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L’ASSUNZIONE AL CIELO IN ANIMA E CORPO
DELLA VERGINE MARIA
NELLA SCUOLA FRANCESCANA

Giovanni Lauriola ofm

Premessa

Quando si parla di Maria c’è spesso la tendenza all’esagerazione o al pietismo (degenerazione della pietà). Il concilio Vaticano II ha fatto un richiamo a evitare esagerazioni: «Il concilio esorta caldamente i teologi e i predicatori della parola divina ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure dalla grettezza di mente, nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio» (L G n. 67).
Parlare della Madonna è la cosa più bella e più cara per un cristiano e in particolar modo per un francescano. Al semplice nominarla il cuore si apre alla gioia e alla speranza. Sentimenti che si accrescono a dismisura quando al nome della Madonna si accoppia quello dell’ideale francescano, e specialmente quello del Beato Giovanni Duns Scoto, vero teologo e cantore della Vergine Maria.
Il discorso intorno alla Madonna, però, non può essere un discorso autonomo. Deve passare sempre attraverso il discorso di Cristo. Ciò comporta che nei destinatari del messaggio mariano si esige una fede autentica e matura in Cristo Gesù. Solo Cristo rivela il mistero di Dio: egli è l’immagine autentica del Dio invisibile. Solo Cristo svela l’arcano segreto della sua Madre-Vergine.
La fede in Cristo apre la via al discorso sulla Madonna, la cui maternità verginale è presentata come segno della divinità del Figlio. Il Figlio della Madre-Vergine è veramente Figlio di Dio. Lo stretto legame di Madre-Figlio li rende uniti inseparabilmente sia nella storia sia nella preistoria. L’unione non distrugge, però, la differenza sostanziale: Cristo è Dio e Maria una creatura. Maria rimanda sempre a Cristo, mentre Cristo solo a Dio.
Per quanto riguarda la verità dell’Assunzione al cielo in anima e corpo della Vergine Maria, proclamata con la Costituzione dogmatica Munificentissimus Deus da Pio XII, il 1° novembre 1950, è da ricordare che la Scuola teologica francescana è nominata esplicitamente con s. Antonio da Padova, s. Bonaventura da Bagnoregio e s. Bernardino da Siena, che implicitamente fa capo alle intuizioni profonde di s. Francesco d’Assisi, e trova il suo perfetto coronamento nel “rappresentante più qualificato” della stessa Scuola, il beato Giovanni Duns Scoto.
La verità dell’Assunta, insieme alla Predestinazione,alla Maternità e all’Immacolata, entra nella rosa dei privilegi che caratterizza la Scuola teologica francescana, che letto nella prospettiva cristocentrica, acquista una particolare fisionomia, perché perfeziona il discorso intorno alla Madonna, ed esprime l’ultimo dono che Cristo dona alla Madre, come per ringraziarla della sua massima disponibilità a collaborare con Lui all’opera della glorificazione di Dio e alla redenzione del genere umano.
Prima di affrontare, la specifica lettura francescana del dogma-privilegio dell’Assunta, è molto utile conoscere in sintesi il significato teologico della stessa verità definita, secondo la Munificentissimus Deus di Pio XII.

I- LA LETTERA APOSTOLICA MUNIFICENTISSIMUS DEUS

1. Definizione dell’Assunzione

Il dogma dell'Assunzione di Maria Santissima al cielo, definito dal Papa Pio XII il 1º novembre 1950, al termine di un anno santo che concludeva un periodo, durato circa un secolo, di straordinario fervore devozionale verso la Vergine Maria, anche a motivo della definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione, delle apparizioni di Lourdes e di Fatima, suona così: «Per l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei santi a apostoli Pietro e Paolo e Nostra pronunciamo, dichiariamo e definiamo essere dogma di fede che l'Immacolata sempre Vergine Maria, Madre di Dio, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
La verità definita riguarda soltanto lo stato glorioso della Vergine, e non dice nulla circa il modo in cui Maria vi giunse, se passando attraverso la morte e la risurrezione, oppure no. La gloria celeste di cui si parla è lo stato di beatitudine nel quale si trova attualmente l'umanità santissima di Gesù Cristo, e al quale giungeranno tutti gli eletti alla fine del mondo. Coloro che muoiono dopo il battesimo e prima dell'uso di ragione e i giusti perfettamente purificati da ogni reliquia di peccato partecipano di questa beatitudine quanto all'anima già prima del giudizio finale, ma non quanto al corpo, che avverrà alla risurrezione finale.
Il privilegio dell'Assunzione concesso a Maria consiste, quindi, nel dono dell'anticipata glorificazione integrale del suo essere, anima e corpo, a somiglianza del suo Figlio. L'espressione «Assunta alla gloria celeste», pertanto, non designa di per sé una traslazione locale del corpo della Vergine dalla terra al cielo, ma il passaggio dalla condizione dell'esistenza terrena alla condizione dell'esistenza propria della beatitudine celeste.

2. I fondamenti nella storia della Chiesa

La Costituzione dommatica sviluppa la prova in tre tempi: a) porta come argomento fondamentale e sufficiente il consenso unanime dell'Episcopato; b) offre poi una visione storica del sentire dei Padri e dei Teologi intorno alla fede dell'Assunzione di Maria; c) infine indica i fondamenti rivelati di questa fede della Chiesa nella connessione di Maria con Cristo.

1) Universale consenso della Chiesa

Il primo argomento, quello dedotto dal consenso unanime dell'Episcopato, si basa su una dottrina fondamentale della Chiesa Cattolica: il Magistero ordinario e universale della Chiesa, essendo infallibile nell'insegnare la verità rivelata non in virtù di ricerche o conoscenze naturali, ma per l'assistenza dello Spirito Santo, garantisce l'origine rivelata di ciò che insegna in modo unanime indipendentemente dalle prove positive o speculative che può apportare del suo insegnamento. E poiché i Vescovi avevano risposto con una unanimità senza paragoni alla domanda circa la definibilità dogmatica dell'Assunzione, la Costituzione conclude: «Pertanto dal consenso universale del Magistero ordinario della Chiesa si trae un argomento certo e sicuro per affermare che l'Assunzione corporea della Beata Vergine al cielo - la quale, quanto alla celeste glorificazione del corpo verginale dell'augusta Madre di Dio, non poteva essere conosciuta da nessuna facoltà umana con le sole sue forze naturali - è verità da Dio rivelata, e perciò tutti i figli della Chiesa devono crederla con fermezza e fedeltà».
Pio XII afferma che l’Assunta è fondata sulla S. Scrittura, introducendo una distinzione, ancora oggi poco valutata, tra verità asserite e verità che trovano in essa il loro fondamento, come senza dubbio è il caso dell’Assunzione. Oggi bisognerebbe ammettere che non è affatto contro la Scrittura ammettere che in alcuni casi essa segna un orientamento costante il quale, sotto l’assistenza dello Spirito di verità, viene sviluppato dalla riflessione teologica e dalla meditazione ecclesiale.

2) Sviluppo storico dell’Assunzione

Quanto allo sviluppo storico della dottrina dell'Assunzione, la prima testimonianza è di Epifanio ( 403). Nel suo Panarion egli si propone tre volte il quesito circa la fine di Maria, ed enuncia tre ipotesi possibili e sostenute allora da autori diversi: Maria non è morta, ma è stata trasferita da Dio in un luogo migliore; Maria è morta martire; Maria è morta di morte naturale. Egli non sa scegliere con sicurezza fra le tre ipotesi, poiché «nessuno ha conosciuto la sua fine», ma pensa che in ogni modo la fine di Maria deve essere stata «gloriosa», degna di lei. La testimonianza di Epifanio ci assicura che nella Chiesa, alla fine del V secolo, non esisteva alcuna tradizione precisa, né di carattere storico, né di carattere dogmatico, circa la fine di Maria.
Dopo Epifanio, i primi testimoni sono gli apocrifi. Quelli conosciuti sono circa una ventina; hanno origini diverse e appartengono a famiglie diverse: i più antichi sembrano quelli siri ed egiziani e quelli di una famiglia greca. Non ci si può attendere nulla di sicuro da essi dal punto di vista storico; rappresentano invece chiaramente la reazione della fede popolare nei secoli V e VI alla domanda circa la fine di Maria. Pensiero comune a tutti gli apocrifi è che il corpo di Maria non può essere andato soggetto alla corruzione del sepolcro.
Un'evoluzione analoga presentano i documenti liturgici. Le origini della festa dell'Assunzione si trovano in Oriente, nella metà del VI sec., come risulta dalla narrazione dei pellegrini che hanno visitato Gerusalemme in quegli anni. Verso la fine del VII, l'imperatore Maurizio estende la festa a tutte le regioni dell'impero, fissandola al 15 agosto. In Occidente, i primi segni di una festa «in memoria» della Vergine appaiono nel VI secolo, precisamente nella Gallia, dove viene celebrata il 18 gennaio sotto il titolo di «Depositio Sanctae Mariae».
A Roma la celebrazione viene introdotta nel VII secolo, assieme alle altre feste mariane della Purificazione, dell'Annunciazione e della Natività, e diviene subito la più importante di tutte e ha fin dalle origini il nome e il significato attuali. Da Roma poi si estende rapidamente, durante i secoli VIII e IX, a tutto l'Occidente, anche alla Gallia, precisando il contenuto e stabilendo la data della festa al 15 di agosto.
In Oriente, gli autori nello spiegare e giustificare la festa dell'Assunzione si richiamano facilmente agli apocrifi, e alle ragioni desunte dalla mariologia generale: la consacrazione del corpo di Maria mediante la maternità divina, l'onore dovuto dal Figlio alla Madre, l'unione effettiva tra la Madre e il Figlio, la concezione e la nascita verginale del Figlio, l'onore di Maria come Nuova Eva. Queste ragioni non hanno conquistato subito un consenso unanime alla dottrina dell'Assunzione: troviamo infatti ancora delle posizioni interrogative o dubbie fino al X secolo; ma il chiarirsi della liturgia ha fatto presto trionfare la sentenza affermativa. Si può affermare che il pensiero della Chiesa bizantina è definitivamente fissato a partire dal X secolo.
In Occidente lo sviluppo dottrinale fu più lento. Nonostante la chiara indicazione della liturgia, molti autori dal VII al IX secolo si esprimono in modo dubbioso. Uno scrittore anonimo dell IX sec. afferma che «è meglio lasciare tutto a Dio, al quale nulla è impossibile, piuttosto che definire temerariamente di nostra autorità ciò che non possiamo provare». E un altro, del X sec., è di opinione opposta e dice che, non essendovi una trattazione sicura circa l'Assunzione di Maria, occorre esaminare con la ragione quale sia la verità, così che «la verità faccia da autorità». La ragione fondamentale è la grazia e la dignità singolare con cui Dio ha onorato Maria: ciò esclude nel modo più assoluto la corruzione del suo corpo verginale e prova che Dio deve averle concesso questo onore. Inoltre «Gesù Cristo, che è l'onnipotenza e la sapienza di Dio, che ha tutto in comune con il Padre, e perciò può tutto ciò che vuole e vuole tutto ciò che è giusto e degno, deve aver voluto la piena glorificazione della Madre».
È il principio cristocentrico di Duns Scoto, anticipato di tre secoli.

3) L’apporto della Teologia

a) L’interpretazione di sant’Antonio da Padova

Tra i sacri scrittori della Scolastica che, illustrarono e confermarono la pia sentenza dell'assunzione, occupa un posto speciale il dottore evangelico, s. Antonio da Padova. Nella festa dell'Assunzione, commentando le parole d'Isaia: «Glorificherò il luogo dove posano i miei piedi» (Is 60,13), affermò con sicurezza che il divino Redentore ha glorificato in modo eccelso la sua Madre dilettissima, dalla quale aveva preso umana carne. «Con ciò si ha chiaramente - dice - che la beata Vergine è stata assunta col corpo, in cui fu il luogo dei piedi del Signore». Perciò scrive il Salmista: «Vieni, o Signore, nel tuo riposo, tu e l'Arca della tua santificazione». Come Gesù Cristo, dice il santo, risorse dalla sconfitta morte e salì alla destra del Padre suo, così «risorse anche dall'Arca della sua santificazione, poiché in questo giorno la Vergine Madre fu assunta al talamo celeste».

b) L'interpretazione di s. Bonaventura da Bagnoregio

Dello stesso parere è, fra molti altri, il dottore serafico, il quale ritiene assolutamente certo che, come Dio preservò Maria santissima dalla violazione del pudore e dell'integrità verginale nella concezione e nel parto, così non ha permesso che il suo corpo si disfacesse in putredine e cenere. Interpretando poi e applicando in senso accomodatizio alla beata Vergine queste parole della s. Scrittura: «Chi è costei che sale dal deserto, ricolma di delizie, appoggiata al suo diletto?» (Ct 8,5), così ragiona: «E di qui può constare che è ivi (nella città celeste) corporalmente. ... Poiché infatti ... la beatitudine non sarebbe piena, se non vi fosse personalmente; e poiché la persona non è l'anima, ma il composto, è chiaro che vi è secondo il composto, cioè il corpo e l'anima, altrimenti non avrebbe una piena fruizione».

c) L’interpretazione di san Bernardino da Siena

Nel secolo XV, s. Bernardino da Siena, riassumendo e di nuovo trattando con diligenza tutto ciò che i teologi del medioevo avevano detto e discusso a tal proposito, non si restrinse a riportare le principali considerazioni già proposte dai dottori precedenti, ma ne aggiunse delle altre. La somiglianza cioè della divina Madre col Figlio divino, quanto alla nobiltà e dignità dell'anima e del corpo - per cui non si può pensare che la celeste Regina sia separata dal Re dei cieli - esige apertamente che «Maria non debba essere se non dov'è Cristo»; inoltre è ragionevole e conveniente che si trovino già glorificati in cielo l'anima e il corpo, come dell'uomo, così anche della donna; infine il fatto che la chiesa non ha mai cercato e proposto alla venerazione dei fedeli le reliquie corporee della beata Vergine, fornisce un argomento che si può dire «quasi una riprova sensibile».
A partire dalla seconda metà del XV secolo, cioè dopo san Bernardino, la dottrina dell'Assunzione, chiaramente contenuta nella festa liturgica e universalmente predicata, appare ormai come tanto certa che sarebbe imprudente e scandaloso non ammetterla. Qualcuno comincia a dirla già di fede, perché universalmente creduta nella Chiesa; qualche altro (Suarez) la colloca sullo stesso piano della dottrina dell'Immacolata, e dice che un giorno la Chiesa potrà arrivare a definirla. E così restano le posizioni fino al 1854.
Nel domandare la definizione dell'Immacolata un paio di vescovi esprimono il desiderio che venga assieme definita anche l'Assunzione; desiderio e proposta fatti propri anche da molti Padri del Concilio Vaticano I. Ha origine in questo modo il così detto «movimento assunzionistico», che si va estendendo fino alla pubblicazione degli atti relativi nel 1944 e alla lettera «Deiparae Virginis Mariae» del 1º maggio 1946, nella quale Pio XII chiedeva ai Vescovi se ritenessero possibile e opportuno che si procedesse alla definizione dell'Assunzione come verità di fede. I teologi frattanto discutevano sulla possibilità e sui fondamenti di una eventuale definizione dogmatica: le discussioni terminarono soltanto con l'annuncio della prossimadefinizione, pubblicato il 14 agosto 1950.

3. I fondamenti nella Rivelazione

Dalla storia che abbiamo brevemente tracciata della dottrina dell'Assunzione risultano chiaramente due cose: che non esisteva nella Chiesa primitiva una tradizione esplicita, né scritta né orale, d'origine apostolica, circa l'Assunzione di Maria; che la dottrina si è formata a poco a poco come frutto di una riflessione amorosa della fede cristiana intorno alla dignità della Madre di Dio, alla sua intima unione spirituale e fisica con il Figlio, alla sua posizione del tutto singolare nell'economia divina della Redenzione.
Alla luce di queste considerazioni si comprende anche come la Costituzione possa parlare di un «fondamento biblico» della dottrina dell'Assunzione. Esso è duplice: in primo luogo comprende tutte quelle affermazioni che sottolineano le relazioni particolari di Maria con il Figlio, nella concezione e nella generazione (Lc 1,26-38; Mt 1,18-25; Lc 1,39-50), nei misteri dell'infanzia (Lc 2,1-21; Mt 2,1-23; Lc 2,22-52), durante la vita pubblica (Gv 2,1-11; Mt 12,46-50) e sul Calvario (Gv 19,25-27); esse costituiscono come il clima nel quale vanno concepiti i rapporti tra la Madre e il Figlio.
In secondo luogo il fondamento è dato dal Protovangelo (Gen 3,15) inteso nella luce della Rivelazione posteriore, e particolarmente della dottrina della Nuova-Eva. Il passo mostra evidentemente una lotta tra il principio del male, che è il diavolo (cf. Gv 8,44; Ap 20,2), e l'umanità, rappresentata dalla donna e dalla sua discendenza, seguita dalla vittoria dell'umanità, nonostante gli sforzi e i parziali successi del principio del male.
Il significato della lotta e della vittoria e il vincitore vero ci sono manifestati nel Nuovo Testamento: Cristo Redentore ha vinto tutti i nemici dell'umanità, il demonio, il peccato e la morte (cf. Gv 12,31; 14,30; 15,12; 16,33; Rm 5-6; 1 Cor 15,21-26.54-57). In questa lotta e vittoria che Dio profetizzava, attraverso la parola del Protovangelo, Gesù Cristo è stato senza dubbio la causa ultima e fondamentale di ogni vittoria dell'umanità, ma la tradizione che si esprime nella dottrina della Nuova-Eva assegna un posto del tutto singolare e unico «accanto a Cristo» alla Madre sua.
Essi sono dunque previsti e simboleggiati come uniti, nella donna e nel discendente della donna del Protovangelo, e il significato e il contenuto della lotta e della vittoria di Cristo, esplicitamente insegnati nel Nuovo Testamento, dovranno essere estesi anche a Maria. L'interpretazione teologica del Protovangelo non può fondarsi su dati puramente storici e filologici, ma deve tener conto del principio fondamentale che la Rivelazione posteriore interpreta la Rivelazione anteriore, e soprattutto che la realizzazione interpreta le profezie. Come il Nuovo Testamento ha interpretato la «discendenza», così la mariologia, sviluppando la dottrina della Nuova-Eva, ha interpretato la «donna».


II- L’ASSUNTA NELLA SCUOLA FRANCESCANA


Per quanto riguarda la verità dell’Assunta nella Scuola francescana, bisogna notare che tutto l’amore francescano per la Madonna, che sfocia nelle affermazioni più caratteristiche della mariologia, come la Predestinazione, l’Immacolato Concepimento, la Mediatrice e l’Assunzione al cielo in anima e corpo, sgorga come profonda sorgente dalle intuizioni cristocentriche di Francesco d’Assisi e portate in piena luce da Giovanni Duns Scoto.
Come tutti i teologi scolastici, anche gli Autori francescani, ricchi delle interpretazioni dei Padri e della fede del popolo espressa nella Liturgia, sono stati sempre concordi nell’affermare il privilegio mariano dell’Assunzione, indipendentemente dal modo di interpretarlo, cioè se la Vergine Maria sia o non sia morta.
La bolla dogmatica Munificentissimus Deus di Pio XII non dice nulla circa il modo in cui Maria vi giunse, se passando attraverso la morte e la risurrezione, oppure no, perché la verità definita riguarda soltanto lo stato glorioso della Vergine. La gloria celeste di cui si parla è lo stato di beatitudine nel quale si trova attualmente l'umanità santissima di Gesù Cristo, e al quale giungeranno tutti gli eletti alla fine del mondo. Coloro che muoiono dopo il battesimo e prima dell'uso di ragione e i giusti perfettamente purificati da ogni reliquia di peccato partecipano di questa beatitudine quanto all'anima già prima del giudizio finale, ma non quanto al corpo, che avverrà alla resurrezione finale.
Il privilegio dell'Assunzione concesso a Maria consiste, quindi, nel dono dell'anticipata glorificazione integrale del suo essere, anima e corpo, a somiglianza del suo Figlio.
L’Enciclica Apostolica di Pio XII, nello spiegare teologicamente la verità dell’Assunta, ha dato ampio spazio alla Scuola francescana, portando vari testi integrali del Dottor evangelico, Antonio da Padova, del Dottor serafico, Bonaventura da Bagnoregio, e del Dottor dell’Assunta, Bernardino da Siena, che indirettamente rimandano alle intuizioni profonde di Francesco d’Assisi, e alle conclusioni teologiche specifiche di Duns Scoto, secondo l’osservazione “allargata” di Gemelli:della Madonna Francesco ne è il cantore, Antonio l’innamorato, Bonaventura il poeta, Duns Scoto il teologo e Bernardino da Siena l’apostolo.

1. Le intuizioni di Francesco d’Assisi sull’Assunta

L'argomento mariologico non è trattato «ex professo» da Francesco d'Assisi, anche se ha lasciato due specifiche composizioni e alcuni riferimenti di carattere generale - elementi che, in realtà, sono molto scarsi e del problema in questione non permettono alcuna ricostruzione né completa né sistematica. Anche intorno alla verità dell’Assunta non ci sono affermazioni specifiche, ma titoli equivalenti da cui è possibile ricavare la sua fede in questa verità comunemente creduta dalla Chiesa e celbrata con solennità dal popolo di Dio. Tuttavia i testi di Francesco e le sue indicazioni esprimono concetti «teorici» validi ed essenziali per inquadrare una visione teologica dell'argomento e per alimentare una sana devozione alla vergine Maria, proclamata Regina e Avvocata dell’Ordine.
Da una lettura attenta dei testi mariani si ricava l’impressione che le idee di Francesco derivino più da un atteggiamento di fede vissuta nella dottrina insegnata dalla chiesa che da uno studio sistematico sull'argomento - osservazione comprovata dalla frequenza dei titoli usati, che hanno meno valore sentimentale e più valore teologico.

a) I due componimenti specifici di Francesco

«Ti saluto, Signora Regina santa,
santa Madre di Dio, Maria
che sei la Vergine diventata chiesa,
eletta dal santissimo Padre del cielo
e da lui
insieme al santissimo Figlio diletto
e allo Spirito Santo Paraclito
consacrata e ripiena
della Pienezza di grazia e della totalità di bene.
Tì saluto, palazzo di Dio.
Ti saluto, tabernacolo di Cristo.
Ti saluto, casa di Dio.
Ti saluto, vestimento di Cristo.
Ti saluto, madre di Dio.
E saluto voi tutte, sante virtù
che, per grazia e lume dello Spito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli
per renderli sempre più fedeli a Dio»[Sal BMV 1-6].

« Santa Maria Vergine
non c'è donna simile a te nel mondo,
figlia e ancella dell'altissimo sommo Re e Padre celeste,
madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo,
sposa dello Spirito Santo...» [Off Pass Ant 1-3].

E in altri testi di passaggio, chiama la Madonna con vari titoli molto significativi, come per esempio: “la gloriosa e beatissima Madre sempre vergine Maria” [ Reg NB 23, 6]; “la beata sempre vergine Maria” [Ep Ord 38]; la “gloriosa sempre vergine la beatissima santa Maria” [Reg NB 23 1-3]; “la santa e gloriosa vergine Maria” [Ep Fid II 4-5].
La lettura di queste composizioni, insieme ai relativi titoli, mette in grande evidenza una lucida sintesi di mariologia essenziale e un canto pieno di poesia. Nel suo scandirsi ritmico, Francesco presenta la Vergine Maria come la creatura ricca di “privilegi”, come la massima espressione di Dio, suo capolavoro, e incarnazione vivente di ogni virtù e pienezza di grazia, documentando così il suo modo di pensare intuitivo, che con estrema facilità passa da un titolo teologico a uno cristologico, da un titolo ecclesiale a quello strettamente mariano.
I titoli più significativi («Virgo», «Domina», «Regina», «Mater Domini», «pienezza di grazia») sono sempre accompagnati da unaggettivo come “gloriosa”, “santa”, “eletta”. Tutti ruotano attorno ai privilegi della «maternità divina», della «verginità perpetua», della «santità gloriosa»... che tradotti in termini teologici orientano verso le interpretazioni delle rispettive verità, specialmente verso quella della gloria finale di Regina del cielo e, quindi, dell’Assunta al cielo in anima e corpo come la Chiesa insegnava e pregava all’epoca.
Una conferma a questa interpretazione viene anche dall’esplicita contemplazione di Maria come la “bellezza” personificata, la «gloriosa Regina», la «Signora», l’«Avvocata». In questo modo ha ragione s. Bonaventura quando, parlando del cuore di Francesco verso la Madonna, scrive che aveva una “fervente devozione” e un “singolare amore” (LM II, 8); [e s. Bernardino quando scrive che “con il titolo di «Signora», il dominio della Vergine arriva là dove arriva il dominio di Cristo” (OO, VI, sermo III, cap. 1); e altri dottori francescani nel titolo di «Domina» hanno visto implicito il privilegio dell’Immacolata; e nel tema della “bellezza” di Maria la verità dell’Assunta, come per es., s. Bernardino da Siena, e s. Leonardo da Porto Maurizio].

b) Riflessione sistematica

I titoli mariologici, utilizzati da Francesco, si proiettano fondamentalmente nella visione trinitaria di Dio e si realizzano nella luce del mistero di Cristo, attraverso la duplice valenza della maternità storica e spirituale di Maria. Lo si ricava, per es., dal titolo più suffragato «Virgo Maria» e dai contesti in cui viene usato.
Per Francesco il dono della “verginità” non è uno status, ma una funzione, o, meglio, un signum della divinità del Figlio. La sua attenzione cioè non è tanto richiamata dal fatto della particolare situazione personale di verginità, in cui viene a trovarsi Maria, quanto principalmente dalla sua funzione di Madre Vergine che dà alla luce il Figlio. Come a dire: Dio ha voluto preparare in Maria il luogo idoneo per la nascita del suo Figlio, e così la verginità di Maria diventa il segno della divinità stessa del Figlio suo.
In questo titolo «Virgo Maria» è sintetizzabile tutto il mistero della «Donna» biblica, che, dal Genesi all'Apocalisse, segna e accompagna tutto l'arco della storia della salvezza. Presentata in modo molto indistinta nel Genesi, si personifica nell'Apocalisse, anche se diventa più complessa e problematica la sua identità. Attraverso, poi, le profezie di Isaia e di Michea si precisa sempre meglio il carattere spirituale della «Donna» che sarà Madre e Vergine a un tempo. Così viene descritta nel racconti evangelici dell'infanzia di Gesù. E nei due momenti decisivi della sua vita - Cana e Golgota - lo stesso Gesù la chiamerà proprio col nome profondamente evocativo e profetico di «Donna».
Il titolo di «Virgo Maria», perciò, al di là del significato semantico, evoca nel cuore di Francesco l'immagine biblica della «Donna». E in questo modo, Francesco evita il pericolo di parlare della vergine Maria come realtà a se stante, ma quasi sempre in contesto trinitario, così da presentarla come «dono» di Dio all'umanità. E in quanto dono che ha donato la salvezza al mondo, Francesco sente irrompente il bisogno di elevare inni di ringraziamento a Dio Padre, nella sua trascendenza infinita, che per mezzo del suo Figlio, nato dalla vergine Maria, ha voluto salvare l’uomo dal peccato e dalla morte. Ed ebbro di gioia profonda e sincera invita la stessa Vergine Madre, insieme a tutta la schiera degli angeli e dei santi, a cantare l'inno di lode al mistero di Dio, uno e trino.
Ne è testimonianza la Salutatio BMV, facilmente divisibile in due parti. Nella prima, viene professata la fede nella SS. Trinità che ha dato all'umanità l'eccelso dono della «Donna» che è Madre e Vergine nello stesso tempo. La sua priorità storica cede il passo alla priorità ontologica del Figlio, che resta sempre l'unica azione principale della SS. Trinità. L'intima e profonda relazione tra Madre e Figlio sembra anticipare le intuizioni teologiche di Duns Scoto sul privilegio completo e totale della verginità di Maria, fino all'unico e medesimo atto di predestinazione del Figlio e della Madre da parte di Dio, come dichiarerà più volte la Chiesa.
La seconda parte si presenta in forma litanica e più facilmente cantabile. Le invocazioni hanno origine biblico-patristica e sono diffuse nella letteratura ascetica del tempo. Facilmente rintracciabile è la paternità di Ambrogio e di Girolamo, nonché l'insegnamento dello stesso Innocenzo III.
Più dottrinale si presenta la prima parte, più spirituale la seconda. E ciò denota in Francesco la viva preoccupazione di tradurre nella vita pratica i principi di teologia speculativa. Impressiona la capacità di sintesi che Francesco manifesta nel presentare il mistero di Maria. La contempla e la saluta nella visione apocalittica di Giovanni: Donna Regina Madre e Chiesa. Esprime con magistrali pennellate tutto l'arco della salvezza voluto da Dio: «eletta» dal Padre, «consacrata» dalla presenza del Figlio, e «ripiena» dallo Spirito Santo di ogni grazia.
Traduce la verità storica della maternità divina in semplici espressioni di natura simbolica e spirituale a un tempo, per meglio esprimere la partecipazione di Maria al mistero della redenzione. Titoli semplici ma idonei a imprimere nella mentalità popolare l'idea teologica dell'esistenza storica del Figlio di Dio Padre, mediante la grazia dello Spirito Santo. Francesco si preoccupa, in fondo, di portare l'uomo a Cristo e in lui anche a Maria, convinto che tra i due misteri c'è profonda e reale reciprocità, ma anche reale e sostanziale differenza. Il mistero di Maria rimanda sempre a Cristo; quello di Cristo, invece, solo al Padre suo.
Il settenarlo «ave» e le plastiche immagini spirituali esprimono, in un linguaggio abbastanza diffuso nella letteratura mistica del tempo, la grandezza della maternità della vergine Maria, tutta racchiusa nell'ultimo titolo di «mater Dei», a conferma della sua originale predestinazione.
Anche la seconda composizione mariana, l'«Antiphona» dell'Officium Passionis, è un gioiello di preghiera ed esprime chiaramente la stessa dottrina teologica. Dopo un elogio sincero e oggettivo, che non trova riscontro in nessun'altra creatura di questo mondo, ne elenca il motivo in triplice forma: «figlia e ancella» di Dio Padre, che esprime lo stato creaturale di Maria la quale accetta di collaborare in tutto e per tutto al disegno di salvezza, diventandone anche la fedele custode nella storia; «Madre» del Figlio di Dio fatto uomo per amore degli uomini, che esprime l'evento storico della grandezza della vergine Maria; «sposa» dello Spirito Santo, in virtù del quale realizza la sua divina maternità e storica e spirituale nel tempo.
Come fonte di questo capolavoro di preghiera popolare è da indicare certamente la liturgia della festa dell'Assunta, assai diffusa in quel tempo. Un'antifona così recitava: «O Vergine Maria, non c'è donna simile a te nel mondo, bella come la rosa e candida come il giglio; prega per noi il Figlio tuo»; in Francesco si trasforma in «O Vergine Maria, non c'è donna simile a te nel mondo, “figlia del Padre celeste”, “madre del Signore Gesù Cristo” e “sposa dello spirito Santo”...». Da un semplice confronto, appare chiaro che il testo di Francesco dipende essenzialmente da quello liturgico, anche se lo utilizza liberamente, adattandolo alla situazione culturale e spirituale del suo tempo.

Antifona liturgica:

«Virgo Maria,
non est tibi similis nata
in mundo in mulieribus
flore ut rosa
odor ut lilium
ora pro nobis
ad tuum Filium».

Antifona di Francesco:
«Sancta Maria Virgo
non est tibi similis nata
in mundo in mulieribus
filia... Patris coelestis
mater... Domini jesu Christi
sponsa Spiritus Sancti
ora pro nobis...
apud tuum... Filium».

L'ampliamento di Francesco ha inteso evidenziare proprio la verità che tutta la realtà di Maria è inclusa nello stesso mistero della SS. Trinità di “figlia, madre e sposa”.

b) Aspetto cristologico

L'elezione di Maria a Madre del Figlio di Dio da parte dell'altissimo Iddio sottende implicitamente e contemporaneamente quell'unico e medesimo atto di predestinazione con il quale viene voluta la stessa incarnazione del Verbo. E tutta l'azione di benevolenza e d'amore riservata in Maria dalla SS. Trinità è finalizzata a tale scopo: preparare la degna dimora al Figlio di Dio sulla terra. Per questo preciso motivo Maria viene «eletta», «consacrata» e «ripiena» di ogni grazia e d'amore, e l'evento «incarnazione» diventa il centro della vita religiosa di Francesco, che da esso spazia nella trascendenza del mistero ineffabile di Dio e in quello antropologico della chiesa.
Nel suo grande inno di fede, nel 23 capitolo della Regola non bollata, Francesco estasiato da tale verità divina eleva la lode eucaristica a Dio, per aver fatto nascere nel seno della beata vergine Maria il Figlio di Dio, evento «così degno santo e glorioso» che merita d'essere annunziato da un messaggero celeste. La bivalenza dell'evento dell'incamazione è considerato da Francesco come il centro di tutta l'azione ad extra di Dio: dalla creazione al ritorno del Signore per il giudizio finale, attraverso la salvezza operata dallo Spirito. E di questo mistero di Dio, Francesco rende grazie esplicitando gradualmente nel capitolo dossologico i motivi teologici. Importante notare quello a livello antropologico, che trova riscontro a livello cosmoloico nel Cantico delle creature come coscienza dell'incapacità umana a elevare un inno di gloria all'altissimo onnipotente «bon Signore», onde il canto di ringraziamento a Dio viene presentato tramite la mediazione della gloriosa vergine Maria, anche se è convinto che la vera lode a Dio può darla solo un altro Dio .
Da questi cenni emerge una caratteristica fondamentale della spiritualità mariana di Francesco. Il mistero di Maria non è mai considerato a se stante, ossia come verità isolata e autonoma del piano di salvezza divino, ma sempre strettamente congiunto al frutto della sua maternità, Gesù Cristo. Anche il mistero cristologico è ugualmente visto nella luce teologica del mistero trinitario. La sua devozione alla vergine Maria affonda, perciò, le sue radici nel concreto storico della rivelazione e non su concezioni astratte, ed è in perfetta armonia con la teologia e con il magistero della chiesa dell’epoca.

c) Aspetto ecclesiale

La dimensione ecclesiologica del pensiero mariano di Francesco viene sottolineata da quei testi che, insistendo sull'aspetto storico della maternità divina di Maria, palesano una chiara situazione di crisi dell'ortodossia cristologica, dovuta al movimento del docetismo cataro. Nei testi di Francesco, Maria è nominata sempre in unione a Cristo, in senso sia storico che spirituale, perché il termine del dono di Dio a Maria è sempre e unicamente il Cristo totale. L'associazione, infatti, riguarda e il mistero dell'incarnazione e quello eucaristico che perpetua la reale presenza del Cristo nella storia in modo sacramentale.
I riferimenti rivolti da Francesco a Maria conducono spontaneamente al mistero di Cristo: sia quando viene associata all'azione redentrice, all'azione del rendimento di grazie, a quella propiziatrice, e sia quando viene indicata come modello di devozione eucaristica.
La stretta unione tra Maria e Cristo abbraccia non solo la dimensione propriamente teologica ma anche quella spirituale. La partecipazione di Maria al mistero della redenzione è tale da non riguardare soltanto la sua persona storica, ma si estende a ogni singolo uomo. Questo concetto ecclesiologico della maternità spirituale di Maria viene meravigliosamente messo in luce dal titolo «Maria, quae est Virgo ecclesia facta», lezione accetta dall'edizione critica dei suoi scritti. Con tale titolo Maria è salutata e venerata come la prima chiesa consacrata da Dio, e in senso storico e in senso spirituale, come suggeriscono le immagini successive della Salutatio.
La partecipazione di Maria al mistero della redenzione è anche partecipazione di Maria alla santificazione dell'uomo. Difatti, è proposta come modello di santità e di perfezione sacerdotale e cristiana insieme, come risulta anche dal commento a Mt 12, 5, che così suona: «Diventiamo madre di Gesù Cristo quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo per virtù d'amore e di pura e sincera coscienza, e lo generiamo con le buone opere, che devono illuminare gli altri con la luce dell’esempio» [Ep Fid I, 1, 10].
Questa maternità spirituale nell'uomo si realizza quando nel cuore dei fedeli - spiega Francesco - vive la grazia dello Spirito Santo che rende abilitati a riconoscere il Cristo nei sacramenti e nella storia. Quel «cuore» e quel «corpo» vogliono indicare l'unità personale dell'uomo che dev'essere pieno interiormente della grazia divina per poter irradiare all'esterno il bene posseduto.
Da questi principi d'ordine teologico e spirituale insieme balza evidente la caratteristica essenziale del pensiero e della devozione di Francesco alla Vergine Maria, che è aperta al privilegio dell’Assunta, come sarà fatto dai suoi immediati figli.

2. Antonio da Padova e l’Assunta

Come abbiamo già detto nella prima sera, Pio XII, nella sua Lettera Apostolica, parlando dei teologi scolastici, che hanno scritto in onore dell’Assunzione corporea di Maria, dice espressamente che «il Dottor evangelico sant’Antonio da Padova occupa un posto speciale». Il titolo di “Doctor evangelicus” gli è stato riconosciuto nel 1946 dallo stesso papa Pio XII. Così, la personalità di s. Antonio non viene solo limitata alla sua azione di taumaturgo e di predicatore dei poveri e bisognosi, ma anche viene esaltata la sua nobile dottrina teologica, tutta intrisa di parola di Dio, tanto da essere chiamato da Gregorio IX “Arca del Testamento”, “Armamentario della sacra Scrittura”, per dire la profonda e vasta conosenza che aveva dell Bibbia.
Per cogliere tutta la ricca portata dell’insegnamento specifico di s. Antonio sulla verità dell’Assunta, torna utile tener presente tutte e sei le prediche in onore della Madonna che ha scritto e anche predicato, secondo l’uso del tempo, e che costituiscono la trattazione di una piccola mariologia essenziale. E lo faremo con le sue stesse parole (cf D. Scaramuzzi,Parla il Santo di Padova, (a cura di G. Lauriola), Mezzina, Molfetta 1995, pp.74-83).

a) Il capolavoro di Dio

Maria fu l' opera mirabile dell'Altissimo, il suo capolavoro, perché la fece più bella di tutti i mortali, più santa di tutti i santi.
La nostra Ester [Maria] fu molto bella quando l'angelo la salutò, fu d'incredibile bellezza quando scese sopra di lei lo Spirito Santo, e fu meravigliosa agli occhi di tutti quando concepì il Figlio di Dio. Dopo che ebbe concepito il Figlio di Dio, il suo volto raggiava di tanta bellezza che neppure Giuseppe poteva fissarvi lo sguardo. Né è da meravigliarsi. Se i figli d'Israele, come dice l'apostolo, non potevano fissare gli occhi in faccia a Mosè per la gloria di cui risplendeva, ed era effimera gloria..., a maggior ragione Giuseppe doveva sentirsi abbagliato dai raggi del vero sole, che Maria portava nel suo seno... Il vero sole [Gesù Cristo] era velato da una nube (Maria) e tramandava i suoi raggi d'oro attraverso gli occhi e le parvenze della Madre sua. Il volto di Maria rifulgeva di tutte le grazie, grato agli angeli, che desideravano specchiarsi in lei, che splendeva come il sole in tutta la sua virtù.
Niente in Maria che sappia di terreno, niente di carnale, ma tutto è impregnato di spirito, perché frutto della grazia. La prima donna, Eva, perché proveniente dalla terra e dalla carne, sentì ripetersi il grido della maledizione: Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai i figli; a Maria, in quella voce, la cui conversazione era nei cieli, fu detto: Salve, o piena di grazia.

b) L'immacolato concepimento di Maria

Osserva che la beata Vergine viene chiamata de petra deserti (Is 16, 1). “Pietra”, perché impossibile ad esser solcata dall'aratro. Il dragone, cioè il diavolo, coltivatore di ombre, come dice Salomone, non poté trovare in essa traccia di colpa.
Il Padre rivestì il suo Figlio di bianca stola, cioè di carne monda da ogni peccato, che ricevette dalla Vergine Immacolata.
Sia, dunque, benedetto il seno della Vergine gloriosa, della quale Agostino nel libro Della natura e della grazia afferma: «Eccettuata la Vergine Maria -della quale, per rispetto al Signore, non intendo assolutamente parlare quando si tratta di peccati, poiché noi sappiamo che ella ebbe grazia abbondantissima per trionfare, in tutti i modi, del peccato, per il fatto stesso che ella meritò di concepire e mettere in luce colui del quale è chiaro che non peccò...-; eccettuata, io dico, questa Vergine, se tu potessi riunire in un solo tutti i santi e tutte le sante e domandassi loro se soggiacquero o no al peccato, cosa tu credi che ti potrebbero rispondere se non quello che attesta Giovanni: Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Ma quella gloriosa Vergine fu prevenuta e ricolma di una grazia singolare; la grazia di avere nel suo seno colui che, fin dall'eternità, fu il Signore dell'universo».

c) Madre di Dio

Maria ha partorito il figlio. Quale figlio? Il Figlio di Dio, Dio lui stesso. O donna più felice di ogni altra, che avesti comune con Dio Padre un Figlio!
La gloria della Vergine è infinitamente grande perché ha condiviso il Figlio con Dio Padre! Ha partorito il suo Figlio! Il Padre gli ha dato la divinità, la Madre l'umanità; il Padre la maestà, la Madre l'infermità. Partorì il suo Figlio, cioè l’Emanuele che è quanto dire: Dio con noi.
Com'è grande la dignità della Vergine gloriosa! Ella meritò di essere la madre di colui che è firmamento e bellezza degli angeli [...]. Diciamo, dunque, che Maria fu il soglio di questa gloriosa altezza di Cristo sin da principio, cioè fu predestinata ad essere Madre di Dio dalla costituzione del mondo per virtù di Dio secondo lo spirito della santificazione!
Dolce è la lode della Vergine gloriosa, e dolcissima risuona agli orecchi del Cristo, suo Figlio: Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte (Lc 11,27). Veramente beato è questo seno che portò te, Dio vero e Figlio di Dio, Signore degli angeli, creatore del cielo e della terra, redentore del mondo! La figlia portò il Padre, quando portò il proprio Figlio, ella vergine poveretta! O Cherubini, o Serafini, o Angeli ed Arcangeli, col volto dimesso e col capo chino, adorate il tempio del Figlio di Dio il sacrario dello Spirito Santo, il seno beato adorno di gigli, dicendo: Beato il seno che ti portò. E voi, o mortali, figli di Adamo, a cui fu fatta questa grazia e concessa questa prerogativa, animati da fede, compunti nel cuore, prostrati a terra, adorate anche voi il trono d'avorio eccelso elevato dal vero Salomone [il Signore] e dite: Beato il seno che ti portò.

d) Le virtù della Vergine

Nessuna anima di santo adunò in sé tanta ricchezza di virtù quanto la Vergine, che meritò, per la sua umiltà e purezza, di concepire e partorire il benedetto Figlio di Dio.
La beata Vergine durante la sua vita mortale, possedette le virtù di tutti i giusti. Non conobbe, infatti, la concupiscenza della carne, né la concupiscenza degli occhi, né la superbia della vita, perché casta povera umile.
Per la purezza ella è simile al Libano, bianco di nevi e odoroso di cedri; la fragranza che da lei emana si diffonde tutt'intorno spirando la vita ai morti, il perdono ai disperati, la grazia ai penitenti, la gloria ai giusti.
Per l'umiltà è simile a una valle che Dio ricolmò d'ogni grazia e alla cui pienezza noi tutti abbiamo attinto, noi vuoti. In lei si rivelarono sei gradi di virtù quando la salutava l'angelo Gabriele come si nota nel Vangelo. Il primo fu la pudicizia, perché si turbò al saluto dell'angelo -turbata est-, il secondo la prudenza, perché non prese subito partito, ma si diede a riflettere -cogitabat qualis esset ista salutatio- , il terzo la purezza, perché la proposta fattale era in contraddizione coi suoi propositi verginali -quomodo fiet istud- , il quarto la costanza, perché non intendeva venirvi meno -virum non cognosco-, il quinto l'umiltà nella protesta della sua soggezione a Dio -ecce ancilla Domini- , il sesto l'ubbidienza nel dare il consenso -fiat mihi.
Come i gigli sulle rive di un ruscello conservano il loro rigoglio, la loro bellezza e il loro profumo, così la beata Vergine Maria, quando mise al mondo il suo Bambino celeste, conservò intatto il rigoglio e la bellezza della sua verginità.

f) Il martirio della Vergine

I1 dolore che Maria sostenne nella passione del Figlio suo fu come una spada che le trafisse l'anima. Duplice fu il suo parto: uno nel corpo, l'altro nell'anima. Il primo fu il parto verginale: esso si compì nel gaudio, perché la Vergine depose, senza dolore, colui che forma il gaudio degli angeli. Di questo gaudio fu presaga Sara quando disse come figura di Maria: Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me. E noi dobbiamo congratularci e rallegrarci con la beata Vergine per questa natività spettacolosa del suo Figlio. Ma dobbiamo compatirla nella passione del Figlio, quando l'anima di lei fu trapassata dalla spada che trafisse il suo cuore. [...] Questo parto fu dolorosissimo e ricolmo d'ogni amarezza, poiché ella vedeva il Figlio suo, che era pure Figlio di Dio, inchiodato ad una croce, sospeso fra due pubblici malfattori. Nessuna meraviglia, dunque, se una spada le trapassava l'anima... Non ci fu dolore simile al suo!

g) Nostra celeste mediatrice

La Vergine Maria è veramente la nostra mediatrice, giacché è lei che ha ricomposto in pace Dio e il peccatore [...]. È lei il segno della pace e dell'alleanza, l'ulivo della misericordia. [...]. Onde dice bene Bernardo: «O uomo, tu hai un accesso sicuro a Dio. Tu trovi davanti a Dio, prima di Cristo, una madre, e prima di Dio Padre un Figlio. La madre mostra al Figlio il suo seno, il Figlio mostra al Padre le ferite del costato, delle mani e dei piedi. Non vi può essere ripulsa dove si trovano tanti segni di carità ». Da lei si sprigiona una fragranza simile a quella del Libano... Questa fragranza, diffusa dappertutto, ridona la vita ai morti, il perdono a chi non lo spera, la grazia ai penitenti, ai giusti la gloria.
Maria fu piena di grazia, e della sua grazia fummo fatti partecipi noi che n'eravamo privi. Come da un vaso troppo pieno si riversa sulla terra qualche goccia, così Maria fu ripiena della grazia divina e fecondata dallo Spirito Santo perché cadesse su di noi lo stillicidio delle sue grazie.
Ella diede al mondo l'autore d'ogni grazia. Meritatamente, dunque, si dice, in lode della Vergine, del Figlio di Dio: Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte. Mentre Gesù succhiava il suo latte, operava la nostra salvezza. E la passione di lui la compiva, egli soffri nel corpo che fu nutrito del latte verginale di Maria... Al seno verginale di Maria bevve colui che sulla croce volle essere colpito nel costato, perché i suoi nati succhiassero sangue per latte.

1) Porta del cielo

La Vergine Maria è la porta del cielo, la porta del paradiso, sulla quale il vero Salomone [Cristo] ha scolpito i cherubini, che rappresentano la vita angelica e la pienezza della carità; le palme che indicano la vittoria sul nemico, il verdeggiare della perseveranza e la sublimità della contemplazione; i basso rilievi di boccioli di fiori, che sono le preziose cesellature raffiguranti l’umiltà e la verginità. Tutto questo è stato scolpito nella beata Vergine Maria dalla mano della Sapienza. Giustamente è chiamata: come sole sfolgorante e come arcobaleno splendente fra le nubi di gloria.

2) Stella del mare

Noi con ragione diciamo: Ave, Maria, cioè stella del mare, giacché ci troviamo davvero in mezzo al mare, e siamo percossi dai flutti, e la tempesta ci sommerge. Invochiamo la stella del mare, perché, guidati da essa, possiamo raggiungere il porto della salute. E lei infatti, che libera dalla tempesta, mostra la via che conduce al porto chiunque le si rivolge. Chi è privo di questa stella è cieco e cammina a tentoni: la sua nave sarà infranta dalla tempesta ed egli sarà travolto dalle onde.

3) Iride della nuova alleanza

L'iride risplende per una posizione del sole che pervade le nuvole... Così il Figlio di Dio, penetrando la nuvola, cioè la Vergine gloriosa, la rese come iride splendida, segno d'alleanza tra Dio e i peccatori.

4) Paradiso dell'umanità nuova

E detto nel Genesi che il Signore Dio, a principio, piantò il paradiso della felicità sulla terra e vi pose l'uomo a custodirlo e coltivarlo. L'uomo, però lo coltivò male e male lo custodì. Era necessario che il Signore piantasse un altro paradiso, di gran lunga migliore, cioè la beata Vergine Maria, alla quale ritornassero gli esuli del primo paradiso. In questo paradiso fu posto il secondo Adamo [Gesù Cristo], il quale lo custodì e lo coltivò.
Orsù, dunque, o Signora nostra e nostra speranza, noi ti supplichiamo affinché tu illumini le nostre menti con lo splendore della tua grazia, che tu le purifichi col candore della tua illibatezza, che tu l'infiammi col calore della tua presenza, che tu le riconcilii col Figlio tuo, onde possiamo sollevarci allo splendore della tua gloria, mercé la grazia di colui che... volle prendere da te il suo glorioso corpo e abitare per nove mesi nel tuo seno.

h) Il nome di Maria

Il nome di Maria, nostra Signora, è una torre fortissima; ad essa ricorrerà il peccatore con la sicurezza profonda di salvarsi. Nome dolce, nome che conforta il peccatore, nome di beata speranza... Esso è giubilo al cuore, miele al labbro, melodia all'orecchio.
Nome dolce, nome delizioso, nome che dà conforto e speranza di beatitudine! Che cosa significa Maria, se non stella del mare, cioè guida fulgida al porto per chi ondeggia in balia dei flutti dell’amarezza? O nome amabile agli angeli, terribile ai demoni, salutare ai peccatori, soave ai giusti.

e) La glorificazione di Maria

Io glorificherò il luogo dove ho posto i miei piedi, disse il Signore per Isaia (60, 13). Il luogo dove il Signore (Gesù Cristo) pose i suoi piedi (cioè la sua umanità) fu la beata Vergine dalla quale prese umana carne. Questo luogo è stato dal Signore glorificato, esaltando Maria al di sopra dei cori degli angeli. Da ciò si rende manifesto che la Vergine fu assunta in cielo anche con il corpo, che fu il luogo dove pose i piedi il Signore. A questo mistero alludeva il salmista, quando cantava: Alzati, Signore, verso il luogo del tuo riposo, tu e l'arca della tua potenza. Il Signore è risorto quando ascese alla destra del Padre; è risorta anche l'Arca [Maria] dove egli ha riposato, quando la Vergine Madre fu assunta al talamo celeste.
O inestimabile dignità di Maria! O sublimità inenarrabile della sua grazia! O non investigabile profondità di misericordia! Quando mai e a quale angelo o a quale uomo fu concessa o si poté concedere tanta grazia e tanta misericordia quanta ne fu concessa alla Vergine Maria, che Dio volle dare per Madre al suo proprio Figlio, consustanziale a lui?... Eccelse davvero sopra ogni altra la grazia che conseguì Maria, la quale, avendo avuto comune col Padre il Figlio, meritò di essere coronata in cielo.
Noi ti supplichiamo, dunque, o nostra Signora, inclita Madre di Dio, esaltata sopra i cori degli angeli, che tu riempia di grazia celeste il nostro cuore, facendovi splendere la celeste Sapienza; lo confermi col tuo celeste patrocinio, lo adorni di elette virtù. Spargi su di noi, tu, oliva benedetta, l'olio della misericordia, con la quale sia coperta la moltitudine dei nostri peccati, affinché possiamo giungere lieti all'ineffabile beatitudine del cielo. Questo ci elargisca il tuo Figlio Gesù, che t'innalzò sopra tutti i cori degli angeli, ti coronò del diadema di regina e ti collocò nel trono della luce eterna. A lui sia onore e gloria per tutti i secoli. Così sia.

3. Bonaventura da Bagnoregio e l’Assunta

L’abbondanza delle testimonianze di s. Bonaventura sulla Madonna (24 sermoni o prediche, di cui 4 sono dedicati in onore del privilegio dell’Assunzione della Vergine Maria), è tale e tanta da rendere difficile raccoglierle in una visione sintetica. Per quanto riguarda la verità dell’Assunta, è da notare che al suo tempo non era posta in discussione, anzi era oggetto universale di culto, tuttavia non se ne parlava molto. Bonaventura ne parla in modo particolare in quattro sermoni dedicati alla festa dell’Assunta, ritenendo assolutamente certo che, come Dio preservò Maria santissima dalla violazione del pudore e dell'integrità verginale nella concezione e nel parto, così non ha permesso che il suo corpo si disfacesse in putredine e cenere.
Per meglio esprimere tutta la ricchezza del pensiro bonaventuriano sull’Assunta, è utile distinguere il fatto dell’Assunzione dalle ragioni teologiche e poi accennare alla gloria di Maria.

1). Il fatto dell’Assunzione

In quanto professore dell’Università di Parigi, Bonaventura, anche da Ministro Generale dell’Ordine, conserva la sua specifica caratteristica di teologo anche quando affronta il tema dell’Assunta, nel senso che non poggia le sue analisi sulle tradizioni leggendarie o apocrife, ma si basa sempre su un filone di interpretazione teoretica, in quanto la sua preoccupazione è sempre quella di spiegare e commentare la verità accettata per fede.
Così nella verità dell’Assunta, Bonaventura accetta il fatto nella sua sostanza, analizzandolo nei vari passaggi o momenti, che, la sua profonda pietà, lo porta ad immaginare:
- la obviatio o momento in cui la corte celeste va incontro a Maria dopo la sua dormitio
- la receptio o momento con cui la corte celeste accoglie Maria in cielo
- la inthronizatio o momento in cui Maria viene intronizzata sul trono di gloria
- la locatio o momento in cui viene collocata come Regina accanto a Gesù.
In questa sua ideale ricostruzione, Bonaventura paradossalmente dice anche che l’Assunzione di Maria supera la stessa Ascensione di Cristo, non nella potenza e maestà, ma nel senso che lo stesso Cristo glorificato va incontro alla Madre...

2). Le ragioni teologiche

E’ pacifico che il ricco sentimento della pietà di Bonaventura, sopra accennato, non è altro che il frutto dellla conclusione teologica delle ragioni di convenienza che egli apporta per spiegare e commentare il fatto dell’Assunzione. Eccone le principali.
La prima è riportata di sana pianta nella stessa Costituzione dogmatica Munificentissimus Deus, e poggia sul presupposto che in Paradiso Maria gode della beatitudine consumata, nel senso di massima pienezza. Ora non sarebbe consumata la beatitudine se ivi (Paradiso) non vi fosse la persona che ne gode; e la persona è l’intero composto umano, anima e corpo; quindi la persona di Maria è in cielo in anima e corpo.
[La differenza con i santi è questa. Le anime dei santi riceveranno la consumata beatitudine soltanto alla risurrezione finale dei corpi...].
Un’altra ragione di convenienza si basa sui modi per raggiungere la beatitudine. Uno di questi modi è il ritorno della creatura al Creatore, come l’originato ritorna o si volge all’originante, o come avviene nel figlio verso la madre. Questo modo di ritorno è proprio ed esclusivo di Maria, perché è Madre di Dio, in quanto ha dato la sua umanità al corpo di Cristo. Ora se Cristo è glorioso in cielo con il suo corpo, allora anche Maria dev’essere gloriosa col corpo nel cielo, perché Lei assume la posizione di originante verso il suo Figlio originato nell’umanità.
A differenza degli altri autori francescani e non, Bonaventura è unico nel medievo ad affermare e a trovare le ragioni dell’affermazione della verità dell’Assunta. Questo non vuol dire che Bonaventura considerasse il privilegio dell’Assunta come una verità di fede, dal momento che non ancora era stata definita. Lui la considerava come verità da credere piamente pie creditur.

3). La gloria di Maria

Con una ricchezza di particolari e di testi Bonaventura, ammesso il fatto dell’Assunazione e le ragioni di convenienza, nelle sue prediche si dilunga molto sugli aspetti della gloria di Maria in Paradiso. Si può facilmente dire che per Bonaventura l’Assunzione rappresenta come la sintesi e il compendio di tutta la mariologia.
In linea di massima, Bonaventura utilizza vari schemi per espreimere la gloria di Maria con l’Assunzione. In uno, considera l’Assunzione come il compendio di tutta la vita di Maria; contempla l’Assunzione come il premio più alto che Dio possa concedere a una creatura, anticipandone anche la glorificazione del corpo; e ammira la potente intercessione o forza mediatrice che Maria esercita a motivo della sua posizione nel cielo. In un altro schema considera in Maria i diversi momenti della recezione della grazia: nella sua origine esistenziale, nella sua concezione di Cristo, ossia come madre, e infine nel momento di consumare la sua glorificazione.
Bonaventura interpreta metaforicamente la gloria dell’Assunta anche attraverso il commento al passo”mons domus Domini” di Isaia (2, 2), in cui considera Maria sul vertice dei Monti che sono i Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli; e sul vertice dei Colli, che sono i santi e tutte le altre creature. E contempla Maria risplendente di perfetta bellezza, di eccellente nobiltà, di chiarità sapiente: la sua bellezza perfetta dipende dalla sua vicinanza alla fonte di ogni bellezza, cioè a Cristo suo Figlio. E, infine, paragona Maria al “sole”: come il sole è poderoso e vitale, così è maria; come il sole risplende, così Maria risplende ancora di più; e come il sole arde e riscalda, così Maria arde d’amore divino e riscalda gli altri al suo fecondo amore.
Tutta questa gloria di Maria non è solo un privilegio suo personale, ma è anche un vero segno di speranza per noi uomini. Maria assunta in cielo diviene così come la scala attraverso cui bisogna salire verso il cielo. In quest modo diviene anche segno della stessa Chiesa, perché considerata come “il monte della casa del Signore”. Ella stessa è questa casa! Ed eleva la Chiesa all’altezza di questo monte santo! E così diviene chiaro anche il titolo di Madre di Misericordia...
In breve, il pensiero di Bonaventura sull’Assunzione di maria può essere sintetizzato anche così: come Maria sulla terra fu piena di grazia, nel senso che superò tutte le altre creature singolarmente e colletivamente prese, così è giusto che nei cieli sia esaltata al di sopra di tutte le creature, anche nel corpo.

4). L’interpretazione di Bernardino da Siena

Nel secolo XV, s. Bernardino da Siena, riassumendo e di nuovo trattando con diligenza tutto ciò che i teologi del medioevo avevano detto e discusso a tal proposito, non si restrinse a riportare le principali considerazioni già proposte dai dottori precedenti, ma ne aggiunse delle altre. La somiglianza cioè della divina Madre col Figlio divino, quanto alla nobiltà e dignità dell'anima e del corpo - per cui non si può pensare che la celeste Regina sia separata dal Re dei cieli - esige apertamente che «Maria non debba essere se non dov'è Cristo»; inoltre è ragionevole e conveniente che si trovino già glorificati in cielo l'anima e il corpo, come dell'uomo, così anche della donna; infine «il fatto che la chiesa non ha mai cercato e proposto alla venerazione dei fedeli le reliquie corporee della beata Vergine, fornisce un argomento che si può dire quasi una riprova sensibile».
Il pensiero di Bernardino da Siena sull’Assunzione di Maria al cielo in anima e corpo può essere compendiato in sette argomenti: 1) per l’unità sostanziale della carne nella madre e nel figlio; 2) per l’incorruttibilità del corpo piena di grazia; 3) per l’onorabilità della Madre; 4) per la dignità e la santità della Madre; 5) per la conformità tra la Madre e il Figlio; 6) per l’equità o giustizia o santità; 7) per per l’integrità della sua beatitudine completa. Per tutti questi punti, maria dev’essere venerata con culto di iperdulia.
In breve questi argomenti sviluppano lo stretto vincolo fisico e morale che lega una madre al proprio figlio e un figlio alla propria madre. Il figlio deve alla madre, secondo il precetto divino, onore e amore. Ora, l'onore e l'amore che il Figlio Uomo-Dio doveva alla propria Madre esigevano di stretta convenienza l'Assunzione corporea della Madre.
Lo esigeva innanzitutto l'onore. L'onore dovuto alla madre richiede anche di far sì che essa non sia disonorata. Ora, la corruzione del sepolcro è un obbrobrio e un disonore della natura umana, come appare dal fatto che Gesù stesso, in tutto simile a noi, volle esserne esente: quindi se, potendolo, non ne avesse preservato anche sua Madre, non avrebbe osservato la legge naturale e divina. D'altra parte Gesù poteva preservare sua Madre. Quindi l'ha preservata con l'anticipata glorificazione.
Lo esige poi anche l'amore. L'esemplarissimo amore filiale di Gesù verso la sua Madre Immacolata esigeva di stretta convenienza la preservazione del suo corpo dalla corruzione del sepolcro e l'anticipata glorificazione. Una tale preservazione e glorificazione era infatti un desiderio istintivo del suo cuore, desiderio che non poteva rimanere inefficace in Cristo, il quale può fare tutto ciò che desidera, specialmente in onore della sua Madre, come insegna esplicitamente Duns Scoto nella sua regola ermeneutica della mariologia: “se non contraddice all’autorità della Chiesa e all’autorità della Scrittura, è bene attribuire a Maria tutto ciò che è più eccelso”.

5. Duns Scoto e l’Assunta

Anche intorno alla verità-mistero dell’Assunzione di Maria al cielo in anima e corpo, il pensiero di Duns Scoto si distingue per la sua concretezza e fedeltà alla Parola rivelata. Poiché la riteneva tra le verità comuni, non si preoccupa di discuterla direttamente in una questione, ma la interpreta quanto più coerentemente possibile, in base alla prospettiva cristocentrica. Come si sa, la dichiarazione dogmatica della Munificentissimus Deus di Pio XII, recita: «l'Immacolata sempre Vergine Maria, Madre di Dio, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». L’oggetto della definizione riguarda direttamente lo stato di gloria della Vergine Maria e non tocca direttamente le modalità della sua esecuzione.
Difatti, l’espressione “terminato il corso della vita terrestre” lascia fuori della definizione la questione circa la morte o meno di Maria, che è oggetto di opinabilità. E in questa possibilità si distingue l’interpretazione scotiana con la sua proverbiale subtilitas, che ha trovato sempre più consensi sia nel Magistero che nella moderna teologia.

1). La questione della morte di Maria

Pio XII, nella definizione dogmatica dell'Assunzione, ha deliberatamente evitato di pronunciarsi sulla questione se Maria sia prima morta, per poi risorgere, oppure sia stata assunta immediatamente senza passare attraverso la morte. Il fatto che il Papa non si sia pronunciato è degno di nota, poiché molti pensavano che l'Assunzione andasse necessariamente intesa come un'anticipata resurrezione, in modo da implicare necessariamente la morte. Ed erano state fatte pressioni sul Sommo Pontefice perché nella definizione dogmatica facesse riferimento anche alla morte, cosa che egli non ha fatto.
La questione della morte o non morte di Maria rimane dunque lasciata alla libera ricerca dei teologi, anche se bisogna riconoscere che l'opinione dei «mortalisti», per chiamarla così, è di gran lunga più diffusa di quella degli «immortalisti». La Vergine Santissima, l’Immacolata, - afferma Paolo VI nella Solemnis Professio fidei (30 giugno 1968) - “associata ai misteri dell’Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile, al termine della sua vita terrena, è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti”. Anche il Papa Giovanni Paolo II, nella sua catechesi del 25 giugno 1997, pur senza l'intenzione di chiudere il dibattito, ha parlato della morte naturale, o dormizione, di Maria, come di un fatto comunemente ammesso.
La tesi della morte naturale di Maria appartiene alla tradizionale almeno dal IV secolo in poi, appartiene al Magistero della Chiesa e alla teologia. L'argomento più forte dei «mortalisti» sembra essere quello che la Beata Vergine doveva essere configurata a Cristo nella sua morte e resurrezione, per poter essere così il modello universale dei redenti.

2). La risposta di Duns Scoto

In sintonia con il mistero globale di Cristo, Duns Scoto instaura una forma di perfetta analogia: come Cristo è morto ed è risorto, così Maria è morta risuscitata e assunta in cielo. Il fondamento della sua posizione è dato dal commento al passo del Genesi (3, 19): «sei polvere e in polvere ritornerai». Il valore dell’espressione è così generale che non ammette eccezione, neppure per Cristo e Maria.
Per comprendere il pensiero del Dottor Sottile bisogna tenere presente la distinzione tra valore di legge naturale e valore di legge morale: la morte appartiene alla legge naturale, che non ammette eccezioni di sorta; il peccato originale, alla legge morale, che sopporta l’eccezione, come di fatto è avvenuto nella storia della salvezza. In questo modo si comprende anche la differenza dell’universalità del peccato con l’universalità della morte. Di per sé, la morte è una conseguenza del peccato originale, secondo Paolo (Rm 5, 12), cioè per demerito; in Cristo e Maria, invece, la morte risponde alla legge naturale e non alla legge morale, dal momento che essi erano esenti dal peccato d’origine e attuale, e quindi per privazione della gloria di per sé nel corpo.
Questo pensiero di Duns Scoto è da completarlo con quanto scrive: «E’ probabile che, alla fine dei tempi, gli ultimi uomini subiranno la morte come quella di Cristo e di sua Madre, e poi subito risorgeranno». La morte di Cristo e di Maria non viene mai vista come conseguenza del peccato, ma sempre come legge naturale, cui è soggetta metafisicamente la materialità del corpo. Si può concludere questo breve riferimento all’assunzione di Maria dicendo che se il Redentore ha preservato Maria dalla colpa originale, che è la pena maggiore del castigo divino, non l’ha liberata dalle pene minori, come sete, fame, dolore, passione e morte; e questo perché Maria potesse maggiormente meritare per sé e gli altri.
Anche in questo mistero Duns Scoto va contro corrente, difatti gli autori della scolastica e tanti teologi, basandosi sempre sul testo di Paolo (Rm 5, 12): «la morte è entrata nel mondo per il peccato»; di conseguenza prima del peccato originale c’era l’immortalità. Il Maestro francescano, con la distinzione tra morte con valore naturale e morte come pena del peccato, è del parere che sia Cristo che Maria dovevano morire per legge naturale della materialità del proprio corpo. Difatti scrive, commentando il suddetto testo paolino (Rom 5, 12), che la morte è entrata sì nel mondo per il peccato, ma è stata preceduta dalla «potenza di morire».
E nell’ipotesi assurda che Adamo avesse conservato lo stato di innocenza, la morte non sarebbe entrata nel mondo, ma con questo non sarebbe ipso facto immortale, perché la morte non appartiene allo stato di grazia, ma allo stato di natura, al massimo la morte sarebbe stata diversa, cioè non come punizione, ma come semplice passaggio alla vita eterna senza l’attuale senso punitivo. La morte perciò secondo Duns Scoto più che al peccato, anche se con esso è punizione, appartiene alla legge di natura del corpo che intrinsecamente e metafisicamente è mortale. Allora anche Maria è passata attraveso il dolce sonno della morte alla beata assunzione in cielo, come suo Figlio, anche se con modalità differenti, proprio in forza dei meriti de condigno che hanno acquistato per gli altri.

3). Rapporto tra Assunzione e Immacolata

Una riflessione a posteriore viene da fare sottovoce tra le verità mariane definite dal magistero della Chiesa, tra l’Assunzione e l’Immacolata.
Nella Munificentissimus Deus si afferma che vi è un nesso strettissimo fra la verità dell'Assunzione e quella dell'Immacolata Concezione. Infatti le parole rivolte da Dio ad Adamo dopo il peccato (Gen 3,19): «Tu sei polvere e in polvere ritornerai» indicano il castigo del peccato originale. Ora, la Vergine Maria fu esente dal peccato originale, quindi anche dal suo castigo.
Questo argomento, ossia quello dell'inscindibile nesso tra l'Immacolata e l'Assunta, cominciò ad affiorare e a essere intravisto fin dal VI secolo, e forse anche prima. Dall'effetto (l'Assunzione) si risalì alla causa (l'Immacolata) e dalla causa (l'Immacolata) si discese all'effetto (l'Assunzione). Si hanno, infatti, varie conferme di ciò nel corso della storia della mariologia: relativamente poche nel periodo patristico, queste affermazioni crescono in modo impressionante nel medioevo e nel periodo moderno, fino a raggiungere quasi la forza di un plebiscito dopo la definizione del dogma dell'Immacolata. Nessuna meraviglia dunque se questo argomento viene autorevolmente accolto e ribadito nella Costituzione di Pio XII.
Come mai, nell’enciclica pontificia di Pio XII, la Munificentissimus Deus, sono citati tanti autori che teologicamente non ammettono l’Immacolata Concezione di Maria? E si tace, invece, di chi l’ammette? Non sembra un controsenso? In che senso allora le due verità sono strettamente legate e interdipendenti?
Dall’analisi teologica della Munificentissimus Deus, sembra sia predominate e privilegiata la Scuola francescana, in modo esplicito le ragioni addotte da Bonaventura e in modo implicito i principi di Duns Scoto, senza nominarlo. Chiaramente il principio fondamentale di Duns Scoto, la predestinazione di Maria insieme a quella di Cristo, nell’unico e identico decreto di predistinazione, costituisce l’asse portante della lettura teologica dell’Enciclica. Da questo principio base scaturiscono come normali corollari tutte le altre applicazioni del rapporto Cristo-Maria, dall’annunciazione alla gloria attraverso la parentesi esistenziale culminata ai piedi della croce.
Messo al sicuro questo fondamentale principio, la lettura del documento papale mette in luce tutte le ragioni di Bonaventura che si possono sintetizzare dicendo che l’Assunzione di Maria è il logico coronamento dell’intera vita di Maria, vissuta strettamente alle dipendenze di Cristo, “quale generosa socia del divin Redentore”.
Sembra quasi inutile fare la distinzione nel privilegio dell’Assunzione della dimensione personale di Maria e di quella legata a Cristo, perché tutto ciò che Maria ha ed è, è dono di Cristo! Di conseguenza, voler vedere l’Assunzione come premio e coronamento della missione di Maria che viene esaltata al di sopra di tutte le creature, sembra di poco conto, in quanto Maria vive e agisce sempre in sintonia e in ossequio con Cristo; sembra più logico leggere il privilegio dell’Assunzione di Maria come corollario, sempre responsabile di Maria, dell’unico e medesimo decreto di predestinazione, che lega intimamente Maria a Cristo e alla sua opera, che si conclude con la gloria e la regalità.

Conclusione

Al termine di questo breve viaggio sulla verità dogmatica dell’Assunzione al cielo della Vergine Maria in anima e corpo, attraverso alcuni passaggi teologici della Scuola francescana dei primi secoli, si può constatare come la prospettiva cristocentrica aiuta meglio a comprenderla, che, secondo, poi, il principio scotiano che “la verità cresce e si sviluppa storicamente”, essa si apre verso nuovi orizzonti, già impliciti, ma esplicitati con più chiarezza nell’ecclesiologia del concilio Vaticano II.
La Chiesa, infatti, non ha sulla terra una stabile dimora ma è un popolo in cammino verso il suo compimento che avrà luogo solo nella gloria del cielo, quando tutta la creazione – uomo e cosmo – saranno ricapitolati in Cristo (Ef 1,10; Col 1,20; 2Pt 13,10-13). Mentre la Munificentissimus Deus di Pio XII mette in risalto i profondi risvolti cristologici dell’Assunzione, il concilio Vaticano II indica il naturale corollario della dimensione ecclesiologica, per cui l’Assunta è anche:
- Primizia della Chiesa: in senso teologico e cronologico. In Maria Assunta, primo membro del popolo sacerdotale e santo entrato nel santuario del cielo, la Chiesa ha raggiunto quella pienezza di perfezione che la rende senza macchia e senza ruga e perfettamente unita al Signore. In Maria santa, vergine, madre, sposa, discepola e assunta, la Chiesa vede riflessa se stessa, nella sua missione sulla terra, nel suo compiersi escatologico;
- Icona della Chiesa: dinanzi alla Chiesa ancora pellegrina sulla terra, Maria Assunta risplende come la creatura umana giunta alla pienezza della sua vocazione divina, come il prototipo della Chiesa escatologica. Maria però non è un’icona statica ma dinamica: è sintesi del progetto di grazia che Dio per Cristo nello Spirito ha compiuto e compie a favore del genere umano ed è soprattutto incitamento e stimolo a percorrere con gioia la via tracciata da Dio per l’attuazione del suo disegno salvifico.


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