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SANTITÀ GIOVANE E GIOVANILE
DEL BEATO GIOVANNI DUNS SCOTO
(8 . 11. 06 - S. Nicandro G.co - ore 18,00)

Saluto

Saluto con stima e rispetto tutte le Autorità della Città, il presidente della Concelebrazione, i Fratelli nel Sacerdozio, gli Amici e Simpatizzanti del Beato e quelli nascendi di S. Giovanni Rotondo, la Fraternità OFS locale, tutti i Movimenti presenti e tutto il Popolo di S. Nicandro Garganico, e ringrazio cordialmente tutti per aver accettato l’invito dello Spirito a lodare insieme l’Onnipotente Bon Signore per l’insigne dono del Beato Giovanni Duns Scoto, sacerdote francescano, campione del Primato di Cristo, dell’Immacolata Concezione della Vergine Madre, del Primato del Papa e del Laicato moderno.
Mi sento ugualmente profondamente onorato e commosso a presentare questa Liturgia in onore del Beato, specialmente dopo la meravigliosa esperienza dell’incontro avuto ieri mattina con il Dirigente Scolastico, i Professori e soprattutto gli alunni nel Liceo “De Rogatis”, che hanno manifestato vivo interesse e squisita sensibilità culturale non solo agli aspetti filosofici e teologici ma all’intera compagine dottrinale del suo complesso e non facile pensiero del Dottor Sottile.
Passare dalla scuola alla chiesa è la perfetta traduzione del motto dello stesso Beato che gli Amici di Duns Scoto si fregiano di aver scelto come metodo della loro Associazione e che oggi spiritualmente festeggiano il loro primo anniversario di vita, segnato da tanti eventi e da tanti impegni, nella speranza che il loro spirito possa trovare continuità e sviluppo non solo in sintonia con gli spunti emersi dal recente Convegno di Verona, che ne ribadisce le caratteristiche strutturali già messe in luce dal Beato, nell’Opuscolo il Laico Cristiano - e cioè aver cura di sé nella vocazione formativa, nella vocazione ecclesiale e nella vocazione specifica secolare di competenza - ma anche e specialmente nei molteplici riferimenti diretti e indiretti che, in tante occasioni, il Papa ha manifestato in onore del Beato Giovanni Duns Scoto.
Tre aspetti o dimensioni interdipendenti e interagenti tra loro, ma nell’attualizzazione distinguibili didatticamente per programmare secondo le priorità, scegliendo di volta in volta, in base al gruppo o alle persone, quale dimensione approfondire nel cammino che prevede come ogni cammino sempre tre fasi: inizio, sviluppo e perfezione.
Auguro a tutti i presenti una felice e feconda liturgia di lode e di adorazione al Signore, che si fa godere nella presente Eucaristia per ringraziarlo del dono della santità concessa al nostro Beato, che, come dirò nell’omelia, è una santità “giovane” e “giovanile” insieme.
Grazie.

BEATO GIOVANNI DUNS SCOTO
Santità giovane e giovanile
(8 novembre 2006 - S.Nicandro Garganico - 18,00)

 

Dalla Parola di Dio ora ascoltata in questo tempio dedicato alla “Madonna delle Grazie” piace spulciare qualche riferimento che riguarda la santità di Dio, come fondamento dalla santità della chiesa e di ciascun membro del popolo di Dio.

Premetto, dal momento celebriamo la memoria liturgica del Beato Giovanni Duns Scoto, Sacerdote francescano, - come secondo anno di preparazione al suo VII centenario della morte il 2008 - qualche cenno della sua biografia.
Di origine scozzese, naque verso la fine del 1265 nella cittadina di Duns, omonomia tra cognome e luogo di nascita. La sua famiglia era molto legata ai figli di Francesco d'Assisi, che da poco erano arrivati anche in Scozia, e un zio paterno abbracciò l’ideale francescano divenendo anche una massima autorità religiosa locale.
Attirato certamente dall’esempio dello zio, P. Elia Duns, a 15 anni Giovanni vestì l'abito francescano. Durante il noviziato modellò il suo carattere ai valori essenziali della vita spirituale e francescana. Venne ordinato presbitero il 17 marzo 1291. Conseguì i gradi accedemici presso l'Università di Parigi e insegnò in varie sedi universitarie, come la stessa Parigi, Oxford, Cambridge e Colonia.
Fedele all'insegnamento della Regola, il 25 giugno 1303 rifiutò di sottoscrivere il libello di Filippo IV il Bello, contro il papa Bonifacio VIII, e prese la via dell'esilio.
Con consolidata autorità dottrinale e con rinnovata metodologia, basata principalmente sul testo Rivelato, sulla Tradizione e sul Magistero, affermò con acutezza e vigore il primato dell'Incarnazione, il privilegio dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria e l'autorità del Romano Pontefice, e la caratteristica fondamentale del Laicato moderno.
Per motivi di sicurezza personale, nell'estate del 1307 venne trasferito a Colonia, dove, stressato dal viaggio e dal lavoro apostolico, ritornò alla casa del Padre l'8 novembre 1308, all'età di 43 anni.
La grande fama di santità di cui fu circondato in vita e dopo morte, gli meritò ben presto un culto pubblico che, per vicissitudini storiche, solo il 6 luglio 1991 papa Giovanni Paolo II ha confermato, concedendogli i solenni onori liturgici nella Basilica di S. Pietro il 20 marzo 1993. Estremamente commosso anch’io ero presente alla cerimonia e per ringraziamento dedicai un anno sabbatico alla Terra Santa, come docente di Filosofia nello Studio di Betlemme e di Gerusalemme, dove tenni anche al Biblicum la “prolusione” dell’anno accademico 1993-94.
La sua dottrina aleggia in tutti i documenti dottrinali del concilio Vaticano II e il suo nome viene molte volte citato dagli ultimo Papi, specialmente da Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
La caratteristica principale del Beato è quella aver introdotto nell’ambito delle lezioni universitarie il testo positivo della Bibbia, letto e interpretato in chiave cristocentrica. Da questa liturgia, scelgo alcuni passi particolari per la sua presentazione:
- “Dio è amore”, dalla prima lettura;
- “abbiamo contemplato o Dio le meraviglie del tuo amore”, dal ritornello;
- e “rimanete in me ed io in voi, dice il Signore...” dall’Alleluia.

1. Dio è amore

La definizione di Giovanni nella sua prima lettera esprime veramente la perfetta natura e personalità di Dio, che lo controdistingue da tutte le altre descrizioni o definizioni che l’uomo sia stato capace di trovare per indicare la realtà di Dio.
L’Amore, per Giovanni, è sinonimo di Libertà; e la Libertà rimanda alla Volontà. Quindi Amore Libertà e Volontà sono tre termini interscambiabili che la Rivelazione utilizza e applica solo a Dio.
Concetti che sono passati gradualmente nell’ideale francescano la cui perfezione dottrinale o scientifica l’ha avuta con la sintesi dottrinale del Cristocentrismo assoluto o ontologico scoperta dal Beato Giovanni Duns Scoto, che pone a fondamento e all’apice del suo pensiero proprio la definizione di Dio Amore, cui accosta anche quella dell’Esodo “Io sono colui che sono e che agisco”. E’ dall’unità del mistero di Dio - che è agisce e ama - perfettamente rivelato da e in Cristo, unica e perfetta immagine di Dio, che il Beato trae l’ispirazione alla sua metodologia del motto “Ora et Cogita, Cogita et Ora”, che contribuisce a mantenere unito l’essere, l’agire e l’amore dell’uomo che vuol vivere nella prospettiva cristocentrica assoluta.
La centralità della definizione di Dio Carità è balzata alla ribalta anche per la prima enciclica di Denedetto XVI insieme a tanti altri riferimenti dei discorsi, il cui contenuto dottrinale è ampiamente ispirato alle idee del Beato.
Queste idee fondamentali costituiscono anche il cuore dell’Associazione Amici del Beato che è impegnato personalmente a vivere, a testimoniare e a diffondere. La diffusione sembra avviata anche fuori territorio, come testimonia la presenza di un gruppetto di Amici di S. Giovanni Rotondo, e la costituzione di un’altra Associazione fondata tra molti membri dell’OFS di Castellana Grotte e di alcuni simpatizzanti esterni.

2. “Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore”

Nella prospettiva cristocentrica l’unica ed esclusiva opera compiuta dal Padre è il mistero dell’Incarnazione, cioè il dono libero e spontaneo del Cristo e di Maria, predestinati da sempre alla grazia e alla gloria. E’ questo frutto d’amore infinito e liberissimo che noi “contempliamo” come la meraviglia delle meraviglie di Dio, che il Beato traduce con il Summum Opus Dei, ossia il Capolavoro di Dio.
Da questa coppia originale e originante -Figlio-Madre/ Cristo-Maria - domenica 19 prossimo terrò, in quello di Castellana, la relazione conclusiva al corso del Consultorio Familiare Diocesano dal tittolo “L’unità matrimoniale in prospettiva cristocentrica”.

3. “Rimanete in me ed io in voi, e porterete molto frutto”

L’immagine della vite e i tralci traduce molto bene un principio caro al Beato, e cioè tra struttura e sovrastruttura c’è continuità, ossia tra la natura di Cristo - la Vite - e la natura dei credenti in lui - i tralci - c’è continuità partecipata di natura.
Che poi non è altro che il concetto del nuovo testamento circa le affermazione dell’unità del credente con il Cristo, ripreso con tante immagini: del “seme” più piccolo, del “lievito” che fermenta la pasta, della “perla” preziosa, del “tesoro” scoperto nel campo...
Tradotto spiritualmente questa identità partecipata di natura cristica produce quella che comunemente viene chiamata santità o perfezione umana, perché riesce a far vivere dentro di sé lo stesso Cristo.
Ecco allora l’impegno di tutti e dei francescani in particolare di far di Cristo il “cuore” di sé, della famiglia, delle Associazioni e del mondo. Solo la conoscenza autentica e totale del Cristo, così come viene rivelato dal testo sacro e proposto dal Magistero, costituisce la fonte della “speranza” dell’uomo orientato e proteso verso la trascendenza del Regno di Dio, che bisogna scegliere con libertà e responsabilità. E questo è la radice dottrinale cristica a fondamento del Laicato cristiano, che il Beato fin dal 1300 ha scoperto e consegnato alla Chiesa e all’Umanità.

Conclusione

Non solo per età, 43 anni, o Conferma del culto 1993, ma specialmente per la freschezza del suo pensiero imperniato totalmente ed esclusivamnte sul Cristo totale che la personalità e la santità del Beato Giovanni Duns Scoto è giovane e giovanile insieme, perché costituisce un sicuro modello di santità e di perfezione per tutti: clero, religiosi e laici.
Grazie.



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