Anno celebrativo
1 Apertura VII centenario della morte di Giovanni Duns Scoto (1308-2008)
Basilica Reale "Madonna del Pozzo" in Capurso (BA) 9 dicembre 2007
SIGNIFICATO E VALORE DELLA RELIQUIA
DEL BEATO GIOVANNI DUNS SCOTO
DOTTORE DELL'IMMACOLATA
Molto Rev.do fr Pietro Carfagna, Ministro Provinciale,
Confratelli nel Sacerdozio e nel Religione,
Fratelli tutti nel Battesimo,
Con gioia grande siamo riuniti, questa sera, attorno all'altare di Cristo, nel tempio alla Madonna del Pozzo, dedicato, per ringraziare l'Onnipotente Bon Signore della meraviglia operata in Maria - Madre Vergine Immacolata e piena di Grazia dalla Concezione - attraverso la venerazione della reliquia "ex ossibus" del suo Cantore e Poeta, il Beato Giovanni Duns Scoto, Sacerdote francescano, nato verso la fine del 1265 a Duns (in Scozia), morto l'8 novembre 1308 a Colonia (in Germania) e confermato nel Culto immemorabile il 20 marzo 1993 da Giovanni Paolo II.
Ringrazio di cuore Il Ministro Provinciale, con il suo Governo, per aver organizzato e partecipato l'iniziativa di questa "peregrinatio" della Reliquia del Beato come segno di profondo rispetto e grande stima verso uno dei figli più nobili della grande Famiglia Francescana, che si è distinto per l'impegno profuso nell'intreccio armonico tra preghiera e studio, tra studio e preghiera nella continua ricerca della verità alla luce della fede, testimoniando fedeltà massima a Cristo, alla Chiesa e all'Ordine attraverso la missione dell'insegnamento e della predicazione.
La celebrazione di questa sera, oltre ad aprire spiritualmente il VII centenario della morte del Beato, coincide con altri e due importanti avvenimenti: il 150° anniversario dell'auto-presentazione della stessa Immacolata Concezione, il 25 marzo 1858, a Lourdes; e la conclusione del VII centenario della storica disputa sostenuta con amore e determinazione, nei primi del 1307, alla Sorbona di Parigi, dal Beato in difesa del privilegio dell'Immacolata, come primo frutto della Redenzione del suo Figlio.
Ringrazio anche la Fraternità del Santuario "Madonna del Pozzo" che ha voluto per prima godere di questa primizia, come luogo più importante e privilegiato della Provincia, e di far godere, per prima, ai suoi Devoti l'eccezionalità carismatica di tutti questi eventi celebrativi.
Tra i valori intrinseci della Reliquia, piace segnalare l'interpretazione più audace e novativa del cristianesimo fatta dal Beato con la dottrina del Primato assoluto universale cosmico ontologico di Cristo, come Capolavoro e massimo Dono di Dio; il primo e antichissimo effetto della coeterna predestinazione assoluta della Vergine Madre Immacolata, come Capolavoro di Cristo; la prima grande donazione totale dello Spirito di Cristo a una creatura umana, l'infallibilità del Sommo Pontefice con la Chiesa come continuazione di Cristo nella storia; e la lettura scientifica del carisma di Francesco d'Assisi, tanto da essere considerato, il Beato, l'Aquila dei Teologi e il Rappresentante più qualificato della Scuola francescana. Valori dottrinali di grandissimo spessore e di profonda ricaduta spirituale nella vita religiosa e sociale, che, se presi in seria considerazione, tanto da poter traghettare con sicurezza il fiume del terzo millennio.
Tra i valori estrinseci della Reliquia, invece, ricordo: quello spirituale, di inestimabile ricchezza, perché custodisce un pezzo delle ossa del corpo del Beato; quello storico, perché è l'ultima reliquia esistente, dopo la ricognizione del 14 maggio 1954, richiesta dalla Santa Sede, dopo i bombardamenti del 1943, che avevano raso al suolo la chiesa di S. Francesco, che custodiva la preziosa urna, rimasta miracolosamente intatta ma duramente provata dagli urti inevitabili; quello carismatico, perché arricchisce il già ricco patrimonio spirituale della Provincia a tutto vantaggio del Popolo di Dio.
La Reliquia, venerata per la prima volta in modo solenne e ufficiale, il 20 marzo 2007, nel Santuario "Madonna della Vetrana" in Castellana, da quando è stata intronizzata e presentata da S.E. Mons. Domenico Padovano, Vescovo di Conversano-Monopoli, e ora davanti a noi solennemente esposta al lato dell'affresco del Cavallazzi, che ha riproposto artisticamente personalità e motto del Centro Studi "G. Duns Scoto" nell'atto della sua fondazione nel 1991; e, infine, anche il ricordo personale e affettivo d'immensa portata, come stella caduta dal cielo all'improvviso nelle mie mani, il 6 febbraio 2007, tramite il Postulatore Generale dell'Ordine, fr Luca De Rosa.
L'occasione dell'apertura del VII centenario della morte del Beato è per noi tutti anche l'occasione propizia per ricordarci del suo storico e dottrinale contributo dato alla verità dell'Immacolata Concezione di Maria Vergine, celebrata liturgicamente, ieri 8 dicembre, la cui la bellissima Parola di Dio viene tenuta sott'occhio, in tutta la sua ricchezza e sublimità, secondo l'interpretazione dello stesso Beato
Quale il senso attuale della verità dell'Immacolata?
Maria, in quanto discendente di Adamo, per via della naturale generazione, avrebbe dovuto, come tutti i discendenti, nell'atto in cui l'anima si unisce al corpo, contrarre la colpa originale, ma, perché fosse una "degna dimora di Dio", cioè predestinata a essere Madre del Figlio di Dio, fu preservata da ogni macchia di peccato. Se tutti gli uomini vengono liberati dal peccato originale da Cristo Redentore dopo averlo contratto, la Vergine Madre è stata redenta in modo specialissimo prima che lo contrasse, perché preservata, come - dice il Beato - è bene maggiore prevenire che liberare dopo la caduta. La verità dell'Immacolata Concezione è stata solennemente definita l'8 dicembre 1854 da Pio IX.
Perché tanto tempo, prima della definizione dogmatica?
La difficoltà principale sembra l'apparente contraddizione di due affermazioni esplicite di Paolo ai Romani: l'universalità del peccato originale -"tutti gli uomini hanno peccato in Adamo"-, e l'universalità della redenzione -"tutti gli uomini sono stati redenti da Cristo" (Rm 5, 12.15).
La dottrina di Paolo, implicitamente contenente il nucleo della stessa verità dell'Immacolata, durante la polemica pelagiana del IV secolo, viene travisata nel suo contenuto, sicché i testi vengono presentati come contrari al privilegio mariano.
Benché la devozione dell'Immacolata Concezione fosse diffusa dal IV secolo nel popolo e nelle liturgie particolari, tuttavia tale prassi non trovò favorevole il pensiero dei teologi del XIII secolo, che era stato influenzato sia dalle conseguenze della polemica pelagiana, sia dall'autorità negativa di Bernardo di Chiaravalle, di Pietro Lombardo, di Alessandro d'Hales, Bonaventura da Bagnoregio, di Tommaso d'Aquino e di tanti altri teologi, tanto da costituire una dottrina comune nell'insegnamento.
Di fronte a questo negativo blocco teologico, si colloca l'acume speculativo e l'ardore serafico di Giovanni Duns Scoto che risolve felicemente la grave difficoltà, proprio attraverso lo stesso motivo, cioè la redenzione perfetta di Cristo, attraverso la conseguenza del Primato assoluto di Cristo, affermato chiaramente da Paolo specialmente agli Efesini e ai Colossesi.
Per comodità distinguo l'intervento del Dottore francescano in due momenti l'aspetto storico e l'aspetto dottrinale.
Per il primo, piace richiamare alcuni tratti della famosa disputa sostenuta alla Sorbona di Parigi nei primi mesi dell'anno 1307, quando espose e difese in modo autorevole la spiegazione teologica di una verità creduta dal popolo e celebrata liturgicamente in molte chiese particolari.
In che modo?
La dottrina comune dell'epoca, arroccata nell'Università di Parigi e difesa da tutti i Teologi, come dottrina comune, riteneva eretica la teoria "immacolista". Quando il neo-Maestro francescano cominciò a insegnare la teoria della Redenzione nello stesso istante della Concezione, come dono di Cristo Redentore, subito si alzarono accuse e denuncia, tanto che le autorità dovettero intervenire.
Prima di qualsiasi dichiarazione di eresia e relative conseguenze - ad es., espulsione dall'Università, confisca dei beni, esilio o accusa di eresia...- era costume "invitare" il docente a giustificare pubblicamente la sua posizione dottrinale. La cosa fu deferita al Papa, che inviò da Avignone due Legati.
Era un atto solenne della vita universitaria, molto rischioso: ne andava di mezzo la carriera accademica e la stessa vita.
Al giorno e all'ora stabiliti, ha inizio la grande disputa intorno all'Immacolata Concezione della Vergine Maria nell'Aula Magna della Sorbona, assiepata di autorità, docenti, studenti e curiosi. Prima dell'ingresso nell'Aula, il Dottore francescano, passando davanti alla cappella regale, sul cui frontespizio c'era una statua in pietra della Madonna, si fermò a pregare: "Dignare me, laudare te, Virgo Sacrata", "Degnati, o Vergine Benedetta, di poterti lodare degnamente". E la Vergine piegò la testa e così è rimasta fin ad oggi, venerata come "Nostra Signora del Saluto".
Nell'Aula, solenne regnava il silenzio più profondo e la curiosità era alle stelle. Gli occhi di tutti erano puntati verso il pulpito, da dove si stagliava sicura e decisa la figura semplice e raccolta del Francescano che ha osato sfidare, a rischio della sua pelle, l'opinione dominante. La sua parola echeggia dolce pacata suadente penetrante. Gli argomenti si snodano come dolce e melodiosa sinfonia con un incalzante vertiginoso. La nota dominante: la libertà!
Sì, proclama e difende l'assoluta libertà di Dio nelle sue manifestazioni ad extra, cioè nel mistero dell'Incarnazione del Verbo, il Capolavoro di Dio, Cristo Gesù, e la libertà di Cristo nella sua triplice causalità efficiente formale e finale, come il Predestinato, il Vivente, l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine,
Contemporaneamente alla predestinazione di Cristo, Duns Scoto intuisce presente anche la predestinazione di Maria, come due aspetti dell'unico e medesimo atto di amore di Dio. Meravigliosa e sublime intuizione, che apre la soluzione all'annosa questione che teneva legata la speculazione cristiana alla tesi "macolista".
Attraverso lo svolgersi del suo pensiero, come cascata di preziosi gioielli, il Maestro francescano svela qualche lembo della misteriosa vita di Dio. Dio, in quanto formalmente amore, ama essenzialmente se stesso. Fuori di sé ama soltanto il Cristo. E nell'amore del Cristo ama contemporaneamente la Madre sua, e in questa speciale e strana "coppia" originale e originante di Figlio-Madre ama tutti gli altri condiligentes , cioè tutti noi.
In questa visione sublime di libertà e d'amore, il Dottore francescano proclama la perfezione assoluta della redenzione di Cristo proprio nel redimere anticipatamente la Madre sua, con la cosiddetta "redenzione intensiva o preventiva". Geniale intuizione che fa dichiarare apertamente Immacolata, la Vergine Madre.
A Dio, infatti, non bisogna porre limiti. Se la manifestazione dell'amore di Dio non contrasta con la sua Parola e con l'interpretazione della Chiesa, bisogna accettare ogni possibilità del suo manifestarsi in Cristo. Riconoscimento che porta alla possibilità che Maria non sia stata mai soggetta né al peccato originale e né al peccato mortale . E se è in sua potenza, Dio l'ha effettivamente fatto.
Questo modo geniale e sottile di spiegare il mistero dell'Immacolata, Duns Scoto l'ha scoperto nell'intuizione dell'ordine logico dell'amore di Dio, nel primato assoluto universale ontologico di Cristo anche nella Redenzione, oltre che nella Mediazione e nella Glorificazione.
La gloria dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria costituisce veramente la "perla" preziosa del Vangelo, che il Francescano innamorato trova, se ne appropria e diffonde con la potenza del suo amore, fatto di preghiera e speculazione, e ancora di preghiera e meditazione continua senza stancarsi mai.
L'autorevole assemblea non disarma. E sottopone l'ardito Maestro come a un bersaglio incrociato di domande e contradomande per metterlo in difficoltà.
Con la sicura padronanza dottrinale, con la creazione del linguaggio e con la chiarezza espositiva risponde a una per una a tutte le domande, sollevando ogni ombra di dubbio e appianando ogni difficoltà. Alla fine della lunga disputa, uno scroscio fragoroso e prolungato di applausi accoglie l'esposizione trionfante del giovane Magister, suscitando ovunque ammirazione e stupore insieme.
Le conseguenze immediate.
Viene abrogato il decreto del vescovo di Parigi che nel 1163 aveva interdetto la celebrazione liturgica dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria nella sua diocesi, e fissata la sua celebrazione all'8 dicembre; l'Università obbliga la celebrazione annuale dell'Immacolata all'8 dicembre con il discorso ufficiale di un francescano e dichiara festa scolastica tale giorno, obbligando i professori a solennizzare la festa dell'Immacolata; grande fu la gioia e la commozione di papa Clemente V quando apprese l'esito della disputa, e approva il titolo di Doctor Subtilis proposto dall'Università, e con entusiasmo prende atto anche del titolo di Doctor Marianus o Immaculatae tributato dal Popolo
A qualcuno oggi è venuto il prurito di pensare che trattandosi di una "preservazione" non si tratti di vera redenzione.
Il Dottor Subtilis et Marianus con precisione spiega. Si tratta di vera e propria "redenzione preservatrice" e non di semplice preservazione. Maria, in quanto figlia di Adamo, è stata concepita secondo la legge del genere umano, colpito dal peccato originale. Il Figlio suo la santifica nello stesso istante che la crea, applicandole in anticipo i suoi meriti di Redentore. In Maria, cioè non ci sono due stati successivi uno di peccato e uno di santità, ma in lei c'è solo il primo istante dell'esistenza con un duplice rapporto: quello di figlia di Adamo, cui deve la generazione umana; e quello di figlia di Dio, che deve la santificazione privilegiata, per cui viene sottratta alla legge comune e si estingue in lei il debito del peccato. Maria, quindi, proprio perché Immacolata, ha avuto bisogno del Redentore in modo speciale e singolare più di tutti gli uomini messi insieme. Onde, la stessa Vergine testimonia nel Magnificat "il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore".
Occorreranno, però, altri e quattro secoli -lunghi travagliati difficili e ricchi di inspiegabili controversie- prima che la fede del popolo cristiano vedrà proclamare solennemente e infallibilmente la tanta attesa definizione dogmatica, che papa Pio IX pronuncerà l'8 dicembre 1854. E la stessa Vergine, quattro anni dopo, si degnerà di confermare con l'autodefinizione alla piccola Bernardetta a Lourdes: "Io sono l'Immacolata Concezione".
E noi, oggi, lodiamo e benediaciamo il Signore per il meraviglioso dono che ha fatto a Maria, nostra Madre. E ringraziamo il Beato Giovanni Duns Scoto che ha permesso, con la sua visione del primato universale di Cristo e con la sua dottrina del Redentore perfetto, di spianare le difficoltà teologiche di una verità così cara al popolo di Dio e a ciascuno di noi. Cerchiamo di essere sempre orgogliosi di questi doni, di saper conservare gelosamente questo patrimonio dottrinale e di volerci sempre impegnare per testimoniarli nella nostra vita cristiana e religiosa.
L'occasione di questa prima tappa della "pelegrinatio" reliquiae Scoti possa sollevare qualche velo di oblio dalla sua personalità, perché ravvivi, con l'intercessione della Immacolata, nel cuore di tutti i membri e gli organismi che vivono sotto le ali dell'Alma Provincia francescana. Sarebbe un valido esempio non solo di spirito di fraternità attorno a colui che ha saputo dare una veste scientifica al carisma di Francesco d'Assisi, ma anche segno di rinnovato impegno apostolico ed evangelizzante.
La sua importanza coincide con il 150° anniversario dell'auto-proclamazione della Vergine di Lourdes: Io sono l'Immacolata Concezione; con il VII centenario della storica disputa alla Sorbona di Duns Scoto, che ha traghettato per secoli l'ideale francescano attraverso tempeste pericolose, e l'apertura spirituale del VII centenario della sua morte a Colonia. Ieri, Cristo ha donato l'Immacolata all'uomo, e oggi l'Immacolata ridona l'uomo a Cristo.
Grazie
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