Ecc.za Rev.ma, mons Domenico Padovano,
Prima di tutto Le porgo il saluto più cordiale e sincero dell’intera Assemblea riunita, questa sera, con tutte le distinte Autorità e tutto il caro popolo di Castellana Grotte e l'augurio francescano di pax et bonum, per fare memoria del Signore Gesù nella festa del Beato Giovanni Duns Scoto, Sacerdote francescano (1265-1308). E mi pregio contemporaneamente di porgerGli il fraterno abbraccio del Vescovo di San Severo, mons Michele Seccia, che giorno 8 scorso, ha presieduto nella Parrocchia di “S. Maria delle Grazie” in San Nicandro Garganico, la Liturgia all’Onnipotente e Ottimo Signore per il sommo dono di Cristo Gesù, Suo vero e unico Capolavoro, come lo chiama il Beato.
La Sua presenza, Ecc. Rev.ma, dà un altissimo significato augurale a questa celebrazione che vede raccolta in questo Santuario mariana una folla innumerevole per onorare il Beato, insigne Maestro francescano e strenuo difensore del Primato assoluto di Cristo e dell'Immacolata Concezione di Maria, per celebrare l’apertura ufficiale del 1° anno di preparazione al prossimo VII centenario della morte del Beato (2008).
E di cuore La ringrazio a nome della Comunità Francescana del Santuario, insieme a tutti i Movimenti Laicali viventi alla sua ombra; e anche a nome della neo-nata Associazione “Amici del Beato Duns Scoto” di San Nicandro Garganico, e della schola cantorum di Cantemus Domino di San Marco in Lamis, che saluto cordialmente.
Da ultimo, mi permetta di ringraziarLa personalmente, perché, dopo 3 lustri ci siamo rivesti attorno a questo altare di Cristo a motivo del Beato. Ecc.za Rev.ma, dopo questo doveroso saluto e ringraziamento, mi corre l’obbligo di anticiparLe almeno un tratto peculiare della santità del Beato.
E’ una santità giovane e di giovanile freschezza e profumo: per età, 43 anni; per conferma di culto, 1993; e soprattutto perché giovane e attuale è la sua dottrina; giovane e perennemente attuale è il suo amore a Cristo, Verbo Incarnato, e alla Chiesa che ne continua la presenza storica; giovane e secondo di vita è il suo amore all'Immacolata sua Madre; giovane è l'invito alla santità che,con la coerente ed eroica testimonianza della sua vita, egli continua a rivolgere a ciascuno di noi ma particolarmente agli “Amici”. Apriamo il cuore al la voce che ci giunge da questo Cantore di Maria e siamo tutti annunziatori e testimoni veraci di questa nuova primavera di santità!
E’a questo Cristo - ieri oggi sempre - o come lo chiama il Beato: sommo Mediatore, sommo Redentore e sommo Glorificatore, sintetizzabile nel motto del Centro “Ora et Cogita, Cogito et Ora”, ossia del “credere per conoscere” e del ”conoscere per amare più intesamente”.
Grazie.
TESTIMONIANZE DI GIOVANNI PAOLO II
SU GIOVANNI DUNS SCOTO
Giovanni Lauriola ofm
Beatificato da Giovanni Paolo II, il 20 marzo 1993, a termine di una causa iniziata nel 1706 e ripresa, dopo diverse peripezie, con maggior vigore nel 1905, Duns Scoto non è certamente un personaggio molto noto né tanto meno amato. Eppure egli è uno dei più grandi pensatori non solo medievali ma anche della cultura cattolica, e la sua elevazione alla gloria degli altari lo indica anche quale alto modello di vita cristiana e religiosa: ha dunque tutte le carte in regola per appartenere alla schiera, tanto gloriosa dei grandi maestri del cristianesimo.
I- Chiave ermeneutica di Duns Scoto
Prima delle testimonianze di Giovanni Palo II, piace premettere la chiave ermeneutica di Duns Scoto, che gli permette di operare la cosiddetta “rivoluzione copernicana in teologia”, così da considerarlo l’Autore cristiano del terzo millennio.
Eccola nella sintesi schematica:
- Dio Uno e Trino
- Incarnazione del Verbo (che abbraccia la Predestinazione assoluta di Cristo e di Maria, il Primato universale di Cristo e la sua unicità di Mediatore)
- Creazione del mondo e dell’uomo
- Peccato dell’uomo
- Cristo come unico Redentore
- Chiesa e Sacramenti (come continuità storica dell’Incarnazione e della Redenzione)
- Escatologia (Cristo come unico Glorificatore).
E’ lo schema cristocentrico della lettura riflessa del testo rivelato e afferma il primato assoluto dell’Incarnazione sganciata dalla Redenzione, considerata come “massimo dono” di Cristo.
II -Testimonianze di Giovanni Paolo II
Nell’arco del pontificato di Giovanni Paolo II, emergono dei riferimenti specifici in onore di Duns Scoto, sia come persona sia come dottrina. Qui si ripropongono i principali interventi, per dare un’idea del sottile filo di simpatia esistente tra Giovanni Paolo II e il “rappresentante più qualificato della Scuola francescana”
Difatti, dopo 15 anni dall’Alma parens di Paolo VI, anche Giovanni Paolo II dal 1980 in poi fino a poco tempo della sua dipartita ha parlato direttamente di Duns Scoto almeno una decina di volte. E questo è un segno altamente positivo nei riguardi sia della persona sia della dottrina del Dottor Sottile, che comincia a essere presente nell’autorità ecclesiale. Ma quanta strada è ancora da percorrere! Si pensi all’affermazione “quasi ispirata” che pronuncerà all’VIII congresso tomistico, citato sotto!
1. Duns Scoto “illustre Dottore”
Così, dal ricco e abbondante patrimonio di scritti del papa Giovanni Paolo II, ci sono alcuni che si riferiscono direttamente a Duns Scoto. Tra le principali testimonianze in ordine cronologico, piace ricordare quella del 13 settembre 1980, quando, parlando ai partecipanti dell’VIII Congresso Tomistico Internazionale, scrive: «Prima e dopo di lui [Tommaso] molti altri illustri dottori lavorarono allo stesso scopo: tra i quali sono da ricordare San Bonaventura e Sant’Alberto Magno, Alessandro di Hales, Duns Scoto».
2. Duns Scoto “torre della fede”e “teologo importante”
Più diretta e specifica è la testimonianza del 15 novembre 1980, quando nella visita a Colonia, oltre a pregare sulla tomba di Duns Scoto, scrive: «Il Duomo [di Colonia], da cui vengo proprio in questo momento, ha due torri imponenti, che s’innalzano fino al cielo come testimoni della fede. La chiesa dei Frati minori, che è antica quanto il duomo, racchiude due torri spirituali della fede: l’importante teologo Duns Scoto e il grande apostolo della dottrina sociale della chiesa Adolph Kolping. Duns Scoto ci ha reso accessibile il mistero della Immacolata Concezione di Maria e ci ha descritto la sua importanza nel piano di salvezza divino. Questa chiesa fu la prima a nord delle Alpi a essere dedicata all’Immacolata».
Duns Scoto è considerato come un baluardo della fede - “torre della fede” e un “teologo importante” che ha aperto la via al mistero della Immacolata Concezione di Maria, descrivendone la sua predestinazione nel piano di salvezza divino.
3. Duns Scoto “maestro di più alto prestigio”
E il 16 gennaio 1982, parlando al Pontificio Ateneo Antonianum, tra l’altro ricorda la Commissione Scotisca che cura l’edizione critica delle opere di Duns Scoto, e poi citando Paolo VI, indirettamente si riferisce anche al Dottor Sottile, quando parla dei «Maestri di più alto prestigio dell’Ordine Francescano, che insieme ad altri, diedero la loro parte nella costruzione del tempio della sapienza cristiana (cf Paolo VI, Alma Parens), aiutando così gli uomini ad adorare il Padre in spirito e verità (cf Gv 4,23)».
4. Duns Scoto di “fama internazionale”
E nella visita a Glasgow (Scozia) , il 1 giugno 1982, ricorda i principali studiosi scozzesi anche Duns Scoto. Ecco le sue parole: «La Chiesa fu profondamente coinvolta nella lotta per l’indipendenza nazionale, con i suoi Vescovi - uomini come Robert Wishart di Glasgow - in prima fila con i vostri patrioti. In tutto l’alto Medio Evo la vostra santa Fede ha continuato a fiorire qui, con la costruzione di magnifiche Cattedrali e Chiese, con la fondazione di numerose case monastiche in tutto il territorio. I nomi dei Vescovi Wardlaw, Turnbull ed Elphinstone restano legati inseparabilmente alla fondazione delle vostre Università, delle quali questa piccola nazione è sempre stata così giustificabilmente fiera, nel mentre studiosi scozzesi come Duns Scoto, Riccardo di san Vittore e John Major acquisivano fama internazionale e onoravano la loro patria.
5. Duns Scoto “Maestro di coerenza tra fede e ragione”
E’ del 6 luglio 1991, la firma al decreto di canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Duns Scoto da parte della Congregazione per la causa dei Santi, dove il Dottore francescno è presentato come un fedele adoratore di Dio in un momento in cui lo spirito di preghiera contemplativa sembra in crisi per l’eccessiva forma di secolarizzazione del mondo; come un campione della fede in un tempo in cui a tutto si crede, ma difficilmente a Dio; come un esempio di studioso e di ricercatore della verità, di modello di fedeltà al Magistero e alla Chiesa in un momento in cui facile non appare il rapporto tra Magistero e Teologi... Ecco qualche brano:
«Duns Scoto... pose come fondamento della sua speculazione e dei suoi sentimenti e interessi il Signore Dio e la Chiesa. Egli usando opportunamente le doti ricevute dal cielo, tenne fissi gli occhi della mente e del cuore nella luce delle verità eterne, e con la gioia di chi ha trovato un grande tesoro, più profondamente si addentrò nella conoscenza, nella contemplazione e nell’amore di Dio. Con autentica umiltà di sapiente non confidava nelle sue forze, ma nell’aiuto della grazia, che pieno di fiducia invocava con fervide preghiere. La teologia alimentava in lui la vita spirituale e a sua volta la vita spirituale rinvigoriva la teologia. La Rivelazione e il Magistero della Chiesa furono le sue regole principali non solo della sua meditazione, ma anche della sua vita che aveva deciso di conformare alla vita di Cristo.
Guidato dalla fede, temprato dalla carità, illuminato dalla speranza, Giovanni Duns Scoto visse in intima unione con Dio, che amava con sommo ardore, e onorò con particolare devozione il mistero dell’Incarnazione del Verbo, della Passione di Cristo, dell’Eucaristia... e, da vero teologo di Maria, fu grande e autorevole assertore dell’Immacolata Concezione... Convinto che la somma autorità nella Chiesa apparteneva al Pontefice di Roma, non esitò ad abbandonare la splendida carriera nell’Università per testimoniare la sua fedeltà al Vicario di Cristo...».
6. Duns Scoto “teologo insigne e serio”
Significativa è anche la breve presentazione spirituale che Giovanni Paolo II fa il 23 maggio 1992, in visita a Nola (NA). All’omelia ricorda «Giovanni Duns Scoto come l’insigne teologo e grande assertore dell’Immacolata Concezione...»; e nel pomeriggio, parlando ai Religiosi, il pensiero del Papa «va spontaneamente al grande Giovanni Duns Scoto, teologo serio, [in cui si possono] trovare quelle risposte e quegli orientamenti pastorali e spirituali che gli uomini del nostro tempo attendono», nel cui confronto cioè è possibile realizzare l’aggiornamento teologico e l’impegno della nuova evangelizzazione. Egli è principalmente un esempio di vita, una testimonianza religiosa, un modello sacerdotale.
7. Duns Scoto “Maestro di pensiero e di vita”
La testimonianza più vibrante sembra quella del 20 marzo 1993, quando Giovanni Paolo II nella Conferma del Culto liturgico al Beato Giovanni Duns Scoto, tra l’altro scrive:
«Nella nostra epoca, pur ricca di immense risorse umane tecniche e scientifiche, ma nella quale molti hanno smarrito il senso della fede e conducono una vita lontana da Cristo e dal suo Vangelo, il Beato Duns Scoto si presenta non solo con l’acutezza del suo ingegno e la straordinaria capacità di penetrare nel mistero di Dio, ma anche con la forza persuasiva della sua santità di vita che lo rende, per la Chiesa e per l’umanità intera, Maestro di pensiero e di vita. La sua dottrina... edifica vigorosamente la Chiesa, sostenendola nella sua urgente missione di nuova evangelizzazione dei popoli della terra. In particolare, per i Teologi, i Sacerdoti, i Pastori d’anime, i Religiosi, e in modo speciale per i Francescani, il Beato Duns Scoto costituisce un esempio di fedeltà alla verità rivelata, di feconda azione sacerdotale, di serio dialogo nella ricerca dell’unità [e della verità]» .
8. Duns Scoto “Cantore dell’Immacolata”
Nel discorso ai partecipanti delle Pontificie Accademie del 7 novembre 1998, Giovanni Paolo II scive: «Quanto all'Occidente, la teologia, la spiritualità e l'arte, per onorare la Madre di Dio e per metterne in rilievo la maternità spirituale universale, attingono ai misteri della Santissima Trinità e del Verbo incarnato. La sua unione a Cristo è l'archetipo dell'unione della Chiesa e dei singoli cristiani al Redentore. Riflettendo su di essa, i discepoli del Signore hanno compreso ben presto che Maria Santissima è la prima fra i redenti, immagine perfetta della redenzione. Il Beato Giovanni Duns Scoto, cantore dell'Immacolata Concezione, scrisse a questo proposito: “Se dunque Cristo ci ha riconciliato perfettissimamente con Dio, ha meritato che venisse rimesso a qualcuno questo gravissimo castigo. Questo non poté essere che a favore della Madre sua” (Opus Oxoniense, m, d. 3. q. 1). Mi rallegro che la Pontificia Accademia Mariana Internazionale ed il Pontificio Ateneo Antonianum abbiano istituito una cattedra di studi mariologici intitolati a questo grande teologo» [Duns Scoto].
E’ una felice coincidenza che il Papa utilizza il termine “cantore” dell’Immacolata Concezione, utilizzato dallo scrivente già nel 1991 con la piccola publicazione Il cantore dell’Immacolata.
9. Duns Scoto “Autore del terzo millennio”
Al messaggio ai partecipanti al 1° convegno mondiale delle università e centri di ricerca francescani del 19 settembre 2001, Giovanni Paolo II prima ricorda: «Ben volentieri ribadisco quanto dissi in occasione del Capitolo Generale del vostro Ordine nel 1991, richiamando in modo speciale la vostra attenzione sulla formazione intellettuale, nella quale occorre vedere un'esigenza fondamentale dell'evangelizzazione. L'antico motto “fides quaerens intellectum, intellectus quaerens fidem” è sempre attuale. Una fede autentica cerca l'intelligenza dei misteri, come pure un sano esercizio dell'intelligenza approfitta largamente dei lumi della fede. In effetti, solo una fede intelligente, consapevole di se stessa e delle sue ragioni, può fondare adeguatamente la scelta di vivere secondo il Vangelo. Soltanto uno studio illuminato dalla fede, desideroso di conoscere sempre più a fondo Dio, può portare all'incontro con Cristo, dare solidità alla vocazione e preparare alla missione. Lo studio, secondo quanto è detto nella Ratio studiorum, è pertanto “fondamentale nella vita e nella formazione, sia permanente che iniziale, di ogni frate minore” (n. 3).
Poi puntualizza: «Già dai primi tempi della vostra storia, la fede che cerca amorosamente l'intelligenza dei misteri divini ha occupato la mente e la vita di eminenti teologi, come San Bonaventura e il Beato Giovanni Duns Scoto, mentre grandi predicatori popolari, come Sant'Antonio da Padova e San Bernardino da Siena, si sono alimentati costantemente alle fonti della teologia, scienza ecclesiale per eccellenza».
E conclude: «Dal grande deposito della teologia e della sapienza francescana possono essere tratte risposte adeguate anche ai drammatici interrogativi dell'umanità, in questo inizio del terzo millennio cristiano... Seguendo l'esempio di San Francesco e la grande tradizione culturale dell'Ordine Francescano, sia vostra cura porre il Vangelo nel cuore della cultura e della storia contemporanea».
10. Duns Scoto “Maestro del primato di Cristo”
E il 16 febbraio 2002 ricorda alla Commissione Scotista: «È ben nota, nella filosofia e teologia cattolica, la figura del beato Giovanni Duns Scoto, che il mio predecessore, il Papa Paolo VI, nella Lettera apostolica Alma Parens del 14 luglio 1966, definiva come “il perfezionatore” di san Bonaventura, “il rappresentante più qualificato” della Scuola francescana. In quella circostanza Paolo VI asseriva che negli scritti di Duns Scoto “latent certe ferventque Sancti Francisci Asisinatis perfectionis pulcherrima forma et seraphici spiritus ardores”, [si celano e fervono lo spirito e l’ideale di San Francesco d’Assisi] ed aggiungeva che dal tesoro teologico delle sue opere si possono ricavare spunti preziosi per “sereni colloqui” tra la Chiesa cattolica e le altre Confessioni cristiane».
E aggiunge con grande entusiasmo e simpatia: «Duns Scoto, con la sua splendida dottrina sul primato di Cristo, sull’Immacolata Concezione, sul valore primario della Rivelazione e del Magistero della Chiesa, sull’autorità del Papa, sulla possibilità della ragione umana di rendere accessibili, almeno in parte, le grandi verità della fede, di dimostrarne la non contraddittorietà, rimane ancor oggi un pilastro della teologia cattolica, un Maestro originale e ricco di spunti e sollecitazioni per una conoscenza sempre più completa delle verità della Fede».Al termine di questi brevi riferimenti in onore del beato Giovanni Duns Scoto, si può notare l’evoluzione intrinseca alle testimonianze di Giovanni Paolo II, che verso la fine tracciano una meravigliosa sintesi del pensiero teologico di Duns Scoto, citando per la prima volta anche il delicato principio del rapporto fede-ragione, così caro a Duns Scoto e che costituisce la nota predominate della sua metodologia e della sua ermeneutica.
Grazie