam ex creditis manifeste deductum»].
La Chiesa esplica la sua autorità
attraverso la sua gerarchia. Particolare sottolineatura
riceve da Duns Scoto l'autorità del Romano
Pontefice e quella dei Vescovi. Alcune esemplificazioni:
in materia di fede e di costume, il Romano Pontefice
non può mai errare; nel concilio ecumenico
è la Chiesa stessa che interviene determina
dichiara precisa... attraverso il Romano Pontefice
e i Vescovi. A proposito del Vescovo, Duns Scoto è
l'unico autore della Scolastica che lo considera capo
e guida della chiesa particolare con il proprio carattere
episcopale. Mentre gli altri autori (come per es.
Bonaventura e Tommaso) negavano all'episcopato il
valore di Ordine, distinto da quello del sacerdozio,
Duns Scoto invece in più parti afferma: «Al
vescovo appartiene una potestà speciale in
quanto vescovo»[Ordinatio, IV, d. 24, q. un.,
n. 5]; «Non mi pare che l'episcopato non sia
un Ordine perché presuppone il sacerdozio;
al vescovo soltanto compete compiere certi atti e
non al semplice sacerdote... La preminenza della dignità
episcopale è una preminenza di Ordine»[Reportata
parisiensia, IV, d. 24, q. un., n. 7].
Al di là di queste specifiche
posizioni dottrinali, è importante cogliere
l'affermazione di fondo che la sublimità del
sacerdote derivi secondo Duns Scoto, principalmente
dalla relazione con l'Eucaristia. E poiché
l'Eucaristia nella concezione teologica del Maestro
francescano occupa un posto incommensurabile, così
anche il sacerdote partecipa di questa maestosa grandezza.
Per il Dottor Sottile, l'Eucaristia
è considerata come il cardine dell'intera economia
divina, verso il quale gravitano tutti gli altri sacramenti
e da cui trae alimento tutta la vita spirituale della
Chiesa. La permanenza di Cristo in mezzo a noi fino
alla fine dei secoli viene spiegata nel senso di dare
vita e vitalità alla famiglia da lui fondata.
Ecco le sue parole: «Cristo è rimasto
con noi nell'Eucaristia, affinché ognuno si
sentisse spinto alla riverenza e alla devozione verso
la persona del Cristo. Ciò appare evidente
dal fatto che quasi ogni devozione è nella
Chiesa ordinata a questo sacramento...»[Ordinatio,
IV, d. 8, q. 1, n. 3]; e con pari decisione aggiunge:
«Se Cristo non fosse presente nell'Eucaristia,
scarso sarebbe l'interesse per gli altri sacramenti,
e scomparirebbe dalla Chiesa ogni devozione e non
si farebbe atto di adorazione a Dio»[Reportata
parisiensia, IV, d. 8, q. 1, n. 3].
Senza Eucaristia, dice Duns Scoto,
tutto resterebbe spiritualmente pietrificato sia nella
Chiesa sia negli individui. L'Eucaristia è,
per Dottor Sottile, la vita e il nutrimento spirituale
dei singoli e della comunità. Derivando da
Agostino alcune immagini, anche lui utilizza la similitudine
del nutrimento corporale. Così scrive: «L'Eucaristia
è ordinata alla completa nutrizione spirituale
dell'anima ed ha il suo simbolo nella completa nutrizione
del corpo»[Ordinatio, IV, d. 8, q. 1, n. 1],
con la differenza che, il cibo materiale viene assimilato
da chi lo consuma, mentre il cibo spirituale trasforma
in sé colui che lo riceve.
Per Duns Scoto, l'Eucaristia non è
solo memoriale della passione di Cristo, ma anche
principio dell'unità della Chiesa: «Sacramento
dell'unità ecclesiale». In quanto sacrificio
e in quanto sacramento, l'Eucaristia unisce il corpo
mistico nel culto alla SS. Trinità e realizza
l'unione dinamica spirituale della Chiesa. In base
a questi principi e a quelli intorno al primato di
Cristo, si può affermare che implicitamente
l'Eucaristia è stata prevista con l'Incarnazione,
cioè nel primo e assoluto decreto della SS.
Trinità sul Cristo e sul corpo mistico. In
questo modo, nella suggestiva visione scotiana l'Eucaristia
non entra nella costituzione dell'ordine soprannaturale
e della Chiesa come una realtà occasionale
e a titolo medicinale, bensì come una realtà
costitutiva e come continuazione storica dell'Incarnazione.
Così viene giustificata l'immagine del Cristo
come pietra angolare di tutta la struttura della realtà,
cosmica e spirituale.
Questa delicata deduzione scotiana
è in perfetta sintonia con la liturgia, secondo
cui la Messa è una partecipazione alla liturgia
celeste, in quanto all'offerta del sacrificio eucaristico
partecipano direttamente anche gli angeli. In tal
senso si comprende bene l'affermazione che l'Eucaristia
è la preghiera ufficiale della Chiesa del cielo
e della terra. Come a dire: il mondo spirituale adora
la SS. Trinità per mezzo dell'Eucaristia. In
altre parole: l'Eucaristia è stata decretata
e voluta in funzione di Cristo e della Chiesa, e non
condizionata dal peccato originale e dalle sue conseguenze.
Nell'Eucaristia ritorna sempre tutto intero il primato
universale di Cristo: cuore della visione teologica
del Beato.
E' in questo orizzonte smisurato della
concezione eucaristica scotiana, che giganteggia senza
limiti la fisionomia spirituale del sacerdote! Per
il Beato Duns Scoto, il sacerdote è la più
grande potestà che l'uomo può raggiungere:
consacrare il corpo di Cristo e costruire la Chiesa.
Il sacerdote è inteso come vicario di Cristo
e lo rappresenta nella Chiesa[Ordinatio, IV, d. 33,
q. 2, n. 4]. Il sacerdote rappresenta anche la Chiesa
verso Cristo: agisce nella persona della Chiesa e
come amico della sposa allo sposo. Il sacerdote, per
Duns Scoto, è mediatore tra Dio e la Chiesa,
e tra Dio e l'umanità.
Simpatica è l'immagine con la
quale Duns Scoto caratterizza la funzione del sacerdote
nella Chiesa, paragonandolo al cuore che fa arrivare
la vita a tutte le membra del corpo. Le sue parole:
«Come l'anima comunica alle altre membra le
sue virtù mediante il cuore che ne è
la sede principale, così è logico che
questa capacità di fare e di dispensare l'Eucaristia
risieda in colui che è principalis, il supremo,
nella gerarchia ecclesiastica, cioè nel sacerdote»[Ordinatio,
IV, d. 13, q. 2, n. 20]. E in questo ufficio sublime,
il sacerdote non dovrebbe essere tanto correttore
quanto conciliatore dei peccatori: «Nella Chiesa,
scrive, non si richiedono tanto sacerdoti che correggano
quanto sacerdoti che attraverso la preghiera e l'Eucaristia
riconcilino i peccatori«[Quaestiones quodlibetales,
q. XX, n. 16].
In un passa, quasi occasionale, il
Dottor Sottile ci fa conoscere il suo pensiero, che
certamente è quella della Chiesa di sempre,
circa la preparazione del sacerdote e delle qualità
umane e spirituali che deve sforzarsi di avere. «Il
sacerdote, scrive, è incaricato di un ministero
sacro che richiede la purezza della mente e del corpo,
perspicacia di intelletto e fervore di cuore»[Ordinatio,
IV, d. 37, q. un., n. 4]. Parole che non meritano
alcun commento, tanto sono eloquenti per se stesse,
(altrimenti bisognerebbe impostare un'altra omelia!).
Come conclusione,
piace rilevare due cose.
Primo, la vita del sacerdote è
tutta polarizzata dall'altare e dal confessionale;
le altre caratteristiche, di qualsiasi genere, sono
orientate e finalizzate dalla spiritualità
eucaristica. E questo come conseguenza logica della
sua dottrina sull'Incarnazione del Verbo.
Secondo, non è difficile scorgere
nelle poche pennellate del Beato tutto l'ardore e
l'amore che il Serafico Padre, Francesco d'Assisi,
aveva e nutriva per la Chiesa e per il sacerdote,
che ha trovato, nella dottrina del primato della volontà-amore,
la sua giustificazione teologica più profonda.
Non a caso il Beato Giovanni Duns Scoto è considerato
dalla storia e dall'Ordine come il sistematore scientifico
delle intuizioni di Francesco d'Assisi.
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