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I DISCEPOLI DI DUNS SCOTO

Giovanni Lauriola ofm

Premessa


Per lungo tempo i dati biografici di Duns Scoto sono stati abbastanza scarni e anche incerti. Oltre al diverso concetto di storia, questo è dipeso anche dal fenomeno dell'autonomia della cultura dalla religione e dalla fede, presente già verso la fine del XIII secolo, e di cui lo stesso Duns Scoto si era fatto vivo interprete e sostenitore. Certo, un tale processo autonomistico della cultura, detto impropriamente "laicizzazione", ha fatto scemare gli interessi sia verso la dottrina scolastica che verso i suoi rappresentanti più importanti. Se a questo processo si aggiunge la considerazione che la seconda metà del XIV secolo è considerato come «un triste periodo di quasi universale fermento e snervamento della vita ecclesiastica, che a partire da questo secolo si manifesta nell'indebolimento dell'autorità pontificia, nello spirito mondano del clero, nella decadenza della teologia e della filosofia scolastica e nell'orribile scompiglo della vita pubblica e civile» , si comprende bene il disagio in cui si è venuto a trovare la situazione storico-biografica di Duns Scoto. Nel suo complesso, perciò, il periodo della seconda metà di secolo XIV vive il delicato momento della crisi di passaggio epocale dal medioevo all'evo moderno, i cui segni peculiari sono: malinconia, pessimismo, stanchezza, inquietudini, indifferenza religiosa, scetticismo, derisione dei costumi e dei valori cristiani. La stessa vita religiosa è vissuta più in atteggiamenti di preoccupazioni formalistiche, esteriori e fanatiche che in quelle di profondità interiore della ricerca della verità. La crisi religiosa e morale è solo l'aspetto fondamentale della complessa crisi generale che attanaglia tutte le istituzioni dell'epoca, da quelle politiche a quelle sociali, da quelle economiche a quelle giuridiche... È una crisi epocale, da cui stanno nascendo fermenti vivi di nuovi ideali religiosi e civili, sociali ed economici... A questo quadro di generale crisi e rinascita insieme, bisogna anche notare che le vicende biografiche di Duns Scoto sono state tali da tenerlo lontano dagli avvenimenti specifici della vita francescana dell'epoca, come la cosiddetta "questione francescana", ossia il momento in cui l'Ordine va ancora alla ricerca della propria identità: accettazione statica del passato o proiezione verso il futuro senza rinunciare alle aspirazioni del passato. In questa intrinseca "crisi" della vita dell'Ordine, l'influsso di Duns Scoto è indiretto e a posteriori, perché non è mai stato uomo di potere, e la cultura -come si sa- ha dei tempi molto lunghi di maturazione e di affermazione, ma più durevole nel tempo storico e antropologico. Ciò spiega almeno in parte la scarsità di interessi per i dati biografici e la tardiva sua biografia. Nel prospettare la rosa dei primi "discepoli" di Duns Scoto, che hanno contribuito al primitivo diffondersi delle idee del Maestro dal secolo XIV in poi, bisogna tener presente il modo come si è costituito il patrimonio dottrinale scotistico, oggetto di comunicazione e di diffusione, che va sotto il nome di "scotismo", come si accennerà nel capitolo dedicato alla sua origine e al suo sviluppo. Se, infatti, si considera il modo come Duns Scoto è stato scelto a Caposcuola del pensiero francescano, dovuto principalmente a un fatto spontaneo e non a una prescrizione dell'Ordine, allora parlare dei suoi "discepoli" immediati, significa accennare almeno, anche se velocemente, alla sua personalità, così da fare emergere le sue profonde intuizioni dottrinali, che, personalmente, le considero una vera e propria "rivoluzione copernicana in teologia". E se a ciò si aggiungono alcune testimonianze storiche principali in ordine alla perenne validità speculativa e spirituale del sistema scotistico, fondato essenzialmente nella prospettiva cristocentrica, che permette di leggere diversamente e meglio il disegno di Dio e l'avventura umana, allora il tratto su Duns Scoto diventa sempre più chiaro e convincente. Per indagare le profondità del mistero cristiano in chiave cristocentica, Duns Scoto si diede una norma teologica e metodologica di grande respiro: «nell'esaltare Cristo preferisco cadere per eccesso nella lode a lui dovuta anziché in difetto, se per ignoranza non è possibile evitarli» , che costituisce la caratteristica fondamentale del suo pensare e anche la chiave ermeneutica del suo pensiero. Questa norma, perciò, esprime a tutto tondo la linea essenziale della sua speculazione, centrata sul mistero dell'Incarnazione del Verbo, come l'unica e autentica attività di Dio ad extra, che costituisce il suo Capolavoro, il Summum Opus Dei, che trascende lo stesso cristianesimo, perché religione storica, oltre che rivelata. Il mistero di Cristo, infatti, coinvolge l'intera creazione come causa efficiente, formale e finale, da cui scaturisce la speciale lettura intorno al mistero di Dio, Uno e Trino, la derivazione della mariologia e della stessa ecclesiologia, con tutte le conseguenze morali, spirituali e culturali che investono l'avventura dell'uomo, inteso come imago Christi. Dal primato universale di Cristo, come Capolavoro dell'amore di Dio, Duns Scoto afferma l'assoluta libertà nell'azione di Dio ad extra, il mistero dell'Incarnazione come Glorificatore della SS. Trinità, come Mediatore unico dell'essere, come Redentore libero del genere umano, come Glorificatore unico dell'uomo, e come Re dell'ordine soprannaturale e naturale, al cui fianco splende di congenita bellezza Maria Immacolata, Regina del mondo e Madre della Chiesa. Dalla gemma della predestinazione unica di Cristo e di Maria, scaturisce sia una nuova e diversa visione della mariologia con tutte le sue conseguenze dottrinali e devozionali legate alla Madre di Dio, sia la Chiesa come continuazione del mistero dell'Incarnazione, che si realizza storicamente attraverso specialmente l'Eucaristia e gli altri Sacramenti, e anche l'autorità indefettibile del Romano Pontefice. Come supporto speculativo a questo nucleo dottrinale essenziale, Duns Scoto utilizza la più ardita speculazione scoperta e raggiunta dall'uomo, attraverso tutte le espressioni principali registrate dalla storia a lui coeva, e costruisce un valido sostegno teoretico di prima qualità per investigare il mistero della verità. Distingue e afferma, infatti, l'autonomia tra fede e ragione, ossia tra teologia e filosofia, secondo la diversa interpretazione dei cosiddeti praeambula fidei, che ha permesso uno sviluppo più sicuro delle scienze. Così per esempio, in filosofia predomina la concezione dell'univocità dell'essere, la distinzione formale, il primato della volontà sull'intelletto; in morale, la supremazia della carità sulla scienza e l'intenzione nell'atto morale; in spiritualità, il primato dell'amore-carità; in antropologia, il primato della persona come imago Christi; il politica, il primato della democrazia; in diritto, la legge naturale non rigorosa. Di fronte a questa sublime visione cristocentrica di Duns Scoto, i "primi" Francescani spontaneamente sono stati attratti dall'acutezza e originalità dell'impostazione, e lo hanno scelto ed eletto praticamente a loro capo-scuola, ossia a rappresentante unico della scuola francescana, aprendo così la strada all'immensa moltitudine di discepoli, ammiratori e simpatizzanti che la storia abbia registrato per il Maestro scozzese. Non vedo altra spiegazione, al di là della bontà intrinseca del suo pensiero, dal momento che Duns Scoto non ha avuto il tempo materiale né di costituire una "scuola", causa il brevissimo spazio del suo dottorato, e né tanto meno di approntare un testo definitivo dei suoi scritti e neppure l'appoggio incondizionato del suo Ordine. E' d'obbligo, perciò, sapere qualcosa di più intorno a Duns Scoto, attraverso una ricostruzione ideale della sua personalità, prima di ascoltare direttamente i suoi discepoli.

I. - CHI È VERAMENTE DUNS SCOTO?

Una risposta adeguata intorno alla personalità di Giovanni Duns Scoto, benemerito figlio di Francesco d'Assisi e della Chiesa, esigerebbe la presentazione di tutto il coro osannante di lodi e di riconoscimenti che poeti e artisti, filosofi e teologi, religiosi e laici di ogni condizione e credo hanno elevato alla sublime sua santità, alla profonda sua spiritualità e alla eccelsa sua dottrina filosofica e teologica. Essendo tale impresa assai difficile, per non dire impossibile, in poche pagine divulgative, si scelgono soltanto alcune testimonianze che meglio rispondono a tale compito semplice e popolare a un tempo. Per cogliere questo aspetto oggettivo e poco conosciuto della poliedrica personalità spirituale e speculativa di Duns Scoto si prediligono alcune testimonianze storiche, contemporanee e antiche, che riescono a cogliere, lungo l'arco del tempo, dalle origini della sua attività a oggi, gli aspetti più caratteristici, dopo una premessa sullo schema del suo cristocentrismo.

1. Prospettiva cristocentrica

Nella storia della teologia, la personalità di Duns Scoto emerge come il sostenitore più qualificato, pur nei condizionamenti scientifici dell'epoca, della centralità di Cristo in tutto l'arco culturale dalla teologia alla filosofia, dalla morale alla spiritualità, dal diritto alla politica... La novità della sua posizione balza evidente tenendo presente lo schema del procedimento delle due concezioni teologiche principali dell'epoca. La concezione "teocentrica" si sviluppa sullo schema:

- Dio Uno e Trino
- Creazione del mondo e dell'uomo
- Peccato dell'uomo
- Incarnazione del Verbo
- La grazia dello Spirito Santo o Redenzione
- Chiesa e Sacramenti - Esclatologia.

La concezione "cristocentrica" invece: - Dio Uno e Trino - Incarnazione del Verbo (che abbraccia la Predestinazione assoluta di Cristo e di Maria, il Primato universale di Cristo e la sua unicità di Mediatore) - Creazione del mondo e dell'uomo - Peccato dell'uomo - La grazia dello Spirito Santo (Cristo come unico Redentore) - Chiesa e Sacramenti (come continuità storica dell'Incarnazione e della Redenzione) - Esclatologia (Cristo come unico Glorificatore). Lo schema "teocentrico" procede con lettura letterale o antropocentrica della Bibbia e subordina l'Incarnazione alla Redenzione; lo schema "cristocentrico", invece, segue con lettura riflessa o cristocentrica del testo rivelato e afferma il primato assoluto dell'Incarnazione sganciata dalla Redenzione. A un giudizio a posteriori, la lettura cristocentrica si è imposta a livello teologico ed è entrata anche nel Magistero ufficiale della Chiesa.

2. Testimonianze storiche recenti

Prima di entrare nel vivo dell'esposizione piace riportare qualche testimonianza qualificata sulla personalità del Beato, per sviare qualsiasi dubbio circa la sua ortodossia cristiana e francescana insieme. Paolo VI così scrive:«Giovanni Duns Scoto elevò al cielo su ferme basi e con arditi pinnacoli l'ardente speculazione... divenendo della Scuola francescana il rappresentante più qualificato. Lo spirito e l'ideale di San Francesco d'Assisi si celano e fervono nell'opera di Giovanni Duns Scoto, dove fa alitare lo spirito serafico del Patriarca Assisiate, subordinando al sapere il ben vivere: asserendo egli l'eccellenza della carità sopra ogni scienza, l'universale primato di Cristo, capolavoro di Dio, glorificatore della Santissima Trinità e Redentore del genere umano, Re e nell'ordine naturale e soprannaturale, al cui lato splende di originale bellezza la Vergine Immacolata, Regina dell'universo, fa svettare le idee sovrane della Rivelazione evangelica, particolarmente ciò che San Giovanni Evangelista e San Paolo Apostolo videro nel piano divino della salvezza sovrastare in grado eminente» . E un anno prima - (il 10 settembre 1965) - al Congresso Tomistico Internazionale, nalla sua allocuzione, Paolo VI segna magistralmente l'interpretazione del documento conciliare Optatam totius, ai nn. 15-16 circa il "patrimonio speculativo perennemente valido", e della stessa tradizione del Magistero, quando parlando di Tommaso d'Aquino, scrive: «Il Magistero della Chiesa non ha inteso [mai] farlo Maestro esclusivo, né ha imposto alcuna sua tesi, né ha inteso escludere la legittima diversità delle scuole e dei sistemi, e ancor meno proscrivere la giusta libertà della ricerca. La preferenza accordata all'Aquinate non è esclusività» [per altri Dottori, come ad es., Duns Scoto]. Se il mio primo commento da studente teologo - ottobre 1966 - a questi testi di Paolo VI fu molto equilibrato e troppo diplomatico, scrivendo: «Duns Scoto e Tommaso d'Aquino sono d'accordo circa le tesi principali in metafisica e gnoseologia... e, pur nella differenza di metodo e di particolari dottrina, si nota tra i due Maestri quella concordia essenziale che costituisce il "patrimonio filosofico perennemente valido", affermato dal concilio Vaticano II»; oggi, invece, dopo la lunga esperienza didattico-scientifica, vado ben oltre e oso affermare che tra i due Dottori passa speculativamente la stessa differenza che scientificamente intercorre tra la "rivoluzione copernicana" e la "concezione tolemaica", nell'interpretare il sistema solare. Duns Scoto, infatti, si presenta alla storia come colui che ha operato in teologia la "rivoluzione copernicana", con la meravigliosa e sublime dottrina del Cristocentrismo e del suo corollario sulla dottrina dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria e dell'Assunzione al cielo in anima e corpo, insieme al lungo corteo di tesi dottrinali e spirituali che, come cascata di gioielli, si riversano sul terreno umano e sociale. E Giovanni Paolo II scrive:«Il Beato Giovanni Duns Scoto si presenta non solo per l'acutezza del suo ingegno e la straordinaria capacità di penetrazione del mistero di Dio, ma anche con la forza persuasiva della sua santità di vita che lo rende, per la chiesa e per l'intera umanità, Maestro di pensiero e di vita. La sua dottrina edifica vigorosamente la chiesa, sostenendola nella sua urgente missione di nuova evangelizzazione dei popoli della terra. In particolare, per i Teologi, i Sacerdoti, i Pastori d'anime, i Religiosi, e in modo speciale per i Francescani, il Beato Giovanni Duns Scoto costituisce un esempio di fedeltà alla verità rivelata, di feconda azione sacerdotale, di serio dialogo nella ricerca dell'unità» . E il 16 febbraio 2002 ricorda alla Commissione Scotista:«È ben nota, nella filosofia e teologia cattolica, la figura del beato Giovanni Duns Scoto, che il mio predecessore, il Papa Paolo VI, nella Lettera apostolica Alma Parens del 14 luglio 1966, definiva come "il perfezionatore" di san Bonaventura, "il rappresentante più qualificato" della Scuola francescana. In quella circostanza Paolo VI asseriva che negli scritti di Duns Scoto "latent certe ferventque Sancti Francisci Asisinatis perfectionis pulcherrima forma et seraphici spiritus ardores", ed aggiungeva che dal tesoro teologico delle sue opere si possono ricavare spunti preziosi per "sereni colloqui" tra la Chiesa cattolica e le altre Confessioni cristiane».

3. Testimonianze storiche antiche

Tra le testimonianze antiche, vivendo ancora Duns Scoto, quella del ministro generale dell'Ordine dei Minori, padre Gonsalvo di Spagna (1255-1313), sembra la più idonea per comprendere la ricca personalità scientifica e spirituale del Dottor Sottile. Durante la momentanea tregua tra il re di Francia, Filippo IV il Bello, e la Santa Sede, per la morte del papa Bonifacio VIII, il Ministro Generale dell'Ordine richiama da Oxford Duns Scoto per presentarlo al magistero cattedratico di Parigi. Per l'occasione scrive, in data 18 novembre 1304, al guardiano, padre Guglielmo, e al maestro, padre Gonsalvo, dello studium generale di Parigi, una lettera di presentazione a favore di Duns Scoto, che era stato designato per il titolo di Magister theologiae. Anche se laudativa, è una lettera semplice profonda e molto indicativa. Si riporta il brano che interessa:«Affido alla vostra benevolenza il diletto padre Giovanni Scoto, della cui lodevole vita, della sua scienza eccellente e del suo ingegno sottilissimo, come delle altre virtù, sono pienamente informato, sia per la lunga esperienza sia per la fama che dappertutto egli gode» . L'importanza di tale testimonianza non può sfuggire a nessuno. Ancor prima di conseguire il titolo accademico di magister e prima del suo insegnamento cattedratico, le caratteristiche peculiari della personalità culturale spirituale e scientifica di Duns Scoto sono non solo note negli ambienti universitari e in quelli dell'Ordine, ma anche diffuse "dappertutto". Interessante notare che la breve presentazione laudativa tocca tutti i punti principali e caratteristici di Giovanni Duns Scoto: "vita lodevole" in campo religioso e, quindi, adorna di tutte le virtù specifiche dello stato di vita francescana e sacerdotale; "scienza eccellente" sia in campo filosofico che teologico, idoneo cioè a "leggere" le Sentenze di Pietro Lombardo, come avevano già fatto Bonaventura e Tommaso, e a sostenere pubblicamente le questioni più dibattute e spinose del tempo, le così dette quodlibetales; "ingegno sottilissimo" nell'investigare la verità rivelata da Dio, che denota potenza speculativa e cuore ardente di amore, perché ogni ricerca è frutto sempre di volontà, la sede dell'amore. E' una testimonianza che si impone per se stessa. Storicamente è la prima, perché rilasciata ancor vivo Giovanni Duns Scoto; dottrinalmente è qualificata, perché l'autore oltre che maestro di teologia a Parigi è anche ministro generale dell'Ordine, proprio dall'anno 1304 alla sua morte. L'importanza emerge anche dal fatto che Gonsalvo di Spagna afferma di conoscere personalmente "per lunga esperienza" Duns Scoto per aver lavorato insieme all'Università come suo magister, e testimonia anche della grande notorietà di ricercatore, di professore e di religioso che Duns Scoto godeva "dappertutto". Anche l'accenno alle testimonianze epigrafiche che la tradizione ha tramandato si vuole far notare come la santità di Duns Scoto sia stata riconosciuta fin dai primi anni dopo la sua morte, anche se con tacito consenso dell'Autorità Ecclesiastica di Colonia e dell'Ordine. Lo si desume dalla lettura degli epitaffi con cui è stato conservato nella storia il ricordo imperituro del benemerito figlio della Chiesa e dell'Ordine Francescano. Ben presto a indicare il luogo della sepoltura di Giovanni Duns Scoto è stato inciso sulla pietra il seguente epitaffio che documenta in modo pubblico e solenne la fama di santità cui è stato circondato la sua personalità. La pietra tombale del primo ricordo scritto è stata rimossa nel 1509-1513, quando venne costruito un nuovo sepolcro. Ecco come recitava il primitivo l'epitaffio della prima metà del XIV secolo:

Clauditur hic rivus, fons Ecclesiae, via, visus;
Doctor Justitiae, studii flos, Arca Sophiae.
Ingenio scandens, Scripturae abdita pandens,
In teneris annis fuit, ergo memento JOANNIS.
Huc, Deus, ornatum fac coelitus esse beatum.
Pro Patre translato modulemur pectore grato;
Dux fuit hic Cleri, claustri lux, et tuba veri .

E' una testimonianza che a volerla commentare occorrerebbe molto spazio, perché tocca tutti gli aspetti più belli e profondi della vita e del pensiero di Duns Scoto. Qui interessa soltanto richiamare l'attenzione sul fatto "storico", che, subito, dopo la morte, viene pubblicamente riconosciuta la santità e la dottrina di questo figlio di Francesco, come degna d'essere glorificata da Dio. Si possono notare alcune espressioni che esprimono in modo efficace la ricca realtà spirituale speculativa ed esemplativa di Duns Scoto. Viene paragonato a un fiume dalle acque limpide e abbondanti che alimenta e collabora al cammino storico della Chiesa, come maestro di amore e di carità, come esempio di ricercatore della verità e, quindi, come modello di sapienza. Con potenza espressiva viene espressa la forza e la capacità speculativa del suo intelletto, sempre guidato dalla volontà, che riesce a penetrare nei più reconditi segreti del mistero rivelato da Dio nella Scrittura. L'allusione alla lettura cristologica del piano della salvezza è abbastanza evidente. La "chiusura" precoce di questo inesauribile fiume di vita viene inteso come auspicio di beatificazione da parte di Dio mediante il riconoscimento pubblico da parte della Chiesa, perché adorno di tutte le virtù. Per l'involamento al cielo di un sì grande padre nella fede e nella carità, il mondo intero eleva inni di ringraziamento al Signore con animo riconoscente. Viene così affermata la continuità della vita terrena con quella divina, in cui signoreggia benevolmente il Padre celeste. Un riferimento al famoso Cantico delle creature del serafico padre Francesco appare più che evidente. Altamente meravigliosa e sublime a un tempo, si presenta la conclusione, che, in forma estremamente sintetica, evoca le note spirituali più caratteristiche della personalità di Giovanni Duns Scoto. Per i sacerdoti è "guida" sicura di dottrina e di santità; per i religiosi è "luce" di vita e di perfezione; per il popolo di Dio è "apostolo" senza paura nel diffondere la verità che è Dio stesso. Per tutte queste caratteristiche si sente il bisogno di pregare il Signore con "animo grato" e di "inneggiare" con voce esultante alla sua Bontà, perché si degni di beatificare il suo servo Giovanni Duns Scoto. Nell'arco di VII secoli, dalla morte di Duns Scoto, si contano circa nove ricognizioni e traslazioni a testimonianza del culto tributategli. Nella seconda ricognizione, avvenuta negli anni 1509-1513, viene data una nuova e più dignitosa sistemazione al sepolcro del Dottor Sottile. L'atto solenne inizia il 30 agosto 1509 con l'apertura del sepolcro, constatando il buono stato di conservazione delle ossa, "esalanti un soave odore, bianche alle giunture e come umettate di latte", e destando la meraviglia degli astanti che acclamarono al miracolo. In attesa dell'allestimento del solenne mausoleo, le ossa ricomposte nella medesima urna lapidea e momentaneamente custodite dietro l'altare maggiore, fino al 16 agosto 1513, quando vengono definitivamente protette dentro un sarcofago di pietra giallo-rossiccia di forma rettangolare alto circa tre palmi e sormontato da una lastra di bronzo. Di questo monumento si possiede una esatta e minuziosa descrizione dovuta allo storico francescano conventuale Matteo Ferchio (1583-1669), che nella terza ricognizione del 1619 l'ha visto personalmente. Ecco come la racconta nella Vita Beati Ioannis Duns Scoti del 1622:«Al centro della lastra di bronzo è scolpita, in bassorilievo, l'immagine di Scoto, con un libro tra le mani e ai piedi due leoni, come a guardia. Ai lati, a destra e a sinistra, sono scolpite le immagini di alcuni dei più illustri Maestri dell'Ordine: sul fianco destro Guglielmo Occam, Ugo da Castronovo, Francesco de Mayronis, Riccardo di Mediavilla, e Alessandro d'Hales; sul fianco sinistro Nicola di Lyra, Pietro Aureolo, Ruggero Bacone, Alessandro d'Alessandria e Guglielmo de Ware. Nella fascia superiore, alla testa di Scoto sono raffigurati i tre pontefici francescani: Alessandro V, Nicolò IV e Sisto IV con i loro stemmi. Agli spigoli della medesima fascia, due cardinali: Bonaventura da Bagnorea e Bertrando de Turre con i loro stemmi. Bellissima è la lamina che copre il pavimento, egregiamente eseguita da un artefice insigne; su di essa è inciso l'epigrafe:

Ante oculos saxum Doctorum deprimit ingens,
cuius ad interim sacra Minerva gemit.
Siste gradum, lector, fulvo dabis oscula saxo.
Corpus Ioannis haec tenet urna Scoti.
Anno milleno ter C cumque adderet octo» .

La descrizione del Ferchio continua precisando che sulle due bande laterali, pendenti a destra e a sinistra, era incisi due brevi carmi, mentre tra il monumento e l'ultimo gradino dell'altare venne collocata una pietra quadrata, per indicare il luogo preciso dove era stata reinterrata l'urna con le parole: "Hic aperitur Sepulchrum Doctoris Subtilis dicti Ioannis Duns" (Qui si apre il sepolcro di Giovanni Duns, detto il Dottor Sottile). Peccato che questo artistico mausoleo così ricco di fregi e gelosamente custodito dai frati, non è più esistente, essendo stato trafugato dai soldati francesi durante l'invasione napoleonica. Tra le traslazioni e ricognizioni, piace richiamare alla memoria quella del 1619 e a quella del 1954. La prima viene effettuata in occasione della sistemazione nel nuovo mausoleo in onore di Duns Scoto. Questa nuova ricognizione venne diligentemente preparata ed eseguita in tre giorni, dal 13 al 15 gennaio. Lo stato delle ossa era ancora buono - scrive sempre il Ferchia, testimone oculare del solenne atto - e dalle misure di una tibia e d'un femore si è potuto stabilire che il Dottor Sottile dovesse avere una statura di circa m. 1, 70. L'importanza dell'avvenimento venne immortalato dal vivo dall'insigne pittore Hock, con un quadro bellissimo di felice effetto. La ricognizione del 14 maggio 1954 si rese necessaria a causa della furia devastatrice della seconda guerra mondiale, che, nel settembre del 1943, si era abbattuta anche sulla storica chiesa con annesso convento minoritico, gettando in un cumulo di macerie il sepolcro di Duns Scoto. Tutto distrutto andò l'artistico mausoleo, l'urna metallica, che vi era racchiusa, sebbene scalfita, resistette alle vicissitudini belliche, conservando le venerande Ossa, anche se alquanto compromesse per l'umidità e per l'acqua che vi era penetrata. Nell'ultima seduta del 10 maggio 1954, tutte le "Ossa" di Duns Scoto, ancora in buono stato di conservazione, vennero raccolte in 14 "mappule" con la dicitura del rispettivo contenuto, le altre ossa non ben conservate costituirono l'oggetto di altrettante reliquie gelosamente e diligentemente custodite dalle competenti autorità. L'urna contenente le "Ossa" di Duns Scoto rimase custodita per altri e due anni nel Duomo di Colonia, fino al termine dei lavori di ricostruzione e di restauro della chiesa minoritica. Il 31 agosto 1956 avvenne l'ultima solenne traslazione del corpo di Duns Scoto. A rendere ancora più significativo il rito della traslazione, furono portate da assisi a Colonia, per speciale concessione del papa Pio XII, tre insigne reliquie: la tunica del Serafico Padre Francesco, la pergamena con la benedizione autografa a fra Leone, e l'originale della regola francescana approvata dal papa Onorio III, che restarono, per alcune ore, esposte alla venerazione dei fedeli nella Cattedrale. Questo gesto simbolico ma molto evocativo, insieme al ritorno dei Frati Minori Conventuali nell'antica chiesa, dopo 150 anni di assenza forzata, vogliono esprimere non solo la fedeltà di Giovanni Duns Scoto a Francesco d'Assisi e al suo ideale, ma anche l'identica radice della loro santità: l'amore di Cristo e della Chiesa. La solenne processione religiosa si snodò dal Duomo alla Chiesa Francescana tra un fiume di popolo devoto commosso e festante, con la partecipazione di tutte le autorità ecclesiastiche religiose e civili non solo di Colonia, ma del mondo intero. La definitiva sistemazione dell'urna nel nuovo sarcofago avvenne, però, solo il 30 settembre 1958, quando furono terminati i lavori del nuovo monumento sepolcrale, donato dalla città di Colonia, come attestato di venerazione a un sì grande figlio di Francesco, invitto assertore dell'Immacolata Concepimento di Maria, il cui nome è stato immortalato nella Torre Municipale tra i "grandi" della stessa città. La provvidenza ha guidato tutti questi intrecci di movimento attorno alle "Ossa" di Duns Scoto, per concludersi definitivamente proprio a 650 anni dalla sua morte, avvenuta l'8 novembre del 1308, proprio a Colonia, teatro di tante manifestazioni religiose, iniziative scientifiche, convegni di studi e ricerche sulla personalità di un grande luminare della Scolastica. Memoranda è rimasta la grandiosa processione con luminarie, che si snodò dal Duomo alla Chiesa Francescana, la sera del 7 settembre 1958. Fu un vero trionfo! Si intese unire alle lodi della Vergine Immacolata l'omaggio alla tomba del grande Maestro francescano, che, per primo nella storia, si distinse nell'approfondimento delle ragioni teologiche in favore del privilegio mariano. Il nuovo e definitivo monumento sepolcrale, nel quale è deposta l'Urna delle "Ossa" di Duns Scoto, è situato al centro della navata sinistra - guardando dall'ingresso - quasi sullo stesso posto della primitiva tomba del 1308. L'elegante sarcofago, progettato e realizzato con rara finezza dallo scultore Josef Hontgesberg di Colonia, è costruito con pietra calcare di conchiglia di colore grigio, e misura m. 2,70 di lunghezza, 1,10 di larghezza e 0,95 di altezza. Il monumento, poggiante su quattro piedi alti 20 cm. dal pavimento, presenta un decorativo di pietra intarsiata. E' un complesso severo e imponente nella sua semplicità. Sulla lastra superiore è scolpita in bassorilievo l'immagine di Duns Scoto, vestito dal saio francescano e col capo ricoperto dal "berretto dottorale" medievale. Nella mano sinistra tiene un libro aperto con inciso le celebre motto Potuit Decuit Fecit, mentre il suggestivo gesto della mano destra sembra richiamare la difesa della tesi teologica. Plastici segni simbolici, che intendono adombrare le tesi caratteristiche del pensiero del Dottor Sottile e Mariano, ornano la parte anteriore del monumento. Difatti, una corona regale e una corona intrecciata di spine evocano il primato universale di Cristo come Glorificatore del Padre e Redentore dell'umanità. Nel centro è inciso lo stemma dell'Ordine Serafico e la tiara papale, a simboleggiare la suprema autorità del Papa, di cui Giovanni Duns Scoto è stato un convinto e strenuo assertore, nel noto conflitto tra Filippo il Bello e Bonifacio VIII. Ciascuna delle due parti frontali reca una dicitura: nell'una è inciso: JOANNES DUNS SCOTUS 1265-1308; nell'altra è riprodotta l'iscrizione:

Scotia me genuit
Anglia me docuit
Gallia me recepit -
Colonia me tenet.

Infine nella parte posteriore viene adombrato il privilegio mariano con i simboli della Vergine Immacolata: la lettera M (ossia Maria) è incoronata con diadema e adorna di rose e di gigli, con evidente richiamo alla simbologia usata nella Scrittura. La sua tomba a Colonia è mèta di continui pellegrinaggi. Anche l'attuale Pontefice ha sostato in preghiera il 15 ottobre 1980, chiamandolo "torre spirituale della fede". E il 12 marzo 2003, anch'io mi son soffermato orante e commosso davanti al suo sarcofago. A queste autorevoli testimonianze mi permetto di aggiungere alcune considerazioni personali. Una riguarda la spiritualità. Come si sa, quella francescana prende nome da Francesco d'Assisi, la cui esperienza è nota a tutti. Proprio perché esperienza, essa è singolare e irripetibile, cioè non comunicabile né insegnabile. E' un patrimonio proprio di Francesco. L'esperienza, come l'amore, non è insegnabile. Storicamente, è certo che alla base dell'esperienza di Francesco, più che una visione teologico-filosofica del mondo, dell'uomo e di Dio, ci sono propriamente delle profonde intuizioni su Cristo, sul Vangelo, sulla Chiesa, sulla Vergine Maria, sui Sacerdoti, sull'Eucaristia... secondo la dottrina e la spiritualità dell'epoca. Duns Scoto, applicando la sua chiave ermeneutica del Cristocentrismo a queste intuizioni, consegna alla storia la lettura scientifica più matura dell'ideale di Francesco d'Assisi. Concettualizzazione che permette di tradurlo in dottrina sistematica e, quindi, renderlo comunicabile e insegnabile agli altri. E questo è il grandissimo merito storico, che ha consentito di poter alimentare tante generazioni di frati e devoti alla fonte dell'ideale francescano, che diviene così anche teologia, spiritualità, mistica, filosofia, etica, politica, visione del mondo..., cioè complesso dottrinale sistematico aperto e sempre in evoluzione. Per questa rivoluzione storico-culturale io non ho timore di definire Duns Scoto con-fondatore dell'Ordine. La seconda considerazione riguarda lo studio. Nel corso della storia Duns Scoto è stato considerato più comunemente nella dimensione speculativa che in quella spirituale. Pur sotto la veste teoretica delle delicate e "sottili" trattazioni scolastiche, Duns Scoto rivela segni di una essenziale ricchezza spirituale e mistica, che ruotano intorno al concetto di Dio come Essere-Amore, e al concetto di Cristo Gesù, Summum Opus Dei, il Capolavoro di Dio. La sua dottrina di teologia spirituale è talmente pratica che paradossalmentesi ricava il principio: se una concezione teologica non produce frutti maturi di vita spirituale ad luxuriam reducitur. Interpretazione che trova conferma nel rapporto che egli stabilisce tra pietà e scienza: la pietà è migliore della scienza e può stare anche senza della scienza, ma la scienza non può stare senza della pietà. Principio che io completo così: scientia sine pietate inflat: la scienza senza pietà gonfia; pietas sine scientia aberrat: la pietà senza scienza conduce all'errore; e scientia cum pietate aedificat: la scienza insieme alla pietà edifica. Se è questo il giudizio storico su Duns Scoto, come mai la sua affermazione è così lontana dall'affermarsi nella Chiesa e nel mondo? Domanda e osservazione molto pertinenti. Cercherò di rispondere molto velocemente, parafrasando la bella immagine presentata da Bérard di S. Maurice della "lampada" che si trova ancora sotto il moggio e che aspetta di essere collocata sul "candelabro" Tre sono le direttive su cui si sviluppa la risposta. Una, la più grave, è l'ignoranza del mondo francescano. Al Dottore più qualificato della Scuola francescana, salvo pochissima eccezione, i frati fanno a gara per ignorarne il suo pensiero. E questa ignoranza, io la chiamo il "peccato francescano" del terzo millennio. Le altre e due direttive possono denominarsi del "disprezzo" e del "silenzio". Il motivo del "disprezzo" consiste nel calunniare a tutto tondo la persona e il pensiero di Duns Scoto, come la fonte di tutti gli errori passati, presenti e futuri, che dall'inizio del secolo XX è stato più volte affermato. Anche questa posizione è frutto di profonda ignoranza mista a disprezzo. Difatti, tutti i denigratori di Duns Scoto sono stati smascherati come non conoscitori delle sue opere e del suo pensiero, ma tutto è fondato sul "si dice" di precedenti giudizi, ugualmente tutti infondati. Difatti, a giudizio degli esperti - come ad es., E. Gilson - tra coloro che hanno voluto ridicolarizzare Duns Scoto non ci sono due che l'abbiano letto e uno che l'abbia compreso; oppure come Bernard Jansen constata che mai una figura eminente del passatosia stata deformata, come quella del francescano Duns Scoto. Il terzo motivo, quello del "silenzio", costituisce oggi, insieme al primo, il motivo dominante e più diffuso: tacere per nascondere. Anche se la sgrande maggioranza della critica filosofica e teologica ha fatto giustizia storica della bontà delle dottrine di Duns Scoto, tuttavia si continua a "tacere", per non voler cambiare o per paura di cambiare. Basti pensare all'intero aspetto dottrinale del concilio Vaticano II, che tutto impregnato del pensiero scotiano, eppure si tace... e si continua a tacere pur sapendo di continuare a sbagliare: si ha paura della "rivoluzione copernicana" in teologia, la cui essenza costituisce già il nucleo del patrimonio dottrinale della Chiesa, ma senza mai citare la fonte diretta, cioè Duns Scoto.

3. Tratto spirituale di Duns Scoto

È un francescano che ha seguito e sistemato scientificamente l'ideale di Francesco d'Assisi, che è tutto un programma di vita. Il suo ideale emana un fascino così particolare che viene percepito e colto soltanto da persone squisitamente sensibili e d'animo generoso. L'origine di tale fascino affonda le radici nell'esperienza concreta di vivere le esigenze più profonde e genuine della Parola di Dio, cioè Cristo. La novità della spiritualità di Francesco d'Assisi consiste proprio nell'aver scelto e preso Cristo come fratello e amico, presente in ogni persona, amandolo di amore appassionato e libero. Il suo amore per Cristo è stato così fertile da fecondare non solo la stessa persona di Francesco con il dono delle stimmate, sulla Verna, ma la stessa storia umana. Francesco, infatti, è diventato per la Chiesa e per il mondo un alter Christus che porta libertà e speranza al cuore dell'uomo, assetato di pace, serenità, giustizia e amore, contribuendo così al crescere della società. Qual è il segreto del successo di Francesco? La risposta non può essere che Cristo. Cristo diventa la vera chiave di volta dell'esperienza di Francesco, del suo ideale e del suo successo. La storia di ogni giorno, dopo otto secoli, porta segnata l'impronta della vita del Poverello di Assisi. Il fascino dell'ideale di Francesco d'Assisi, ancor vivendo lui, si diffonde subito e facilmente non solo attraverso le regioni italiche, ma anche in quelle europee, la Francia, la Germania, la Spagna, il Portogallo, l'Inghilterra ecc., dando vita a una delle più popolari forme di evangelizzazione e di presenza cristiana nella storia. In Inghilterra, per esempio, la presenza dei francescani risale - secondo la Cronaca di Tommaso da Eccleston - al 1224, cioè a un anno dopo l'approvazione della Regola da parte di Onorio III a due anni prima della morte del Serafico Padre. Religiosamente la provincia francescana dell'Inghilterra abbracciava anche la Scozia, dove i Frati Minori trovarono una positiva e una facile espansione.

4. Tratto biografico di Duns Scoto

La Scozia è la patria del francescano Duns, soprannominato Scoto. Paese affascinante che armonizza nella sua natura tutti i contrasti più selvaggi e i suoi paesaggi più ameni. In uno di questi luoghi, Duns , tra la fine del 1265 e l'inizio del 1266, nasceva un bimbo nella casa di Niniano Duns -omonimia tra luogo e cognome - a cui venne dato il nome di Giovanni. A ricordo di questo evento, un ceppo marmoreo ne ricorda il posto dal 17 marzo 1966, mentre un busto di bronzo nei giardini pubblici ne conserva il ricordo ai posteri. A soli 15 anni, veste il saio francescano e sperimenta personalmente l'ideale di Francesco d'Assisi, abbracciandolo con grande entusiasmo e con profonda convinzione. Il silenzio della storia, in quest'anno di prova religiosa, è sovrano e solenne. Tutto sembra presagire che il giovane novizio si sia lasciato inebriare e affogare dall'amore di Dio, rivelato in Cristo Gesù, mediante la Vergine Madre. È un anno di grazia speciale e di esperienza mistica.È nella notte del Natale 1281, quando Giovanni si preparava alla professione religiosa, che bisogna collocare l'episodio della dolce apparizione del Bambino Gesù tra le sue braccia, come segno del profondo suo amore verso la Vergine Madre. Profetico auspicio o logica deduzione? Tutti e due insieme. Poesia e teologia, mistica e metafisica si baciano in questo presagio di ineffabile grazia. La sua dottrina sul primato di Cristo e sull'immacolata Concezione ne fa fede. Terminati gli studi istituzionali che consentono di accedere al sacerdozio, il 17 marzo 1291, nella chiesa di S. Andrea a Northampton, Giovanni Duns Scoto riceve dal vescovo di Lincoln, Oliverio Sutton, l'ordine sacro. Aveva 25 anni compiti. Per le sue ottime qualità intellettive e spirituali viene designato dai Superiori a frequentare il corso dottorale nella celebre Università di Parigi, ritenuta da tutti la "culla" e la "metropoli" della filosofia e della teologia in Occidente. Avrebbe dovuto conseguire il titolo accademico di Magister regens, nel 1303, ma la triste controversia tra il re di Francia, Filippo il Bello, e il papa Bonifacio VIII, ne ritarda il conseguimento nella primavera del 1305, quando le acque si erano momentaneamente calmate. La politica egemonica di Filippo il Bello aveva orientato verso di sé la quasi totalità dell'opinione pubblica francese. Ne è segno tangibile la spaccatura che si registra nello Studium generale francescano di Parigi: gli "appellanti" (84 firmatari) erano favorevoli al Re; mentre i "non-appellanti" (87 firmatari), al Papa. Nella lista dei "non-appellanti", il nome di Giovanni Duns Scoto figura la tredicesimo posto. La posta in gioco era molta alta. Ai "non-appellanti" veniva aperta la via dell'esilio con la confisca dei beni e la cessazione di ogni attività accademica. E Giovanni Duns Scoto, fedele alla Regola di Francesco d'Assisi, che raccomanda amore rispetto e riverenza al "Signor Papa", il 25 giugno del 1303 prende la via dell'esilio, dimostrando profonda fede e grande coraggio. Nel novembre 1304, il Ministro Generale dei Frati Minori, fr. Gonsalvo di Spagna, raccomanda, al superiore dello Studium di Parigi, Giovanni Duns Scoto per il Dottorato, con le parole: «Affido alla vostra benevolenza il diletto padre Giovanni Scoto, della cui lodevole vita, della sua scienza eccellente e del suo ingegno sottilissimo, come delle altre virtù, sono pienamente informato sia per la lunga esperienza sia per la fama che dappertutto egli gode». Così il 26 marzo del 1305, Giovanni Duns Scoto riceve l'ambìto titolo di magister regens che gli permetteva di insegnare ubique e rilasciare titoli accademici. Ha goduto del titolo solo tre anni: due a Parigi e uno a Colonia. Dell'insegnamento parigino merita segnalare la storica disputa sostenuta nell'Aula Magna dell'Università (di Parigi), nei primi mesi del 1307, sulla Immacolata Concezione. I pochi mesi trascorsi a Colonia, invece, sono molto intensi e ricchi di attività: riorganizza lo Studium generale e combatte l'eresia dei Beguardi e delle Beghine (che negavano ogni autorità alla Chiesa, ogni valore ai Sacramenti, alla preghiera e alle opere di penitenza). L'intensa attività di lavoro, insieme alle conseguenze del viaggio da Parigi, mina la robusta costituzione e l'8 novembre 1308, Giovanni Duns Scoto entra nella pace del Signore, all'età di 43 anni. Attualmente l'urna delle ossa del Beato Giovanni Duns Scoto è situata al centro della navata sinistra (guardando dall'ingresso) nell'elegante e semplice sarcofago di marmo grigio della chiesa francescana di Colonia.

5. Tratto bibliografico di Duns Scoto

Pur nella brevità di vita e nella molteplicità dei viaggi, Giovanni Duns Scoto ha consegnato alla storia una produzione scientifica abbastanza consistente, sia per quantità che per qualità. Ha scritto numerose opere di filosofia e di teologia. Tra quelle filosofiche spiccano le Quaestiones super Metaphysicam Aristotelis e il trattato De primo Principio, che è un vero gioiello di ricerca e di contemplazione della verità assoluta o Dio. Viene utilizzato con evidenza, in questo trattato, la metodologia dello " pregare studiando" e del "studiare pregando", tradotto dal "Centro Duns Scoto" di Castellana Grotte (Italy) nel motto " Ora et cogita " e "Cogita et ora ". Le opere teologiche sono designate in tre modi diversi: la Lectura indica il primo nucleo di lezioni da sviluppare durante l'insegnamento; la Reportatio riguarda gli scritti composti dai discepoli, il cui contenuto è desunto dal vivo insegnamento del Maestro e da lui rivisti; l'Ordinatio contiene il testo scritto personalmente da Duns Scoto e preparato per la pubblicazione. L'Ordinatio è il capolavoro di Duns Scoto. La prima edizione completa delle opere di Giovani Duns Scoto risale al 1639, ad opera del famoso storico francescano Luca Wadding, in 12 volumi in quarto, e stampata a Lione. La ristampa è stata curata da Ludovico Vivès, in 26 volumi in ottavo, e stampata a Parigi dal 1891 al 1895; edizione ristampata anastaticamente dall'editore Olms, a Hildeschein nel 1986 in 16 volumi in sedicesimi. Dal 1950, finalmente, è a disposizione degli studiosi l'edizione critica, edita dalla Città del Vaticano a cura di P. Carlo Balic. Fino ad oggi sono usciti 14 volumi (6 della Lectura I, II, III, e 12 dell'Ordinatio I, II); mancano ancora i volumi sull'OrdinatioIII e IV, mentre le Opere filosofiche sono state pubblicate in 4 volumi dall'Istituto Francescano di S. Bonaventura di New York. Dall'insieme del suo pensiero si possono ricavare utili indicazioni e dettagliate puntualizzazioni per un dialogo con il mondo contemporaneo. Metodologicamente: Duns Scoto applica un metodo strettamente storico-scientifico, senza lasciarsi prendere dalla tentazione di aderire a una o all'altra opinione. La sua critica è sempre costruttiva. Gli interlocutori principali sono Enrico di Gand, esponente di spicco dell'agostinismo, e Goffredo di Fontaneis esponente di rilievo dell'aristotelismo. Raramente e quasi di traverso critica Tommaso e Bonaventura, chiamandoli anche "antiquissimi auctores"! Dottrinalmente: Il cuore dell'intero pensiero di Duns Scoto è il "Cristocentrismo" in teologia, e l'"essere univoco" in filosofia. Volendo indicare il concetto chiave per ogni disciplina, bisogna dire così: la persona in Antropologia; la volontà in Etica; l'amore-carità nella Spiritualità; la redenzione preventiva in Mariologia; la democrazia in Politica; la legge naturale non rigorosa nella Dottrina Sociale. In Ecclesiologia sono da segnalare, invece, i seguenti concetti forti: giurisdizione universale del Papa; infallibilità del Pontefice in materia di fede e di costumi; il carattere sacramentale dell'episcopato, distinto dal quello del sacerdozio; sacerdozio comune dei fedeli; l'Eucaristia come centro e fondamento della Chiesa; la Chiesa come norma di verità.

II. - I DISCEPOLI DI DUNS SCOTO

I discepoli di Duns Scoto, che lo hanno seguito nel suo insegnamento nelle università di Cambridge, Oxford, Parigi, ritornando nelle loro Province d'origine, portarono con sé i testi originali del Maestro e anche gli appunti personali presi durante le lezioni. Questi appunti costituiscono i cosiddetti Reportata, che giustificano la loro diversità e molteplicità. Tra questi bisogna distinguere i Reportata Parisiensia, perché rivisti e licenziati personalmente dallo stesso Duns Scoto. Una volta nello loro Province, questi novelli maestri rendevano i testi del Caposcuola sotto forma di commento o di epitome. Tra le prime testimonianze in ordine alla memoria di Duns Scoto nella storia, ne scelgo alcune più significative sia per antichità che per autorità, così da comprendere meglio non solo la scelta a Maestro della scuola francescana, ma anche la fortuna che ha avuto lo "scotismo" nei primi secoli dopo la morte del Dottor Sottile, fino ai tempi presenti, di cui costituisce ancora il Pensatore più qualificato per l'umanità del terzo millennio.

1. Gonsalvo di Spagna

Tra le testimonianze antiche, vivendo ancora Duns Scoto, quella del ministro generale dell'Ordine dei Minori, Gonsalvo di Spagna (1255-1313), sembra la più idonea per comprendere la ricca personalità spirituale e scientifica del Dottore Sottile. Durante la momentanea tregua tra il re di Francia, Filippo IV il Bello, e la Santa Sede, per la morte del papa Bonifacio VIII, il ministro generale richiama da Oxford Duns Scoto per presentarlo al magistero cattedratico di Parigi. Per l'occasione scrive, in data 18 novembre 1304, ai superiori dello studium generale di Parigi, una lettera di presentazione. È una lettera semplice profonda e molto evocativa: «... Affido alla vostra benevolenza il diletto padre Giovanni Scoto, della cui lodevole vita, della sua scienza eccellente e del suo ingegno sottilissimo, come delle altre virtù, sono pienamente informato, sia per la lunga esperienza sia per la fama che dappertutto egli gode» . L'importanza di tale testimonianza non può sfuggire a nessuno. Ancor prima di conseguire il titolo accademico di magister e prima del suo insegnamento cattedratico, le caratteristiche peculiari della personalità culturale spirituale e scientifica di Duns Scoto sono note non solo negli ambienti universitari e in quelli dell'Ordine, ma anche diffuse "dappertutto". E' una documentazione a caldo della personalità di questo Francescano, che ha saputo unire e legare a sé non solo l'Ordine intero, ma la stessa Chiesa, intorno al corollario principale del suo Primato di Cristo, l'Immacolato Concepimento di Maria Vergine, Madre di Dio e degli uomini. Interessante notare che la breve presentazione tocca tutti i punti principali e caratteristici: "vita lodevole" in campo religioso-spirituale e, quindi, adorna di tutte le virtù specifiche dello stato di vita religiosa e sacerdotale; "scienza eccellente" sia in campo filosofico che teologico, idoneo cioè a "leggere" le Sentenze di Pietro Lombardo, come avevano già fatto Bonaventura e Tommaso, e a sostenere pubblicamente le questioni più dibattute e spinose del tempo, le così dette questioni quodlibetales; "ingegno sottilissimo" nell'investigare la parola di Dio, in cui denota intelletto speculativo e cuore ardente d'amore. Ogni ricerca è frutto sempre di volontà, la sede dell'amore.È una testimonianza che s'impone per se stessa. Storicamente è la prima, perché rilasciata ancor vivo Duns Scoto; dottrinalmente è qualificata, perché l'autore, oltre che maestro di teologia a Parigi, è anche ministro generale dell'Ordine (1304-1313). L'affermazione di conoscerlo personalmente "per lunga esperienza", per aver lavorato insieme all'Università, tra il 1293 e il 1296, la rende ancora più interessante e credibile, perché fa conoscere la grande notorietà di studioso, di professore e di religioso che godeva ancora vivente "dappertutto". La complessa e ricca personalità di Duns Scoto viene ereditata dai suoi primi discepoli e trasmessa ai posteri lungo l'arco della storia, fino a giorni nostri. La tradizione - secondo la testimonianza di Renan - ha raccolto attorno alla personalità di Duns Scoto una miriade incalcolabile di discepoli, la cui ammirazione verso il Maestro non ha pari nella storia. Nel contesto presente col termine di "discepolo", indico soltanto quella persona che de visu ha ascoltato l'insegnamento diretto di Duns Scoto e poi diffuso sia con l'insegnamento nelle Università e sia con gli scritti il suo pensiero. Tra i principali discepoli "uditores"di Duns Scoto si segnalano i principali, quelli cioè che hanno lasciato nella storia una traccia indelebile, come per es.: Landolfo Caracciolo, Pietro di Tornimparte, Francesco Mayron, Giovanni de Bissolis, Antonio Andrea, Pietro Aureoli, Gerardo Odoni, Francesco d'Ascoli, Ugo di Novo Castro, Giovanni Canonico, Giovanni da Ripatransone, Giovanni d'Ascoli, Pietro Thomas, Guglielmo Rubion, Nicola di Lira, Nicola Bonet, Alessandro d'Alessandria, Golfredo de Fontibus, Guglielmo Occam. E di questi, poi, solo di alcuni se ne traccia il profilo come testimonianza scotiana

2. Landolfo Caracciolo

Per le conseguenze storiche circa il processo di canonizzazione, piace ricordare per primo Landolfo Caracciolo, originario di Napoli, che, dopo la morte del Maestro, insegnò per molti anni alla Sorbona di Parigi, meritandosi il titolo di Doctor collettivus. Ritornato in Italia, governò la Provincia francescana di Napoli (o Terra del Lavoro) e svolse missioni onorifiche per Roberto, re di Napoli. Venne eletto Vescovo di Castellamare di Stabia (NA) da papa Giovanni XXII, e poi nel 1331 Arcivescovo di Amalfi. Alla corte di Avignone, svolse, a nome del regno napolitano delle valide ambascerie presso il papa Clemente VI. Nel suo Tractatus de Conceptione Beatae Mariae, scritto nel 1340, afferma: «Il Signore nostro Gesù Cristo ha destinato Scoto, esimio dottore dell'Ordine dei Minori, a Parigi, dove per comando Apostolico fu tenuta la pubblica disputa intorno alla Concezione della Vergine. Dopo aver confutati le ragioni e gli argomenti degli avversari, Scoto difese così bene l'Immacolata Concezione della Vergine, che tutti gli avversari, ammutoliti, desistettero dal discutere. per questo motivo, Scoto fu sopranominato Dottor Sottile. Qui, viene ricordato come un grande innamorato di Duns Scoto e fecondo diffusore del suo pensiero, specialmente in ordine alla dottrina dell'Immacolata Concezione della Vergine, diffondendone anche il culto in onore del Maestro, le cui tracce abbondanti sono conservate nella ricca documentazione dell'arte sacra presente sul territorio, tra cui primeggia Nola (NA), Taurano (Na) e Sepino (CB). Oltre alle testimonianze di Pietro di Candia, di Mariano da Firenze, di Antonio Cucaro, torna molto utile sentire la stessa dichiarazione del Caracciolo che si professa esplicitamente "discepolo" di Duns Scoto. Nella questione utrum Verbum assumpsit naturam humanam aliquo ordine ("se il Verbo ha asunto la natura umana in un certo stato"), verso la fine scrive:«Ad cuius evidentiam sciendum Philosophum et Doctorem Subtilem, quem ut plurimum sequimur, permanentia ut sic non mensuratur tempore» ("L'evidenza che il Verbo abbia assunto la natura umana deriva dal pensiero del Filosofo e Dottor Sottile, che noi seguiamo massimamente, e il cui ricordo perdura nel tempo"), dichiarandosi non solo discepolo ma anche seguace del pensiero di Duns Scoto. Oltre che alla tesi dell'Incarnazione, il Caracciolo rivela la sua dipendenza dal suo Maestro specialmente sulla dottrina dell'Immacolata Concezione della Vergine. Difatti, nel suo trattato De Conceptione Virginis è riportata la prima e autorevole testimonianza circa la famosa disputa di Duns scoto alla Sorbona di Parigi, sul privilegio mariano scrive:«Gesù Cristo destinò Duns Scoto, dottore esimio dell'ordine dei minori, a Parigi, dove fu indetta per ordine papale una pubblica disputa sulla Concezione della Vergine. Duns Scoto confutò le ragioni e gli argomenti degli avversari, e difese talmente la santità della concezione della vergine, che gli avversari stupefatti vennero meno nel far obiezioni. Per questo motivo, Duns Scoto venne chiamato "Doctor Subtilis"». Importante è anche la notizia circa il giuramento che i professori universitari dovevano emettere a Parigi. Lo stesso Caracciolo così ne riporta il suo: «Io Landolfo, volendo seguire le norme del Papa e quella dell'Accademia, e avendo giurato nell'Università della Sorbona e desiderando osservare gli Statuti di essa, amo celebrare devotamente la festività della santa Concezione e voglio che venga da tutti solennizzata». Il Caracciolo moriva nel 1351 nella sua sede arcivescovile di Amalfi, realizzando il motto francescano lucet et ardet: illuminare e ardere d'amore.

3. Pietro di Tornimparte

Per antonomasia è stato soprannominato Scotellus, per designare la sua sicura dipendenza culturale e spirituale da Duns Scoto, tanto che si era poeticamente scritto il distico "Si vis Subtilis apices decerpere Scoti/ Hoc aquilae Petri solvito dives opus"("Se vuoi godere la sottigliezza del Sottile Scoto/ devi interpretare la meravigliosa opera di Pietro dell'Aquila"). L'opera monumentale di Pietro, il Commento ai quattro libri delle Sentenze, dove sintetizza in modo mirabile il pensiero di Duns Scoto, con le stesse parole del Maestro, è stata completata nel 1334. Secondo lo stesso schema delle Sentenze, il Commento è diviso in quattro parti: nella prima e seconda parte tratta di Dio sia nelle operazioni ad intra che in quelle ad extra, difendendo anche Pietro Lombardo dalle accuse di eresia mossegli dall'abate Gioacchino da Fiore; nella terza parte parla dell'incarnazione e della redenzione, sostenendo apertamente il privilegio dell'Immacolata Concezione, mentre per quanto riguarda il primato di Cristo centro dell'universo, se ne distacca alquanto distinguendo l'incarnazione in sé (che si sarebbe realizzata anche senza del peccato di Adamo) e il fine dell'incarnazione (per redimere il genere umano e stringerlo al suo amore); la quarta parte vede la trattazione dei Sacramenti. Caratteristiche letterarie del Commento sono lo stile chiaro e preciso, e la dimostrazione concisa e serrata, tanto da avere dagli storici diversi riconoscimenti. Così per es., Mariano da Firenze dice che "ha scritto egregie", cioè in modo mirabile; e Bartolomeo da Pisa osserva dicendo che "il Commento dello Scotello è esposto moltum pulchrum",ossia in uno stile elegante perfetto e bello, alla maniera oraziana. Nel solo '500, il Commento ebbe sei edizioni, a testimonianza del suo valore contenutistico e formale. Era ammirato per il periodare breve e chiaro, deciso spedito e molto efficace. Con tutta probabilità Pietro di Tornimparte conobbe personalmente lo stesso Landolfo Caracciolo, come documenta la circostanza dell'anno 1347: Pietro, da cappellano di corte della regina Giovanna di Sicilia, ricevette l'ufficio di Vescovo di S. Angelo dei Lombardi e poi trasferito alla chiesa di Trivento, dove morì nel 1361. In questo periodo, Landolfo occupava nel regno di Napoli la carica di Luogotenente e Protonotario. E' facile che si siano incontrati. Alla presenza quasi contemporanea, almeno per un certo torno di tempo, dei due discepoli nel regno di Napoli, si deve certamente, come si vedrà nel prossimo capitolo sullo "scotismo", la nascita della presenza e della diffuzione della dottrina di Duns Scoto nel mezzogiorno d'Italia, da dove poi si è propagato per tutta la penisola, creando una lunga serie di pensatori e di scrittori che occupano un posto eminente nella storia dello stesso scotismo nel mondo francescano.

4. Francesco Mayron

Nativo della Provenza, non si conosce la data di nascita, ma si dichiara con entusiasmo "discepolo" di Duns Scoto, di cui ne segue fedelmente il pensiero. Insegnò a Parigi e per il suo stile fu soprannominato Doctor illuminatus et acutus. Tra le molteplici opere scritte a carattere teologico e filosofico, bisogna segnalare un trattato sull'Immacolata Concezione, in cui espone e difende la dottrina del suo Maestro in modo fecondo e robusto. Per molti aspetti fu critico di Aristotele, esprimendo un severo giudizio: grande in fisica e pessimo in metafisica. Dalla storia della scienza si conoscenza anche l'intuizione che anticipa e prepara la rivoluzione copernicana, quando afferma che se la terra fosse in movimento e il cielo fermo si spiegherebbero meglio i fenomeni naturali degli astri. Morì probabilmente a Piacenza intorno al 1327.

5. Giovanni de Bissolis

Fu uno dei discepoli più amato e stimato di Duns Scoto. Si soleva dire che la sua presenza valeva più di un intero uditorio, a causa della sua diligenza e dell'ordine con cui prendeva sul serio lo studio. Probabilmente nacque a Reims, ove svolse anche attività didattica. Ha scritto un pregevole Commento alle Sentenze. Per il suo stile chiaro e semplice, e per il modo ordinato di condurre l'argomentazione, ottenne il titolo di Doctor ordinatissimus. Morì verso il 1347.

6. Antonio Andrea

La testimonianza del discepolo Antonio di Andrea è importante storicamente perché scrivendo prima del 1320, anno della sua morte, ci fa sapere che la persona del suo Maestro, Duns Scoto, gode di grande fama e vive nella memoria e nella benedizione di tutti, e lui stesso si gloria di seguire la dottrina scotista. In una nota della sua opera scrive:«Voglio che tutti sappiano leggendo questa lettera, perché sia insegnando che criticando ho seguito la dottrina di quel sottilissimo ed eccellentissimo dottore, la cui fama e memoria è una benedizione. Chi è in grado di riempire e di far risuonare tutto l'universo con la sacra e profonda dottrina del maestro Giovanni Duns, di nazionalità scozzese e di religione dei Frati Minori... Se qualcosa di buono troverai scritto in quest'opera, sappi che promana dalla fonte e dalla profondità della sua dottrina e della sua scienza; se, invece, qualsoca di poco buono, o in qualche modo contraddice la sua dottrina, è da ascriversi alla mia inesperienza...». Dei discepoli di Duns Scoto fu uno dei più fedeli. Per il suo carattere abbastanza docile e affabile ricevette il titolo di Doctor dulcissimus. Gli vengono attribuite molte opere di commentari sia alle Sentenze e sia agli autori classici, come Aristotele, Boezio. Morì verso il 1320.

7. Pietro Aureoli

Verso il 1280 nacque a Tolosa. Fu uditore di Duns Scoto tanto assiduo e diligente da meritarsi il titolo di doctor in età giovanissima. Con molto profitto insegnò alla Sorbona e per il suo meraviglioso parlare, ricevette il titolo di Doctor elegans. Con scritti e prediche difese e propugnò la tesi dell'Immacolato Concepimento di Maria, secondo l'insegnamento del suo Maestro. Ha scritto molte opere di Commenti sia sulle Sentenze, sia sugli autori classici del pensiero filosofico e anche sulla spiritualità. Morì nel gennaio 1345. La sua immagine era raffigurata tra i Dottori nel primitivo sarcofago di Duns Scoto.

8. Gerardo Odoni

Uni dei pochi discepoli diretti di Duns Scoto che ricoprì l'incarico di Ministro Generale per molti anni (1329-1342) e svolse molteplici uffici a vantaggio della Santa Sede, che per disimpegnarsi lo elesse Patriarca di Antiochia e Amministratore della diocesi di Catania, ove morì nel 1350. Tra le sue opere sono da segnalare i Commentari sui quattro libri delle Sentenze, vari commenti alle opere di Aristotele, e diverse composizioni spirituali, come le Figure della Bibbia e l'Ufficio delle Stimmate in onore del sarafico Padre Francesco. Per queste sue caratteristiche di scrittore fu denominato Doctor moralis.

10. Ugo di Novo Castro

Caratteristica di questo discepolo è la fedeltà al pensiero del suo Maestro, che difese dottrina e persona fino all'anno della sua morte. Oggetto della sua attività apostolica fu sempre quello di tutelare la gloria di Dio e il bene delle anime, attraverso l'esposizione del primato di Cristo e dell'Immacolato Concepimento di Maria. Partecipò nel 1322 al Capitolo generale di Perugia, dove fu presa la decisione circa la "povertà di Cristo e degli Apostoli" in ordine alla povertà francescana, anno in cui morì anche. Nome e immagine erano presenti sulla primitiva pietra tombale di Duns Scoto.

11. Giovanni Canonico

E' stato discepolo fedele del pensiero di Duns Scoto sia a Oxford e sia a Parigi, dove ha svolto anche attività didattica. Oltre che teologo si è distinto anche in filosofia e in diritto. Di lui si conoscono i Commentari sui quattro libri delle sentenze, le Questioni sulla Fisica di Aristotele e alcune Questioni di Logica. Non si conosce con precisione l'anno della sua morte. Comunque, per altre fonti, si sa che nel 1329 era ancora in vita.

12. Giovanni da Ripatransone

Anche questo francescano marchiggiano ha lasciato un profondo segno tra i suoi sontemporanei sia per la profondità del suo ingegno e sia per la vastità del suo sapere. Insegnò a Parigi, dove gli venne tributato il titolo di doctor difficilis, specialmente in considerazione del fatto che, come legato pontificio, riuscì ad avvicinare a Roma gli ortodossi greci.

13. Guglielmo Rubion

Spagnuolo di nascita, ha contribuito molto alla definizione della così detta scuola scotista. Durante il suo mandato di Ministro della provincia francescana d'Aragona, portò a termine il pregievole Commento sui quattro libri delle Sentenze con una ricchezza di pensieri sia di Duns Scoto sia dei suoi primi discepoli. Oltre a questi discepoli, si potrebbero ricordare anche Nicola Bonet, Giovanni d'Ascoli, Nicola di Lira, Pietro Thomas, Alessandro d'Alessandria, e in modo particolare Guglielmo d'Occam, che però ha uno sviluppo storico a sé, a testimonianza della ricca fioritura che il pensiero di Duns Scoto ha prodotto durante la sua vita e subito dopo la sua morte, tanto da dare inizio a quel movimento che poi prenderà nome di "scotismo", che ebbe specialmente in Italia un grande e fecondo successo.

Conclusione

Al termine di questo brve tratto dello scotismo attraverso il ricordo della personalità di Duns Scoto e dei suoi primi discepoli, sembra opportuno raccoglier a fattor comune gli elementi dottrinali che maggiormente resistono all'usura del tempo, a dimostrazione della validità e bontà del suo pensiero. Metodologicamente, Duns Scoto si presenta alla storia come il più raro scopritore della realtà, manifestando un incalcolabile valore e un vibrante interesse per tutto ciò che è attuale concreto e individuale, alla luce sempre dell'ortodossia fondamentale, e aprendosi a tutte le forme di ricerca della verità, attraverso il suo metodo dialettico e critico, che si presenta rispettoso al massimo delle opinioni degli altri. La sua metodologia può essere molto utile nelle complesse relazioni ecumeniche e nel dialogo con il mondo contemporaneo. Dottrinalmente, gli aspetti più salienti sono inquadrati nella prospettiva cristocentrica, vera chiave ermeneutica del suo sistema aperto e in dialogo costante con la verità e la sua storica ricerca anche in campo strettamente filosofico, come si evince dal suo concetto di "persona", che, derivato dall'intuizione di Francesco d'Assisi, trasforma il bellissimo ideale francescano di perfezione e l'ardore dell'anima serafica in linguaggio metafisico, ricavando anche delle interessanti applicazioni di natura socio-politica, come l'origine dell'autorità politica dal consenso degli individui, e la netta posizione contro i sistemi totalitari. La centralità del Cristo, voluto e amato in modo incondizionato dal Padre, spicca nel piano della salvezza nella sua inconfondibile personalità come principio di tutte le cose, fonte e giustificazione di ogni esistenza, causa finale di tutta la creazione, e sovrano dell'intero universo, come insegna Paolo:"Tutte le cose sono vostre... e voi siete di Cristo e Cristo è di Dio" (1 Cor 3, 22-23). Il cristocentrismo di Duns Scoto, che affonda le sue radici nella Rivelazione e nella Tradizione, permea tutti i documenti conciliari del Vaticano II, e costituisce il fine della storia umana, il punto di convergenza dell'ispirazione della storia e della civiltà, il centro della famiglia umana, la gioia di tutti i cuori, il compimento delle loro aspirazioni. Dal suo nucleo scaturiscono come corollari sia la trattazione sistematica della Vergine Maria e sia l'esposizione del mistero della Chiesa. La tesi dell'Immacolata è di sicuro stampo scotiano, che, dipendente da Cristo, costituisce anche un valido contributo per dialogare all'intesa ecumenica. La mariologia così ha trovato la sua fonte e il suo culmine in Cristo. Anche la Chiesa, in quanto continuazione dell'Incarnazione, trova in Duns Scoto altresì un pioniere nel campo toccato dal Concilio sulla natura funzione e autorità dei Vescovi nella Chiesa. Difatti, il Dottore Sottile è l'unico autore della Scolastica a insegnare il carattere sacramentale dell'episcopato, distinto dal quello del sacerdozio. La sua dottrina ha fornito anche la soluzione della delicata questione della relazione tra l'insieme dei Vescovi e il Romano Pontefice. Solo il Papa, dice Duns Scoto, gode della piena assistenza dello Spirito Santo nei problemi di fede e di morale. E' l'affermazione pura e semplice della dottrina dell'infallibilità del Sommo Pontefice, che ha ricevuto il carisma di interprete autentico delle Scritture e della Tradizione. Nessun antico teologo ha parlato con tanta chiarezza del Primato assoluto di Cristo e delle sue applicazioni come il Dottore Sottile. Il suo insegnamento ben lungi dall'essere tramontato, è ancora di pulsante attualità, tanto da essere chiamato l'uomo di tutti i tempi e il pensatore del terzo millennio. Mi auguro un documento ufficiale del Papa.


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