Vai alla pagina principale
Il Centro
Chi e'
Pubblicazioni
Iconografia
Contatti


MARIA COME "MADRE" DEL DIALOGO
TRA ORIENTE E OCCIDENTE

Giovanni Lauriola

 

Il tempo post-conciliare è segnato dal clima di profondo dialogo tra le chiese, nel desiderato tentativo di ricostituire l’unità della “chiesa di Cristo”. Il culto alla Vergine “Madre” di Dio in Cristo può indicare l’ora esatta dell’evento meraviglioso se gli interlocutori non frappongono aprioristicamente ostacoli. Il titolo di “Madre”, che sintetizza alla perfezione la realtà e la funzione di Maria, in sé è garanzia di successo, perché possiede la potenza di anticipare l’ora (Gv 2,4); di fatto, invece, costituisce ancora specie di “pietra d’inciampo”.
Perché?
Storicamente la Vergine Maria non ha mai provocato alcun scisma nella Chiesa. Il titolo theotokos (“Madre di Dio”) in senso preciso è “cristologico” e non mariologico. Eppure oggi Maria costituisce una “pietra d’inciampo” per tutti i dialoghi tra le chiese. Per la chiesa protestante la figura di Maria, così come si è evoluta nel culto, sembra abbia oscurato la figura di Cristo; alla chiesa ortodossa invece non piace il modo unilaterale con cui sono stati promulgati i due dogmi mariani moderni
Di fronte a tale situazione come recuperare la costituzionalitàe meravigliosa di Maria come “Madre” del dialogo?
Quando in un’opera d’arte si scoprono incrostrazioni e sovrapposizioni di stili diversi che ne offuscano i colori e le forme originali, si dovrebbe passare normalmente al recupero attraverso una minuziosa opera di “restauro”, per eliminare con tecniche appropriate tutte le sovrastrutture e fare riapparire la sua bellezza propria voluta e realizzata dall’artista.
Anche per Maria, purtroppo, occorre un’opera di “restauro” per evidenziare la meravigliosa sua bellezza ideata e concretizzata dall’Artista del Cristo. L’unica tecnica possibile è intrinseca allo stesso titolo di “Madre”, secondo il principio cristico: quanto più si è vicino a Cristo, tanto più si è se stessi. La scelta a “Madre” di Cristo “nato da donna - Ecco tua madre” (Gal 4,4; Gv 19, 26) e la sua missione a tenerlo vivo “Donna, ecco tuo figlio” (Gv 19, 27), è la volontà di Cristo, che realizza quella del Padre (Ef 1,6.9.11).

1. Inizio del “reastauro”: chi è Maria”?

Le tecniche del restauro possono raggrupparsi, per comodità, in due classi, a seconda del metodo utilizzato: se la via biblica ossia la rivelazione che fa Dio mediante la Scrittura; o la via veritatis, ovvero la riflessione teologica sul dato di fede. La prima è la corsia preferenziale per ogni conoscenza salvifica, perché mette a contatto con la Parola di vita, con la norma normans di ogni ulteriore sviluppo, che, a volte, può essere “condizionato” dalla formazione teologica di base. La seconda via, basata sul dato rivelato e sulla riflessione teologica, costituisce la via più comune e sicura in mariologia, ma anche la più difficile e ardua; anch’essa è condizionabile.
Delle due, preferisco la seconda.
Applicazione a Maria. Per il principio cristico, Maria come “Madre” partecipa della funzione mediatrice di Cristo unico modello di dialogo per i cristiani (di-Cristo). E in un passaggio della Dei Verbum viene la conferma: «Cresce la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti...» (DV n.8).
E’ un principio non solo “caro” ma proprio del “Principe dei teologi francescani”, il Beato Giovanni Duns Scoto, il Dottore del Primato universale di Cristo e il Dottore Mariano. E i Francescani, che, per vocazione e scelta, sono non solo “custodi” dei luoghi storici della fede, ma anche “professori” dell’ideale francescano, identificabile con il cristocentrismo, si trovano nella condizione “privilegiata” per contribuire al “dialogo” effettivo e concreto tra i cristiani d’oriente e d’occidente.
La risposta alla domanda “chi è Maria”, esige allora la conoscenza del disegno originale dell’Architetto di Cristo, suo Capolavoro (Summum Opus Dei, lo chiama Duns Scoto). E qui, il dato biblico (Ef 1,3-6; Rm 1,28-29; 1Pt 1,20) s’intreccia meravigliosamente con e riflessione teologica. Maria come “Madre” si configura logicamente in modo strettissimo a Cristo: dov’è Cristo là “in modo concentrico” è anche Maria. Come a dire: Maria non ha esistenza propria, ma dipende in tutto e per tutto da Cristo. A differenza di quanto avviene nell’ordine naturale che il figlio dipende dalla madre. Cristo e Maria, però, costituiscono una coppia originale e atipica: Maria rimanda sempre a Cristo, e Cristo rimanda solo a Dio (1Cor 3, 22-23).
Solo in questa logica cristica viene colto il fondamento biblico implicito e indiretto della Parola sotteso alle due verità proclamate dalla chiesa, costituendo anche la condizione “comune” di dialogo tra le chiese, e permette, da un lato, di leggere il culto tributato a Maria nei due diversi millenni dal Popolo di Dio, e, dall’altro, di facilitarne il “restauro”.
Cristo, in quanto l’unico “predestinato” (Rm 1, 28-29; 1Pt 1,20; Ef 1, 3-6), è prima della Madre. Maria perché scelta per “prima” rientra nel decreto di predestinazione e viene “donata” come Modello di “mediazione”. Cristo allora è l’archetipo per “restaurare” e “godere” Maria, per Christum ad Mariam. Ma è vero anche il rovescio della medaglia. Maria, come “Madre”, è la più vicina a Cristo. Funzione che lo stesso nome “Maria” rivela nella sua etimologia: far conoscere Dio, per Mariam ad Christum. Due aspetti di unica via, senza che nessuno abbia l’esclusività, eccetto la priorità ontologica di Cristo.
Nel rispetto, perciò, della Parola che rivela il disegno di Dio in Cristo (Ef 1, 3-14), bisogna inizialmente considerare Maria come scelta dal Figlio a sua Madre, e così eletta a modello del cammino verso di Lui, ossia “costituita” mediatrice tra il Figlio e i figli sia nell’ordine soprannaturale che nell’ordine naturale. I due rapporti si illuminano a vicenda e interagiscono tra loro: Cristo è sempre vero Dio e vero Uomo, e Maria è sempre Creatura, anche se la più eccelsa e rivestita di divinità (Ap 12, 1).
In questa tecnica di “restauro”, la mediazione di Maria si configura costituzionalmente al suo essere “Madre”, cioè in quanto entra e partecipa nell’unico e medesimo decreto di Dio nel volere liberamente e incondizionatamente l’Incarnazione del Figlio, come modello di perfezione per la gloria divina e per la salvezza dell’uomo. Maria è data all’uomo come modello riflesso di “Cristo”, dichiarato esplicitamente unico Mediatore (1, Tm 2, 5).
Prospettiva che trova vasta eco nel concilio Vaticano II (DV n.2; LG n.2; AG n.2). Il capitolo VIII della Lumen gentium, offre una soluzione mariana più pratica che speculativa, o, meglio, sottindendendola, dal momento che il problema poi si sposta da Maria alla Chiesa, la cui lettura rimanda di necessità ai misteri principali della fede, Trinità e Incarnazione, che ne costituiscono il fondamento e la perfezione. Vuoi o non vuoi, lo spartiacque dell’essere, della grazia e della storia resta sempre e unicamente il Cristo, ossia l’interpretazione del mistero dell’Incarnazione.
Teologicamente, nel secondo millennio della fede, si è fatto strada, ad opera specialmente della Scuola francescana, l’affermazione del Primato assoluto di Cristo, i cui riflessi sono evidenti anche in mariologia: Maria viene unita a Cristo per decreto di predestinazione divina (Rm 1, 3-4; Ef 1, 3-14; Col 1, 15-20; At 10, 42; 17, 29-32). Interpretazione che fa la differenza. Qui, il privilegio e l’impegno dei Francescani!

2. Maria “madre” di dialogo

La riscoperta del Primato universale di Cristo, patrimonio comune alle “chiese”, facilita la comprensione della funzione “dialogica” di Maria, perché il culto mariano viene riportato alle sue origini “cristiche”. La storia degli uomini, purtroppo, a causa di scelte “particolari” più politiche che dottrinali, è stata segnata non solo geograficamente, ma anche teologicamente tra ”chiesa d’oriente” e “chiesa d’occidente”, creando una specie di spaccatura nell’unica “chiesa di Cristo”, nonostante l’esplicito insegnamento della fede che non sopporta distinzioni (Rm 10, 12). L’uomo quando è “povero di fede” riesce a dividere anche l’indivivibile.
Finalmente da oggi (1965), le due “chiese”, d’oriente e d’occidente, hanno ritirato ufficialmente le reciproce incomprensioni, ma non chiarite del tutto le motivazioni. E questa è l’”ora” di Maria. La sua “restaurazione” cristocentrica potrebbe essere la garanzia del successo. Il progetto del “restauro” è un capolavoro di ingegneria teologica che richiede competenza qualificata, profonda sensibilità umana e disponibilità allo Spirito.
Se il Popolo di Dio riuscisse a intuire, già in anticipo, l’originale bellezza della Vergine Maria, con la semplicità e l’incanto della fede genuina, sarebbe più facile superare ciò che mantiene ancora separate praticamente le “chiese” in dialogo nella carità reciproca. L’esempio di Maria è super partes, perché poggia sull’Unico (Mc 12,32; Gv 17,3). La storia è maestra di vita. Ascoltiamo qualche passaggio.
Il culto a Maria affonda le sue origini nell’antichità del tempo. Letto alla luce del NT, l’AT rivela una infinità di immagini mariane! Dal NT si evince chiaramente la lode e la venerazione nei confronti della Madre del Signore (Lc 1,45; 1,48-49; 11,27); dalla presenza indiscutibile di Maria nel mistero della Chiesa (At 1,14), dove la fede della comunità è vista come un prolungamento della fede di Maria; dalla liturgia della Chiesa primitiva come documentano antiche formule del simbolo battesimale e delle preghiere eucaristiche.
Caratteristiche peculiari del culto mariano, sia delle origini in oriente e sia dello sviluppo in occidente, sono l'omaggio all'eccezionale dignità e santità di Maria, e l'appello incessante e fiducioso alla sua potentissima intercessione presso suo Figlio, unico Mediatore. Evidenti, in oriente, sono la preghiera Sub tuum praesidium e il ricordo di Maria nella preghiera eucaristica (Anafora di Ippolito, III sec.). Parallelamente, anche nella chiesa d’occidente, lo si documenta facilmente dalle catacombe romane, dove la Vergine appare ripetutamente, come figura a sé stante, col Bambino in grembo, e perciò come oggetto di venerazione, caro al cuore dei cristiani, nello stesso modo in cui, più tardi, la sua figura occuperà il posto centrale nelle absidi delle basiliche.
Le attestazioni di culto verso la Beata Vergine andranno sempre più aumentando fino a che, col Concilio di Efeso (431), si arriverà a una diffusione grandiosa, con la costruzione di basiliche dedicate a Maria, con le sue immagini sempre più frequenti, con il canto liturgico e con le manifestazioni della pietà personale.
A quest’evoluzione cultuale, non sempre si è accompagnata una conoscenza teologica adeguata. “Staccata” (Gv 15,6) dalla radice del Cristo, lo stesso culto mariano ha creato non pochi problemi nella chiesa d’occidente: da un lato, la situazione della chiesa protestante che per reazione tende a non dare importanza a Maria; e dall’altro, il disappunto della chiesa d’oriente per l’assoluta autonomia della chiesa di Roma nel promulgare i due dogmi mariani.
Il paradosso!
Maria da “fonte” costituzionale di dialogo si viene a trovare di fatto “pietra d’inciampo”. E’ un segnale forte! Bisogna ritornare a Cristo totale, cioè nella prospettiva cristocentrica universale, in cui veramente Cristo rivela il Primato assoluto su tutto e tutti: Glorificatore della Trinità e Redentore dell’umanità; e anche Maria dev’essere ricollocata al suo giusto posto secondo l’“antichissimo” disegno di Dio, per risplendere d’originale bellezza, ma riflessa.
Come nell’ordine naturale, il sole risplende di luce propria e la luna di luce riflessa! Così nell’ordine soprannaturale: Cristo è Figlio di Dio e Maria una creatura di sol vestita!
Cristo e Maria sono i modelli della Chiesa e della cristianità! Cristo come imago Dei (Col 1,15) e Maria comemater Christi (Lc 2,7).
Il “reastauro” in prospettiva cristocentrica ha finalmente riportato alla luce l’antico splendore della bellezza originale di Maria, secondo il disegno archetipo dell’Artista, che in Cristo ha tutto organizzato strutturato e finalizzato. Cristo modello di ogni modello è alla base per “riscoprire” ogni identità, specialmente quella di Maria, sua Madre
Di fronte a questo “capolavoro cristico”, i cristiani d’oriente e d’occidente, come nel primo millennio, non possono non godere dello stesso Cristo,Unico sotto tutti i riguardi di essere e di grazia, e trovare in Lui il punto di dialogo autentico con Maria, Madre sua e nostra.

 

 

Scarica in formato Pdf Scarica l'articolo in formato stampabile


Scarica Acrobat Reader
Scarica Acrobat Reader




Torna indietro