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S. GIUSEPPE UOMO DI FEDE

  Giovanni Lauriola

Nel clima delle celebrazioni del VII centenario della morte di Giovanni Duns Scoto (1308-2008), piace tracciare un segmento della personalità "funzionale" di Giuseppe, Sposo della Vergine Maria, secondo il principio cristocentrico: della vicinanza o lontananza da Cristo, misura e norma d'ogni essere.
Per cogliere la portata esistenziale e metafisica del principio scotiano, bisogna non perdere di vista il disegno di Dio che da sempre ha voluto manifestare "ad extra" la pienezza di vita e d'amore che egli contiene in sé: rendere Parola il suo silenzio. Solo nel silenzio di Dio - rivelato in Cristo, da Cristo e per Cristo - una cosa è definitiva, nel senso che nasce e si consuma nell'infinito silenzio divino.
Tutte le cose che contano sono immerse nel silenzio di Dio, nella sua sconcertante    libera e liberante azione gratuita. Frutto di questo arcano silenzio del Dio Uno e Trino è Cristo che lo rivela "ad extra", tracciandone anche la norma della vicinanza e della lontananza, ossia dell'importanza   più o meno dei personaggi chiamati alla realizzazione storica ed esistenziale di questo disegno di silenziosa umiltà e di sicura certezza.
Come Cristo è il cuore del silenzio di Dio e Maria il cuore del silenzio di Cristo, così Giuseppe gravita totalmente nella sfera del silenzio della sua dolce Sposa, alla cui eco esprime tutta la sua forte e delicata personalità come "custode" delle origini esistenziali di Cristo e come "protettore" della verginità della sua Sposa.
Alla luce dei tratti evangelici della Vergine (Lc 1, 26-27), piace leggere la forte e delicata personalità di Giuseppe, "uomo giusto" (Mt 1, 16-25)   ), cioè attento al silenzio di Dio. La sensibilità di Giuseppe alle cose di Dio si evince chiaramente e con possanza nella sfera della verginità di Maria e nella sua delicata custodia, perché pregnante della stessa sorgente di vita, Cristo.
Per analogia all'annunciazione lucana, si può parlare anche di un'annunciazione giuseppina di Matteo, svolgentesi in due parti: una, anteriore alle spiegazioni angeliche, è costituita dai segni della maternità di Maria, di fronte alla quale Giuseppe "tace e pensa" nel tentativo di un chiarimento prima della decisione di prendere o lasciare Maria, e decide di lasciarla in segreto; l'altra, invece, è il chiarimento angelico che assicura sul fatto meraviglioso che si sta compiendo in Maria per opera dello Spirito Santo, cui fa seguito l'immediata risposta di "prendere con sé la sua sposa".
Sconcertante il comportamento di Maria!
Perché Maria non disse nulla a Giuseppe?
La risposta riposa nel silenzio!
Maria tace. Chi avrebbe creduto alla sua parola? Maria si rifugia nel silenzio e constringe il suo Sposo a progettare la mossa del libello di ripudio (Mt 1, 16-25), perché non poteva credere ai suoi occhi: la dolce fanciulla di Nazaret, la sua promessa Sposa,   illibata nella sua verginità, era incita! E dell'arcano mistero Maria si chiude nel silenzio adorativo del suo Frutto, e adora.
E nel suo sconcertante silenzio, Maria, come catturata dall'enorme mistero dell'incarnazione, trascina anche Giuseppe nel profondo silenzio, accettato   solo per divina rivelazione: e la prese con sé. E così dalla coppia originale e originante di Cristo-Maria, Figlio-Madre, scaturisce ugualmente un matrimonio "sui generis", Giuseppe- Maria. Tutto si sfolge nell'arcano e totale silenzio divino, lontano da ogni ingerenza della sfera umana: Maria rispetta il silenzio di Dio, e Giuseppe i corrispondenti silenzi di Maria.
Il silenzio di Maria, come accettazione del silenzio dello Spirito in sé che la feconda con la filiazione storica del Figlio di Dio Altissimo, mette in luce tutta la delicata fortezza di fede di Giuseppe che accetta con amore, con serenità e con gioia tutto il mistero che si sta realizzando nella sua Sposa, per custodirlo con amore e con fede. Ecco, il senso del termine biblico   a lui riferito di giusto".                                                                                                                   Duplice bisogna interpretare l'intervento divino provocato dal silenzio di Maria. Da un lato, il Signore venne in aiuto alla sua "serva", che si era dichiarata fedele fino in fondo: "avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38). Come a dire: di fronte alla scelta del voto di verginità perpetua di Maria e alla voluta maternità divina, il Signore doveva trovare una via di uscita dall'intricata   situazione creatasi.
Dall'altro, dovette intervenire anche su Giuseppe, assicurandolo in modo inequivocabile dell'evento nella sua Sposa, e lo fece nel sonno: "Giuseppe, non temere di prendere con te Maria tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1, 20). A te viene affidata la custodia, la protezione e la memoria del grande mistero che si compie in Maria tua sposa.
E così il Signore si manifesta sempre più "superiore" al sabato!
Per logica conseguenza, forse, è da supporre che come a Giuseppe fu chiesto di "non temere   di prendere Maria come sposa",   così anche Maria fu assicurata di non temere di prendere Giuseppe come sposo. In questo modo, commenta il Beato, rivolgendosi a Maria: "lo Spirito ti dona Giuseppe come custode e testimone della tua verginità, perché come te è impegnato nel voto di continenza".
Certo, il matrimonio tra Giuseppe e Maria ha del singolare. Ci si chiede: è valido un matrimonio in cui uno dei coniugi fa voto assoluto di castità?
La questione è di natura sia teologica che giuridica:   l'una perché implica l'azione dello Spirito Santo che pone Maria in una condizione privilegiata di verginità assoluta; e l'altra perché comporta dei chiarimenti circa un matrimonio valido, rato ma non consumato. Molte le ipotesi e le conclusioni che si sono avvicendate nello spiegare la delicata e complessa situazione. Si possono raccogliere a tre principali: 1) chi accetta la validità del matrimonio e rende il voto "condizionato", se piace   a Dio;   2) chi accentua il voto e ridimensiona il consenso matrimoniale, considerandolo come una relazione amicale;   3) chi riesce a conciliare le due tesi, della validità del matrimonio e del voto assoluto di Maria. Il Beato si trova nella scia della terza possibilità.
Al di là delle singole interpretazioni, penso utile riflettere alquanto sulla decisione di Giuseppe di sposare comunque Maria, pur essendo incinta, in relazione non solo a Maria, ma soprattutto al Nascituro e alla sua missione. Secondo le leggi vigenti dell'epoca non solo Maria non avrebbe avuto vita facile, perché rischiava la "lapidazione"; mentre il Figlio non avrebbe potuto svolgere con serenità e dignità il suo ministero di portare la buona novella agli uomini.
La decisione di Giuseppe salva Madre   e Figlio da situazioni insostenibili in un piccolo paese, qual'era Nazaret, in cui ogni cosa passava di bocca in bocca: una ragazza madre e un figlio senza padre! Invece, Giuseppe, con l'aiuto dell'intervento divino nel sonno, manifesta ferma decisione e tanta delicatezza, da essere confermato nella sua "giustizia", secondo l'agire proprio della fede che non lascia mai in pace pur lasciando la pace nel cuore. Prima che i segni della gravidanza fossero evidenti, Giuseppe, sempre su indicazione "dell'angelo del Signore, prese con sé la sua sposa..." (Mt 1, 24), e si affrettò alla celebrazione del matrimonio tra la gioia dei parenti e degli amici.
La personalità di Giuseppe, uomo giusto, si rivela non solo nella delicatissima decisione di custodire e garantire la verginità perpetua di Maria, ma soprattutto assicurare un futuro sicuro al Bambino che doveva nascere secondo il disegno di Dio proprio a Betlemme, dalla radice di Iesse, da cui discendeva (Mt 1, 20; Lc 1, 27). Con quali sentimenti e con quanta delicatezza dovette condurre la Sposa incinta dalla Galilei nella Giudea per compiere il dovere del censimento, dove si realizzò la profezia di Michea: "E tu Betlemme, così piccola per essere un capoluogo di Giuda, da te uscirà colui che che dev'essere il dominatore d'Israele" (5, 1).
Le circostanze della nascita con tutti i suoi personaggi dovettero consolidare massimamente nella fede la decisione forte di Giuseppe. E come Maria serbava nel suo cuore ogni evento e circostanza, così anche Giuseppe pensava e rifletteva su ogni particolare che attorniava l'evento del Nascituro e lo meditava nel suo cuore, che sprofondava sempre più nella profondità della gioia. Gioia, però, messa a dura prova da tante altre circostanze profetiche ed esterne che si accanirono attorno al Bambino.
Dalla "presentazione al tempio", in cui sentì quelle strane profezie del vecchio Simeone, quando elevando al cielo il Bambino in segno di offerta e di consacrazione insieme, lo chiamò   "segno di contraddizione" (Lc 2, 34), e alla Madre   viene profetizzata "una spada trafiggerà la sua anima" (Lc   2, 35). Il cuore di "padre" si sentì profondamente scosso dalle fondamenta, eppure Giuseppe conservò padronanza e serenità per sé e per la Sposa che come dondolava il Piccolo per addormentarlo così nel suo cuore sentimenti contrastanti bollivano in continuazione. La presenza matura e adulta sia umana che di fede di Giuseppe costituiva un punto di sicuro riferimento per Maria, anche se le ansie e le preoccupazioni per il Bambino non cessavano mai di pulsare nel suo cuore, immerso nel profondo silenzio arcano del volere divino.
E' difficile tradurre in cenni i travagliati pensieri e   contrastanti sentimenti che travagliavano sia Giuseppe che Maria alla notizia notte tempo data per mettere al sicuro    il Bambino ricercato per essere ucciso da Erode, che da "buon politico" vuole eliminare il "rivale"   appena spuntato alla luce terrena. Il potere politico, quando è totalitario, non si smentisce mai: elimina fisicamente l'altro.
Essere avvertiti notte tempo del pericolo del Bambino è il massimo della sofferenza umana di due cuori pieni di fede e di amore, che, nel reciproco rispetto dei ruoli, tendono insieme alla messa in sicurezza del Bambino. E così la via dell'esilio egiziano si apre.
Quale prova umana e di fede insieme abbiano vissuto Giuseppe e Maria, non lo può descrivere se non chi l'ha provato. Il Signore in questo modo ha voluto forgiare nel fuoco della sofferenza più profonda il cuore di Giuseppe, nel portare il peso della neo famiglia, e assicurarle il necessario.
Rifugiarsi in terra straniera senza lavoro né dimora, insieme a tutti i disagi di lingua e di ambiente, dovette mettere ancora una volta a dura prova la fede matura di Giuseppe nel custodire e proteggere la Madre e il Bambino. Unica certezza, la fiducia nella Parola dell'angelo. E sovrano sui tre soggetti il silenzio adorativo regnava: Maria nei confronti del Bambino e Giuseppe nei confronti della Sposa.
La vita in terra straniera la si può soltanto immaginare con quale situazione di ogni giorni per tanti poveri "disgraziati" che tentano di trovare fortuna e sicurezza prospettica nel nostro paese. Difficoltà d'ogni genere, disagi oltre misura, incertezze fuori ogni immaginazione... dovettero essere compagni stretti di Giuseppe in quei pochi anni trascorsi nell'antica terra egizia, da dove ha origine il popolo eletto con Mosé. Sembra una coincidenza fortuita, eppure, forse, dietro c'è un segreto disegno divino. Per analogia si può paragonare - "mutatis mutandis" - Giuseppe a Mosé, chiamato a ricondurre il perfezionatore e dominatore del Popolo, Gesù, in terra sicura e nella sua terra. Difatti, il messaggero divino, non si fece attendere, non appena le circostanze storiche mutarono con la morte di Erode (Mt   1, 19-23). Qui è palese tutta la portata della maturità di fede di Giuseppe che si abbandona sempre e completamente alla volontà celeste, nonostante tutte le contrarietà della vita.
Sembrava essere tornato il sereno dopo il rientro nella Galileia, dove la vita finalmente scorreva nella normalità più assoluta: lavoro famiglia e religiosità. E proprio in un momento di sentita religiosità partecipata per la Pasqua a Gerusalemme, condusse la Sposa e il Dodicenne con sé. L'immensa gioia pasquale ben presto però si tramutò in tragica situazione molto angosciosa con l'inspiegabile smarrimento di Gesù. Cosa prova un cuore di padre e di madre alla constatazione che il loro Bambino non è con loro. Tre giorni veramente angoscianti e struggenti, anche per un cuore addestrato al soffrire e all'incognito. La percezione fisica della mancanza del Bambino è la massima fonte di profondi turbamenti interiori e non solo. La ricerca affannosa e senza esiti positivi poteva lanciare lontano i pensieri di Giuseppe.
Che qualche reminiscenza erodiana si fosse risvegliata avrà reso ancora più tragica l'affannosa ricerca del Bambino tra le file della carovana del ritorno. Ma invano. E più cupo diventava la sera senza del Bambino. Preghiere ansie e silenzi prolungati dovettero riempire tutto il tempo dei tre giorni sia di Giuseppe che di Maria.   L'avventura come era nata nel silenzio, così sembrava terminare nel silenzio. La speranza è dura a morire. E venne premiata quando lo trovarono   a discutere nel tempio tra i dottori della Legge.
Finalmente il silenzio della mancanza venne per sempre riempito e ritornò la calma: e Gesù si comportò con più riguardo verso Giuseppe e Maria: restando soggetto a loro fino all'anno dell'inizio della sua vita pubblica. Qui cessano le notizie su Giuseppe. Si aprono nel silenzio e terminano nel silenzio. La chiave di lettura sembra essere proprio il silenzio: dal silenzio di Dio al silenzio in Dio.

Questo, un tratto del mistero della personalità di Giuseppe circonfusa di fede.

 

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