Benedetto XVI
Epistola Apostolica “Laetare, Colonia urbs” (28/10/08)
Rallegrati, città di Colonia, che un tempo hai accolto tra le tua mura il dottissimo e piissimo Giovanni Duns Scoto, che l’8 novembre del 1308 si staccò dai mortali e salì alla patria celeste, e con grande ammirazione e venerazione conservi le sue sacre spoglie.
Poiché i Venerabili Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II, Nostri predecessori, lo hanno esaltato con grandi lodi, anche Noi ora lo vogliamo circondare di degna lode e invocare il suo patrocinio.
A buon diritto ora si celebra il VII centenario del suo pio transito. E mentre per questa felice occasione in diverse parti del mondo in onore del beato Giovanni Duns Scoto si svolgono conferenze e pubbliche manifestazioni nonché si celebrano Congressi, tra i quali si prepara solennemente quello di Colonia, che si svolgerà nei giorni 5-9 del prossimo mese di novembre, per grazia del Nostro ufficio crediamo che in questo ambito possiamo ricordare qualcosa e ampliare quanto un uomo esimio ha bene meritato intorno alla dottrina della Chiesa e alla scienza degli uomini.
Egli, unendo pietà e investigazione intellettuale, secondo la sua stessa preghiera: “Concedimi, o Creatore del mondo, di credere, comprendere e insegnare quelle cose che piacciono alla tua maestà e la cui contemplazione elevano la nostra mente”, con ingegno sottilissimo ha così profondamente penetrato i misteri della verità sia naturale che rivelata e quindi ha tratta fuori una dottrina di tal genere che è stato chiamato “Dottor dell’Ordine”, “Dottor Sottile e “Dottor Mariano” e divenne principe della Scuola Francescana nonché luce ed esempio di tutto il popolo cristiano.
Pertanto, desideriamo che l’animo degli uomini dotti e di tutti i credenti e non credenti siano rivolti verso la via e la ragione che Scoto ha seguito nello stabilire l’armonia tra fede e ragione, e nel definire in tal modo la natura della teologia, che sempre innalzò l’azione, l’operazione, la praxis, l’amore, più che la pura speculazione; per cui nelle opere fu guidato dal Magistero della Chiesa e dal senso critico circa il progresso della conoscenza della verità, ed era persuaso che il possesso della scienza tanto vale quanto essa stessa si traduce in praxis. Confermato nella fede cattolica, si è impegnato a comprendere spiegare e difendere le verità della fede con il lume naturale della ragione. Perciò, non ha tralasciato niente perché tutte le verità, naturali e soprannaturali, che promanano dall’unica e medesima Fonte, fossero in armonia tra di loro.
Ha considerato l’autorità della Chiesa vicino alla sacra Scrittura divinamente ispirata. Egli stesso sembra seguire l’afflato di sant’Agostino: “Non crederei al Vangelo, se non credesse la Chiesa”. Difatti, il nostro Dottore molte volte pone l’autorità suprema del Successore del beato Pietro in una particolare luce. Secondo il suo pensiero “benché il Papa non possa dispensare dal diritto naturale o divino (perché la sua potestà è inferiore a quel diritto), tuttavia come Successore di Pietro, Principe degli Apostoli, ha la medesima potestà di Pietro”.
Pertanto, la Chiesa Cattolica, che ha come Capo invisibile lo stesso Cristo, il quale nel beato Pietro e nei suoi Successori ha lasciato i suoi Vicari, assistita dallo Spirito della verità, è custode autentico del deposito della fede e regola (sicura) di fede. La Chiesa è criterio fermo e stabile della canonicità della Sacra Scrittura. Essa stessa infatti “ha decretato quali sono i libri che hanno autorità nel canone della Bibbia”.
In altri luoghi risponde che “le Scritture sono esposte dallo Spirito, per cui così intese, è da supporre che la Chiesa cattolica ha esposto con lo stesso Spirito come è stata tramandata a noi la fede, cioè edotta dalla verità dello Spirito”.
Inoltre Egli ha provato dalla ragione teologica con molti argomenti lo stesso fatto della preservazione della Beata Vergine Maria dal peccato originale [non più riferimento alla macchia!], era comunque del tutto pronto a rigettare tale sentenza, se avesse constato che ripugnava all’Autorità della Chiesa dicendo: “Se non ripugna all’autorità della Chiesa o all’autorità della Scrittura, sembra probabile, attribuire a Maria ciò che è più eccellente”.
Il primato della volontà pone in luce che Dio è prima di tutto carità. Duns Scoto ha davanti agli occhi questa carità, questo amore quando vuole ridurre la teologia a un abito, alla teologia pratica. Davanti alla sua mente, essendo Dio “formalmente amore e formalmente carità”, i raggi della sua bontà e del suo amore comunica fuori di sé in modo liberissime. Scopre che Dio per amore “ci sceglie prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Cristo Gesù” (Ef 1, 3-4).
Come fedele seguace di san Francesco d’Assisi, il beato Giovanni ha assiduamente contemplato e predicato l’Incarnazione del Figlio di Dio e la sua passione redentrice. E la carità o l’amore di Cristo si manifesta in particolar modo non solo sul luogo del Calvario, ma anche nel santissimo sacramento dell’Eucaristia, senza della quale “perisce ogni devozione nella Chiesa, né l’atto di latria a Dio si offre se non per il suo culto”. Inoltre, l’Eucaristia è sacramento d’unità e d’amore, per il quale siamo portati ad amarci vicendevolmente, e ad amare Dio come bene comune e [a desiderare che sia] co-amato da altri.
E in tal modo, questo amore, questa carità, è stato l’inizio di tutte le cose, così che anche nell’amore e nella carità soltanto sarà la nostra beatitudine: “il volere o l’amore è semplicemente la vita eterna beata e perfetta”.
Poiché anche Noi dall’inizio del Nostro ufficio abbiamo predicato che la carità è prima d’ogni cosa, che Dio stesso è carità, con grande gioia riconosciamo che la singolare dottrina di questo Beato abbia il primato sulla verità, e nello stesso modo valutiamo nel nostro tempo che sia massimamente da ricercare e da insegnare. Per questo, con molto piacere accondiscendendo alle preghiere del Venerabile Nostro Fratello Gioacchino S.R.E. Cardinale Meisner, Arcivescovo di Colonia, diamo questa Lettera Apostolica, con la quale desideriamo onorare il beato Giovanni Duns Scoto, e chiediamo per Noi la sua celeste intercessione. Pertanto a quelli che partecipano in qualsiasi modo a questo congresso internazionale e agli altri che si organizzeranno in onore di questo esimio figlio di San Francesco, elargiamo dal profondo del cuore la Nostra Apostolica Benedizione.
Roma 28 ottobre 2008, quarto del Nostro pontificato.
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