I DISCEPOLI DI DUNS SCOTO
Giovanni Lauriola ofm
Premessa
Per lungo tempo i dati biografici di Duns Scoto sono
stati abbastanza scarni e anche incerti. Oltre al
diverso concetto di storia, questo è dipeso
anche dal fenomeno dell'autonomia della cultura dalla
religione e dalla fede, presente già verso
la fine del XIII secolo, e di cui lo stesso Duns Scoto
si era fatto vivo interprete e sostenitore. Certo,
un tale processo autonomistico della cultura, detto
impropriamente "laicizzazione", ha fatto
scemare gli interessi sia verso la dottrina scolastica
che verso i suoi rappresentanti più importanti.
Se a questo processo si aggiunge la considerazione
che la seconda metà del XIV secolo è
considerato come «un triste periodo di quasi
universale fermento e snervamento della vita ecclesiastica,
che a partire da questo secolo si manifesta nell'indebolimento
dell'autorità pontificia, nello spirito mondano
del clero, nella decadenza della teologia e della
filosofia scolastica e nell'orribile scompiglo della
vita pubblica e civile» , si comprende bene
il disagio in cui si è venuto a trovare la
situazione storico-biografica di Duns Scoto. Nel suo
complesso, perciò, il periodo della seconda
metà di secolo XIV vive il delicato momento
della crisi di passaggio epocale dal medioevo all'evo
moderno, i cui segni peculiari sono: malinconia, pessimismo,
stanchezza, inquietudini, indifferenza religiosa,
scetticismo, derisione dei costumi e dei valori cristiani.
La stessa vita religiosa è vissuta più
in atteggiamenti di preoccupazioni formalistiche,
esteriori e fanatiche che in quelle di profondità
interiore della ricerca della verità. La crisi
religiosa e morale è solo l'aspetto fondamentale
della complessa crisi generale che attanaglia tutte
le istituzioni dell'epoca, da quelle politiche a quelle
sociali, da quelle economiche a quelle giuridiche...
È una crisi epocale, da cui stanno nascendo
fermenti vivi di nuovi ideali religiosi e civili,
sociali ed economici... A questo quadro di generale
crisi e rinascita insieme, bisogna anche notare che
le vicende biografiche di Duns Scoto sono state tali
da tenerlo lontano dagli avvenimenti specifici della
vita francescana dell'epoca, come la cosiddetta "questione
francescana", ossia il momento in cui l'Ordine
va ancora alla ricerca della propria identità:
accettazione statica del passato o proiezione verso
il futuro senza rinunciare alle aspirazioni del passato.
In questa intrinseca "crisi" della vita
dell'Ordine, l'influsso di Duns Scoto è indiretto
e a posteriori, perché non è mai stato
uomo di potere, e la cultura -come si sa- ha dei tempi
molto lunghi di maturazione e di affermazione, ma
più durevole nel tempo storico e antropologico.
Ciò spiega almeno in parte la scarsità
di interessi per i dati biografici e la tardiva sua
biografia. Nel prospettare la rosa dei primi "discepoli"
di Duns Scoto, che hanno contribuito al primitivo
diffondersi delle idee del Maestro dal secolo XIV
in poi, bisogna tener presente il modo come si è
costituito il patrimonio dottrinale scotistico, oggetto
di comunicazione e di diffusione, che va sotto il
nome di "scotismo", come si accennerà
nel capitolo dedicato alla sua origine e al suo sviluppo.
Se, infatti, si considera il modo come Duns Scoto
è stato scelto a Caposcuola del pensiero francescano,
dovuto principalmente a un fatto spontaneo e non a
una prescrizione dell'Ordine, allora parlare dei suoi
"discepoli" immediati, significa accennare
almeno, anche se velocemente, alla sua personalità,
così da fare emergere le sue profonde intuizioni
dottrinali, che, personalmente, le considero una vera
e propria "rivoluzione copernicana in teologia".
E se a ciò si aggiungono alcune testimonianze
storiche principali in ordine alla perenne validità
speculativa e spirituale del sistema scotistico, fondato
essenzialmente nella prospettiva cristocentrica, che
permette di leggere diversamente e meglio il disegno
di Dio e l'avventura umana, allora il tratto su Duns
Scoto diventa sempre più chiaro e convincente.
Per indagare le profondità del mistero cristiano
in chiave cristocentica, Duns Scoto si diede una norma
teologica e metodologica di grande respiro: «nell'esaltare
Cristo preferisco cadere per eccesso nella lode a
lui dovuta anziché in difetto, se per ignoranza
non è possibile evitarli» , che costituisce
la caratteristica fondamentale del suo pensare e anche
la chiave ermeneutica del suo pensiero. Questa norma,
perciò, esprime a tutto tondo la linea essenziale
della sua speculazione, centrata sul mistero dell'Incarnazione
del Verbo, come l'unica e autentica attività
di Dio ad extra, che costituisce il suo Capolavoro,
il Summum Opus Dei, che trascende lo stesso cristianesimo,
perché religione storica, oltre che rivelata.
Il mistero di Cristo, infatti, coinvolge l'intera
creazione come causa efficiente, formale e finale,
da cui scaturisce la speciale lettura intorno al mistero
di Dio, Uno e Trino, la derivazione della mariologia
e della stessa ecclesiologia, con tutte le conseguenze
morali, spirituali e culturali che investono l'avventura
dell'uomo, inteso come imago Christi. Dal primato
universale di Cristo, come Capolavoro dell'amore di
Dio, Duns Scoto afferma l'assoluta libertà
nell'azione di Dio ad extra, il mistero dell'Incarnazione
come Glorificatore della SS. Trinità, come
Mediatore unico dell'essere, come Redentore libero
del genere umano, come Glorificatore unico dell'uomo,
e come Re dell'ordine soprannaturale e naturale, al
cui fianco splende di congenita bellezza Maria Immacolata,
Regina del mondo e Madre della Chiesa. Dalla gemma
della predestinazione unica di Cristo e di Maria,
scaturisce sia una nuova e diversa visione della mariologia
con tutte le sue conseguenze dottrinali e devozionali
legate alla Madre di Dio, sia la Chiesa come continuazione
del mistero dell'Incarnazione, che si realizza storicamente
attraverso specialmente l'Eucaristia e gli altri Sacramenti,
e anche l'autorità indefettibile del Romano
Pontefice. Come supporto speculativo a questo nucleo
dottrinale essenziale, Duns Scoto utilizza la più
ardita speculazione scoperta e raggiunta dall'uomo,
attraverso tutte le espressioni principali registrate
dalla storia a lui coeva, e costruisce un valido sostegno
teoretico di prima qualità per investigare
il mistero della verità. Distingue e afferma,
infatti, l'autonomia tra fede e ragione, ossia tra
teologia e filosofia, secondo la diversa interpretazione
dei cosiddeti praeambula fidei, che ha permesso uno
sviluppo più sicuro delle scienze. Così
per esempio, in filosofia predomina la concezione
dell'univocità dell'essere, la distinzione
formale, il primato della volontà sull'intelletto;
in morale, la supremazia della carità sulla
scienza e l'intenzione nell'atto morale; in spiritualità,
il primato dell'amore-carità; in antropologia,
il primato della persona come imago Christi; il politica,
il primato della democrazia; in diritto, la legge
naturale non rigorosa. Di fronte a questa sublime
visione cristocentrica di Duns Scoto, i "primi"
Francescani spontaneamente sono stati attratti dall'acutezza
e originalità dell'impostazione, e lo hanno
scelto ed eletto praticamente a loro capo-scuola,
ossia a rappresentante unico della scuola francescana,
aprendo così la strada all'immensa moltitudine
di discepoli, ammiratori e simpatizzanti che la storia
abbia registrato per il Maestro scozzese. Non vedo
altra spiegazione, al di là della bontà
intrinseca del suo pensiero, dal momento che Duns
Scoto non ha avuto il tempo materiale né di
costituire una "scuola", causa il brevissimo
spazio del suo dottorato, e né tanto meno di
approntare un testo definitivo dei suoi scritti e
neppure l'appoggio incondizionato del suo Ordine.
E' d'obbligo, perciò, sapere qualcosa di più
intorno a Duns Scoto, attraverso una ricostruzione
ideale della sua personalità, prima di ascoltare
direttamente i suoi discepoli.
I. - CHI È
VERAMENTE DUNS SCOTO?
Una risposta adeguata intorno alla
personalità di Giovanni Duns Scoto, benemerito
figlio di Francesco d'Assisi e della Chiesa, esigerebbe
la presentazione di tutto il coro osannante di lodi
e di riconoscimenti che poeti e artisti, filosofi
e teologi, religiosi e laici di ogni condizione e
credo hanno elevato alla sublime sua santità,
alla profonda sua spiritualità e alla eccelsa
sua dottrina filosofica e teologica. Essendo tale
impresa assai difficile, per non dire impossibile,
in poche pagine divulgative, si scelgono soltanto
alcune testimonianze che meglio rispondono a tale
compito semplice e popolare a un tempo. Per cogliere
questo aspetto oggettivo e poco conosciuto della poliedrica
personalità spirituale e speculativa di Duns
Scoto si prediligono alcune testimonianze storiche,
contemporanee e antiche, che riescono a cogliere,
lungo l'arco del tempo, dalle origini della sua attività
a oggi, gli aspetti più caratteristici, dopo
una premessa sullo schema del suo cristocentrismo.
1. Prospettiva
cristocentrica
Nella storia della teologia, la personalità
di Duns Scoto emerge come il sostenitore più
qualificato, pur nei condizionamenti scientifici dell'epoca,
della centralità di Cristo in tutto l'arco
culturale dalla teologia alla filosofia, dalla morale
alla spiritualità, dal diritto alla politica...
La novità della sua posizione balza evidente
tenendo presente lo schema del procedimento delle
due concezioni teologiche principali dell'epoca. La
concezione "teocentrica" si sviluppa sullo
schema:
- Dio Uno e Trino
- Creazione del mondo e dell'uomo
- Peccato dell'uomo
- Incarnazione del Verbo
- La grazia dello Spirito Santo o Redenzione
- Chiesa e Sacramenti - Esclatologia.
La concezione "cristocentrica"
invece: - Dio Uno e Trino - Incarnazione del Verbo
(che abbraccia la Predestinazione assoluta di Cristo
e di Maria, il Primato universale di Cristo e la sua
unicità di Mediatore) - Creazione del mondo
e dell'uomo - Peccato dell'uomo - La grazia dello
Spirito Santo (Cristo come unico Redentore) - Chiesa
e Sacramenti (come continuità storica dell'Incarnazione
e della Redenzione) - Esclatologia (Cristo come unico
Glorificatore). Lo schema "teocentrico"
procede con lettura letterale o antropocentrica della
Bibbia e subordina l'Incarnazione alla Redenzione;
lo schema "cristocentrico", invece, segue
con lettura riflessa o cristocentrica del testo rivelato
e afferma il primato assoluto dell'Incarnazione sganciata
dalla Redenzione. A un giudizio a posteriori, la lettura
cristocentrica si è imposta a livello teologico
ed è entrata anche nel Magistero ufficiale
della Chiesa.
2. Testimonianze
storiche recenti
Prima di entrare nel vivo dell'esposizione
piace riportare qualche testimonianza qualificata
sulla personalità del Beato, per sviare qualsiasi
dubbio circa la sua ortodossia cristiana e francescana
insieme. Paolo VI così scrive:«Giovanni
Duns Scoto elevò al cielo su ferme basi e con
arditi pinnacoli l'ardente speculazione... divenendo
della Scuola francescana il rappresentante più
qualificato. Lo spirito e l'ideale di San Francesco
d'Assisi si celano e fervono nell'opera di Giovanni
Duns Scoto, dove fa alitare lo spirito serafico del
Patriarca Assisiate, subordinando al sapere il ben
vivere: asserendo egli l'eccellenza della carità
sopra ogni scienza, l'universale primato di Cristo,
capolavoro di Dio, glorificatore della Santissima
Trinità e Redentore del genere umano, Re e
nell'ordine naturale e soprannaturale, al cui lato
splende di originale bellezza la Vergine Immacolata,
Regina dell'universo, fa svettare le idee sovrane
della Rivelazione evangelica, particolarmente ciò
che San Giovanni Evangelista e San Paolo Apostolo
videro nel piano divino della salvezza sovrastare
in grado eminente» . E un anno prima - (il 10
settembre 1965) - al Congresso Tomistico Internazionale,
nalla sua allocuzione, Paolo VI segna magistralmente
l'interpretazione del documento conciliare Optatam
totius, ai nn. 15-16 circa il "patrimonio speculativo
perennemente valido", e della stessa tradizione
del Magistero, quando parlando di Tommaso d'Aquino,
scrive: «Il Magistero della Chiesa non ha inteso
[mai] farlo Maestro esclusivo, né ha imposto
alcuna sua tesi, né ha inteso escludere la
legittima diversità delle scuole e dei sistemi,
e ancor meno proscrivere la giusta libertà
della ricerca. La preferenza accordata all'Aquinate
non è esclusività» [per altri
Dottori, come ad es., Duns Scoto]. Se il mio primo
commento da studente teologo - ottobre 1966 - a questi
testi di Paolo VI fu molto equilibrato e troppo diplomatico,
scrivendo: «Duns Scoto e Tommaso d'Aquino sono
d'accordo circa le tesi principali in metafisica e
gnoseologia... e, pur nella differenza di metodo e
di particolari dottrina, si nota tra i due Maestri
quella concordia essenziale che costituisce il "patrimonio
filosofico perennemente valido", affermato dal
concilio Vaticano II»; oggi, invece, dopo la
lunga esperienza didattico-scientifica, vado ben oltre
e oso affermare che tra i due Dottori passa speculativamente
la stessa differenza che scientificamente intercorre
tra la "rivoluzione copernicana" e la "concezione
tolemaica", nell'interpretare il sistema solare.
Duns Scoto, infatti, si presenta alla storia come
colui che ha operato in teologia la "rivoluzione
copernicana", con la meravigliosa e sublime dottrina
del Cristocentrismo e del suo corollario sulla dottrina
dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria e dell'Assunzione
al cielo in anima e corpo, insieme al lungo corteo
di tesi dottrinali e spirituali che, come cascata
di gioielli, si riversano sul terreno umano e sociale.
E Giovanni Paolo II scrive:«Il Beato Giovanni
Duns Scoto si presenta non solo per l'acutezza del
suo ingegno e la straordinaria capacità di
penetrazione del mistero di Dio, ma anche con la forza
persuasiva della sua santità di vita che lo
rende, per la chiesa e per l'intera umanità,
Maestro di pensiero e di vita. La sua dottrina edifica
vigorosamente la chiesa, sostenendola nella sua urgente
missione di nuova evangelizzazione dei popoli della
terra. In particolare, per i Teologi, i Sacerdoti,
i Pastori d'anime, i Religiosi, e in modo speciale
per i Francescani, il Beato Giovanni Duns Scoto costituisce
un esempio di fedeltà alla verità rivelata,
di feconda azione sacerdotale, di serio dialogo nella
ricerca dell'unità» . E il 16 febbraio
2002 ricorda alla Commissione Scotista:«È
ben nota, nella filosofia e teologia cattolica, la
figura del beato Giovanni Duns Scoto, che il mio predecessore,
il Papa Paolo VI, nella Lettera apostolica Alma Parens
del 14 luglio 1966, definiva come "il perfezionatore"
di san Bonaventura, "il rappresentante più
qualificato" della Scuola francescana. In quella
circostanza Paolo VI asseriva che negli scritti di
Duns Scoto "latent certe ferventque Sancti Francisci
Asisinatis perfectionis pulcherrima forma et seraphici
spiritus ardores", ed aggiungeva che dal tesoro
teologico delle sue opere si possono ricavare spunti
preziosi per "sereni colloqui" tra la Chiesa
cattolica e le altre Confessioni cristiane».
3. Testimonianze
storiche antiche
Tra le testimonianze antiche, vivendo
ancora Duns Scoto, quella del ministro generale dell'Ordine
dei Minori, padre Gonsalvo di Spagna (1255-1313),
sembra la più idonea per comprendere la ricca
personalità scientifica e spirituale del Dottor
Sottile. Durante la momentanea tregua tra il re di
Francia, Filippo IV il Bello, e la Santa Sede, per
la morte del papa Bonifacio VIII, il Ministro Generale
dell'Ordine richiama da Oxford Duns Scoto per presentarlo
al magistero cattedratico di Parigi. Per l'occasione
scrive, in data 18 novembre 1304, al guardiano, padre
Guglielmo, e al maestro, padre Gonsalvo, dello studium
generale di Parigi, una lettera di presentazione a
favore di Duns Scoto, che era stato designato per
il titolo di Magister theologiae. Anche se laudativa,
è una lettera semplice profonda e molto indicativa.
Si riporta il brano che interessa:«Affido alla
vostra benevolenza il diletto padre Giovanni Scoto,
della cui lodevole vita, della sua scienza eccellente
e del suo ingegno sottilissimo, come delle altre virtù,
sono pienamente informato, sia per la lunga esperienza
sia per la fama che dappertutto egli gode» .
L'importanza di tale testimonianza non può
sfuggire a nessuno. Ancor prima di conseguire il titolo
accademico di magister e prima del suo insegnamento
cattedratico, le caratteristiche peculiari della personalità
culturale spirituale e scientifica di Duns Scoto sono
non solo note negli ambienti universitari e in quelli
dell'Ordine, ma anche diffuse "dappertutto".
Interessante notare che la breve presentazione laudativa
tocca tutti i punti principali e caratteristici di
Giovanni Duns Scoto: "vita lodevole" in
campo religioso e, quindi, adorna di tutte le virtù
specifiche dello stato di vita francescana e sacerdotale;
"scienza eccellente" sia in campo filosofico
che teologico, idoneo cioè a "leggere"
le Sentenze di Pietro Lombardo, come avevano già
fatto Bonaventura e Tommaso, e a sostenere pubblicamente
le questioni più dibattute e spinose del tempo,
le così dette quodlibetales; "ingegno
sottilissimo" nell'investigare la verità
rivelata da Dio, che denota potenza speculativa e
cuore ardente di amore, perché ogni ricerca
è frutto sempre di volontà, la sede
dell'amore. E' una testimonianza che si impone per
se stessa. Storicamente è la prima, perché
rilasciata ancor vivo Giovanni Duns Scoto; dottrinalmente
è qualificata, perché l'autore oltre
che maestro di teologia a Parigi è anche ministro
generale dell'Ordine, proprio dall'anno 1304 alla
sua morte. L'importanza emerge anche dal fatto che
Gonsalvo di Spagna afferma di conoscere personalmente
"per lunga esperienza" Duns Scoto per aver
lavorato insieme all'Università come suo magister,
e testimonia anche della grande notorietà di
ricercatore, di professore e di religioso che Duns
Scoto godeva "dappertutto". Anche l'accenno
alle testimonianze epigrafiche che la tradizione ha
tramandato si vuole far notare come la santità
di Duns Scoto sia stata riconosciuta fin dai primi
anni dopo la sua morte, anche se con tacito consenso
dell'Autorità Ecclesiastica di Colonia e dell'Ordine.
Lo si desume dalla lettura degli epitaffi con cui
è stato conservato nella storia il ricordo
imperituro del benemerito figlio della Chiesa e dell'Ordine
Francescano. Ben presto a indicare il luogo della
sepoltura di Giovanni Duns Scoto è stato inciso
sulla pietra il seguente epitaffio che documenta in
modo pubblico e solenne la fama di santità
cui è stato circondato la sua personalità.
La pietra tombale del primo ricordo scritto è
stata rimossa nel 1509-1513, quando venne costruito
un nuovo sepolcro. Ecco come recitava il primitivo
l'epitaffio della prima metà del XIV secolo:
Clauditur hic rivus, fons Ecclesiae,
via, visus;
Doctor Justitiae, studii flos, Arca Sophiae.
Ingenio scandens, Scripturae abdita pandens,
In teneris annis fuit, ergo memento JOANNIS.
Huc, Deus, ornatum fac coelitus esse beatum.
Pro Patre translato modulemur pectore grato;
Dux fuit hic Cleri, claustri lux, et tuba veri .
E' una testimonianza che a volerla
commentare occorrerebbe molto spazio, perché
tocca tutti gli aspetti più belli e profondi
della vita e del pensiero di Duns Scoto. Qui interessa
soltanto richiamare l'attenzione sul fatto "storico",
che, subito, dopo la morte, viene pubblicamente riconosciuta
la santità e la dottrina di questo figlio di
Francesco, come degna d'essere glorificata da Dio.
Si possono notare alcune espressioni che esprimono
in modo efficace la ricca realtà spirituale
speculativa ed esemplativa di Duns Scoto. Viene paragonato
a un fiume dalle acque limpide e abbondanti che alimenta
e collabora al cammino storico della Chiesa, come
maestro di amore e di carità, come esempio
di ricercatore della verità e, quindi, come
modello di sapienza. Con potenza espressiva viene
espressa la forza e la capacità speculativa
del suo intelletto, sempre guidato dalla volontà,
che riesce a penetrare nei più reconditi segreti
del mistero rivelato da Dio nella Scrittura. L'allusione
alla lettura cristologica del piano della salvezza
è abbastanza evidente. La "chiusura"
precoce di questo inesauribile fiume di vita viene
inteso come auspicio di beatificazione da parte di
Dio mediante il riconoscimento pubblico da parte della
Chiesa, perché adorno di tutte le virtù.
Per l'involamento al cielo di un sì grande
padre nella fede e nella carità, il mondo intero
eleva inni di ringraziamento al Signore con animo
riconoscente. Viene così affermata la continuità
della vita terrena con quella divina, in cui signoreggia
benevolmente il Padre celeste. Un riferimento al famoso
Cantico delle creature del serafico padre Francesco
appare più che evidente. Altamente meravigliosa
e sublime a un tempo, si presenta la conclusione,
che, in forma estremamente sintetica, evoca le note
spirituali più caratteristiche della personalità
di Giovanni Duns Scoto. Per i sacerdoti è "guida"
sicura di dottrina e di santità; per i religiosi
è "luce" di vita e di perfezione;
per il popolo di Dio è "apostolo"
senza paura nel diffondere la verità che è
Dio stesso. Per tutte queste caratteristiche si sente
il bisogno di pregare il Signore con "animo grato"
e di "inneggiare" con voce esultante alla
sua Bontà, perché si degni di beatificare
il suo servo Giovanni Duns Scoto. Nell'arco di VII
secoli, dalla morte di Duns Scoto, si contano circa
nove ricognizioni e traslazioni a testimonianza del
culto tributategli. Nella seconda ricognizione, avvenuta
negli anni 1509-1513, viene data una nuova e più
dignitosa sistemazione al sepolcro del Dottor Sottile.
L'atto solenne inizia il 30 agosto 1509 con l'apertura
del sepolcro, constatando il buono stato di conservazione
delle ossa, "esalanti un soave odore, bianche
alle giunture e come umettate di latte", e destando
la meraviglia degli astanti che acclamarono al miracolo.
In attesa dell'allestimento del solenne mausoleo,
le ossa ricomposte nella medesima urna lapidea e momentaneamente
custodite dietro l'altare maggiore, fino al 16 agosto
1513, quando vengono definitivamente protette dentro
un sarcofago di pietra giallo-rossiccia di forma rettangolare
alto circa tre palmi e sormontato da una lastra di
bronzo. Di questo monumento si possiede una esatta
e minuziosa descrizione dovuta allo storico francescano
conventuale Matteo Ferchio (1583-1669), che nella
terza ricognizione del 1619 l'ha visto personalmente.
Ecco come la racconta nella Vita Beati Ioannis Duns
Scoti del 1622:«Al centro della lastra di bronzo
è scolpita, in bassorilievo, l'immagine di
Scoto, con un libro tra le mani e ai piedi due leoni,
come a guardia. Ai lati, a destra e a sinistra, sono
scolpite le immagini di alcuni dei più illustri
Maestri dell'Ordine: sul fianco destro Guglielmo Occam,
Ugo da Castronovo, Francesco de Mayronis, Riccardo
di Mediavilla, e Alessandro d'Hales; sul fianco sinistro
Nicola di Lyra, Pietro Aureolo, Ruggero Bacone, Alessandro
d'Alessandria e Guglielmo de Ware. Nella fascia superiore,
alla testa di Scoto sono raffigurati i tre pontefici
francescani: Alessandro V, Nicolò IV e Sisto
IV con i loro stemmi. Agli spigoli della medesima
fascia, due cardinali: Bonaventura da Bagnorea e Bertrando
de Turre con i loro stemmi. Bellissima è la
lamina che copre il pavimento, egregiamente eseguita
da un artefice insigne; su di essa è inciso
l'epigrafe:
Ante oculos saxum Doctorum deprimit
ingens,
cuius ad interim sacra Minerva gemit.
Siste gradum, lector, fulvo dabis oscula saxo.
Corpus Ioannis haec tenet urna Scoti.
Anno milleno ter C cumque adderet octo» .
La descrizione del Ferchio continua
precisando che sulle due bande laterali, pendenti
a destra e a sinistra, era incisi due brevi carmi,
mentre tra il monumento e l'ultimo gradino dell'altare
venne collocata una pietra quadrata, per indicare
il luogo preciso dove era stata reinterrata l'urna
con le parole: "Hic aperitur Sepulchrum Doctoris
Subtilis dicti Ioannis Duns" (Qui si apre il
sepolcro di Giovanni Duns, detto il Dottor Sottile).
Peccato che questo artistico mausoleo così
ricco di fregi e gelosamente custodito dai frati,
non è più esistente, essendo stato trafugato
dai soldati francesi durante l'invasione napoleonica.
Tra le traslazioni e ricognizioni, piace richiamare
alla memoria quella del 1619 e a quella del 1954.
La prima viene effettuata in occasione della sistemazione
nel nuovo mausoleo in onore di Duns Scoto. Questa
nuova ricognizione venne diligentemente preparata
ed eseguita in tre giorni, dal 13 al 15 gennaio. Lo
stato delle ossa era ancora buono - scrive sempre
il Ferchia, testimone oculare del solenne atto - e
dalle misure di una tibia e d'un femore si è
potuto stabilire che il Dottor Sottile dovesse avere
una statura di circa m. 1, 70. L'importanza dell'avvenimento
venne immortalato dal vivo dall'insigne pittore Hock,
con un quadro bellissimo di felice effetto. La ricognizione
del 14 maggio 1954 si rese necessaria a causa della
furia devastatrice della seconda guerra mondiale,
che, nel settembre del 1943, si era abbattuta anche
sulla storica chiesa con annesso convento minoritico,
gettando in un cumulo di macerie il sepolcro di Duns
Scoto. Tutto distrutto andò l'artistico mausoleo,
l'urna metallica, che vi era racchiusa, sebbene scalfita,
resistette alle vicissitudini belliche, conservando
le venerande Ossa, anche se alquanto compromesse per
l'umidità e per l'acqua che vi era penetrata.
Nell'ultima seduta del 10 maggio 1954, tutte le "Ossa"
di Duns Scoto, ancora in buono stato di conservazione,
vennero raccolte in 14 "mappule" con la
dicitura del rispettivo contenuto, le altre ossa non
ben conservate costituirono l'oggetto di altrettante
reliquie gelosamente e diligentemente custodite dalle
competenti autorità. L'urna contenente le "Ossa"
di Duns Scoto rimase custodita per altri e due anni
nel Duomo di Colonia, fino al termine dei lavori di
ricostruzione e di restauro della chiesa minoritica.
Il 31 agosto 1956 avvenne l'ultima solenne traslazione
del corpo di Duns Scoto. A rendere ancora più
significativo il rito della traslazione, furono portate
da assisi a Colonia, per speciale concessione del
papa Pio XII, tre insigne reliquie: la tunica del
Serafico Padre Francesco, la pergamena con la benedizione
autografa a fra Leone, e l'originale della regola
francescana approvata dal papa Onorio III, che restarono,
per alcune ore, esposte alla venerazione dei fedeli
nella Cattedrale. Questo gesto simbolico ma molto
evocativo, insieme al ritorno dei Frati Minori Conventuali
nell'antica chiesa, dopo 150 anni di assenza forzata,
vogliono esprimere non solo la fedeltà di Giovanni
Duns Scoto a Francesco d'Assisi e al suo ideale, ma
anche l'identica radice della loro santità:
l'amore di Cristo e della Chiesa. La solenne processione
religiosa si snodò dal Duomo alla Chiesa Francescana
tra un fiume di popolo devoto commosso e festante,
con la partecipazione di tutte le autorità
ecclesiastiche religiose e civili non solo di Colonia,
ma del mondo intero. La definitiva sistemazione dell'urna
nel nuovo sarcofago avvenne, però, solo il
30 settembre 1958, quando furono terminati i lavori
del nuovo monumento sepolcrale, donato dalla città
di Colonia, come attestato di venerazione a un sì
grande figlio di Francesco, invitto assertore dell'Immacolata
Concepimento di Maria, il cui nome è stato
immortalato nella Torre Municipale tra i "grandi"
della stessa città. La provvidenza ha guidato
tutti questi intrecci di movimento attorno alle "Ossa"
di Duns Scoto, per concludersi definitivamente proprio
a 650 anni dalla sua morte, avvenuta l'8 novembre
del 1308, proprio a Colonia, teatro di tante manifestazioni
religiose, iniziative scientifiche, convegni di studi
e ricerche sulla personalità di un grande luminare
della Scolastica. Memoranda è rimasta la grandiosa
processione con luminarie, che si snodò dal
Duomo alla Chiesa Francescana, la sera del 7 settembre
1958. Fu un vero trionfo! Si intese unire alle lodi
della Vergine Immacolata l'omaggio alla tomba del
grande Maestro francescano, che, per primo nella storia,
si distinse nell'approfondimento delle ragioni teologiche
in favore del privilegio mariano. Il nuovo e definitivo
monumento sepolcrale, nel quale è deposta l'Urna
delle "Ossa" di Duns Scoto, è situato
al centro della navata sinistra - guardando dall'ingresso
- quasi sullo stesso posto della primitiva tomba del
1308. L'elegante sarcofago, progettato e realizzato
con rara finezza dallo scultore Josef Hontgesberg
di Colonia, è costruito con pietra calcare
di conchiglia di colore grigio, e misura m. 2,70 di
lunghezza, 1,10 di larghezza e 0,95 di altezza. Il
monumento, poggiante su quattro piedi alti 20 cm.
dal pavimento, presenta un decorativo di pietra intarsiata.
E' un complesso severo e imponente nella sua semplicità.
Sulla lastra superiore è scolpita in bassorilievo
l'immagine di Duns Scoto, vestito dal saio francescano
e col capo ricoperto dal "berretto dottorale"
medievale. Nella mano sinistra tiene un libro aperto
con inciso le celebre motto Potuit Decuit Fecit, mentre
il suggestivo gesto della mano destra sembra richiamare
la difesa della tesi teologica. Plastici segni simbolici,
che intendono adombrare le tesi caratteristiche del
pensiero del Dottor Sottile e Mariano, ornano la parte
anteriore del monumento. Difatti, una corona regale
e una corona intrecciata di spine evocano il primato
universale di Cristo come Glorificatore del Padre
e Redentore dell'umanità. Nel centro è
inciso lo stemma dell'Ordine Serafico e la tiara papale,
a simboleggiare la suprema autorità del Papa,
di cui Giovanni Duns Scoto è stato un convinto
e strenuo assertore, nel noto conflitto tra Filippo
il Bello e Bonifacio VIII. Ciascuna delle due parti
frontali reca una dicitura: nell'una è inciso:
JOANNES DUNS SCOTUS 1265-1308; nell'altra è
riprodotta l'iscrizione:
Scotia me genuit
Anglia me docuit
Gallia me recepit -
Colonia me tenet.
Infine nella parte posteriore viene
adombrato il privilegio mariano con i simboli della
Vergine Immacolata: la lettera M (ossia Maria) è
incoronata con diadema e adorna di rose e di gigli,
con evidente richiamo alla simbologia usata nella
Scrittura. La sua tomba a Colonia è mèta
di continui pellegrinaggi. Anche l'attuale Pontefice
ha sostato in preghiera il 15 ottobre 1980, chiamandolo
"torre spirituale della fede". E il 12 marzo
2003, anch'io mi son soffermato orante e commosso
davanti al suo sarcofago. A queste autorevoli testimonianze
mi permetto di aggiungere alcune considerazioni personali.
Una riguarda la spiritualità. Come si sa, quella
francescana prende nome da Francesco d'Assisi, la
cui esperienza è nota a tutti. Proprio perché
esperienza, essa è singolare e irripetibile,
cioè non comunicabile né insegnabile.
E' un patrimonio proprio di Francesco. L'esperienza,
come l'amore, non è insegnabile. Storicamente,
è certo che alla base dell'esperienza di Francesco,
più che una visione teologico-filosofica del
mondo, dell'uomo e di Dio, ci sono propriamente delle
profonde intuizioni su Cristo, sul Vangelo, sulla
Chiesa, sulla Vergine Maria, sui Sacerdoti, sull'Eucaristia...
secondo la dottrina e la spiritualità dell'epoca.
Duns Scoto, applicando la sua chiave ermeneutica del
Cristocentrismo a queste intuizioni, consegna alla
storia la lettura scientifica più matura dell'ideale
di Francesco d'Assisi. Concettualizzazione che permette
di tradurlo in dottrina sistematica e, quindi, renderlo
comunicabile e insegnabile agli altri. E questo è
il grandissimo merito storico, che ha consentito di
poter alimentare tante generazioni di frati e devoti
alla fonte dell'ideale francescano, che diviene così
anche teologia, spiritualità, mistica, filosofia,
etica, politica, visione del mondo..., cioè
complesso dottrinale sistematico aperto e sempre in
evoluzione. Per questa rivoluzione storico-culturale
io non ho timore di definire Duns Scoto con-fondatore
dell'Ordine. La seconda considerazione riguarda lo
studio. Nel corso della storia Duns Scoto è
stato considerato più comunemente nella dimensione
speculativa che in quella spirituale. Pur sotto la
veste teoretica delle delicate e "sottili"
trattazioni scolastiche, Duns Scoto rivela segni di
una essenziale ricchezza spirituale e mistica, che
ruotano intorno al concetto di Dio come Essere-Amore,
e al concetto di Cristo Gesù, Summum Opus Dei,
il Capolavoro di Dio. La sua dottrina di teologia
spirituale è talmente pratica che paradossalmentesi
ricava il principio: se una concezione teologica non
produce frutti maturi di vita spirituale ad luxuriam
reducitur. Interpretazione che trova conferma nel
rapporto che egli stabilisce tra pietà e scienza:
la pietà è migliore della scienza e
può stare anche senza della scienza, ma la
scienza non può stare senza della pietà.
Principio che io completo così: scientia sine
pietate inflat: la scienza senza pietà gonfia;
pietas sine scientia aberrat: la pietà senza
scienza conduce all'errore; e scientia cum pietate
aedificat: la scienza insieme alla pietà edifica.
Se è questo il giudizio storico su Duns Scoto,
come mai la sua affermazione è così
lontana dall'affermarsi nella Chiesa e nel mondo?
Domanda e osservazione molto pertinenti. Cercherò
di rispondere molto velocemente, parafrasando la bella
immagine presentata da Bérard di S. Maurice
della "lampada" che si trova ancora sotto
il moggio e che aspetta di essere collocata sul "candelabro"
Tre sono le direttive su cui si sviluppa la risposta.
Una, la più grave, è l'ignoranza del
mondo francescano. Al Dottore più qualificato
della Scuola francescana, salvo pochissima eccezione,
i frati fanno a gara per ignorarne il suo pensiero.
E questa ignoranza, io la chiamo il "peccato
francescano" del terzo millennio. Le altre e
due direttive possono denominarsi del "disprezzo"
e del "silenzio". Il motivo del "disprezzo"
consiste nel calunniare a tutto tondo la persona e
il pensiero di Duns Scoto, come la fonte di tutti
gli errori passati, presenti e futuri, che dall'inizio
del secolo XX è stato più volte affermato.
Anche questa posizione è frutto di profonda
ignoranza mista a disprezzo. Difatti, tutti i denigratori
di Duns Scoto sono stati smascherati come non conoscitori
delle sue opere e del suo pensiero, ma tutto è
fondato sul "si dice" di precedenti giudizi,
ugualmente tutti infondati. Difatti, a giudizio degli
esperti - come ad es., E. Gilson - tra coloro che
hanno voluto ridicolarizzare Duns Scoto non ci sono
due che l'abbiano letto e uno che l'abbia compreso;
oppure come Bernard Jansen constata che mai una figura
eminente del passatosia stata deformata, come quella
del francescano Duns Scoto. Il terzo motivo, quello
del "silenzio", costituisce oggi, insieme
al primo, il motivo dominante e più diffuso:
tacere per nascondere. Anche se la sgrande maggioranza
della critica filosofica e teologica ha fatto giustizia
storica della bontà delle dottrine di Duns
Scoto, tuttavia si continua a "tacere",
per non voler cambiare o per paura di cambiare. Basti
pensare all'intero aspetto dottrinale del concilio
Vaticano II, che tutto impregnato del pensiero scotiano,
eppure si tace... e si continua a tacere pur sapendo
di continuare a sbagliare: si ha paura della "rivoluzione
copernicana" in teologia, la cui essenza costituisce
già il nucleo del patrimonio dottrinale della
Chiesa, ma senza mai citare la fonte diretta, cioè
Duns Scoto.
3. Tratto spirituale
di Duns Scoto
È un francescano che ha seguito
e sistemato scientificamente l'ideale di Francesco
d'Assisi, che è tutto un programma di vita.
Il suo ideale emana un fascino così particolare
che viene percepito e colto soltanto da persone squisitamente
sensibili e d'animo generoso. L'origine di tale fascino
affonda le radici nell'esperienza concreta di vivere
le esigenze più profonde e genuine della Parola
di Dio, cioè Cristo. La novità della
spiritualità di Francesco d'Assisi consiste
proprio nell'aver scelto e preso Cristo come fratello
e amico, presente in ogni persona, amandolo di amore
appassionato e libero. Il suo amore per Cristo è
stato così fertile da fecondare non solo la
stessa persona di Francesco con il dono delle stimmate,
sulla Verna, ma la stessa storia umana. Francesco,
infatti, è diventato per la Chiesa e per il
mondo un alter Christus che porta libertà e
speranza al cuore dell'uomo, assetato di pace, serenità,
giustizia e amore, contribuendo così al crescere
della società. Qual è il segreto del
successo di Francesco? La risposta non può
essere che Cristo. Cristo diventa la vera chiave di
volta dell'esperienza di Francesco, del suo ideale
e del suo successo. La storia di ogni giorno, dopo
otto secoli, porta segnata l'impronta della vita del
Poverello di Assisi. Il fascino dell'ideale di Francesco
d'Assisi, ancor vivendo lui, si diffonde subito e
facilmente non solo attraverso le regioni italiche,
ma anche in quelle europee, la Francia, la Germania,
la Spagna, il Portogallo, l'Inghilterra ecc., dando
vita a una delle più popolari forme di evangelizzazione
e di presenza cristiana nella storia. In Inghilterra,
per esempio, la presenza dei francescani risale -
secondo la Cronaca di Tommaso da Eccleston - al 1224,
cioè a un anno dopo l'approvazione della Regola
da parte di Onorio III a due anni prima della morte
del Serafico Padre. Religiosamente la provincia francescana
dell'Inghilterra abbracciava anche la Scozia, dove
i Frati Minori trovarono una positiva e una facile
espansione.
4. Tratto biografico
di Duns Scoto
La Scozia è la patria del
francescano Duns, soprannominato Scoto. Paese affascinante
che armonizza nella sua natura tutti i contrasti più
selvaggi e i suoi paesaggi più ameni. In uno
di questi luoghi, Duns , tra la fine del 1265 e l'inizio
del 1266, nasceva un bimbo nella casa di Niniano Duns
-omonimia tra luogo e cognome - a cui venne dato il
nome di Giovanni. A ricordo di questo evento, un ceppo
marmoreo ne ricorda il posto dal 17 marzo 1966, mentre
un busto di bronzo nei giardini pubblici ne conserva
il ricordo ai posteri. A soli 15 anni, veste il saio
francescano e sperimenta personalmente l'ideale di
Francesco d'Assisi, abbracciandolo con grande entusiasmo
e con profonda convinzione. Il silenzio della storia,
in quest'anno di prova religiosa, è sovrano
e solenne. Tutto sembra presagire che il giovane novizio
si sia lasciato inebriare e affogare dall'amore di
Dio, rivelato in Cristo Gesù, mediante la Vergine
Madre. È un anno di grazia speciale e di esperienza
mistica.È nella notte del Natale 1281, quando
Giovanni si preparava alla professione religiosa,
che bisogna collocare l'episodio della dolce apparizione
del Bambino Gesù tra le sue braccia, come segno
del profondo suo amore verso la Vergine Madre. Profetico
auspicio o logica deduzione? Tutti e due insieme.
Poesia e teologia, mistica e metafisica si baciano
in questo presagio di ineffabile grazia. La sua dottrina
sul primato di Cristo e sull'immacolata Concezione
ne fa fede. Terminati gli studi istituzionali che
consentono di accedere al sacerdozio, il 17 marzo
1291, nella chiesa di S. Andrea a Northampton, Giovanni
Duns Scoto riceve dal vescovo di Lincoln, Oliverio
Sutton, l'ordine sacro. Aveva 25 anni compiti. Per
le sue ottime qualità intellettive e spirituali
viene designato dai Superiori a frequentare il corso
dottorale nella celebre Università di Parigi,
ritenuta da tutti la "culla" e la "metropoli"
della filosofia e della teologia in Occidente. Avrebbe
dovuto conseguire il titolo accademico di Magister
regens, nel 1303, ma la triste controversia tra il
re di Francia, Filippo il Bello, e il papa Bonifacio
VIII, ne ritarda il conseguimento nella primavera
del 1305, quando le acque si erano momentaneamente
calmate. La politica egemonica di Filippo il Bello
aveva orientato verso di sé la quasi totalità
dell'opinione pubblica francese. Ne è segno
tangibile la spaccatura che si registra nello Studium
generale francescano di Parigi: gli "appellanti"
(84 firmatari) erano favorevoli al Re; mentre i "non-appellanti"
(87 firmatari), al Papa. Nella lista dei "non-appellanti",
il nome di Giovanni Duns Scoto figura la tredicesimo
posto. La posta in gioco era molta alta. Ai "non-appellanti"
veniva aperta la via dell'esilio con la confisca dei
beni e la cessazione di ogni attività accademica.
E Giovanni Duns Scoto, fedele alla Regola di Francesco
d'Assisi, che raccomanda amore rispetto e riverenza
al "Signor Papa", il 25 giugno del 1303
prende la via dell'esilio, dimostrando profonda fede
e grande coraggio. Nel novembre 1304, il Ministro
Generale dei Frati Minori, fr. Gonsalvo di Spagna,
raccomanda, al superiore dello Studium di Parigi,
Giovanni Duns Scoto per il Dottorato, con le parole:
«Affido alla vostra benevolenza il diletto padre
Giovanni Scoto, della cui lodevole vita, della sua
scienza eccellente e del suo ingegno sottilissimo,
come delle altre virtù, sono pienamente informato
sia per la lunga esperienza sia per la fama che dappertutto
egli gode». Così il 26 marzo del 1305,
Giovanni Duns Scoto riceve l'ambìto titolo
di magister regens che gli permetteva di insegnare
ubique e rilasciare titoli accademici. Ha goduto del
titolo solo tre anni: due a Parigi e uno a Colonia.
Dell'insegnamento parigino merita segnalare la storica
disputa sostenuta nell'Aula Magna dell'Università
(di Parigi), nei primi mesi del 1307, sulla Immacolata
Concezione. I pochi mesi trascorsi a Colonia, invece,
sono molto intensi e ricchi di attività: riorganizza
lo Studium generale e combatte l'eresia dei Beguardi
e delle Beghine (che negavano ogni autorità
alla Chiesa, ogni valore ai Sacramenti, alla preghiera
e alle opere di penitenza). L'intensa attività
di lavoro, insieme alle conseguenze del viaggio da
Parigi, mina la robusta costituzione e l'8 novembre
1308, Giovanni Duns Scoto entra nella pace del Signore,
all'età di 43 anni. Attualmente l'urna delle
ossa del Beato Giovanni Duns Scoto è situata
al centro della navata sinistra (guardando dall'ingresso)
nell'elegante e semplice sarcofago di marmo grigio
della chiesa francescana di Colonia.
5. Tratto bibliografico
di Duns Scoto
Pur nella brevità di vita
e nella molteplicità dei viaggi, Giovanni Duns
Scoto ha consegnato alla storia una produzione scientifica
abbastanza consistente, sia per quantità che
per qualità. Ha scritto numerose opere di filosofia
e di teologia. Tra quelle filosofiche spiccano le
Quaestiones super Metaphysicam Aristotelis e il trattato
De primo Principio, che è un vero gioiello
di ricerca e di contemplazione della verità
assoluta o Dio. Viene utilizzato con evidenza, in
questo trattato, la metodologia dello " pregare
studiando" e del "studiare pregando",
tradotto dal "Centro Duns Scoto" di Castellana
Grotte (Italy) nel motto " Ora et cogita "
e "Cogita et ora ". Le opere teologiche
sono designate in tre modi diversi: la Lectura indica
il primo nucleo di lezioni da sviluppare durante l'insegnamento;
la Reportatio riguarda gli scritti composti dai discepoli,
il cui contenuto è desunto dal vivo insegnamento
del Maestro e da lui rivisti; l'Ordinatio contiene
il testo scritto personalmente da Duns Scoto e preparato
per la pubblicazione. L'Ordinatio è il capolavoro
di Duns Scoto. La prima edizione completa delle opere
di Giovani Duns Scoto risale al 1639, ad opera del
famoso storico francescano Luca Wadding, in 12 volumi
in quarto, e stampata a Lione. La ristampa è
stata curata da Ludovico Vivès, in 26 volumi
in ottavo, e stampata a Parigi dal 1891 al 1895; edizione
ristampata anastaticamente dall'editore Olms, a Hildeschein
nel 1986 in 16 volumi in sedicesimi. Dal 1950, finalmente,
è a disposizione degli studiosi l'edizione
critica, edita dalla Città del Vaticano a cura
di P. Carlo Balic. Fino ad oggi sono usciti 14 volumi
(6 della Lectura I, II, III, e 12 dell'Ordinatio I,
II); mancano ancora i volumi sull'OrdinatioIII e IV,
mentre le Opere filosofiche sono state pubblicate
in 4 volumi dall'Istituto Francescano di S. Bonaventura
di New York. Dall'insieme del suo pensiero si possono
ricavare utili indicazioni e dettagliate puntualizzazioni
per un dialogo con il mondo contemporaneo. Metodologicamente:
Duns Scoto applica un metodo strettamente storico-scientifico,
senza lasciarsi prendere dalla tentazione di aderire
a una o all'altra opinione. La sua critica è
sempre costruttiva. Gli interlocutori principali sono
Enrico di Gand, esponente di spicco dell'agostinismo,
e Goffredo di Fontaneis esponente di rilievo dell'aristotelismo.
Raramente e quasi di traverso critica Tommaso e Bonaventura,
chiamandoli anche "antiquissimi auctores"!
Dottrinalmente: Il cuore dell'intero pensiero di Duns
Scoto è il "Cristocentrismo" in teologia,
e l'"essere univoco" in filosofia. Volendo
indicare il concetto chiave per ogni disciplina, bisogna
dire così: la persona in Antropologia; la volontà
in Etica; l'amore-carità nella Spiritualità;
la redenzione preventiva in Mariologia; la democrazia
in Politica; la legge naturale non rigorosa nella
Dottrina Sociale. In Ecclesiologia sono da segnalare,
invece, i seguenti concetti forti: giurisdizione universale
del Papa; infallibilità del Pontefice in materia
di fede e di costumi; il carattere sacramentale dell'episcopato,
distinto dal quello del sacerdozio; sacerdozio comune
dei fedeli; l'Eucaristia come centro e fondamento
della Chiesa; la Chiesa come norma di verità.
II. - I DISCEPOLI
DI DUNS SCOTO
I discepoli di Duns Scoto, che lo
hanno seguito nel suo insegnamento nelle università
di Cambridge, Oxford, Parigi, ritornando nelle loro
Province d'origine, portarono con sé i testi
originali del Maestro e anche gli appunti personali
presi durante le lezioni. Questi appunti costituiscono
i cosiddetti Reportata, che giustificano la loro diversità
e molteplicità. Tra questi bisogna distinguere
i Reportata Parisiensia, perché rivisti e licenziati
personalmente dallo stesso Duns Scoto. Una volta nello
loro Province, questi novelli maestri rendevano i
testi del Caposcuola sotto forma di commento o di
epitome. Tra le prime testimonianze in ordine alla
memoria di Duns Scoto nella storia, ne scelgo alcune
più significative sia per antichità
che per autorità, così da comprendere
meglio non solo la scelta a Maestro della scuola francescana,
ma anche la fortuna che ha avuto lo "scotismo"
nei primi secoli dopo la morte del Dottor Sottile,
fino ai tempi presenti, di cui costituisce ancora
il Pensatore più qualificato per l'umanità
del terzo millennio.
1. Gonsalvo
di Spagna
Tra le testimonianze antiche, vivendo
ancora Duns Scoto, quella del ministro generale dell'Ordine
dei Minori, Gonsalvo di Spagna (1255-1313), sembra
la più idonea per comprendere la ricca personalità
spirituale e scientifica del Dottore Sottile. Durante
la momentanea tregua tra il re di Francia, Filippo
IV il Bello, e la Santa Sede, per la morte del papa
Bonifacio VIII, il ministro generale richiama da Oxford
Duns Scoto per presentarlo al magistero cattedratico
di Parigi. Per l'occasione scrive, in data 18 novembre
1304, ai superiori dello studium generale di Parigi,
una lettera di presentazione. È una lettera
semplice profonda e molto evocativa: «... Affido
alla vostra benevolenza il diletto padre Giovanni
Scoto, della cui lodevole vita, della sua scienza
eccellente e del suo ingegno sottilissimo, come delle
altre virtù, sono pienamente informato, sia
per la lunga esperienza sia per la fama che dappertutto
egli gode» . L'importanza di tale testimonianza
non può sfuggire a nessuno. Ancor prima di
conseguire il titolo accademico di magister e prima
del suo insegnamento cattedratico, le caratteristiche
peculiari della personalità culturale spirituale
e scientifica di Duns Scoto sono note non solo negli
ambienti universitari e in quelli dell'Ordine, ma
anche diffuse "dappertutto". E' una documentazione
a caldo della personalità di questo Francescano,
che ha saputo unire e legare a sé non solo
l'Ordine intero, ma la stessa Chiesa, intorno al corollario
principale del suo Primato di Cristo, l'Immacolato
Concepimento di Maria Vergine, Madre di Dio e degli
uomini. Interessante notare che la breve presentazione
tocca tutti i punti principali e caratteristici: "vita
lodevole" in campo religioso-spirituale e, quindi,
adorna di tutte le virtù specifiche dello stato
di vita religiosa e sacerdotale; "scienza eccellente"
sia in campo filosofico che teologico, idoneo cioè
a "leggere" le Sentenze di Pietro Lombardo,
come avevano già fatto Bonaventura e Tommaso,
e a sostenere pubblicamente le questioni più
dibattute e spinose del tempo, le così dette
questioni quodlibetales; "ingegno sottilissimo"
nell'investigare la parola di Dio, in cui denota intelletto
speculativo e cuore ardente d'amore. Ogni ricerca
è frutto sempre di volontà, la sede
dell'amore.È una testimonianza che s'impone
per se stessa. Storicamente è la prima, perché
rilasciata ancor vivo Duns Scoto; dottrinalmente è
qualificata, perché l'autore, oltre che maestro
di teologia a Parigi, è anche ministro generale
dell'Ordine (1304-1313). L'affermazione di conoscerlo
personalmente "per lunga esperienza", per
aver lavorato insieme all'Università, tra il
1293 e il 1296, la rende ancora più interessante
e credibile, perché fa conoscere la grande
notorietà di studioso, di professore e di religioso
che godeva ancora vivente "dappertutto".
La complessa e ricca personalità di Duns Scoto
viene ereditata dai suoi primi discepoli e trasmessa
ai posteri lungo l'arco della storia, fino a giorni
nostri. La tradizione - secondo la testimonianza di
Renan - ha raccolto attorno alla personalità
di Duns Scoto una miriade incalcolabile di discepoli,
la cui ammirazione verso il Maestro non ha pari nella
storia. Nel contesto presente col termine di "discepolo",
indico soltanto quella persona che de visu ha ascoltato
l'insegnamento diretto di Duns Scoto e poi diffuso
sia con l'insegnamento nelle Università e sia
con gli scritti il suo pensiero. Tra i principali
discepoli "uditores"di Duns Scoto si segnalano
i principali, quelli cioè che hanno lasciato
nella storia una traccia indelebile, come per es.:
Landolfo Caracciolo, Pietro di Tornimparte, Francesco
Mayron, Giovanni de Bissolis, Antonio Andrea, Pietro
Aureoli, Gerardo Odoni, Francesco d'Ascoli, Ugo di
Novo Castro, Giovanni Canonico, Giovanni da Ripatransone,
Giovanni d'Ascoli, Pietro Thomas, Guglielmo Rubion,
Nicola di Lira, Nicola Bonet, Alessandro d'Alessandria,
Golfredo de Fontibus, Guglielmo Occam. E di questi,
poi, solo di alcuni se ne traccia il profilo come
testimonianza scotiana
2. Landolfo
Caracciolo
Per le conseguenze storiche circa
il processo di canonizzazione, piace ricordare per
primo Landolfo Caracciolo, originario di Napoli, che,
dopo la morte del Maestro, insegnò per molti
anni alla Sorbona di Parigi, meritandosi il titolo
di Doctor collettivus. Ritornato in Italia, governò
la Provincia francescana di Napoli (o Terra del Lavoro)
e svolse missioni onorifiche per Roberto, re di Napoli.
Venne eletto Vescovo di Castellamare di Stabia (NA)
da papa Giovanni XXII, e poi nel 1331 Arcivescovo
di Amalfi. Alla corte di Avignone, svolse, a nome
del regno napolitano delle valide ambascerie presso
il papa Clemente VI. Nel suo Tractatus de Conceptione
Beatae Mariae, scritto nel 1340, afferma: «Il
Signore nostro Gesù Cristo ha destinato Scoto,
esimio dottore dell'Ordine dei Minori, a Parigi, dove
per comando Apostolico fu tenuta la pubblica disputa
intorno alla Concezione della Vergine. Dopo aver confutati
le ragioni e gli argomenti degli avversari, Scoto
difese così bene l'Immacolata Concezione della
Vergine, che tutti gli avversari, ammutoliti, desistettero
dal discutere. per questo motivo, Scoto fu sopranominato
Dottor Sottile. Qui, viene ricordato come un grande
innamorato di Duns Scoto e fecondo diffusore del suo
pensiero, specialmente in ordine alla dottrina dell'Immacolata
Concezione della Vergine, diffondendone anche il culto
in onore del Maestro, le cui tracce abbondanti sono
conservate nella ricca documentazione dell'arte sacra
presente sul territorio, tra cui primeggia Nola (NA),
Taurano (Na) e Sepino (CB). Oltre alle testimonianze
di Pietro di Candia, di Mariano da Firenze, di Antonio
Cucaro, torna molto utile sentire la stessa dichiarazione
del Caracciolo che si professa esplicitamente "discepolo"
di Duns Scoto. Nella questione utrum Verbum assumpsit
naturam humanam aliquo ordine ("se il Verbo ha
asunto la natura umana in un certo stato"), verso
la fine scrive:«Ad cuius evidentiam sciendum
Philosophum et Doctorem Subtilem, quem ut plurimum
sequimur, permanentia ut sic non mensuratur tempore»
("L'evidenza che il Verbo abbia assunto la natura
umana deriva dal pensiero del Filosofo e Dottor Sottile,
che noi seguiamo massimamente, e il cui ricordo perdura
nel tempo"), dichiarandosi non solo discepolo
ma anche seguace del pensiero di Duns Scoto. Oltre
che alla tesi dell'Incarnazione, il Caracciolo rivela
la sua dipendenza dal suo Maestro specialmente sulla
dottrina dell'Immacolata Concezione della Vergine.
Difatti, nel suo trattato De Conceptione Virginis
è riportata la prima e autorevole testimonianza
circa la famosa disputa di Duns scoto alla Sorbona
di Parigi, sul privilegio mariano scrive:«Gesù
Cristo destinò Duns Scoto, dottore esimio dell'ordine
dei minori, a Parigi, dove fu indetta per ordine papale
una pubblica disputa sulla Concezione della Vergine.
Duns Scoto confutò le ragioni e gli argomenti
degli avversari, e difese talmente la santità
della concezione della vergine, che gli avversari
stupefatti vennero meno nel far obiezioni. Per questo
motivo, Duns Scoto venne chiamato "Doctor Subtilis"».
Importante è anche la notizia circa il giuramento
che i professori universitari dovevano emettere a
Parigi. Lo stesso Caracciolo così ne riporta
il suo: «Io Landolfo, volendo seguire le norme
del Papa e quella dell'Accademia, e avendo giurato
nell'Università della Sorbona e desiderando
osservare gli Statuti di essa, amo celebrare devotamente
la festività della santa Concezione e voglio
che venga da tutti solennizzata». Il Caracciolo
moriva nel 1351 nella sua sede arcivescovile di Amalfi,
realizzando il motto francescano lucet et ardet: illuminare
e ardere d'amore.
3. Pietro di
Tornimparte
Per antonomasia è stato soprannominato
Scotellus, per designare la sua sicura dipendenza
culturale e spirituale da Duns Scoto, tanto che si
era poeticamente scritto il distico "Si vis Subtilis
apices decerpere Scoti/ Hoc aquilae Petri solvito
dives opus"("Se vuoi godere la sottigliezza
del Sottile Scoto/ devi interpretare la meravigliosa
opera di Pietro dell'Aquila"). L'opera monumentale
di Pietro, il Commento ai quattro libri delle Sentenze,
dove sintetizza in modo mirabile il pensiero di Duns
Scoto, con le stesse parole del Maestro, è
stata completata nel 1334. Secondo lo stesso schema
delle Sentenze, il Commento è diviso in quattro
parti: nella prima e seconda parte tratta di Dio sia
nelle operazioni ad intra che in quelle ad extra,
difendendo anche Pietro Lombardo dalle accuse di eresia
mossegli dall'abate Gioacchino da Fiore; nella terza
parte parla dell'incarnazione e della redenzione,
sostenendo apertamente il privilegio dell'Immacolata
Concezione, mentre per quanto riguarda il primato
di Cristo centro dell'universo, se ne distacca alquanto
distinguendo l'incarnazione in sé (che si sarebbe
realizzata anche senza del peccato di Adamo) e il
fine dell'incarnazione (per redimere il genere umano
e stringerlo al suo amore); la quarta parte vede la
trattazione dei Sacramenti. Caratteristiche letterarie
del Commento sono lo stile chiaro e preciso, e la
dimostrazione concisa e serrata, tanto da avere dagli
storici diversi riconoscimenti. Così per es.,
Mariano da Firenze dice che "ha scritto egregie",
cioè in modo mirabile; e Bartolomeo da Pisa
osserva dicendo che "il Commento dello Scotello
è esposto moltum pulchrum",ossia in uno
stile elegante perfetto e bello, alla maniera oraziana.
Nel solo '500, il Commento ebbe sei edizioni, a testimonianza
del suo valore contenutistico e formale. Era ammirato
per il periodare breve e chiaro, deciso spedito e
molto efficace. Con tutta probabilità Pietro
di Tornimparte conobbe personalmente lo stesso Landolfo
Caracciolo, come documenta la circostanza dell'anno
1347: Pietro, da cappellano di corte della regina
Giovanna di Sicilia, ricevette l'ufficio di Vescovo
di S. Angelo dei Lombardi e poi trasferito alla chiesa
di Trivento, dove morì nel 1361. In questo
periodo, Landolfo occupava nel regno di Napoli la
carica di Luogotenente e Protonotario. E' facile che
si siano incontrati. Alla presenza quasi contemporanea,
almeno per un certo torno di tempo, dei due discepoli
nel regno di Napoli, si deve certamente, come si vedrà
nel prossimo capitolo sullo "scotismo",
la nascita della presenza e della diffuzione della
dottrina di Duns Scoto nel mezzogiorno d'Italia, da
dove poi si è propagato per tutta la penisola,
creando una lunga serie di pensatori e di scrittori
che occupano un posto eminente nella storia dello
stesso scotismo nel mondo francescano.
4. Francesco
Mayron
Nativo della Provenza, non si conosce
la data di nascita, ma si dichiara con entusiasmo
"discepolo" di Duns Scoto, di cui ne segue
fedelmente il pensiero. Insegnò a Parigi e
per il suo stile fu soprannominato Doctor illuminatus
et acutus. Tra le molteplici opere scritte a carattere
teologico e filosofico, bisogna segnalare un trattato
sull'Immacolata Concezione, in cui espone e difende
la dottrina del suo Maestro in modo fecondo e robusto.
Per molti aspetti fu critico di Aristotele, esprimendo
un severo giudizio: grande in fisica e pessimo in
metafisica. Dalla storia della scienza si conoscenza
anche l'intuizione che anticipa e prepara la rivoluzione
copernicana, quando afferma che se la terra fosse
in movimento e il cielo fermo si spiegherebbero meglio
i fenomeni naturali degli astri. Morì probabilmente
a Piacenza intorno al 1327.
5. Giovanni
de Bissolis
Fu uno dei discepoli più amato
e stimato di Duns Scoto. Si soleva dire che la sua
presenza valeva più di un intero uditorio,
a causa della sua diligenza e dell'ordine con cui
prendeva sul serio lo studio. Probabilmente nacque
a Reims, ove svolse anche attività didattica.
Ha scritto un pregevole Commento alle Sentenze. Per
il suo stile chiaro e semplice, e per il modo ordinato
di condurre l'argomentazione, ottenne il titolo di
Doctor ordinatissimus. Morì verso il 1347.
6. Antonio
Andrea
La testimonianza del discepolo Antonio
di Andrea è importante storicamente perché
scrivendo prima del 1320, anno della sua morte, ci
fa sapere che la persona del suo Maestro, Duns Scoto,
gode di grande fama e vive nella memoria e nella benedizione
di tutti, e lui stesso si gloria di seguire la dottrina
scotista. In una nota della sua opera scrive:«Voglio
che tutti sappiano leggendo questa lettera, perché
sia insegnando che criticando ho seguito la dottrina
di quel sottilissimo ed eccellentissimo dottore, la
cui fama e memoria è una benedizione. Chi è
in grado di riempire e di far risuonare tutto l'universo
con la sacra e profonda dottrina del maestro Giovanni
Duns, di nazionalità scozzese e di religione
dei Frati Minori... Se qualcosa di buono troverai
scritto in quest'opera, sappi che promana dalla fonte
e dalla profondità della sua dottrina e della
sua scienza; se, invece, qualsoca di poco buono, o
in qualche modo contraddice la sua dottrina, è
da ascriversi alla mia inesperienza...». Dei
discepoli di Duns Scoto fu uno dei più fedeli.
Per il suo carattere abbastanza docile e affabile
ricevette il titolo di Doctor dulcissimus. Gli vengono
attribuite molte opere di commentari sia alle Sentenze
e sia agli autori classici, come Aristotele, Boezio.
Morì verso il 1320.
7. Pietro Aureoli
Verso il 1280 nacque a Tolosa. Fu
uditore di Duns Scoto tanto assiduo e diligente da
meritarsi il titolo di doctor in età giovanissima.
Con molto profitto insegnò alla Sorbona e per
il suo meraviglioso parlare, ricevette il titolo di
Doctor elegans. Con scritti e prediche difese e propugnò
la tesi dell'Immacolato Concepimento di Maria, secondo
l'insegnamento del suo Maestro. Ha scritto molte opere
di Commenti sia sulle Sentenze, sia sugli autori classici
del pensiero filosofico e anche sulla spiritualità.
Morì nel gennaio 1345. La sua immagine era
raffigurata tra i Dottori nel primitivo sarcofago
di Duns Scoto.
8. Gerardo
Odoni
Uni dei pochi discepoli diretti di
Duns Scoto che ricoprì l'incarico di Ministro
Generale per molti anni (1329-1342) e svolse molteplici
uffici a vantaggio della Santa Sede, che per disimpegnarsi
lo elesse Patriarca di Antiochia e Amministratore
della diocesi di Catania, ove morì nel 1350.
Tra le sue opere sono da segnalare i Commentari sui
quattro libri delle Sentenze, vari commenti alle opere
di Aristotele, e diverse composizioni spirituali,
come le Figure della Bibbia e l'Ufficio delle Stimmate
in onore del sarafico Padre Francesco. Per queste
sue caratteristiche di scrittore fu denominato Doctor
moralis.
10. Ugo di
Novo Castro
Caratteristica di questo discepolo
è la fedeltà al pensiero del suo Maestro,
che difese dottrina e persona fino all'anno della
sua morte. Oggetto della sua attività apostolica
fu sempre quello di tutelare la gloria di Dio e il
bene delle anime, attraverso l'esposizione del primato
di Cristo e dell'Immacolato Concepimento di Maria.
Partecipò nel 1322 al Capitolo generale di
Perugia, dove fu presa la decisione circa la "povertà
di Cristo e degli Apostoli" in ordine alla povertà
francescana, anno in cui morì anche. Nome e
immagine erano presenti sulla primitiva pietra tombale
di Duns Scoto.
11. Giovanni
Canonico
E' stato discepolo fedele del pensiero
di Duns Scoto sia a Oxford e sia a Parigi, dove ha
svolto anche attività didattica. Oltre che
teologo si è distinto anche in filosofia e
in diritto. Di lui si conoscono i Commentari sui quattro
libri delle sentenze, le Questioni sulla Fisica di
Aristotele e alcune Questioni di Logica. Non si conosce
con precisione l'anno della sua morte. Comunque, per
altre fonti, si sa che nel 1329 era ancora in vita.
12. Giovanni
da Ripatransone
Anche questo francescano marchiggiano
ha lasciato un profondo segno tra i suoi sontemporanei
sia per la profondità del suo ingegno e sia
per la vastità del suo sapere. Insegnò
a Parigi, dove gli venne tributato il titolo di doctor
difficilis, specialmente in considerazione del fatto
che, come legato pontificio, riuscì ad avvicinare
a Roma gli ortodossi greci.
13. Guglielmo
Rubion
Spagnuolo di nascita, ha contribuito
molto alla definizione della così detta scuola
scotista. Durante il suo mandato di Ministro della
provincia francescana d'Aragona, portò a termine
il pregievole Commento sui quattro libri delle Sentenze
con una ricchezza di pensieri sia di Duns Scoto sia
dei suoi primi discepoli. Oltre a questi discepoli,
si potrebbero ricordare anche Nicola Bonet, Giovanni
d'Ascoli, Nicola di Lira, Pietro Thomas, Alessandro
d'Alessandria, e in modo particolare Guglielmo d'Occam,
che però ha uno sviluppo storico a sé,
a testimonianza della ricca fioritura che il pensiero
di Duns Scoto ha prodotto durante la sua vita e subito
dopo la sua morte, tanto da dare inizio a quel movimento
che poi prenderà nome di "scotismo",
che ebbe specialmente in Italia un grande e fecondo
successo.
Conclusione
Al termine di questo brve tratto
dello scotismo attraverso il ricordo della personalità
di Duns Scoto e dei suoi primi discepoli, sembra opportuno
raccoglier a fattor comune gli elementi dottrinali
che maggiormente resistono all'usura del tempo, a
dimostrazione della validità e bontà
del suo pensiero. Metodologicamente, Duns Scoto si
presenta alla storia come il più raro scopritore
della realtà, manifestando un incalcolabile
valore e un vibrante interesse per tutto ciò
che è attuale concreto e individuale, alla
luce sempre dell'ortodossia fondamentale, e aprendosi
a tutte le forme di ricerca della verità, attraverso
il suo metodo dialettico e critico, che si presenta
rispettoso al massimo delle opinioni degli altri.
La sua metodologia può essere molto utile nelle
complesse relazioni ecumeniche e nel dialogo con il
mondo contemporaneo. Dottrinalmente, gli aspetti più
salienti sono inquadrati nella prospettiva cristocentrica,
vera chiave ermeneutica del suo sistema aperto e in
dialogo costante con la verità e la sua storica
ricerca anche in campo strettamente filosofico, come
si evince dal suo concetto di "persona",
che, derivato dall'intuizione di Francesco d'Assisi,
trasforma il bellissimo ideale francescano di perfezione
e l'ardore dell'anima serafica in linguaggio metafisico,
ricavando anche delle interessanti applicazioni di
natura socio-politica, come l'origine dell'autorità
politica dal consenso degli individui, e la netta
posizione contro i sistemi totalitari. La centralità
del Cristo, voluto e amato in modo incondizionato
dal Padre, spicca nel piano della salvezza nella sua
inconfondibile personalità come principio di
tutte le cose, fonte e giustificazione di ogni esistenza,
causa finale di tutta la creazione, e sovrano dell'intero
universo, come insegna Paolo:"Tutte le cose sono
vostre... e voi siete di Cristo e Cristo è
di Dio" (1 Cor 3, 22-23). Il cristocentrismo
di Duns Scoto, che affonda le sue radici nella Rivelazione
e nella Tradizione, permea tutti i documenti conciliari
del Vaticano II, e costituisce il fine della storia
umana, il punto di convergenza dell'ispirazione della
storia e della civiltà, il centro della famiglia
umana, la gioia di tutti i cuori, il compimento delle
loro aspirazioni. Dal suo nucleo scaturiscono come
corollari sia la trattazione sistematica della Vergine
Maria e sia l'esposizione del mistero della Chiesa.
La tesi dell'Immacolata è di sicuro stampo
scotiano, che, dipendente da Cristo, costituisce anche
un valido contributo per dialogare all'intesa ecumenica.
La mariologia così ha trovato la sua fonte
e il suo culmine in Cristo. Anche la Chiesa, in quanto
continuazione dell'Incarnazione, trova in Duns Scoto
altresì un pioniere nel campo toccato dal Concilio
sulla natura funzione e autorità dei Vescovi
nella Chiesa. Difatti, il Dottore Sottile è
l'unico autore della Scolastica a insegnare il carattere
sacramentale dell'episcopato, distinto dal quello
del sacerdozio. La sua dottrina ha fornito anche la
soluzione della delicata questione della relazione
tra l'insieme dei Vescovi e il Romano Pontefice. Solo
il Papa, dice Duns Scoto, gode della piena assistenza
dello Spirito Santo nei problemi di fede e di morale.
E' l'affermazione pura e semplice della dottrina dell'infallibilità
del Sommo Pontefice, che ha ricevuto il carisma di
interprete autentico delle Scritture e della Tradizione.
Nessun antico teologo ha parlato con tanta chiarezza
del Primato assoluto di Cristo e delle sue applicazioni
come il Dottore Sottile. Il suo insegnamento ben lungi
dall'essere tramontato, è ancora di pulsante
attualità, tanto da essere chiamato l'uomo
di tutti i tempi e il pensatore del terzo millennio.
Mi auguro un documento ufficiale del Papa.
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