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IL BEATO GIOVANNI DUNS SCOTO
"CITTADINO ONORARIO"
DI CASTELLANA GROTTE

Giovanni Lauriola ofm

Premessa

Sono ancora nel "pallone" celestiale del termine-inizio della grande Festa della Reliquia del Beato, che ha avuto una vasta risonanza a livello locale di Diocesi, di Provincia, di Puglia francescana e anche da parte della Santa Sede che ha fatto pervenire un semplice ma significativo pensiero del Sommo Pontefice, che sovrano ha dominato l'assemblea riunita attorno al suo Vescovo, che ha ricordato, alla fine, la recente visita ad limina e le relative impressioni.
Al "dono" della Reliquia e al "dono" del modo come è stata celebrata, mi raggiunge in contemporanea quest'altro "dono" della COMPI per l'edizione nuova e riveduta dell'Antologia del Beato, che segna la triade del mistero "scotiano", lungi ogni riferimento dottrinale, ma solo occasionale dei "doni": Reliquia - Celebrazione - Antologia.
Nel segno ermeneutico dello spirito del Beato questo si chiama "filo della Provvidenza" che soffia dove quando e come vuole, come espressamente mi sono espresso nel "ringraziamento" ufficiale ieri sera. Ecco un passaggio:

"Di questo Sacerdote-francescano piace consegnare in questo momento l'immagine come Cantore e Poeta [di Cristo Maria e Chiesa], prendendo in prestito il modo di rispondere di Cristo stesso a chi gli chiedeva quale fosse il più grande comandamento.
E Cristo: Ascolta...
- il primo è: accettare e difendere anche con la vita l' assoluta Libertà di Dio, nel suo silenzioso eloquente presente mistero Trinitario;
- il secondo è: accettare e difendere anche con la vita l' assoluta Libertà di Cristo, dalla cui infinita bellezza di Uomo discendono come gioielli scintillanti di luce e d'amore: la Madre sua Immacolata, la sua Sposa indefettibile e Maestra sicura e certa di fede e di costumi, con tutti i doni spirituali e di grazia che ne derivano, massimo fra tutti la libertà e la dignità della persona come "immagine di Cristo", (o "immagine di Dio", dal momento che Cristo è vero Uomo e vero Dio), partecipando a tutte le sue caratteristiche specifiche per "cristificar-ci" (o "in-diar-ci").
E poiché siamo alla vigilia della Pasqua: è bello e suggestivo ascoltare qualche nota della "sinfonia pasquale" che il Beato ha composto VII secoli or sono con l'unico strumento a disposizione il "Primato di Cristo", interpretando e ripetendo la prima e unica composizione-esecuzione dell'unico vero Maestro dell'avventurosa orchestra umana: Cristo Gesù.
In questa sinfonia pasquale, Cristo - ci ripete il Beato - insegna il valore e la dignità della vita nell'ottica umana e cristiana: insegnamento in nessun modo lesivo dei valori autentici delle leggi della natura umana, perché i due piani (quello soprannaturale e quello naturale), pur essendo autonomi e indipendenti, in termini di relativa ssolutezza, non si escludono né comportano contraddizioni, ma semplicemente che l'ordine spirituale nobilita al massimo lo stesso ordine naturale della vita umana, una volta scelto con decisione sincera e responsabile, secondo il classico invito dello stesso Maestro al giovane in cerca di qualcosa di stabile e sublimante la vita.
E la risposta di Cristo: "se vuoi..." , chi non accetta responsabilmente l'invito liberante e sublimante, non ha alcun diritto - ripete il Beato - di denigrare offendere calpestare... lo stesso "invito". Perché, come a ogni azione corrisponde una reazione, così a ogni ogni scelta corrisponde una responsabilità, come espressione di esercizio della propria libertà che resta sovrana anche di fronte a un "invito" cristico o divino o umano che sia.
Gli effetti principali della "sinfonia pasquale", prendono nome di "mistero pasquale", che si sviluppa su due composizioni intrecciantesi e ricorrentesi all'indefinito come un gioco d'amore: la glorificazione del Padre e la salvezza dell'uomo. Tutta la realtà del "mistero pasquale" viene sintetizzata dallo stesso Cristo nell'Eucaristia: "Fate questo in memoria di me": la Pasqua del cristiano, la Festa del cristiano, la sorgente della Speranza, l'anticamera del Paradiso".

Questa premessa di gioia umana francescan e pasquale esplode come lettura del "dono triadico" che piace leggerlo come segno forte ed esigitivo del mondo Francescano... di una "rivisitazione" del proprio patrimonio dottrinale, fondato autorevolmente sul Primato assoluto (e non solo funzionale) di Cristo, con tutte le sue conseguenze, come mezzo e strumento di vera e autentica nuova evangelizzazione.
Divido l'intervento in tre momenti: la reliquia, che cosa ha fatto e l'attualità del Beato.

I - LA RELIQUIA DEL BEATO

La sera del 6 febbraio 2007, il Postulatore Generale, fr Luca M. De Rosa, ha voluto donarmi in segno di riconoscimento, per l'attività svolta in onore del Beato Giovanni Duns Scoto l'ultima Reliquia ex ossibus in suo possesso, dopo la ricognizione effettuata il 14 maggio 1954, resasi necessaria causa gli eventi bellici che rasero al suolo la chiesa di Colonia, dove, l'urna che custodiva i resti mortali, rimase intatta esternamente ma agitando alquanto all'interno. Dopo la necessaria ricognizione, furono ricomposti e dai pezzi più consistenti delle ossa, furono create delle "reliquia", l'ultima in ordine di tempo è approdata a Castellana Grotte.
Ora, la costituzione ossea dello scheletro è conservata nell'attuale e solenne mausoleo marmoreo grigio chiaro con l'epigrafe: "Scotia me genuit/ Anglia me docuit/ Gallia me recepit/ Colonia me tenet". (Nato in Scozia, educato in Inghilterra, accolto in Francia e riposo in Colonia). In più occasioni celebrative è stato aggiunto, più volte, forse, in tono sì scherzoso, ma anche un po' profetico "Et Apulia me Resurrexit". (Per "Apulia" leggi: Castellana Grotte!).
Per ringraziare di tale "dono", il 20 marzo c.m., sua Ecc. Mons Domenico Padovano, nostro beneamato Pastore, attorniato dal Governo dei Frati Minori di Puglia e Molise, da Autorità religiose pugliesi, dal Clero, Autorità Civili e Militari locali e dal Popolo, presiederà una solenne Eucaristia, presentando ufficialmente la Reliquia "ex ossibus" del Beato Giovanni Duns Scoto.
Chi è Giovanni Duns Scoto?
La Scozia è la patria del francescano Giovanni Duns, soprannominato "Scoto" dal modo medievale di indicare l'origine geografica delle persone nell'Università. Paese affascinante che armonizza nella sua natura tutti i contrasti più selvaggi e i suoi paesaggi più ameni. In uno di questi luoghi, Duns, tra la fine del 1265, viene alla luce Giovanni. Omonomia tra luogo e cognome.
A 15 anni, sull'esempio dello zio paterno, veste il saio francescano e sperimenta personalmente l'ideale di Francesco d'Assisi, abbracciandolo con grande entusiasmo e con profonda convinzione. Il silenzio della storia, durante il noviziato, è sovrano e solenne. Tutto sembra presagire che il giovane novizio si lascia inebriare e "affogare" dall'amore di Dio, rivelato in Cristo Gesù, mediante la Vergine Madre. È un anno di grazia speciale e di esperienza mistica. È proprio nella notte del Natale 1281, quando si prepara alla professione religiosa, io colloco l'episodio della dolce apparizione del Bambino Gesù tra le sue braccia, come segno del profondo suo amore verso la Vergine Madre, ecome viene artisticamente riprodotto anche nostro Santuario, in alto sotto la volta del cappellone di S. Pasquale.
Profetico auspicio o logica deduzione?
Tutti e due insieme. Poesia e teologia, mistica e metafisica, vita e perfezione si baciano in questo presagio di ineffabile grazia. La sua dottrina sul primato di Cristo e sull'Immacolata Concezione ne fa fede.
Il 17 marzo 1291, nella chiesa di S. Andrea a Northampton, Giovanni Duns Scoto riceve dal vescovo di Lincoln, Oliverio Sutton, l'ordine sacro. Aveva 25 anni compiti. Per le sue ottime qualità intellettive e spirituali viene designato dai Superiori a frequentare il corso dottorale nella celebre Università di Parigi, ritenuta da tutti la "culla" e la "metropoli" della filosofia e della teologia in Occidente.
Avrebbe dovuto conseguire il titolo accademico di "Magister regens", nel 1303, ma la triste controversia tra il re di Francia, Filippo il Bello, e il papa Bonifacio VIII, ne ritarda il conseguimento nella primavera del 1305, quando le acque si erano momentaneamente calmate.
E, infatti, solo il 26 marzo del 1305, riceve l'ambìto titolo di "Magister regens" che permetteva di insegnare "ubique", cioè in qualsiasi Università e rilasciare titoli accademici. Dell'insegnamento parigino merita segnalare la storica disputa sostenuta nell'Aula Magna della Sorbona, nei primi mesi del 1307, sulla Immacolata Concezione, di cui stiamo celebrando il VII centenario. La sua produzione scientifica è immensa per mole e contenuto.
L'intensa attività di lavoro, insieme alle conseguenze del viaggio da Parigi a Colonia, mina la robusta costituzione e l'8 novembre 1308, Giovanni Duns Scoto entra nella pace del Signore, all'età di 43 anni. Il suo culto immemorabile, però, per vicissitudini storiche, viene confermato solo il 20 marzo 1993, nel cui 14° anniversario, ora, festeggiamo l'arrivo al Santuario della sua Reliquia: un pezzo osseo del braccio. Così il Cantore dell'Immacolata oggi è dolcemente naufragato sul lido ameno e salubre del Santuario "Madonna della Vetrana".

II - CHE COSA HA FATTO DUNS SCOTO?

Pur nella brevità della vita (43 anni!) e nella molteplicità dei viaggi, Giovanni Duns Scoto ha consegnato alla storia una produzione scientifica abbastanza consistente, sia per quantità sia per qualità, e soprattutto per metodologia scientifica, offrendo una chiave di lettura abbastanza efficiente per interpretare la grave crisi epocale e culturale del suo tempo, i cui moltissimi spunti di continuità e attualità sono presenti e validi tuttora, come si dirà.
Ha scritto numerose opere di filosofia e di teologia. Tra quelle filosofiche spiccano specialmente il "Commento alla Metafisica di Aristotele" e il trattato "Il Primo Principio", che è un vero gioiello di ricerca e di contemplazione della verità. Metodo che è stato utilizzato e fatto proprio, dal 1991 in poi, anche dal Centro Duns Scoto di Castellana Grotte con il motto "Cogita et ora" e "Ora et cogita" ("studiare pregando" e "pregare studiando").
Le opere teologiche sono designate in tre modi diversi: "Lectura" - indica il primo nucleo di lezioni da sviluppare durante l'insegnamento; "Reportatio" - riguarda gli scritti composti dai discepoli, il cui contenuto è desunto dal vivo insegnamento del Maestro e da lui rivisti; e "Ordinatio" - contiene il testo scritto personalmente e preparato per la pubblicazione. E' il capolavoro di Duns Scoto.
La prima edizione completa delle opere risale al 1639, ad opera del famoso storico francescano Luca Wadding, in 12 volumi in quarto, stampata a Lione (F). Dal 1891 al 1895, a Parigi, è stata curata la ristampa a opera di Ludovico Vivès, in 26 volumi in ottavo; edizione ristampata anastaticamente nel 1986, dall'editore Olms, in 16 volumi, a Hildeschein (D). L'inizio dell'edizione critica, edita dalla Città del Vaticano a cura di P. Carlo Balic, risale al 1950: fino ad oggi sono usciti soltanto 15 volumi, due terzi dell'intera opera. Tra gli anni 1997-2003, il Centro Duns Scoto di Castellana Grotte ha curato la pubblicazione, in edizione minore, dell'intera opera in 5 grossi volumi, con l'aggiunta di un volume di Indici.
Il cuore dell'intero pensiero di Duns Scoto è il "Cristocentrismo" in teologia, e l'"essere univoco" in filosofia. Volendo indicare i concetti base per le principali discipline scientifiche, direi: 1) la "persona" in Antropologia; 2) la "volontà" in Etica; 3) la "carità" nella Spiritualità; 4) la "redenzione preventiva" in Mariologia: 5) la "democrazia" in Politica; 6) la "legge naturale non rigorosa" nella Dottrina Sociale: 7) in ecclesiologia sono da segnalare i seguenti: giurisdizione universale del Papa; infallibilità del Pontefice in materia di fede e di costumi; sacerdozio comune dei fedeli; l'Eucaristia come centro e fondamento della Chiesa; la Chiesa come norma di verità.
Sotto l'aspetto "metodologico", Duns Scoto ha il merito storico importante di aver introdotto nel medievo il metodo che modernamente si chiama "storico-critico" nella ricerca, sempre aperta, e quello che oggi si dice "Teologia Positiva", per aver utilizzato la Bibbia come testo fondamentale nell'insegnamento universitario e per la preghiera. Per questo, la sua posizione prende anticipatamente il nome di "rivoluzione copernicana in teologia".
La geniale intuizione teologica di Duns Scoto si concretizza nel "Primato assoluto e universale" di Cristo, che garantisce al massimo la Libertà di Dio e anche quella dello stesso Cristo. Dalla "predestinazione assoluta" di Cristo, il Beato fa scaturire come logica conseguenza il privilegio dell'Immacolato Concepimento di Maria Vergine, con una meravigliosa dimostrazione durante la storica e famosa disputa alla Sorbona di Parigi, di cui in questo mese se ne ricorda il VII centenario. In concomitanza "provvidenziale" si celebra al nostro Santuario, il 20 marzo, la festa dell'inaspettato e inatteso "dono" di una sua Reliquia ossea. Dono fatto al sottoscritto da Roma.
Cristo è chiamato da Duns Scoto "Summum Opus Dei" (Il Capolavoro di Dio) e Maria Vergine invece "Summum Opus Christi" (Il Capolavoro di Cristo). Da queste espressioni, ricava il famoso principio di ermeneutica mariana: «Se non contrasta con l'autorità della Chiesa o l'autorità della Scrittura, sembra giusto che si debba attribuire a Maria ciò che è più eccellente».
Il Beato Giovanni Duns Scoto è il Cantore e il Poeta dell'Immacolata Concezione.

III - ATTUALITÀ DI DUNS SCOTO

L'eco della Festa della Reliquia del Beato Giovanni Duns Scoto, approdata nel Santuario della "Madonna della Vetrana", è ancora forte e melodiosa nella sua bellezza e semplicità francescana.
Eco che serve d'introduzione, come in una grande sinfonia, che dà il "do" all'intera esecuzione armonica, coordinando le singole espressioni strumentali con quel dolce effetto di gradimento profondo e spirituale insieme della melodia.
Come la musica vera viene considerata l'"immagine dell'anima", così l'eco della festa della Reliquia del Cantore e Poeta della Madonna può essere considerata come una "immagine" di preparazione ai due eventi imminenti della nostra vita cristiana: la Pasqua e la Festa d'Aprile (festa patronale di Castellana Grotte).
Leggere e vivere la Pasqua come la "sinfonia" del Primato di Cristo significa ascoltare tutta la Parola di Dio nell'esecuzione artistica dello stesso "unico Maestro", come si presenta ai suoi discepoli: "uno è il vostro Maestro, Cristo Gesù" (Mt 23,8).
Cosa insegna essenzialmente?
Con la sua Pasqua, Cristo insegna il valore e la dignità della vita nell'ottica cristiana o di fede. Insegnamento in nessun modo lesivo dei valori autentici delle leggi della natura umana o addirittura in contrasto, perché i due piani (quello soprannaturale e quello naturale), pur essendo autonomi e indipendenti né si escludono né comportano contraddizioni, ma semplicemente il primo nobilita al massimo lo stesso ordine naturale della vita umana.
Poiché la fede proposta da Cristo è un invito libero di partecipazione - "se vuoi" -, chi non se la sente di accettarlo liberamente e responsabilmente, non ha per sé alcun diritto di denigrare offendere calpestare... lo stesso "invito". A ogni scelta - si dice - corrisponde una responsabilità, come espressione di esercizio della propria libertà che resta sovrana anche di fronte a un "invito" divino o cristico o umano che sia.
Gli effetti generali della Pasqua di Cristo, tecnicamente vengono racchiusi nel termine "mistero pasquale", che esprime due cose importanti: la glorificazione del Padre e la salvezza dell'uomo (dal peccato originale). Tutta la realtà del "mistero pasquale" viene sintetizzato dallo stesso Cristo nell'Eucaristia, quando dice: "Fate questo in memoria di me". Così, l'Eucaristia è la Pasqua del cristiano. E' la Festa del cristiano. E' la Domenica del cristiano. E' l'anticamera del Paradiso. E' la sorgente della Speranza del cristiano.
Celebrare e vivere la "Festa d'Aprile", che, per noi Castellanesi è la"festa delle feste", significa ascoltare anche ciò che lo stesso unico Maestro dice della sua Madre, la Madonna.
Nella grande sinfonia della Rivelazione, qual è il posto assegnato a questa Persona di così alte ed eccelse qualità naturali e spirituali, tanto da ricevere la testimonianza dalla sua stessa autocertificazione: "tutte le genti mi chiameranno Beata"?
Perché?
Perché ha avuto il coraggio di dire "sì" all'invito del Padre a essere dall'eternità Madre del suo Figlio Incarnato, accettandone tutte le conseguenze dell'avventura meravigliosa e sublime del Cristo, che, per ringraziarla del suo assenso libero e responsabile, l'ha adornata di ogni grazia e bellezza, tanto da essere chiamata per antonomasia la "Tutta Bella", sia nell'aspetto formale sia nell'aspetto morale.
Questa Bellezza umana e celestiale è stata partecipata al Popolo Castellanese mediante la sua materna "Visita", orsono più tre secoli di memoria, eppure sembra sia avvenuta proprio oggi. Sì, la "visita" della Madonna alla Città non è mai venuta meno né mai verrà meno, perché nei nostri cuori è impressa la sua Immagine-Ricordo-Vivo, che merita tutta nostra attenzione e la massima cura sia per sentimento di ringraziamento e sia per sentimento di godimento di tanta "grazia di Dio".
A noi non solo conservarla con affetto, ma anche migliorla con amore perché la sua Immagine resti definitamente nel DNA dei Castellanesi.
Questo, è semplicemente una nota della grande sinfonia interpretata dal maestro francescano, il Beato Giovanni Duns Scoto, "cittadino onorario" della Città di Castellana Grotte.

APPENDICE

Preghiera per chiedere grazie

O Signore, Iddio, Uno e Trino,
Onnipotente ed Eterno,
Ti lodo e Ti benedico
perché sei Verità Bellezza e Bontà.

Con tutto il mio cuore
Ti supplico e Ti imploro
di elevare agli onori della "santità"
il beato Giovanni Duns Scoto,
mirabile Cantore del Primato di Cristo
dell'Immacolata Concezione di Maria
e dell'Infallibilità del Romano Pontefice.

Fa' che per sua intercessione
io possa ottenere la grazia di...
da me tanto desiderata e sospirata,
e possa sempre più penetrare
nel mistero del Tuo Amore
per lodarTi e ringraziarTi in eterno.
Amen. Alleluia! Alleluia!

Tre Gloria e una Ave Maria.

Giacuatoria:
Beato Giovanni Duns Scoto, prega per noi

Con approvazione ecclesiastica (20.3.07).

 

 

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