La spiritualità
del
BEATO GIOVANNI DUNS
SCOTO
(Castellana Grotte 1994)
Oggi siamo in festa.
Quale il motivo?
La ricorrenza della festa del Beato Giovanni Duns
Scoto, cui ci stiamo preparando con tre giorni di
riflessioni.
Ufficialmente la sua festa è recentissima.
Risale al 20 marzo 1993. Questa del 1994 è
la seconda nella storia della Chiesa, e la prima celebrata
in questo Santuario.
Perché celebrare proprio a Castellana Grotte?
Dal Natale 1990, è nato il Centro “G.
Duns Scoto” con la specifica finalità
di solennizzare la festa del Beato e diffondere il
suo pensiero con un Convegno annuale e con varie manifestazioni.
La celebrazione della sua prima festa liturgica, 8
novembre 1993, è stata celebrata dal Centro
in Terra Santa e precisamente a Betlemme e a Gerusalemme,
durante il mio anno sabbatico. Due luoghi geografici,
due tappe storiche del mistero della salvezza, due
momenti culminanti della dottrina rivelata, due espressioni
fondamentali della teologia cristiana... dell’unico
grande mistero dell’Incarnazione del Verbo,
di cui il Beato Giovanni Duns Scoto ne è l’assertore
più qualificato, il poeta più eccellente,
il cantore più sublime, il sostenitore più
appassionato...
Perché fare festa?
Per ringraziare pubblicamente l’”Onnipotente
e bon Signore” per aver donato alla Chiesa e
al mondo Giovanni Duns Scoto:
1) interprete mirabile del mistero dell’amore
di Dio in chiave Cristocentrica;
2) assertore della Vergine Immacolata, (come è
stato immortalato dall’arte del Principino,
nella formella centrale del pulpito della chiesa di
san Francesco in Castellana Grotte e qui esposta alla
venerazione);
3) sistematore scientifico dell’avventura di
Francesco d’Assisi.
Nel delineare le linee generali della
spiritualità scotiana, tema della presente
riflessione, non posso non riferirmi alle intuizioni
di Francesco d’Assisi, la cui esperienza, singolare
e irripetibile, non è comunicabile. È
un patrimonio proprio di Francesco. E come tale diventa
un “tipo” e un “modello”,
non da copiare o da imitare, che sarebbe un controsenso,
ma ispirarsi per saper creare la propria personale
sintesi esistenziale. L’esperienza, come l’amore,
non è insegnabile.
Alla base dell’esperienza di Francesco, più
che visione filosofica del mondo, dell’uomo
e di Dio, ci sono semplici intuizioni amorose verso
Cristo, la Chiesa, la Vergine Maria, i Sacerdoti,
l’Eucaristia..., che nella sistemazione scotiana
diventano teologia, spiritualità, filosofia,
visione esistenziale, concezione di vita, cioè
qualcosa che si può insegnare, così
da rendere imperituro l’ideale francescano...
L’aver colto le ragioni profonde dell’esperienza
spiritual-mistica di Francesco, costituisce la più
grande operazioni culturale operata da Duns Scoto,
perché ha assicurato criticamente alla storia
l’ideale francescano. Così, tutti quelli
che seguono l’ideale francescano, a qualsiasi
titolo, sono debitori alla sua sistemazione scientifica
.
Cercherò di presentare i “fondamenti”
della spiritualità del Beato Giovanni Duns
Scoto in sei piccoli riquadri.
1-
Primo quadro: Concezione di Dio
Punto cardine della spiritualità
del Beato è il mistero di Dio, come Essere
-Ego sum qui sum - e come Carità -Deus charitas
est.
Con arditezza speculativa e con ardore di mistico,
egli intuisce il passaggio logico-ontologico del modo
di pensare e di agire di Dio, così:
«In primo luogo, Dio ama se stesso.
In secondo luogo, Dio ama se steso negli altri condiligentes.
In terzo luogo, Dio vuole essere amato da colui che
può amarlo in grado sommo -e parlo di un amore
estrinseco.
In quarto luogo, Dio prevede l’unione [ipostatica]
della natura [umana] che deve amarlo sommamente»
.
Per questo Dio vuole dei condiligentes,
“coamanti”, che lo amino adeguatamente
e infinitamente.
Benché Dio comprenda e voglia tutte le cose
ad extra nell’unico atto semplicissimo del suo
perenne presente d’amore, tuttavia, nota Duns
Scoto, quest’atto semplicissimo si dirige verso
ciascun essere in modo diverso, a seconda del grado
di essere che riceve o per il quale è ordinato
al suo fine.
2- Secondo quadro:
concezione di Cristo
Su tale concetto di Dio, Duns Scoto
elabora la sua teoria intorno al mistero del Verbo
Incarnato, chiamato Summum Opus Dei, che P. Diomede
Scaramuzzi, primo divulgatore scotista italiano e
mio ideale maestro, ha tradotto nel 1932 con il Capolavoro
di Dio.
In quanto il Capolavoro di Dio, Cristo non può
in nessun modo essere occasionato o subordinato nel
piano della salvezza; anzi, corona tutto l’ordine
creato ed è indipendente da tutto e tutto dipende
da lui, come insegna Paolo.
Pur affermando il primato dell’Incarnazione,
Duns Scoto ha un grandissimo concetto della Redenzione.
La redenzione, più che un’azione dovuta
dall’uomo, è l’azione più
grande e più libera dell’amore misericordioso
di Cristo, che per questo merita il massimo riconoscimento
e ringraziamento da parte dell’uomo.
Con la chiave ermeneutica del cristocentrismo, Duns
Scoto rivisita la stessa “creazione”.
Se dal punto di vista storico, Cristo si è
formato un corpo a “immagine dell’uomo”,
è altrettanto vero che nell’ordine ontologico
l’uomo è stato creato a “immagine
di Cristo venturo”. Tutto è stato creato
da Cristo e per Cristo, e tutto dipende da Cristo,
ed egli non dipende da nessuno. Questo significa che
Dio ama semplicemente Cristo e in Cristo tutti gli
altri, secondo l’evangelico “senza di
me non potete far nulla”.
3- Terzo quadro:
la Vergine Maria
Nella predestinazione di Cristo, Duns
Scoto non menziona mai esplicitamente la predestinazione
della Vergine. Sono stati i suoi diretti discepoli
ad applicare anche a Maria i principi scotiani, e
così assegnare alla Vergine il “secondo
posto dopo Cristo”, e considerarla come il Capolavoro
di Cristo.
Se Dio vuole in modo “più ragionevole
possibile”, conclude Duns Scoto dopo un lungo
ragionamento, ciò significa che Dio vuole con
l’unico e medesimo decreto sia Cristo sia la
Madre. E con ragionamento identico, Maria in quanto
eletta e predestinata alla gloria e alla grazia, non
può essere “occasionata dal peccato”.
In quanto Madre di Cristo, Maria ha avuto o no bisogno
della Redenzione?
Nella storica disputa del primo semestre del 1307
alla Sorbona di Parigi, Duns Scoto primo nella storia
insegna esplicitamente che anche la Vergine Maria
ha avuto bisogno, più di tutte le creature,
dell’azione perfetta del Redentore, mediante
la redenzione preservativa.
Aveva Duns Scoto, tra le norme ermeneutiche, il principio:
“se non contraddice all’autorità
della Chiesa e all’autorità della Scrittura,
si può attribuire a Cristo e a Maria tutto
ciò che è più eccellente e più
degno”.
4- Quarto quadro:
la Chiesa
Della Chiesa Duns Scoto ha un grandissimo
amore, un profondo rispetto e una sincera venerazione.
Ecco alcune norme-guide della sua ermeneutica:
«Non voglio aderire ad alcuna verità
se non è insegnata dalla Chiesa»;
«Non crederei al Vangelo, se non mi muovesse
l’autorità della Chiesa»;
«Niente è da ritenersi verità
di fede, se non ciò che è contenuto
espressamente nella Scrittura, o che è stato
espressamente dichiarato dalla Chiesa, o consegue
con evidenza da ciò che è chiaramente
contenuto nella Scrittura o che è stato chiaramente
determinato dalla Chiesa»;
«Se qualche studioso propone qualche verità
nel campo della fede, non si è tenuti a prestargli
senz’altro l’assenso... ma prima bisogna
consultare la Chiesa e così evitare l’errore».
Per Duns Scoto, quindi, l’autorità della
Chiesa costituisce l’unica norma prossima e
sicura di fede, sia per il teologo sia per il pastore.
Nella gerarchia della Chiesa, particolare sottolineatura
riceve l'autorità del Romano Pontefice per
la Chiesa universale, e l’autorità del
Vescovo per la rispettiva chiesa particolare. È
l'unico autore della Scolastica che considera il Vescovo
capo e guida della chiesa locale, e afferma la sacramentalità
dell’episcopato.
5- Quinto quadro:
il Sacerdozio
Strettamente legato al tema della Chiesa
è quello del Sacerdozio.
Il sacerdote deve la sua fisionomia spirituale all’ordine
sacro e la sua grandezza all’ufficio che compie:
“consacrare il corpo vero di Cristo” e
“costruire il corpo mistico di Cristo”.
Il Maestro francescano richiede dal sacerdote: «purezza
di mente e di corpo, perspicacia di intelletto e fervore
di cuore».
Per il Beato, il sacerdote è il vicario di
Cristo e lo rappresenta nella Chiesa.
6- Sesto quadro:
l’Eucaristia
L'Eucaristia nella concezione teologica
di Duns Scoto occupa un posto privilegiato. È
considerata come il cardine dell'intera economia divina,
verso il quale gravitano tutti gli altri sacramenti
e da cui trae alimento tutta la vita spirituale della
Chiesa.
Scrive il Beato: «Cristo è rimasto nell'Eucaristia,
perché ognuno possa esercitare il culto e la
devozione verso la persona del Cristo. Ogni devozione
nella Chiesa è ordinata all’Eucaristia»;
«Se Cristo non fosse presente nell'Eucaristia,
scarso sarebbe l'interesse per gli altri sacramenti,
e scomparirebbe dalla Chiesa ogni devozione e cesserebbe
il culto di adorazione a Dio» .
Senza Eucaristia, tutto resterebbe spiritualmente
pietrificato sia nella Chiesa sia nella vita degli
uomini. L'Eucaristia è la vita e il nutrimento
spirituale dei singoli e della comunità; non
è solo memoriale della passione di Cristo,
ma anche principio dell'unità della Chiesa:
“Sacramentum unitatis ecclesiae”. In quanto
sacrificio e in quanto sacramento, l'Eucaristia unisce
il corpo mistico nel culto alla SS. Trinità
e realizza l'unione dinamica spirituale della Chiesa.
L'Eucaristia è considerata da Duns Scoto come
la continuazione storica dell'Incarnazione.
Conclusione
Non è difficile scorgere, nelle
poche pennellate sui fondamenti generali della spiritualità
del Beato Giovanni Duns Scoto, tutto l'ardore e l'amore
di Francesco d'Assisi, che hanno trovato nella speculazione
scotista la loro giustificazione teologica più
profonda. Il Beato Giovanni Duns Scoto è considerato
dalla storia come il sistematore scientifico delle
intuizioni di Francesco d'Assisi.
A lode di Cristo. Amen.
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