LA VIA DI DUNS SCOTO
PER CONOSCERE MARIA
Giovanni Lauriola
Premessa
La grandezza e la dignità
di Maria affondano le loro radici nel mistero dell’Incarnazione,
in cui il Figlio di Dio diventa figlio di Maria. Incarnazione
e maternità divina di Maria sono due verità
che stanno alla base di tutto il pensiero mariano
di Duns Scoto, che riesce a proiettare la loro unità
nell’unico e medesimo atto di predestinazione
del disegno di Dio. Il pensiero forte del Maestro
Francescano insegna che Cristo è stato predestinato
come sommo Glorificatore e Amatore di Dio Trinità
e quindi in assoluta indipendenza dalla previsione
del peccato. Il decreto di predestinazione di Cristo
si ripercuote anche sulla predestinazione di Maria
quale Madre Immacolata. La predestinazione di Maria,
quindi, costituisce il principio fondamentale del
suo sviluppo teologico-storico, e anche la chiave
ermeneutica della mariologia secondo Duns Scoto.
Tenendo presente il disegno di predestinazione di
Dio, veramente si può dire col Maestro Francescano
che Cristo è il massimo dono di Dio Trinità
ad extra, e costituisce anche l’unica e autentica
opera compiuta da Dio stesso, perché l’azione
di Dio è Divina. E il Cristo in quanto Dio
e in quanto Uomo è l’unico Mediatore
che permette all’azione di Dio Trinità
di passare nel mondo non-divino. E da parte sua Cristo
compie la prima azione scegliendosi e donandoci la
sua Madre Immacolata. E per realizzare tale disegno
divino, Cristo, come unico Mediatore, compie l’azione
creatrice come causa efficiente, formale e finale,
tanto da essere preparato dall’antichità
fino alla pienezza del tempo per venire storicamente
al mondo, nato da Donna .
Prima di sviluppare l’argomento della via scotista
per conoscere Maria, sembra anche utile indicare il
sentimento di trepidazione e di gioia che pervade
quando devo parlare di Maria. Lo esprimo con le stesse
parole di un grande innamorato di Maria, Bernardo
che nel sermone sull’Assunzione della Vergine,
scrive: «Non c'è nulla che tanto mi piaccia
e insieme mi spaventi quanto dover parlare della gloria
della Vergine Madre... Tutti bramano di parlare di
lei, ma tutto ciò che si dice di una realtà
inesprimibile (de indicibili) diviene, per il fatto
stesso di tradurla in parole, meno gradito, meno piacevole,
meno accettabile». Bernardo manifesta la ragione
profonda di questo fatto indicando Maria come persona
ineffabile e densa di mistero poiché in lei
Dio ha congiunto realtà contrastanti come verginità
e maternità: «duplice novità,
duplice prerogativa, duplice miracolo».
Lo stesso sentimento provo ora nell'indicare la via
di Duns Scoto per conoscere Maria, ossia il fondamento
cristocentrico della mariologia secondo il Maestro
Francescano. Il suo insegnamento e la sua devozione
mariana sgorgano dal fondo della sua personalità
robusta, ricca di capacità mistiche e contemplative
a cui si aggiunge una grandissima e affascinante capacità
speculativa, capace di saper comunicare con impeto
questa ricchezza interiore. Suddivido l’analisi
in 4 punti: riferimenti di metodologia scotista generale;
esposizione della via di Duns Scoto per conoscere
Maria; esposizione di altre vie per conoscere Maria;
riferimento alla via della bellezza; e conclusione.
I- ELEMENTI
SCOTISTI DI METODOLOGIA GENERALE
Prima di entrare nel vivo del fondamento
cristocentrico che illumina un aspetto della moderna
mariologica, sembra utile accennare al quadro metodologico
generale che fa da sfondo e lo sovrasta pure. Mi riferisco
principalmente alla classica metodologia del pensiero
umano, le cui origini rimandano al divino Platone
e al Maestro di ogni sapere, Aristotele, molto presenti
nel periodo di mezzo, dove affondano le nostre radici
metodologiche delle vie moderne.
Con Platone si inizia quel meraviglioso processo dimostrativo
che prende nome di via deduttivo-intuitiva, con lo
Stagirita invece l’atro processo dal nome di
via induttivo-intuitiva, che segneranno le strade
a ogni metodologia futura. La prima via parte dall’alto,
dal Divino intuito e accettato per fede razionale,
e deduce storicamente tutte le conclusioni possibili,
attraverso un linguaggio di necessità simbolico
poetico e mitico insieme: dal Divino fino alle più
piccole creature. L’altra via, invece, procede
dal basso verso l’alto, con un processo rigorosamente
scientifico basato sulla dimostrazione sillogistica,
che come una spirale ascendende si protende verso
il Divino, senza mai raggiungerlo adeguatamente.
La differenza di fondo. In Platone, l’inizio
è più intuito e accettato con fede razionale
che dimostrato, e per vie dimostrative e simboliche
si deducono tutte le possibili inferenze esistenziali,
attraverso un linguaggio poetico e mitico insieme,
che parla più direttamente al cuore dell’uomo
e poi alla ragione. In Aristotele, invece, il punto
di partenza è il dato concreto e immediato
della realtà sensibile, e, attraverso un laborioso
processo dimostrativo, tenta di raggiungere il Divino
senza mai raggiungerlo, se non con un atto di fede
razionale al di fuori di ogni processo dimostrativo.
Con la via platonica si parte dal Divino, colto per
fede razionale, e si plana verso la concreta esistenza;
con la via aristotelica si parte dal concreto e si
proitta verso il Divino che resta sempre una mèta
da raggiungere.
Con queste due vie metodologiche generali s’incontra
il fatto della religione cristiana sia delle origini,
con la Patristica, sia del medievo con la Scolastica,
e, attraverso le fasi moderne del cartesianesimo e
del kantismo, arrivano ai tempi moderni con la fenomenologia
e l’esistenzialismo, gettando la loro luce nel
pensiero contemporaneo, i cui effetti si ripercuotono
anche in campo metodologico contemporaneo dopo il
concilio Vaticano II.
E’ da notare la differente evoluzione di tale
incontro. Mentre la Patristica segue principalmente
la via di Platone per mezzo dell’autorità
di Agostino, nella Scolastica inceve si assiste alla
stessa dualità delle origini: una via sulla
scia di Platone-Agostino-Anselmo seguita principalmente
dalla scuola francescana con a capo Bonaventura; e
una via sulla scia di Aristotele-Boezio seguita di
preferenza dalla scuola domenicana con a capo Tommaso.
Tra le due vie si situa Duns Scoto con un atteggiamento
più critico sia dell’una che dell’altra
via, creando una nuova e diversa metodologia chiamata
tecnicamente “storico-critica” o semplicemente
“scotista”.
Qual è la differenza di fondo tra queste metodologiche?
Tommaso, accettando acriticamente Aristotele, nel
senso che l’accetta così com’è,
gli attribuisce perfino la creazione, con la conseguenza
del passaggio lineare e continuo dal mondo sensibile
al mondo divino fino ad affermare l’esistenza
di Dio in modo naturale o razionale, affermando che
i cosiddetti praeambula fidei sono di pertinenza della
ragione. Duns Scoto, invece, criticando sia Aristotele
nei punti delicati del suo pensiero, negandogli specialmente
la conquista del concetto di creazione, onde il salto
di qualità o di fede per raggiungere l’esistenza
di Dio, e criticando anche la scuola francescana troppo
ligia all’interpretazione agostiniana, afferma
che per passare dal mondo sensibile al mondo divino
o trascendente occorre di necessità la fede,
e di conseguenza i praeambula fidei li fa entrare
nell’ordine della fede. Questo radicale spostamento
metodologico è postulato sempre dalla sua intuizione
e interpretazione dell’Incarnazione, libera
da ogni dipendenza estrinseca sia in ordine al disegno
dell’amore di Dio Uno e Trino e sia in ordine
all’amore di Cristo nella sua esecuzione. Duns
Scoto è severissimo nel difendere la libertà
di Dio, di Cristo, e, di conseguenza, anche dell’uomo.
E’ il difensore della libertà!
E la storiografia, sia quella aristotelica sia quella
teologica, ha dato ragione a Duns Scoto!
Il significato dottrinale e metodologico della differenza:
per Tommaso si può salire a Dio attraverso
il mondo sensibile... dalla natura alla grazia...
secondo lo schema teocentrico - Dio creazione uomo
peccato Cristo... - ; per Duns Scoto, che imposta
la sua riflessione sul Cristocentrismo - Dio Cristo-Mediatore
creazione uomo peccato Cristo-Redentore e Glorificatore...
- , dal mondo sensibile non si può arrivare
direttamente a Dio, ma solo alla sua possibilità,
e poi, attraverso un atto di fede o un salto di qualità,
si arriva a Dio come scelta...
Questa diversa prospettiva cristocentrica, pur non
sono in contrasto con quella teocentrica, tuttavia
fa sentire fortemente il suo influsso determinante
sulle scelte razionali di carattere filosofico e metodologico,
che io mi permetto di chiamarle con un termine “ad
effetto”, per farmi intendere più facilmente,
“rivoluzione copernicana in teologia”.
La via teocentrica sta alla concezione tolemaica come
la via scotista sta alla concezione copernicana! Di
questa differenza ne ho parlato diffusamente in tanti
scritti, e, ultimamente, anche nell’ultimo volume
G. Duns Scoto e la nuova evangelizzazione, “chi
ha orecchi per intendere, intenda”!
Sulla via teocentrica e, quindi, tolemaica, si trova
anche il più “infelice” documento
firmato dal Papa Giovanni Paolo II, quello della Fides
et ratio!, Peccato! E mi dispiace amaramente! Ancora
una volta il silenzio è stato fatto cadere
su Duns Scoto e la scuola francescana. E’ il
destino dei forti! Parafrasando un diverso insegnamento
evangelico, mi permetto di affermare: devono prima
accadere queste cose, e poi sarà la resurrezione!
Fuori da ogni equivoco: quale il significato profondo
della differenza delle due scuole?
Il modo di concepire l’Incarnazione del Verbo
e, quindi, di Cristo: in funzione della Redenzione
o per la Gloria di Dio! La Redenzione, nella prospettiva
cristocentrica, è un dono di Cristo all’uomo,
come dono è anche l’Incarnazione da parte
di Dio. E’ il mistero della libertà di
Dio che affascina il pensiero e il cuore di Duns Scoto.
Il Cristo “totus” di Duns Scoto si ritrova
chiaramente nel concilio Vaticano II. Nessuno, però,
lo mette in luce per due ragioni: l’una, perché
significherebbe accettare le conseguenze di una rivoluzione
copernicana in teologica, cui si è completamente
impreparati e non si vuol lasciare quello che si “crede”
sicuro, ma invece fa acqua da tutte le parti, come
il sacco pertugio; la seconda, perché si ignora
e si continua a ignorare il pensiero di Duns Scoto
in tutti gli ambiti, principalmente dall’Ordine
e, quindi, dai francesscani. Questa ignoranza della
prospettiva cristocentrica è la causa della
poco incisività spirituale del cristianesimo
nel mondo, e costituisce anche la povertà più
meschina che si possa immaginare, benché vestita
del saio francescano.
Una personale constatazione: come l’Ordine ieri
ha fatto quadrato attorno alla verità dell’Immacolata,
oggi dovrebbe farlo attorno al Cristocentrismo: se
non si realizza questa “profezia” è
tempo perso fare tutto quello che si fa e si continuerà
a fare, pensando di voler riempire un “sacco
bucato”. Questa, secondo me è la vera
identità del francescano e anche la sua odierna
missione e azione evangelizzatrice: dare più
attenzione a Cristo che all’uomo, convinto che
quanto più si dà a Cristo tanto più
si dona all’uomo, perché solo Cristo
rivela l’uomo all’uomo.
Dopo questa “profezia”, mi accingo ad
accennare al fondamento cristocentrico della mariologia
secondo Duns Scoto, cioè alla sua via metodologica
per conoscere Maria.
II - LA VIA
DI DUNS SCOTO PER CONOSCERE MARIA
Il titolo del paragrafo non vuole
indicare che Duns Scoto abbia lasciato una specifica
trattazione sulle vie metodologiche per conoscere
il mistero di Maria, ma solo il tentativo di una ricostruzione
della sua via, così come può desumersi
dai diversi riferimenti mariologici sparsi nei suoi
scritti principali. In lui, infatti, non c’è
alcuna trattazione specifica in merito, perché
nel medievo non c’era il trattato di mariologia,
per cui gli autori erano liberi di trattare riferimenti
mariani, con specifiche questioni, ma senza alcuna
visione sistematica moderna dell’argomento,
né di preoccupazione di mettere in luce il
principio fondamentale intorno al quale organizzare
e giustificare tutti gli argomenti mariani.
L’esigenza di una visione organica e sistematica
dell’argomento è un problema moderno,
in base alle nuove situazioni culturali che si sono
venute a creare, dovute sia a una maggiore divisione
delle scienze e alla loro eccessiva specializzazione
e sia alle diverse e molteplici tecniche metodologiche
sviluppatesi di conseguenza. Pertanto, quando si parla
di un autore antico o medievale, bisogna affidarsi
alla perizia di colui che ricostruisce idealmente
l’esposizione dell’argomento.
Innanzitutto, anche per Duns Scoto, Maria è
una persona e, in quanto tale, porta con sé
un segreto, un centro intimo, un io profondo che non
si può scandagliare senza un vero incontro
personale. La conoscenza di Maria, però, diviene
impossibile e impensabile, sia nella dimensione antropologica
sia in quella teologica, in quanto non può
costituire un “oggetto” di studio oggettivo
autonomo, perché in lei si concentrano e si
uniscono insieme fede storia e leggenda, vangelo teologia
e arte...
Maria è una persona che non può essere
conosciuta come un oggetto autonomo di studio, fosse
anche il più sacro possibile, perché
la sua realtà - ricorda Duns Scoto - si rapporta
direttamente a Dio tramite Cristo. Solo in riferimento
a Cristo, perciò, trova il logico posto la
riflessione sulla personalità di Maria, cioè
quando la si considera nel progetto divino, che Dio,
per sua infinità libertà e bontà,
ha voluto rivelare in Cristo, il Rivelatore del mistero
del Dio Uno e Trino. Cristo è l’unico
in tutto i sensi possibili e immaginabili. Per conosere
Maria allora si deve andare al “cuore”
della rivelazione, letta in chiave cristica, come
insegna modernamente anche la Dei Verbum.
Come Dio è mistero, come Cristo è mistero,
anche Maria, partecipando strutturalmente a questi
misteri, in un certo senso, è mistero. Per
Duns Scoto, infatti, non si può parlare adeguatamente
di Maria se non si parla prima di Cristo, oggetto
diretto e immediato della Rivelazione. Gli stessi
testi rivelati, che vanno sotto il nome “mariologici”,
sono sempre e soprattutto testi “cristologici”.
E questo perché solo Cristo rivela il mistero
di Dio. Maria è stata associata come Madre
di Cristo da sempre. Pertanto, Cristo è l’oggetto
principale della Rivelazione, Maria l’oggetto
secondario e sempre dipendente. Cristo è il
dono supremo di Dio e Maria è il dono supremo
di Cristo. E’ con questi concetti teologici
che Duns Scoto avanza la sua via per conoscere Maria,
onde l’aforisma per Cristum ad Mariam, prima
dell’inverso antropologico per Mariam ad Christum.
E’ Cristo che dona Maria all’uomo, e non
viceversa.
L’elezione o predestinazione di Maria a Madre
Immacolata di Cristo, per Duns Scoto, costituisce
il principio fondamentale per entrare nel segreto
del mistero di Maria. E poiché l’unico
predestinato è il Cristo, unitamente a lui
e assieme a lui è predestinata contemporaneamente
anche Maria. Cristo-Maria, Figlio-Madre costituisce
perciò l’originaria coppia esemplare
di ogni esistenza umana: come vero Uomo e come vera
Donna. La via preferita da Duns Scoto per conoscere
Maria è data direttamente dal disegno di Dio
sull’Incarnazione: Cristo viene donato da Dio
e Maria da Cristo.
Se a questa originale intuizione teologica, si aggiunge
anche la chiave ermeneutica con cui tratta e risolve
le questioni intorno al mistero di Maria, allora si
determina meglio la via per conoscere Maria secondo
Duns Scoto. E la chiave è questa: “Se
non contraddice all’autorità della Chiesa
e all’autorità della Scrittura, sembra
probabile attribuire a Maria tutto ciò che
è più eccellente” . Principio
che deriva come corollario da quello cristologico:
“nell’esaltare Cristo preferisco cadere
per eccesso nella lode a lui dovuta anziché
in difetto, se per ignoranza non è possibile
evitarli” .
La percezione di questo “mistero” di Maria
è stata espressa dai Padri orientali, senza
entrare nei complessi problemi teologici, con un termine
caratteristico: Endoxos, la gloriosa, la famosa, che,
sul finire del IV secolo, si è precisato come
Theotokos. Endoxos combinandosi poi con hymnetós[cantore,
laudatore] si è trasformato nel termine per
significare il riconoscimento della gloria ontologico-originale
che Cristo dona alla sua Madre Vergine. La Maternità
divina di Maria, perciò, costituisce il centro
della sua personalità, della sua missione e
del suo mistero.
In sintesi, la via di Duns Scoto per conoscere Maria.
Via che, puta caso, coincide anche con quella voluta
dal concilio Vaticano II e da Paolo VI quando ha proclamata
Maria, Madre della Chiesa, del Corpo Mistico di Cristo,
ossia del Cristo totale. Ecco l’attualità
dottrinale fondamentale in mariologia di Duns Scoto,
che i francescani fanno a gara per ignorare e farla
ignorare. Ignoranza che, non mi stancherò mai
di ripeterlo, costituisce il “peccato francescano”
moderno.
III - ALTRE
VIE PER CONOSCERE MARIA
Oltre alla via di Duns Scoto, la
storia della mariologia moderna gravita ancora sul
concetto base del cosiddetto “principio mariologico
fondamentale”, su quel principio cioè
che non solo riconduce all'unità i vari elementi
della mariologia, ma che soprattutto riesce a mettere
più chiaramente in luce che cosa Dio ha voluto
comunicare di sé, dell'uomo e della sua salvezza
in Maria e, per mezzo di Maria, all'intera umanità.
Alcuni negano l'esistenza e la legittimità
di un principio unificante in mariologia, limitandosi
alla semplice presentazione storico-salvifica degli
eventi mariani o alla loro comprensione ecumenica
in stretto riferimento alle verità del Credo.
Altri invece pensano di poter trovare questo principio
fondamentale o nella maternità divina di Maria,
o nella sua relazione a Cristo, o nella sua relazione
alla Chiesa.
Dalla via aperta da Duns Scoto, Maria risulta contemporaneamente
persona e mistero, cioè una realtà complessa,
ricca di significato, carica di storia e di interpretazioni.
Non sarà facile intuire che, le varie vie per
giungere alla sua conoscenza, rischiano di selezionare
ed evidenziare alcuni aspetti reali a danno di altri
ugualmente importanti. Sono obbligato, quindi, a distinguere
questi sentieri che portano a Maria, senza dimenticare
però il criterio della globalità e complementarietà,
che non deve mai venir meno anche nelle scelte personali
di una singola via o di più vie insieme.
Considerando Maria, come persona scelta da Dio per
cooperare responsabilmente e in modo unico al suo
piano di salvezza, mi pare di scorgere un ventaglio
di strade che conducono al suo mistero: ogni conoscenza
di Maria presuppone la conoscenza di Dio in Gesù
Cristo, che rimane la via maestra e indispensabile
per l'accesso al Padre nello Spirito . In altre parole,
esiste il problema del rapporto della conoscenza di
Maria con l'intero mistero cristiano, in particolare
con il centro di esso, che è Cristo. Maria
resta, quindi, punto di riferimento di ogni strada
che - distinguendole senza però forzarne la
specificità - discendono dall'alto o muovono
dal basso, secondo che accentuano la rivelazione di
Maria da parte di Dio (nella Bibbia) o tramite Maria
stessa (mariofanie), oppure il cammino umano verso
la realtà di Maria considerata come buona (via
spirituale), come vera (via teologica), come bella
(via della bellezza) . Anche se al teologo autentico
questi trascendentali si unificano e s’intersecano
tra di loro in una sola realtà Cristo.
Per comodità distinguo 5 vie principali per
accedere al mistero di Maria:
1. la via biblica o storico-salvifica, che mostra
Maria, secondo la rivelazione che ne ha fatto Dio
mediante la Scrittura; 2. la via epifanica, ossia
della manifestazione libera di Maria a creature scelte
per una missione carismatica; 3. la via della spiritualità,
intessuta di amore e di preghiera, che si pone a livello
di connaturalità; 4. la via della verità,
ossia della riflessione teologica sul dato di fede;
5. la via della bellezza, che percepisce nell'ammirazione
ed esprime nel simbolismo il mistero di Maria.
Di queste 5 vie, la prima e la quarta costituiscono
la via maestra ed è seguita da Duns Scoto;
la 3 via, quella dell’amore e della preghiera,
è seguita da Francesco d’Assisi; la 5
via, quella della bellezza, è seguita da Bonaventura;
la 1 via, quella biblica ricca di simbolismo, è
seguita da Antonio da Padova. Tommaso segue la stessa
via di Duns Scoto, con la differenza della rivoluzione
copernicana!
A volo d'uccello, queste vie singolarmente.
1) Via biblica
o storico-salvifica
È la corsia preferenziale
per la conoscenza di Maria, perché mette a
contatto con la Parola di vita, con la norma normans
di ogni ulteriore sviluppo. Con la rivelazione divina
cui l'uomo deve rispondere con l'obbiedenza della
fede. La via biblica svolge tre funzioni:
a) Presenta l'editio typica di Maria, ossia il suo
ruolo e la sua funzione nel contesto della rivelazione
in Gesù Cristo di Dio.
b) Opera una verifica permanente circa lo sviluppo
e le acquisizioni della tradizione ecclesiale. Alla
luce del vangelo si decantano le varie immagini culturali
di Maria, come pure le sue espressioni artistiche
e di culto, nonché le sue interpretazioni teologiche.
È noto per es. come le ricerche esegetiche
moderne per una parte hanno arricchito la figura di
Maria, per un'altra l'hanno inquadrata meglio nel
contesto salvifico evidenziando l'unione di Maria
con Cristo nel rispetto della transcendenza messianica.
Così pure un'immagine troppo glorificata di
Maria ha dovuto comporsi con il suo itinerario nella
fede.
c). Offre un significato salvifico della vicenda di
Maria di Nazareth. La Bibbia è sempre Parola
di salvezza, perché, anche quando riguarda
Maria, parla sempre direttamente di Cristo. La via
biblica è la più ardua, perché
richiede l'utilizzo dei metodi esegetici adeguati.
2) Via epifanica
o Esperienziale o Carismatica
Intendendo per esperienza spirituale
il pati divina, ossia quello stato interiore in cui
si percepisce una presenza di Dio che chiama in momenti
in cui non lo si cerca, essa suppone l'azione di Dio
in noi, anzi la sua iniziativa è gratuita,
è un'azione rivelativa. Tale rivelazione assume
due forme principali quando concerne Maria:
a) le mariofanie o apparizioni di Maria, che costellano
la storia della Chiesa di ieri oggi e sempre;
b) il dono dell'esperienza mariana, che rivela ai
veggenti ciò che si vuole si conosca.
E’ una via percorribile solo dai veggenti stessi.
3) - Via della
spiritualità o della connaturalità
Se il simile è conoscibile
dal simile, è chiaro che chi si avvicina alla
condizione di Maria è più atto a conoscerla.
È una conoscenza intuitiva, immediata, per
connaturalità. La dottrina giovannea per cui
«Chi ama Dio è nato da Dio e conosce
Dio» percorre la letteratura cristiana ricevendo
puntuali conferme in tutti i secoli.
La via della connaturalità è la via
amoris in quanto nell'amore sta la perfezione. L'ha
compreso anche il serafico Padre, con la sua intuizione
“l’amore non è amato”!
Non è difficile capire - anche alla luce della
psicologia - che l'amore spinge ad uscire da sé
(amor extasim facit) per entrare nell'altro in rapporto
di dialogo e di comunione. È una molla e uno
strumento di conoscenza profonda e personale. L'amore
si tramuta in preghiera, che trova il suo culmine
nella liturgia o nella poesia-canto, cioè in
una conoscenza più vera perché l'intenzionalità
vi si esprime con più forza in quanto mette
in rapporto diretto con un'altra persona.
4) Via veritatis
Da quando esiste la teologia, la
via veritatis ha reso molti servizi alla fede cristiana,
anche se talora l'ha condizionata racchiudendola in
moduli legati a determinate culture. Ha ottenuto un'intelligenza
oltremodo fruttuosa (dei misteri), in parte per l'analogia
con le conoscenze naturali, in parte per il nesso
dei misteri tra loro e con il fine ultimo. La teologia,
usando la ragione illuminata dalla fede, ha tratto
parecchie verità dall'implicito all'esplicito,
ha organizzato i dati rivelati in una sintesi organica,
ha mostrato la concordia o almeno la non-contraddizione
tra fede e ragione.
In un testo famoso la Dei Verbum, che ripete un principio
caro a Duns Scoto che la verità cresce con
il progresso storico, ha affermarto il progresso della
tradizione apostolica con l'assistenza dello Spirito
Santo: «Cresce infatti la comprensione, tanto
delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con
la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le
meditano in cuor loro , sia con l'esperienza data
da una più profonda intelligenza delle cose
spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali
con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma
sicuro di verità» .
Applicata a Maria la via logico-razionale è
un mezzo indispensabile per approfondirne il mistero.
Essa ha organizzato i dati biblico-tradizionali circa
Maria, ha chiarito i punti oscuri, ha esplicitato
i dati implicitamente contenuti nella rivelazione,
ha perfino costruito la sintesi sistematica veicolata
dai trattati di Mariologia. Si deve, per esempio,
all'intuizione di del “principe dei teologi”,
Duns Scoto, il concetto di «redenzione preservativa»
come tipo di redenzione più perfetta e non
come eccezione alla salvezza operata da Cristo, se
la dottrina dell'Immacolata concezione ha superato
la sua più forte obiezione: l’universalità
della redenzione di Cristo.
5) Via pulchritudinis
A questo punto dobbiamo cedere la
parola a Paolo VI, che in occasione del congresso
mariologico-mariano del 1975 ha indicato come presentare
Maria al popolo, con parole felici ed inedite: «Al
riguardo si possono seguire due vie. La via della
verità, anzitutto, cioè della speculazione
biblico-storico-teologica, che concerne l'esatta collocazione
di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa: è
la via dei dotti... Ma vi è anche, oltre a
questa, una via accessibile a tutti anche alle anime
semplici: è la via della bellezza... Maria
è la creatura ‘tota pulchra': è
lo `speculum sine macula'; è l'ideale supremo
di perfezione che in ogni tempo gli artisti hanno
cercato di riprodurre nelle loro opere; è 'la
Donna vestita di sole' , nella quale i raggi purissimi
della bellezza umana si incontrano con quelli sovrani,
ma accessibili, della bellezza soprannaturale».
La via della bellezza deve affrontare tre problemi
specifici: quello metodologico concernente la ricerca
nel campo mariano; quello contenutistico, che ha il
compito dì appurare il senso della bellezza
di Maria; quello cibernetico in vista di una comunicazione
artistica del messaggio mariano.
a) La metodologia
nel mistero di Maria.
Il prevalere del metodo deduttivo
di molti teologi antichi, se ha conferito allo studio
di Maria un carattere di logicità, ha fatto
sì che la mariologia parlasse quasi solo all'intelligenza,
senza interpellare le ragioni del cuore. E questo
a causa della dicotonomia tra il conoscere e l’operare.
Dopo il concilio Vaticano II si sente urgente tradurre
un altro principio caratteristico di Duns Scoto, il
principio della praxis, cioè della conoscenza-pratica
insieme, anzi la conoscenza allora è conoscenza
vera e autentica quando si traduce direttamente in
azione. E’ sempre la concretezza dell’autentico
francescano che si ispira direttamente all’Amore,
che è Cristo totale: Dio e Uomo, Verità
e Bellezza. Amore patecipato a Maria quale Madre e
Vergine dello stesso Amore, onde l’invocazione
“Madre del bello Amore”, “Madre
della Chiesa”, Madre del Cristo “totale”
e “intero”.
Spetta oggi a von Balthasar il merito di aver riproposto
e valorizzato la categoria del bello nell'interpretazione
del messaggio cristiano. Il procedimento estetico
applicato a Maria, apre la via allo splendore e alla
bellezza operati da Cristo in Maria: la tutta bella
e la tutta santa, la piena di grazia sia formale che
morale.
b) Il problema
del contenuto
L'attività simbologenetica
sorge dall'esigenza di esprimere una conoscenza intuitiva
ed emozionale, cioè un'esperienza interiore
e di fede - come già diceva la via tracciata
da Platone-Agostino-Anselmo-Bonaventura -, non raggiungibili
con la sola ragione - come Aristotele-Tommaso. Il
simbolo nasce dal bisogno dell'uomo di recuperare
la sua origine e di integrarsi con il tutto: esso
mette insieme (symballo) il visibile e l'invisibile,
rimandando a ciò che non si conosce e al mistero
dell'essere, intuito: è l'epifania del significato
inaccessibile, ossia del Cristo: l’Invisibile
reso Visibile, l’Immagine di Dio Invisibile.
Il simbolo è un altro cammino di approccio
alla realtà e al mistero di Maria. Il concetto
non autentico è insufficiente, ha bisogno del
colorito dell'immagine e dei simboli che solo il cuore
innamorato sa riprodurre. È chiaro che la via
simbolica, dominio privilegiato della poesia e dell'arte,
conferisce alla mariologia calore e concretezza. Al
mariologo, il compito di valorizzare la tradizione
simbolica della teologia mariana, dalla prima intuizione
di Maria nuova Eva fino alla tipologia adottata dal
Vaticano II che vede in Maria l'icona escatologica
della Chiesa.
c). La tradizione
artistica
La tradizione artistica mariana appare
spesso come atto di culto o un omaggio verso colei
che tutte le generazioni chiameranno beata ; essa
deve però essere analizzata come espressione
di fede o simbolo culturale di un dato periodo o di
un particolare autore. Sembra che la funzione principale
delle espressioni artistiche mariane sia quello di
rendere più plausibile l'immagine della Vergine
trasmessa dalla riflessione mariologica nelle varie
epoche culturali, aggiungendovi i dati intuiti da
poeti, letterati, pittori, scultori, architetti e
musicisti. È un campo sterminato che attende
dei pionieri.
IV- UNA BELLEZZA
CHIAMATA MARIA
L’AT riconosce Dio come «autore
della bellezza» e come Colui che descrive la
«bellezza delle creature» ; non così
il NT che tace perfino circa la bellezza di Cristo
e di sua Madre.
Di fronte a questo silenzio alcuni con S. Agostino
ne hanno preso atto affermando: «Non abbiamo
conosciuto il volto della Vergine Maria». Altri
invece hanno voluto colmare la lacuna biblica asserendo
in generale che la bellezza conveniva a Maria, in
quanto «la stessa bellezza del corpo - diceva
S. Ambrogio - fu un'immagine dell'anima, figura della
probità».
Tutta la tradizione iconografica occidentale ha espresso
in ricche variazioni la bellezza fisica di Maria,
mentre l'Oriente ha offerto nelle icone la bellezza
mistica di lei. Più ancora mentre l'arte mariana
occidentale è minacciata da naturalismo e arianesimo,
in quanto prevale in essa l'aspetto umano, quella
orientale accentua la grazia e santità di Maria,
talvolta a scapito della sua bellezza fisica (rischio
di monofisismo).
Se vale la pena insistere sulla bellezza di Maria
nell'annuncio del suo mistero, ne consegue che occorre
imboccare la «via della bellezza» anche
nei mezzi espressivi di comunicazione- In altre parole:
è opportuno ricorrere alle varie forme dell'arte
(pittura, musica, teatro, cinema, ecc.) per trasmettere
i contenuti mariani nel loro dinamismo salvifico?
Conviene veicolare la «bellezza» di Maria
attraverso strumenti «artistici», cioè
«belli»?
La risposta dipende dalla soluzione del vecchio problema
circa la funzione dell'arte. Platone si è mostrato
esitante ora condannando l'arte come copia del visibile
e ancoraggio al mondo materiale, ora facendone l'apologia
in quanto invasamento delle Muse e capacità
di far intuire il vero mondo dei valori. Nel corso
dei secoli ha prevalso, anche nel cristianesimo dopo
la drammatica lotta iconoclasta (VIII sec.), la visione
positiva delle espressioni artistiche nella loro funzione
catartica, didascalica e mistagogica.
Occorre pertanto invocare e promuovere all'interno
della chiesa una seria iniziazione cristiana degli
artisti in modo che possano assimilare e vivere l'intero
mistero salvifico, comprendente anche la persona di
Maria con il suo ruolo unico e determinante. Da questa
esperienza cristiana e mariana sorgeranno i nuovi
artisti, che come già Dante o Jacopone da Todi,
interpreteranno con il fascino della poesia (e delle
altre arti) la vicenda sempre significativa della
Madre di Gesù.
La comunicazione del messaggio cristiano su Maria
in forma artistica è un cammino privilegiato
ed efficace: esso servirà a far risaltare la
bellezza del piano divino della salvezza nella figura
di Maria, microcosmo della Chiesa, e la imprimerà
non nel labile razionicino, ma in tutte le facoltà
dell'uomo provocando un'esperienza vitale, trasformante
e incancellabile. Dalla bellezza di Maria, seguendo
la linea sapienziale , ci si eleverà al riconoscimento
dell'autore stesso della bellezza, se già -come
Platone...- la si accetta con fede iniziale.
CONCLUSIONE
A1 termine di questo incrocio di
vie che portano alla conoscenza di Maria, mi permetto
di comunicare un’indicazione pratica: sceglier
una via, quella più congeniale alla propria
personalità, e seguirla fino in fondo, riservando,
a chi ha la possibilità di raccordarsi con
le altre secondo l'opportunità senza preoccupazione.
La mia scelta segue quella di Duns Scoto.
Andando verso Maria, Madre di Cristo e Madre nostr,
la nostra vita spirituale si eleverà e sarà
come uno specchio dove si riconoscerà il volto
più autentico dell'uomo. Ogni incontro con
lei si risolverà mediante lo Spirito in una
penetrazione più profonda del mistero di Cristo
e del Padre, nella cui conoscenza-amore consiste la
vita eterna ultimo traguardo della Chiesa pellegrinante
e di ogni uomo.
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